I bambini italiani non sanno correre. La notizia è stata riportata da Repubblica il 16 Giugno 2023. Da padre, chinesiologo e preparatore atletico non ho potuto non rimanere colpito dalla notizia, anche se penso sia sufficiente fare un giro in una scuola elementare per rendersene conto. Si tratta di una notizia davvero importante e che non andrebbe presa sottogamba. Eppure, come spesso accade, passerà tutto in cavalleria. Invece dovremmo davvero essere preoccupati del fatto che i bambini italiani non sanno correre e nemmeno più pedalare.
Il movimento e lo sviluppo cognitivo
Piaget, pedagogista francese, è stato il creatore della teoria della psicologia dello sviluppo. E sosteneva che lo sviluppo cognitivo si basasse sullo stadio “senso-motorio”. Attraverso il movimento il bambino scopre il mondo esterno e impara a relazionarsi con esso. Non solo, il movimento è fondamentale poiché è la base per lo sviluppo di un sistema nervoso funzionale ed efficiente. Quando un bambino nasce, i nervi non sono ancora mielinizzati, ovvero non sono avvolti in una guaina apposita che permette la corretta trasmissione dell’impulso nervoso. In pratica è come se il bambino fosse un “impianto elettrico” costituito da soli fili scoperti, non isolati all’esterno. A mano a mano che cresce, grazie alla neuroplasticità, il sistema nervoso si adatta, si mielinizza, si struttura e diventa sempre più efficiente.
Il movimento è la base della costruzione e dello sviluppo cognitivo del bambino. Se lo priviamo di tale componente vitale, ne impediremo il corretto sviluppo.
Per questo la notizia che i bambini italiani non sanno più correre dovrebbe farci preoccupare molto di più di quanto pensiamo.
Perché i bambini italiani non sanno correre?

L’articolo di Repubblica afferma che i bambini italiani non sanno correre, sono scoordinati e poco efficaci, non hanno resistenza aerobica e le articolazioni non sono strutturate per sopportare lo stress della corsa. Ho dato una lettura ai commenti presenti sotto all’articolo. Molti sottolineavano la mancanza di educazione fisica a scuola (la mia prof di educazione fisica alle elementari era la maestra di matematica e al massimo giocavamo a palla battaglietta).
Ma lo sappiamo tutti di chi è la colpa di questa situazione.
Siamo noi genitori i veri colpevoli.
In ogni modo stiamo impedendo ai nostri bambini di muoversi. Io da bambino andavo da solo, in bicicletta, all’oratorio a giocare a pallone. Là trovavo i miei amici, ogni pomeriggio. E rientravo a casa alle cinque d’inverno e alle sette in estate. Quanti di noi fanno fare lo stesso ai loro figli, oggi?
Li abbiamo piazzati davanti al telefono, con la giustificazione “per evitare che si facciano male” ma la vera motivazione la sappiamo tutti: così è più facile tenerli d’occhio, è meno faticoso star loro dietro se sono inchiodati a uno schermo anziché fuori a correre.
Questo weekend io e mio figlio siamo andati in montagna. Una volta in cima sembravamo due alieni. Una signora lo guarda e fa “Ma come hai fatto a venir su?” e lui, con l’innocenza dei sette anni: “Camminando!”. Ma ho sentito su di me lo sguardo di rimprovero della signora, colpevole di aver esposto mio figlio a chissà quale pericolo.
Abbiamo fatto credere ai nostri figli che muoversi sia pericoloso e alla fine loro si sono convinti che sia così.
Dobbiamo preoccuparci del fatto che i bambini italiani non sanno correre?
La risposta è sì. Per vari motivi:
- La mancanza di consapevolezza del movimento produce la paura del movimento stesso, perché subentra il terrore del farsi del male. È un circolo vizioso. Ci muoviamo, sentiamo male, ne abbiamo paura, stiamo fermi, il corpo perde tono, ci muoviamo di nuovo e stiamo male e così via. Un bambino che non corre è un adulto destinato all’immobilità;
- La sedentarietà è correlata a problemi e malattie e all’obesità. La sedentarietà è direttamente correlata a problemi come diabete, ipertensione arteriosa, ischemia e anche ai tumori. E un bambino obeso tenderà a essere un adulto obeso.
- La mancanza di movimento riduce la capacità di affrontare i problemi. Il movimento è la risposta cognitiva a un problema di tipo motorio. Se un bambino non si muove a sufficienza, non strutturerà il sistema cognitivo a risolvere i problemi e questo lo renderà un adulto incapace di affrontare le incertezze della vita.
Oggi queste notizie ci fanno sorridere ma tra vent’anni, quando dovremo lavorare per pagare le cure a una generazione di trentenni con il diabete e l’ipertensione arteriosa, rideremo un po’ meno.



















