Mobilità

Milano: obbligo sensori sui mezzi pesanti, autotrasportatori valutano ricorso

A Milano da domenica 1 ottobre è entrata in vigore la nuova norma comunale che richiede la presenza di sensori anti-angolo cieco sui mezzi pesanti che intendono accedere ad Area B, la zona a traffico limitato del centro città. Come riportano le cronache solo pochi mezzi sono già dotati di questi sensori, e c’è una crescente probabilità che gli autotrasportatori ricorrano in tribunale per chiedere una revisione dell’obbligo di installarli.

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Milano: obbligo sensori anti-angolo cieco sui mezzi pesanti in vigore da domenica 1 ottobre 2023

Milano: obbligo sensori sui mezzi pesanti

La nuova norma impone anche l’obbligo di affiggere adesivi sui mezzi per avvisare della visuale parziale del conducente e sconsigliare a automobilisti, motociclisti e ciclisti di posizionarsi accanto a tali mezzi. Queste disposizioni introdotte a Milano – città che nell’ultimo anno ha visto il moltiplicarsi di episodi di investimento di ciclisti da parte di guidatori di mezzi pesanti – rappresentano al momento un caso unico in Italia: l’obiettivo della norma è di proteggere i pedoni, i ciclisti e gli utenti vulnerabili sulla strada, nonché gli stessi conducenti di mezzi pesanti.

Verso il ricorso degli autotrasportatori?

Tuttavia, sono proprio gli autotrasportori a criticare la norma. Claudio Donati, segretario generale di Assotir, ha avviato consultazioni legali per valutare la possibilità di impugnare il provvedimento in tribunale, poiché ritiene che sia stato imposto troppo rapidamente dal Comune. Afferma che i mezzi con sensori già installati sono pochissimi a causa della mancanza di obbligo nel Codice della Strada e denuncia anche problemi di omologazione e compatibilità dei sensori con le centraline dei mezzi elettrici. Ribadendo il muro contro muro nei confronti del Comune.

Bus turistici sul piede di guerra

Anche Sistema Trasporti, l’associazione dei bus turistici, sta esaminando la situazione e valutando se ricorrere contro la norma. Simonpaolo Buongiardino, presidente di Assomobilità, ha sottolineato che sono necessari almeno sei mesi per adeguare un numero significativo di mezzi, a causa della scarsa disponibilità sul mercato e dei prezzi variabili dei sensori. Ha anche criticato la mancanza di omologazione e la mancanza di formazione per gli utenti della strada e di tempo per le aziende.

Ultime notizie dalla ciclabile Buenos Aires

Intanto proprio in questi giorni su una testata locale di Milano è stata pubblicata la notizia dell’invasione della ciclabile in Corso Buenos Aires – protetta da un cordolo in cemento – da parte di un’automobile presumibilmente guidata a forte velocità. Notizia presentata con il titolo “Buenos Aires, cordoli trappola”, come se la colpa dell’incidente fosse imputabile all’infrastruttura a protezione della ciclabile e non a chi l’ha invasa guidando distrattamente e/o a velocità sostenuta. E il tenore di molti commenti postati sui social dimostra che anche sul fronte dell’informazione c’è tanta strada da fare.

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Commenti

  1. Avatar Carlo ha detto:

    In poche parole, se ne fregano altamente della memoria delle vittime e del fatto che omicidi simili possano ripetersi facilmente, scagliandosi contro un dispositivo che effettivamente potrebbe limitarli. Che servano anche altre misure per la sicurezza è scontato, ma quella dei sensori è quella più adatta nell’immediato; fare ricorso vuol dire mettere in conto che altre persone potrebbero morire e fregarsene di questo fatto. Veramente squallidi!

  2. Avatar Calibancove ha detto:

    Fanno bene i trasportatori a fare ricorso contro questi palliativi inventati da una politica miope e costantemente prona al Dio-auto. L’unica soluzione è mettere ciclabili ovunque al posto dei parcheggi tutto il resto sono chiacchiere!

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