Bici

Intervista a Hervé Barmasse: alpinismo, bicicletta e rispetto della montagna

L’abbiamo conosciuto per le sue imprese sul Cervino e sulle grandi montagne del mondo, dalla Patagonia all’Himalaya, e negli ultimi anni è diventato uno dei volti più autorevoli nel mondo dell’alpinismo. Hervé Barmasse racconta la montagna con riflessioni profonde e punti di vista mai banali, riuscendo a trasmettere la sua passione e l’importanza del rispetto dell’ambiente e della natura.

E tra una scalata e l’altra, l’abbiamo visto spesso in sella alla bicicletta, per allenarsi, ma anche per viaggiare.

Hervé Barmasse in bici, crediti Valentina Celeste
Hervé Barmasse, crediti Valentina Celeste

Riscoprire la bici

Abitando tra le montagne, a Valtournenche, non è così semplice usare la bici nella quotidianità, che tipo di ciclista sei?

Ho iniziato a pedalare sin da bambino. Mia mamma è originaria di Colleretto Giacosa, nel Canavese, e quando mi capitava di passare del tempo da quelle parti il mezzo di trasporto principale per spostarsi in campagna e tra le colline era la bicicletta, lo stesso che usavano gli agricoltori.

In seguito, nel periodo in cui facevo le gare di sci, ho iniziato a usare la bici da corsa per allenarmi, mentre oggi è diventata uno dei miei mezzi preferiti per esplorare perché permette di viaggiare alla velocità ideale per conoscere un territorio. Passando attraverso paesi, città e villaggi offre la possibilità di cogliere quei dettagli che in auto non si vedono. Insomma, credo che la bici sia un ottimo strumento per lo sport, per l’allenamento e per l’esplorazione, ma anche per conoscere se stessi. Pedalare, e in generale praticare sport aerobici, è sempre una buona occasione per isolarsi e fare delle riflessioni profonde, soprattutto quando si fatica e si va in salita.

Hervé Barmasse, crediti Valentina Celeste
Hervé Barmasse, crediti Valentina Celeste

Vai in bici da quando sei bambino, ma negli ultimi anni l’hai riscoperta sotto altri aspetti.

L’ho riscoperta perché come preparazione per l’alpinismo è molto utile. Ti permette di allenare la grande resistenza aerobica e allo stesso tempo la forza, caratteristiche indispensabili per scalare le montagne. Un altro vantaggio indiscusso è che preserva le articolazioni, cosa molto importante soprattutto con il passare degli anni. E poi ci sono i lavori sui rulli, utili ad allenare la forza: forse un po’ noiosi, ma funzionano particolarmente bene e danno ottimi risultati. Non esiste un allenamento specifico per l’alpinismo: quando mi alleno per l’Himalaya, la bici è inserita nella tabella per la parte di granfondo ed è complementare rispetto a tutte le altre attività. L’aspetto fondamentale è seguire un metodo. Senza metodo diventa tutto più difficile e certi risultati non si raggiungono.

I viaggi e la Maratona Dles Dolomites

In tema di viaggi in bici e di scoperta il territorio, la scorsa estate sei partito in bicicletta da Valtournenche per andare a correre la Maratona delle Dolomiti. Un viaggio che ti ha portato ad attraversare le Alpi, con qualche imprevisto e tanti incontri lungo il tuo percorso. Che esperienza è stata?

Da un lato mi sono reso conto di quanto il ciclismo sia uno sport molto popolare in Italia e in Europa: chi viaggia in bici suscita simpatia nelle persone che sono sempre disponibili ad aiutare chi è in difficoltà. Dall’altro è inevitabile fare una riflessione sul problema del grande traffico sulle strade e sulla convivenza a volte difficile tra automobilisti, motociclisti e ciclisti.

Maratona dles Dolomites con Hervé Barmasse

Tornando alla Maratona delle Dolomiti, mi piaceva l’idea di andare a vivere un’esperienza così importante arrivandoci in bici perché quell’evento permette pedalare su strade di montagna chiuse al traffico. Da qui il progetto di arrivarci nel modo più sostenibile possibile, prendendomi il tempo per conoscere le strade e i valichi che attraversano le Alpi e cercando di entrare in simbiosi con quelle montagne come uno scalatore-ciclista, e non come uno scalatore-alpinista.

Questo viaggio mi ha fatto avvicinare al mondo del bikepacking, che ultimamente va molto di moda e mi incuriosisce: è un modo di viaggiare interessante e mi piace pensare che in un futuro prossimo si possa utilizzare per raggiungere le montagne da scalare, come si faceva già negli anni trenta, quando si poteva contare unicamente sulle proprie forze anche nell’avvicinamento. Mi viene in mente l’impresa dei fratelli Schmid che proprio in quegli anni partirono da Monaco di Baviera in bicicletta per arrivare a Zermatt e affrontare la parete nord del Cervino.

L’ambiente e la crisi climatica

Hai sempre avuto un’attenzione particolare al tema del rispetto dell’ambiente e della montagna, e tra lo stile alpinistico e il viaggio in bicicletta qualche analogia c’è…

Chi ama la montagna capisce che ci sono problemi molto evidenti. Pensiamo all’Himalaya e alle persone che affrontano le vie normali degli Ottomila in stile himalayano utilizzando corde fisse, allestendo campi e abbandonando il materiale. Sulle Alpi questo problema è meno evidente, anche se occorre mettere in conto l’impronta carbonica che lasciamo per praticare le nostre passioni.

Hervé Barmasse in bici, crediti Valentina Celeste
Hervé Barmasse, crediti Valentina Celeste

Allora possiamo domandarci: come facciamo a muoverci e ad andare in montagna rispettandola e producendo un’impronta carbonica inferiore? Penso che la bici possa essere una risposta. Certo, i tempi sono diversi, più lenti, ma andare più lenti non significa vivere un qualcosa di meno. Anzi, forse vuol dire avere a quel ritmo che permette di sentire qualcosa di più e di utilizzare i sensi in un modo diverso. Penso che la dimensione dell’avventura in montagna ce la creiamo noi, e probabilmente anche il modo con il quale ci avviciniamo alle montagne potrebbe diventare una chiave di lettura nuova per far sì che le montagne rimangano pulite. Oggi l’alpinista migliore non è quello che fa la grande impresa, ma è quello che non lascia traccia di se stesso. Se parti da casa in bici per andare a scalare una montagna, stai facendo qualcosa di molto positivo non solo nei confronti della montagna e dell’ambiente, ma probabilmente anche per te stesso, perché quell’esperienza ti cambierà per sempre.

Stiamo attraversando un periodo difficile, la crisi climatica è sotto i nostri occhi.

Ci sono sempre meno precipitazioni e, di conseguenza, le risorse idriche iniziano a essere insufficienti per diversi aspetti della vita dell’uomo. Per bere, per le nostre abitazioni, per il funzionamento delle grandi industrie, per gli allevatori e gli agricoltori.

Hervé Barmasse, crediti Valentina Celeste
Hervé Barmasse, RoadToDolomiti, crediti Valentina Celeste

C’è il rischio che questa risorsa preziosissima venga meno e dunque dobbiamo porci delle domande, ma dobbiamo farlo tutti. Il problema è che non andiamo ad agire sulle cause, non stiamo riducendo il nostro impatto. Occorre cambiare rapidamente e ognuno di noi deve fare la propria parte. Credo che la politica abbia le potenzialità e il dovere di introdurre dei cambiamenti radicali, ma non sta dando nessun segnale in questo senso.

Programmi per il futuro

Parlando di viaggio in bici e alpinismo, quali sono i tuoi programmi per il futuro?

Qualche progetto nel cassetto c’è, però non ho ancora i programmi dettagliati. Credo che le cose si debbano fare e solo dopo arrivi il momento di raccontarle. Lo dico per scaramanzia, ma anche perché al giorno d’oggi c’è la tendenza ad autopromuoversi senza aver fatto nulla.

Hervé Barmasse: Maratona dles Dolomites on the road – In bicicletta da Valtournenche a Corvara – Video

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