"Perché La Stampa va contro la mobilità sostenibile?", la domanda di un lettore - Bikeitalia.it

“Perché La Stampa va contro la mobilità sostenibile?”, la domanda di un lettore

14 Dicembre 2021

Riceviamo e pubblichiamo la lettera del nostro lettore Tommaso che ci scrive da Torino e sottolinea il modo in cui il principale quotidiano d’informazione della città, La Stampa, tratta il tema della mobilità sostenibile. Segue la risposta del direttore di Bikeitalia.it Manuel Massimo.

Torino attraversamento ciclabile piazza statuto

La Stampa va contro la mobilità sostenibile

Caro Direttore,

utilizzo correntemente la bici come mezzo principale e preferenziale per i miei spostamenti urbani in Torino, ove risiedo.

Le scrivo perché è in corso, ormai da anni, una campagna denigratoria ad opera del quotidiano La Stampa avverso ogni intervento di mobilità sostenibile: pedonalizzazioni, piste ciclabili, corsie ciclabili… La tesi è che non vanno mai bene, che dovevano essere fatte meglio, in un’altra strada, in un altro punto.

Nei fatti La Stampa sostiene con ogni mezzo la mobilità motorizzata privata. Infatti tale quotidiano insorge anche contro le corsie preferenziali del trasporto pubblico locale, definisce la sosta in doppia fila come sosta “mordi e fuggi” sacrosanta per il piccolo commercio. Ed insorge ogni qual volta una pattuglia di vigili urbani osa multare un’auto in divieto di sosta, con titoli del tipo: “Raffica di multe, il Comune decide di fare cassa”.

Nello specifico, segnalo l’ultimo episodio di questa lunga serie: La Stampa ha pubblicato un filmato per denunciare la pericolosità delle piste ciclabili, nel quale una signora che attraversa fuori dalle strisce pedonali inciampa nel cordolo che delimita la pista ciclabile.

Per questo le chiedo se si può invece immaginare un’iniziativa, una petizione, una richiesta di diritto di tribuna per sostenere l’utilità degli interventi che ci sono stati, che sono ancora troppo pochi e chiedere alla nuova giunta, che appare molto più ostile alla mobilità ciclabile delle precedenti, di cambiare atteggiamento e procedere con opere a favore dei ciclisti.

La ringrazio per l’attenzione.

Saluti,

Tommaso

Torino casa avanzata bici mobilità sostenibile

La risposta del direttore di Bikeitalia.it

Gentile Tommaso,

grazie per avermi scritto: la sua riflessione su come La Stampa di Torino tratta i temi legati alla mobilità sostenibile rappresenta una critica costruttiva al giornalismo e viene da una persona che, come lei, utilizza la bicicletta come mezzo preferito per spostarsi in città. Dunque qualcuno che quelle strade e quelle ciclabili le conosce perché ci pedala ogni giorno.

Ma passiamo alle sue domande. In effetti, sfogliando il sito del quotidiano in questione e passando in rassegna gli articoli pubblicati su pedonalizzazioni e ciclabili la sensazione è che il tema della mobilità sostenibile sia trattato in maniera divisiva, dando ampio spazio a chi contesta le ciclabili (ad esempio nella rubrica delle lettere Specchio dei Tempi dove lo spazio per le voci contrarie alle bici sembra non mancare mai), ma anche utilizzando la contrapposizione tra favorevoli e contrari, senza dare al lettore gli strumenti per farsi un’idea basandosi su dati certi e non su opinioni umorali/estemporanee.

Un caso emblematico è quello della ciclabile di Via Nizza, con un titolo come: “Un incidente a settimana”: in 400 dichiarano guerra alla ciclabile di Via Nizza.

Molti lettori, come sappiamo bene, si fermano soltanto al titolo. Se in un articolo che dà ampio spazio alla protesta contro un’infrastruttura ciclabile il redattore non mette neanche un link alla delibera con cui è stata approvato il progetto (cioè perché è stata realizzata e quale ne è stato tutto l’iter, ndr), il lettore-medio si convincerà che quella ciclabile è inutile e fatta male basandosi soltanto sull’enunciato del titolo. E proprio sulla ciclabile di Via Nizza in particolare La Stampa non è nuova a titoli fuori luogo e sopra le righe, come quello del 20 ottobre 2020: La pista ciclabile in Via Nizza? E’ una cagata pazzesca, riprendendo testualmente uno striscione dei militanti di CasaPound contrari all’infrastruttura per le bici.

Si sa, la polemica vende di più e i titoli “contro” generano più traffico e più click rispetto agli altri. Ma il compito di una testata giornalistica dovrebbe essere quello di fare informazione, dando ai lettori gli strumenti per decodificare la realtà che li circonda. Un’informazione basata su dati verificabili, non su opinioni. C’è una massima sul giornalismo, diventata celebre, che lo spiega molto bene:

via MEME

Vale a dire: “Se qualcuno dice che sta piovendo e un’altra persona dice che c’è il sole, il tuo compito (come giornalista, ndr) non è citarli entrambi. Il tuo compito è guardare fuori dalla fottuta finestra e scoprire qual è la verità“.

Ecco, nel caso di pedonalizzazioni e piste ciclabili, La Stampa sembra invece cavalcare le polemiche del momento, dando voce e spazio in massima parte a chi le aizza. Una ricostruzione puntuale sulla realizzazione ciclabile di Via Nizza si può trovare a questo link (e ringrazio Gabriele Del Carlo per l’ottima sintesi, completa di tutti i riferimenti istituzionali). Ritengo sia importante aprire un dibattito e dare al tema il giusto inquadramento che merita: evitando titoli sensazionalistici e polemiche fini a sé stesse.

Mettiamo le testa fuori dalla finestra e verifichiamo sempre i fatti prima di scrivere.

Manuel Massimo – Direttore responsabile di Bikeitalia.it

Commenti

2 Commenti su "“Perché La Stampa va contro la mobilità sostenibile?”, la domanda di un lettore"

  1. Guido ha detto:

    Va beh, sappiamo chi c’è dietro a La Stampa…

  2. Alessandro ha detto:

    La mia opinione dopo lustri di lettura de “La Stampa” di Torino è che la linea editoriale debba comunque rispecchiare il pensiero dei propri lettori (in continuo calo), tipicamente anziani cresciuti con l’auto, infastiditi dal cambiamento dello stile di vita dei ruggenti anni 70/80. Da una parte quindi La Stampa sembra che operi sminuendo i comportamenti pericolosi degli automobilisti torinesi (la velocità, la sosta selvaggia) facendoli percepire come peccati veniali se non velatamente come prassi (la doppia fila). In questo quadro il ciclismo urbano, è dipinto come estraneo, alieno alla città e contrario alla Torino degli automobilisti ovvero le persone per bene. In questo quadro, il taglio delle notizie è creato per deresponsabilizzare l’automobilista: le auto impazziscono, gli incidenti si tramutano in spettacoli, gli utenti deboli della strada collidono con le auto come se fossero magnetizzati.
    Il ciclismo urbano non è assolutamente una novità a Torino e in tutto questo tempo il quotidiano della città non è riuscito ad uscire dallo stereotipo della contrapposizione della bicicletta come mezzo ludico/sportivo/per poveri/per gente senza patente (quindi ignorante)/per ecologisti da strapazzo/per passeggiate domenicali col caschetto/per rider sfigati e l’auto come mezzo di lavoro/indispensabile ed insostituibile. Ho 35 anni e non compro e non comprerò un quotididiano incapace di una visione meno ottusa.

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