Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti perde la sostenibilità

5 Novembre 2022

Roma, retromarcia sul nome a Porta Pia: il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (MIMS) cambia nome e torna alla vecchia denominazione di Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT). Una scelta ratificata dal Consiglio dei Ministri del 4 novembre e annunciata in una nota ministeriale anche sui social.

Torna il MIT, via la sostenibilità

Il precedente cambio di nome da MIT a MIMS – avvenuto il 26 febbraio 2021, 616 giorni fa – era stato fortemente voluto dall’allora ministro Enrico Giovannini, che aveva spiegato il cambio di denominazione all’insegna della sostenibilità come una questione non solo di forma ma anche di sostanza, come avevo avuto modo di sottolineare allora su Bikeitalia: “Si tratta di una questione di forma, certo, ma anche di sostanza: il dicastero di Porta Pia, dunque, si appresta a diventare un hub per ‘le infrastrutture e la mobilità sostenibili’ e forse sta proprio nel plurale dell’aggettivo la chiave di tutto. Non solo la mobilità deve essere sostenibile – cioè non inquinante in assoluto e/o con un basso impatto di CO2 – ma devono esserlo anche le infrastrutture che saranno realizzate per la viabilità e le vie di comunicazione del Belpaese”.

La priorità di Salvini

Con questa scelta di tornare alla vecchia denominazione – in linea con la visione del neoministro Matteo Salvini che come prima cosa, ancor prima del giuramento, ha parlato della necessità di realizzare al più presto il Ponte sullo Stretto di Messina – il dicastero di Porta Pia perde la sostenibilità nel nome. Sostenibilità che era declinata al plurale, perché riferita sia alle “Infrastrutture” che a tutte le forme di “Mobilità” in quanto requisito trasversale, universale e indispensabile.

La visione dell’ex ministro Giovannini

Lo aveva confermato il 26 maggio scorso l’ex ministro Giovannini collegandosi in video al Mobilitars 2022, evento realizzato dal Bikenomist in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia: “Vorrei sottolineare come il cambio di nome del Ministero da Infrastrutture e Trasporti a Infrastrutture e Mobilità Sostenibili ha segnato un cambiamento radicale nel modo anche di approcciare a queste tematiche da parte del Ministero. Non senza discussioni interne”.

Aggiungendo anche che: “L’andare a piedi non è certamente una competenza del vecchio Ministero, poiché appunto andare a piedi non è un mezzo di trasporto: ma fa parte invece della mobilità, così come la micromobilità, il trasporto pubblico locale (tpl) e così via. E proprio nelle settimane scorse abbiamo pubblicato un rapporto sul concetto di mobilità locale sostenibile, che è un passo avanti rispetto al tpl. Questo per dire che la visione che stiamo assumendo è una visione molto più moderna, basata sulla tecnologia e l’integrazione delle banche dati e su un’intermodalità che in alcune città sta diventando realtà, grazie allo sviluppo – ancora limitato – del cosiddetto approccio Maas (Mobility as a service, ndr)”.

La retromarcia sul nome

Ecco: con questa retromarcia sul nome la nuova squadra alla guida del dicastero di Porta Pia del Governo Meloni tornerà a occuparsi di Infrastrutture e Trasporti, con buona pace della sostenibilità.

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Commenti

2 Commenti su "Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti perde la sostenibilità"

  1. Andrea Di Gregorio ha detto:

    Niente di strano, è un governo trumpista/bolsonariano, cosa ci aspettiamo? Mettiamoci l’anima in pace: le nostre agognate piste e corsie ciclabili ce le possiamo dimenticare. Sarà una fortuna se non elimineranno quelle esistenti, quanto alle nuove…

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