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L’azienda di Taiwan che progetta le bici più strane del mondo

In un momento storico piuttosto difficile per il settore bici, ci sono realtà che vanno oltre e inseguono le proprie idee senza badare troppo alle tendenze. Perché sono loro a fare tendenza.

Spostiamo lo sguardo a Est, fino a Taoyuan, circa 50 km a sud-ovest della capitale di Taiwan, Taipei. Lì troveremo Pacific Cycles, un’azienda un po’ particolare e sorprendente.

Pacific Cycles azienda Taiwan bici strane

Pacific Cycles, un’azienda a parte

Jérôme Sorrel, socio e redattore del magazine francese Weelz, ha avuto il piacere, insieme a una delegazione di giornalisti specializzati provenienti da Italia, Canada, Germania e Paesi Bassi, di essere invitato a Taiwan e di visitare gli uffici di Pacific Cycles. Nel corso della visita ha chiacchierato con l’attuale CEO, Michael Lin e il padre George, che ha fondato l’azienda nel 1980. E non si è perso nemmeno il Museo aziendale che raccoglie modelli e prototipi prodotti negli anni.

Michael Lin davanti a  Race Runner crediti Weelz.fr
Michael Lin davanti a Race Runner crediti Weelz.fr

Purtroppo non gli è stato consentito di visitare la parte produttiva di questa azienda sui generis ma ha incontrato Kain L. Galliver, il CTO (Chief Technology Officer) di Pacific Cycles, nonché fondatore (e CTO) di Stealth Next Generation Transportation, definita da Galliver stesso “una startup pioniera del trasporto personale intelligente, connesso, sostenibile e divertente”.

È difficile trovare paragoni con Pacific Cycles nel mondo delle biciclette. Pacific Cycles è un’azienda che sin dagli albori ha scelto di procedere partendo sempre da zero. E ciò implica partire letteralmente da un foglio bianco per sviluppare un prodotto, trovare una soluzione. Si progetta, si testa. Si riparte da zero, si rifanno i test.

Un processo di riflessione e di innovazione per ogni progetto da produrre poi in serie. Galliver afferma con orgoglio: “Non esiste un’azienda comparabile a Pacific Cycles nel mondo delle biciclette“.

Dal foglio bianco alla produzione in serie

In agricoltura si parla della strategia “from farm to fork”, ovvero dalla fattoria al piatto, per indicare lo sviluppo sostenibile della filiera alimentare con l’intento di innescare un miglioramento degli standard a livello globale. Per Pacific Cycles, si potrebbe affermare che la strategia è “dalla ruota al ciclista“. Se infatti si vanno a leggere mission e vision sul loro sito, si comprende pienamente la filosofia: “Con gli avanzamenti tecnologici odierni, non è difficile presumere che praticamente chiunque possa costruire una bicicletta. Ma Pacific Cycles si occupa di molto più che semplicemente produrre biciclette. Si tratta di progettare bici per tutti“.

E l’obiettivo? È quello di connettere le persone tra casa, ufficio e mezzi pubblici, rendendo l’acquisto, l’utilizzo e il trasporto delle biciclette pieghevoli più semplici.

Pacific Cycles, “i costruttori di biciclette strane”

Siamo i costruttori di biciclette strane“, così Michael Lin presenta la sua azienda. Produttori di biciclette insolite, diverse, atipiche.

L’andamento del mercato non preoccupa Lin perché la produzione è dedicata praticamente solo a biciclette speciali. Si lavora sulla nicchia per rispondere a bisogni identificati. Una delle considerazioni su cui si basa la produzione è che la popolazione sta invecchiando e avrà sempre più bisogno di biciclette adatte alle proprie esigenze, perciò i cervelli creativi di Pacific Cycles si stanno concentrando sul target dei diversamente giovani.

I prodotti di punta di Pacific Cycles sono, come anticipato, le bici pieghevoli come la Birdy di Riese & Müller o l’essenziale CarryMe e la maneggevole IF.

Birdy credits Pacific Cycles (Facebook page)
Birdy credits Pacific Cycles (Facebook page)

Ma nella produzione ci sono anche ebikes e soprattutto biciclette supportive, progettate per le persone che non possono godersi autonomamente le due ruote. Un esempio è MICAH, il triciclo adattivo pensato appositamente per pazienti affetti da paralisi cerebrale, in particolare giovani adulti e bambini. Una delle particolarità è la guida dietro il sedile che consente a un assistente o a un caregiver di manovrare il mezzo. Il mezzo è versatile, perché se si levano gli accessori specifici per la paralisi cerebrale, MICAH diventa anche un veicolo sicuro e stabile per persone anziane. Il costo di vendita si attesta tra i 2.300 dollari e i 2.950 dollari (Versione Top).

Bici adattiva MICAH, crediti Pacific Cycles
Bici adattiva MICAH, crediti Pacific Cycles

Purtroppo non tutti i modelli Pacific Cycles sono reperibili sul mercato europeo e lo shop online è dedicato a un numero limitato di Paesi asiatici e alla Turchia.

Il modello di business di Pacific Cycles

Kain Galliver conferma che il modello di business si basa sia su entrate che provengono dal lavoro del laboratorio, sia dalla produzione per altri marchi, sia dalla produzione per i propri brand.

Escludendo la Sezione Zero (di cui ci occuperemo tra poco) Pacific Cycles ha un team di circa 200 persone. 70 si occupano della produzione, 130 di tutto il resto.

La Sezione Zero: la fucina delle idee

Pacific Cycles come detto è da tempo riconosciuta per la creazione e lo sviluppo di prodotti fuori dall’ordinario, sia per i clienti OEM (Original Equipment Manufacturer) sia per il proprio marchio. Lungo il percorso, l’azienda ha spesso intrapreso un percorso diverso rispetto alla maggior parte degli altri produttori di biciclette, proponendo soluzioni creative e pragmatiche anziché seguire semplicemente le tendenze.

Per realizzare questi progetti è stata creata la Sezione Zero, al cui comando c’è proprio Mr. Galliver. La Sezione Zero è un pool di 6 – 10 designer, che costituisce lo studio di design creativo interno di Pacific Cycles.

Ciascun membro del team contribuisce allo sviluppo di idee con le proprie uniche e preziose competenze. Spesso si tratta di designer che hanno già un proprio studio, ma che vogliono andare da Pacific Cycles un po’ perché si trova a Taiwan, l’epicentro mondiale delle biciclette, un po’ perché qui si trovano tutti i materiali e c’è la concreta possibilità di testare tutte le soluzioni senza perdite di tempo.

La Sezione Zero è costituita da appassionati di ciclismo con esperienza non solo nel design e nella produzione, ma anche nel mercato delle bici. L’amore per il ciclismo e un’ideale comune di innovazione contribuiscono alla realizzazione di prodotti ciclistici sicuramente atipici ma estremamente pratici ed efficienti.

Il tutto avviene sempre attraverso 5 passaggi:

  1. Si riceve un brief (o si ha un’idea);
  2. Si comincia a pensare da zero;
  3. Si crea il/i prototipo/i;
  4. Una volta che il prodotto proposto viene ritenuto soddisfacente, si passa alla produzione (fabbricazione, verniciatura…);
  5. Si assembla l’oggetto finale in serie o in piccole serie.

La bicicletta del futuro

Come confermato da Lin e Galliver, qui si pensa sempre a quella che sarà la bicicletta del futuro. Sarà connessa? Pieghevole? Cargo? Cargo, pieghevole e connessa? Una combinazione di tutto questo? Non ci è ancora dato di saperlo, ma è probabile che l’idea stia dando già i primi frutti in questa atipica azienda taiwanese.

[L’articolo originale completo, da cui è tratta questa sintesi rielaborata e tradotta, è stato pubblicato in francese sul sito Weelz!]

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