La giornalista d’inchiesta Milena Gabanelli, che vive a Bologna, è stata una delle prime persone note a prendere posizione in merito all’introduzione del limite generalizzato di 30 km/h sul 70 per cento delle strade bolognesi. Si è detta favorevole a Bologna Città 30, sottolineando che la vita delle persone vale di più degli (eventuali) ritardi di chi guida e deve rallentare.

“Perché i 30 km/h possono salvare la vita”
Poi Gabanelli, in una puntata della sua videorubrica “Dataroom” – online sul sito del Corriere della Sera e condivisa anche su La7 – ha sviluppato questo concetto basandosi appunto sui dati: un video, accompagnato da un testo, ricco di infografiche utili per spiegare in modo chiaro, diretto e comprensibile un tema articolato.
Bologna Città 30
Il video parte dai fatti di oggi, con Bologna che è diventata la prima grande città italiana a implementare il limite di velocità di 30 km/h in una vasta area urbana, escludendo solo viali e strade principali. Una misura introdotta sei mesi fa, ma solo dal 16 gennaio il sindaco Matteo Lepore ha deciso di attivare controlli per far rispettare la nuova norma, con i vigili dotati di telelaser che hanno emesso le prime multe (in verità molto poche, circa 4 al giorno, ndr), suscitando le immancabili polemiche.

Il limite di 30 km/h viene da lontano
Ma da dove viene il limite di 30 km/h? In realtà si tratta di una misura che in alcune città europee è stata introdotta oltre 30 anni fa, come misura per prevenire e ridurre l’incidentalità stradale. Secondo i dati Istat del 2022, gli incidenti stradali in Italia hanno causato 223.475 feriti e 3.159 morti, con oltre 15.000 feriti gravi negli anni precedenti. Nel contesto mondiale, la maggior parte degli incidenti e delle vittime si verificano nelle aree urbane, portando i sindaci europei a introdurre limiti a 30 km/h già dagli anni Novanta. Uno studio della London School of Hygiene and Tropical Medicine ha valutato l’impatto positivo dei limiti a 20 miglia orarie a Londra (cioè 32 km/h, ndr), registrando una riduzione del 41,9% delle vittime su un periodo di vent’anni.
Il costo sociale degli incidenti stradali
In Italia il costo sociale degli incidenti stradali nel 2022 è stato enorme, stimato in 17,9 miliardi di euro, vale a dire lo 0,94% del PIL (Prodotto Interno Lordo). Il video riporta in sintesi anche i risultati di un’analisi dettagliata sull’impatto veicolo-pedone condotta dall’ingegner Salvatore Golfo dell’Università di Palermo in cui si evidenzia che il rischio di trauma cranico grave diminuisce significativamente al decrescere della velocità. Inoltre, la riduzione della velocità sembra avere effetti positivi sull’inquinamento dell’aria, con una diminuzione stimata del 40% delle emissioni di NOx e del 10% di PMx a 30 km/h.
Le contraddizioni del Ministro Salvini
Alcuni sindaci italiani, come quello di Padova, stanno seguendo l’esempio di Bologna. Il Ministro Salvini, che inizialmente aveva sostenuto l’abbassamento del limite di velocità finanziando la creazione di “Zone 30”, ha poi emesso una direttiva che solleva dubbi sulla sicurezza dei limiti generalizzati sotto i 50 km/h, portando a divisioni tra i sindaci. Milano, che aveva annunciato di voler introdurre i 30 km/h il 1° gennaio 2024, sta temporaneamente ritardando l’implementazione.
Dati vs. opinioni
La cosa molto interessante da sottolineare e che il video realizzato da Gabanelli si basa su dati e vengono citate puntualmente tutte le fonti da cui sono stati presi: si tratta, in sintesi, di un lavoro di approfondimento che smentisce le opinioni dei detrattori dei 30 km/h in città (come il Comune di Bologna ha fatto sulla pagina delle domande frequenti dove vengono date tutte le risposte ai dubbi sollevati dai cittadini).
Come abbiamo fatto notare a più riprese qui su Bikeitalia, le obiezioni ai 30 km/h si basano su opinioni non supportate da dati o da sensazioni legate all’esperienza personale delle singole persone (che, ovviamente, non sono statisticamente rilevanti). Su un tema rilevante e attuale come quello delle Città 30 veicolare un’informazione corretta basata sui dati è importante: in questo modo si forniscono ai cittadini gli strumenti per avere un’opinione informata, che è una cosa ben diversa dalla chiacchiera da bar.


















io non ho mai visto auto sfrecciare in centro come a roma. il traffico è una giungla . ho avuto paura da pedone
Abito a Bologna, non ho l’auto dal 2012 perché non l’usavo più. Con il limite dei 30 mi trovo decisamente meglio. Da diversi mesi il traffico è aumentato in corrispondenza dei cantieri per la Garisenda e per il tram e ancora ne aumenterà per via del cantierone del Passante e quindi penso che sarà aumentato anche l’inquinamento.
Cari ragazzi vi seguo da tempo ma da bolognese vi dico che Bologna30 è una delle situazioni più pericolose che si possano pensare. Io costruisco bici e vi garantisco che avere auto affianco alla stessa velocità per km in strade che a volte sono strette non è piacevole. Non mi sto a dilungare ma realmente volete sostenere una discussione con i “ soliti “ o magari potreste intervistare chi come me usa tutti e due i mezzi ? E ci deve convivere ? Vi prego non diventate quei giornaletti che appoggiano il sistema, senza realmente andare a scavare. L’inquinamento è più che raddoppiato e vedremo quando si useranno i condizionatori sulle auto! Ragazzi vi invito a passare in negozio e magari rendervi realmente partecipi di situazioni che in verità sono allarmanti.
Vi lascio pure il recapito pubblicamente perché non ho paura di scontrarmi sulla verità 3929328366 max
Un saluto !