Mobilità

Ponte della Ghisolfa: il Comune di Milano cancella dopo 3 ore la ciclabile fatta di notte

Ciclabile clandestina disegnata nottetempo sul Ponte delle Ghisolfa cancellata in meno di 3 ore dal Comune di Milano. Continua il braccio di ferro tra i cicloattivisti e l’Amministrazione guidata da Beppe Sala in merito alla questione “passaggio sicuro in bicicletta sul Ponte della Ghisolfa”. Nella notte del 12 luglio, per l’ennesima volta, è spuntata una ciclabile di emergenza sotto forma di bike lane: una striscia gialla continua lunga 300 metri e larga circa un metro, con disegnati all’interno i pittogrammi della bicicletta.

E, esattamente come le volte precedenti, il Comune di Milano ha prontamente rimosso la “ciclabile clandestina”: in meno di 3 ore dalla sua scoperta – comunicata questa mattina alle 8 attraverso un video pubblicato su Repubblica.it – con una velocità di reazione che non è passata inosservata: “Grande solerzia nel cancellare. Fossero così rapidi pure nel disegnarle saremmo meglio di Parigi”, sottolinea a Bikeitalia un cicloattivista (che preferisce restare anonimo) contattato in merito alla vicenda.

La questione sicurezza sul Ponte della Ghisolfa

Gli attivisti che hanno realizzato la ciclabile clandestina hanno lasciato – sopra un cartello di “pericolo di morte”, ndrun cartello di rivendicazione dell’azione in cui sottolineano che sono passati “2.046 giorni dalla presentazione della proposta al bilancio partecipativo” e “724 giorni dall’incidente in cui ha rischiato di perdere la vita Beatrice” (la sua storia l’abbiamo raccontata qui su Bikeitalia, ndr), chiosando con una domanda finale “E il Comune cosa ha fatto? Nulla”.

Le soluzioni prospettate dall’Amministrazione hanno un orizzonte temporale che si spinge molto in là: con questa ennesima azione le persone che da anni si battono per avere un corridoio sicuro per chi pedala sul Ponte della Ghisolfa, passaggio strategico che unisce due quartieri popolosi di Milano, hanno voluto sottolineare ancora una volta l’urgenza della questione e la necessità di metterci mano in tempi brevi, “adesso e non tra due anni” chiedevano solo pochi mesi fa i cicloattivisti.

Ciclabile clandestina sul Ponte della Ghisolfa a Milano cancellata dal Comune di Milano in meno di 3 ore dalla sua realizzazione

Intanto il pressing per la ciclabile continua

Questa mattina la portavoce Silvia Di Stefano “Per i cittadini e le cittadine di Non Vediamo l’ora” ha scritto al primo cittadino Beppe Sala e all’Assessora alla Mobilità Arianna Censi per far loro presente che la questione sicurezza per chi pedala sul Ponte della Ghisolfa è ancora in alto mare:

“Gentile Sindaco, gentile Assessora, vi scriviamo nuovamente per ribadire l’urgenza di attuare misure temporanee per il passaggio in sicurezza sul ponte della Ghisolfa.

Abbiamo appreso da un articolo di Repubblica che questa mattina sul Ponte della Ghisolfa è apparsa una striscia per terra, volta a definire uno spazio protetto per gli utenti deboli della strada. Questo intervento mette in luce la necessità impellente di muoversi in sicurezza lungo questa infrastruttura, azione possibile anche con una semplice striscia a terra.

Ci sembra di ricordare che l’ultima volta con un’efficienza smisurata da parte del Comune questa striscia sia stata rimossa in tempi brevissimi, bollata come pericolosa per il transito delle auto (?!).

Ci chiediamo se anche in questa occasione lo zelo del Comune sarà così grande da rimuovere in modo tempestivo l’unica misura salvavita ad oggi presente sul Ponte della Ghisolfa”.

Questa email – inviata in copia anche a Bikeitalia – è delle 11:31 di oggi: a quell’ora la ciclabile clandestina realizzata nottetempo sul Ponte della Ghisolfa era già stata cancellata dal Comune di Milano.

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Commenti

  1. Avatar Pier ha detto:

    Gentili Joe, Walter, Renato e Alessandro,
    da ciclista e automobilista milanese non capisco proprio che senso abbia questo scagliarsi contro i ciclisti e i loro TREMENDI comportamenti. Il problema è che a Milano essere ciclisti vuol dire essere sempre a rischio, tranne nei rari casi in cui ci siano delle infrastrutture fatte in modo serio. Il problema è che se nella cultura dell’italiano medio non c’è spazio per l’utilizzo della bici, chi ne paga il prezzo sono soprattutto i pedoni (soprattutto i bambini e gli anziani che secondo voi i ciclisti mettono tanto in pericolo!) che si respirano tanto bello smog dei veicoli fermi in colonna ai semafori. Il problema è che se non ci fossero persone come quelle che tutti i giovedì sera bloccano il traffico con le loro bici (si chiama Critical Mass ed è un movimento di protesta contro le amministrazioni ferme agli anni 70, e non protestano per rompere le palle agli automobilisti, ma per sensibilizzare tutti i cittadini), non avremmo neanche quelle poche decine di piste ciclabili che ci sono oggi. Quindi, cari concittadini, è ora di finirla di colpevolezzare gli altri e stare chiusi nelle proprie auto, ma di ripensare le infrastrutture e fare meglio. Non pensiate che nei paesi come l’Olanda siano nati prima i ciclisti educati e poi le piste ciclabili. Ovviamente si renderà necessario fare delle scelte che limiteranno sempre più l’uso dell’automobile, ma con il tempo avremo una città più vivibile, più bella, più sana e soprattutto più sicura per tutti.

  2. Avatar Andrea ha detto:

    Discussione sempre accesa questa ;) Aggiungo il mio carico:

    Se il comune di Milano avesse anche la stessa solerzia a:
    – rimuovere le auto parcheggiate sui passi carrai
    – rimuovere le auto parcheggiate sulle strisce pedonali
    – rimuovere le auto parcheggiate nelle zone carico/scarico della circonvallazione dove i furgoni sono costretti a scaricare sulla corsia di marcia con conseguente traffico
    – rimuovere le auto parcheggiate sui binari del tram
    – multare gli automobilisti con il telefono in mano (io vado al lavoro in scooter, almeno 1 su 5 ha il telefono in mano mentre va, li vedo tutti i giorni con i miei occhi)
    Allora FORSE questa della ciclabile cancellata in meno di 3 ore potevamo anche perdonargliela, ma visto lo stato democratico di questa solerzia è impossibile!

    Qualcuno dice che i ciclisti sono indisciplinati e chiedono tolleranza zero verso di loro.
    A questi chiedo: voi non avete mai preso in mano il telefono durante la guida, vero?
    Voi vi fermate SEMPRE a far attraversare i pedoni, vero?
    Voi non avete mai parcheggiato dove non dovevate, vero?

    L’ auto e la bici sono semplicemente due mezzi di locomozione, la differenza è che la prima ammazza 1000 volte più della bici, con torto o con ragione sempre morti sono, quindi è li che bisogna agire.

  3. Avatar Alessandro ha detto:

    Gentile Manuel Massimo,

    Interessante la tabella pubblicata prodotta dalla Commissione Europea dei trasporti e della mobilità, ma francamente non capisco cosa centri con il commento di Walter. Quel commento parla di “comportamenti” quella tabella parla di “morti”. Cosa vorrebbe dimostrare? Che i pedoni uccisi dalle auto sono di più di quelli uccisi dalle bici? E ci voleva una tabella per dimostrarlo??? E questo cosa centrerebbe con il comportamento che molti ciclisti hanno???

    Mi permetta un’ulteriore osservazione fatta da uno che con i numeri ci ha lavorato per una vita: una tabella con dei valori assoluti non spiega un bel niente! Se vogliamo paragonare la pericolosità di un mezzo rispetto ad un altro mancano dei dati fondamentali: il numero dei mezzi in circolazione o, anche meglio, la distanza complessiva percorsa da questi mezzi.
    Se in una città circolano dieci auto e una bici è lecito aspettarsi che gli incidenti relativi alle auto siano dieci volte maggiori. Ancora meglio, se la distanza complessiva percorsa mediamente da un’auto è dieci volte la distanza coperta da una bici, mi aspetto che il rapporto sia di uno a cento!
    Questo parlando di “letalità”. Parlando di “comportamento”, se proprio dovessimo utilizzare una tabella, dovremmo considerare altri numeri e pesarli con ben altri parametri.

    Ora, vogliamo dire che ci sono più automobilisti indisciplinati che ciclisti? È ovvio! I primi sono molti di più. Vogliamo dire che il loro comportamento sia più pericoloso di quello dei ciclisti? Altrettanto ovvio!
    Però l’arroganza dei ciclisti cittadini (parlo da “ciclista” milanese) è sotto gli occhi di tutti. I marciapiedi sono il loro regno e pedoni che sono loro d’intralcio, quando va bene, sono invitati a spostarsi con impazienti scampanellate. I passaggi pedonali sono considerati piste da percorrere a qualsiasi velocità e così via.
    Mi dica: un pedone su un marciapiede da chi si sente più minacciato? Da un automobilista o da un ciclista? Certo, se poi attraversa la strada il discorso cambia, ma nel luogo dove dovrebbe essere lui il più protetto invece cosa succede?

    Ricordo che a Milano una sera a settimana (mi sembra il giovedì), centinaia di ciclisti si riversavano in strada (non so se si faccia ancora) in una sorta di “bike pride” non autorizzato, fottendosene dei semafori e paralizzando incroci per decine di minuti. Magari tra gli utenti bloccati c’era chi semplicemente faceva tardi all’aperitivo, ma magari c’era un medico che doveva recarsi in farmacia per dei farmaci urgenti, gente con impegni di lavoro, forze dell’ordine e di soccorso ingolfate nel traffico. Quella per me era la manifestazione suprema dell’arroganza: io sono “green” e posso fare quello che voglio e degli altri me ne fotto!

    Questa della pista ciclabile “abusiva” mi sembra un’altra manifestazione di arroganza: il comune non me la fa? Me la faccio io!!! Ma le pare?
    Sono convinto ci sia un problema in quella zona, ma se ci sono delle istituzioni preposte a risolverlo si DEVE fare pressioni su quelle! Non possiamo fare le cose da soli come se gli unici problemi fossero i nostri!

    Ovviamente non tutti i ciclisti sono così, ma l’arroganza percepita è molto alta. Non rendersene conto dimostra una parzialità imbarazzante, e difficilmente potrà produrre tabelle che la smentiscano… almeno per chi le tabelle le sa leggere.

    Saluti

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