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Campus Bike: 200 professionisti si incontrano per ripensare il ciclismo italiano

Campus Bike: 200 professionisti si incontrano per ripensare il ciclismo italiano

“Abbiamo sempre fatto così” è la morte di qualunque innovazione: questa la frase che ha aperto la prima edizione di Campus Bike Convention e che ha indirizzato gli oltre cinquanta interventi dedicati all’innovazione scientifica nel ciclismo.

Sono stati oltre 200 tra biomeccanici, allenatori e nutrizionisti a essersi incontrati a Bologna per rifondare il ciclismo italiano partendo da basi scientifiche. Oltre 50 relazioni hanno portato all’attenzione del pubblico presente le innovazioni più recenti per migliorare le prestazioni di chi utilizza la bicicletta a scopo sportivo.

La plenaria di Campus Bike Convention a Bologna

Alla convention bolognese non sono mancati i volti noti che hanno fatto la storia del ciclismo nazionale.

Tre in particolare sono stati i filoni sviluppati.

I Pro: i ciclisti sono diventati superciclisti

Le grandi rivoluzioni nella storia del ciclismo sono state due: quella della tecnologia, che negli anni ha trasformato le bici, e quella dell’allenamento: l’analisi dei dati, l’alimentazione, la preparazione personalizzata. Senza un approccio professionale e scientifico, non vinci oggi. Grazie alla scienza l’asticella oggi è così alta che forse io non sarei neppure riuscito a passare professionista”, dice Alessandro Ballan, campione del mondo nel 2008, che suona un campanello di allarme.

“La domanda è: quanto dureranno i campioni di oggi? Ci sarà un Valverde in futuro? Vedremo. Quel che è certo è che in Italia, per i giovani, c’è troppo agonismo e ci sono poche società sul territorio: si lavora solo per il risultato. Va fatta una riflessione attenta”.

Gli amatori: il ciclismo deve prima di tutto essere un’occasione di benessere e piacere.

Il ciclismo è fatto soprattutto da amatori, che costituiscono la stragrande maggioranza del movimento.
“Il benessere degli amatori deve venire prima della performance”, dice Paolo Gaffurini, PhD e professore dell’Università di Brescia. 

“L’approccio scientifico alla base della biomeccanica è finalizzato a rendere la bicicletta un piacere, a eliminare il dolore e le potenziali problematiche. L’allenamento della forza, per esempio, è un elemento essenziale, in particolare per i numerosi ciclisti che hanno superato i 40 anni”

Workshop di Campus Bike Convention
Uno dei workshop sull’allenamento a Campus Bike Convention

I giovani: “dobbiamo creare atleti prima che ciclisti, pensiamo al loro divertimento prima che ai risultati”

“I ragazzi di oggi non sanno più andare in bici: occorre partire dalla base e pensare a costruire atleti prima che ciclisti” ha spiegato Diego Bragato, Head of Performance della Federazione Ciclistica Italiana. “Dobbiamo mettere al centro la persona, l’educazione: si deve iniziare dal proprio corpo, fornire strumenti di conoscenza, non diffondere l’ossessione per il risultato. Bisogna costruire la mentalità e il fisico dell’atleta; solo dopo si può lavorare sulla formazione del ciclista.”

Un workshop di biomeccanica a Campus Bike Convention
Un workshop di biomeccanica a Campus Bike Convention

E il tema dei giovani e del loro sviluppo atletico è stato al centro di molti interventi, tra cui quello di Marco Aurelio Fontana, medaglia olimpica a Londra nel 2012 che ha ribadito: “I giovani devono divertirsi: educare allo sport significa imparare il sacrificio, avere voglia di vincere, accettare la sconfitta, ma il divertimento – così come il riposo – è sempre essenziale, altrimenti rischiamo che si allontanino”.

Allo stesso modo, Davide Cassani, ex commissario tecnico della nazionale italiana di ciclismo, nel suo intervento dedicato alla gestione dei team ha evidenziato: “Ricordiamoci che i giovani sono diversi da come eravamo noi, e che di questo dobbiamo tenere conto con attenzione ogni volta che lavoriamo con loro e ogni volta in cui parliamo con loro.”

Guai a dire “abbiamo sempre fatto così”

Sono stati più di 200 i partecipanti alla prima edizione di Campus Bike Convention, provenienti da tutta Italia, con molti volti giovani: “L’innovazione deve partire dalle consuetudini e metterle in discussione: è questo il miglior modo per individuare e superare i falsi miti, perché se continuiamo a fare quello che abbiamo sempre fatto difficilmente otterremo risultati migliori” dichiara Omar Gatti, direttore della divisione salute di Bikenomist che ha organizzato l’evento. “Mettendo insieme prestigiosi relatori e un pubblico selezionato che ha alimentato il dibattito, abbiamo contribuito a una riflessione che ci auguriamo possa indirizzare il presente e il futuro del ciclismo italiano, in particolare per quanto riguarda il movimento giovanile”.

E a supporto della necessità di contrastare l’abitudine a fare tutto come è sempre stato fatto è arrivato l’intervento di Colnago, l’azienda che per prima ha introdotto le forcelle a steli dritti, il freno a disco sulle bici da corsa, il carbonio per i telai della Parigi-Roubaix che ha spiegato al pubblico come nasce una bicicletta, fase per fase.

La Colnago Gioiello, esposta a Campus Bike Convention
Una parte dell’esposizione di biciclette firmate da Colnago a Campus Bike Convention

Le nostre biciclette si sono evolute anche grazie alla ricerca scientifica” dice Manolo Bertocchi, Colnago, responsabile marketing di Colnago, main partner dell’evento: “Siamo qui perché dietro le nostre biciclette c’è la scienza. L’esposizione che abbiamo portato a Campus – che rappresenta 70 anni di innovazione – è pensata proprio per sottolineare come la tecnologia, e in particolare l’aerodinamica, hanno fatto evolvere il design, ma anche il ciclismo, di conseguenza.”

Commenti

  1. Avatar Toni ha detto:

    Salve molto interessante
    vorrei sapere quando sara la prossima Convention

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