Politiche

Regione Piemonte: 17% di spostamenti in bici entro il 2050

La Regione Piemonte vuole aumentare significativamente gli spostamenti in bici, come farlo? Negli ultimi anni, gli incidenti stradali che coinvolgono le persone in bici sono diventati un argomento sempre più rilevante e preoccupante. Nel 2022, il 4,6% di tali incidenti in Italia ha visto protagonisti i ciclisti, mentre nel 2023 si è registrato un allarmante numero di 155 ciclisti morti sulle strade del nostro Paese. Questi dati, oltre a destare preoccupazione, riflettono una realtà in cui l’utilizzo della bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano è ancora molto limitato.

bike lane corsia ciclabile

Regione Piemonte e spostamenti in bici

Particolarmente significativo è il caso del Piemonte, dove soltanto il 3% degli spostamenti avviene tramite bicicletta. Per questo la Regione ha deciso di intervenire con determinazione per invertire questa tendenza. Nel marzo dello scorso anno la Regione Piemonte ha approvato un piano ambizioso volto a promuovere la mobilità ciclistica, con l’obiettivo non solo di aumentare l’utilizzo della bici, ma anche di migliorare la sicurezza stradale per i ciclisti e ridurre il numero di incidenti.

Obiettivo 17% entro il 2050

Il cuore di questo piano è rappresentato da una serie di interventi mirati, tra cui la realizzazione di nuove piste ciclabili e la promozione di un biciplan regionale che favorisca l’integrazione della bicicletta nei percorsi urbani e extraurbani. L’obiettivo a lungo termine è ambizioso: portare entro il 2050 la percentuale degli spostamenti effettuati in bicicletta fino al 17% del totale.

A tal fine, la Regione conta sul sostegno delle città piemontesi, in particolare su Torino, che rappresenta il nodo centrale degli spostamenti nella regione, con oltre il 52% del totale. Marco Gabusi, assessore regionale ai Trasporti, ha dichiarato: “Occorre mettere in pratica una serie di azioni per raggiungere gli obiettivi. Il nostro piano prevede campagne di sensibilizzazione e collaborazioni con gli enti locali per identificare le priorità e le aree che necessitano di interventi immediati”.

Collaborazione trasversale e impegno comune

Gabusi ha sottolineato l’importanza di una collaborazione trasversale e di un impegno comune per promuovere una mobilità sostenibile e sicura. “Ognuno deve prendersi la propria parte di responsabilità”, ha aggiunto, “è fondamentale superare le divisioni politiche per il bene comune dei piemontesi”.

Il successo di questo ambizioso piano sul lungo periodo dipenderà dalla volontà e dalla collaborazione di tutti gli attori coinvolti, dalla Regione alle singole comunità locali, passando per i singoli cittadini. Solo così sarà possibile garantire un futuro più sicuro e sostenibile sulle strade piemontesi.

Il biciplan regionale

Un piano che si fonda certamente sulle reti infrastrutturali, sulla cultura, formazione, linee guida con adeguate agli standard europei, comunicazione e governance, con il coinvolgimento di tutti i portatori di interessi, in ogni territorio, a partire dagli enti locali.

Il piano distingue tra percorsi turistici (28 sono quelli individuati) mentre sono quattro le aree individuate per la mobilità quotidiana con piste “superciclabili” per le zone di pendolarismo, con elevati standard di sicurezza, comfort e rapidità.

Tra i percorsi di carattere turistico, particolare attenzione sarà dedicata a EuroVelo, la rete ciclabile europea che nel tratto piemontese include la VenTo (Venezia Torino), soprattutto nel tratto Chivasso – Valenza Po, e alla Corona di Delizie, che collega le residenze reali da Stupinigi a Venaria.

ebook

Ebook Mobilità Ciclistica
Scopri

Commenti

  1. Avatar Luca ha detto:

    Si parla di superciclabili e si dimentica la manutenzione e il miglioramento funzionale di quelle già esistenti, che a Torino e prima cintura sono molte spesso dimenticate o mal raccordate. Un esempio: la ciclabile di strada del Portone si sta sgretolando nel tratto fra Torino e Grugliasco.
    O ancora la necessità di modificare quelle ciclabili in centro fra le due carreggiate che al semaforo richiedono di aspettare 3 verdi per poter proseguire (es. in Corso Galileo Ferraris o Corso Rosselli si deve attraversare la carreggiata di destra, proseguire su questa per passare l’incrocio e poi riattraversarla per riprendere la ciclabile interrotta).
    O ancora , i controviali a 30 kmh sarebbero ok con l’aggiunta di appositi dossi che rallentino le auto ma non le bici (cuscini berlinesi).
    Infine prima di fare opere faraoniche (e discutibili) come via Nizza, valutiamo le vie interne con precedenza e dissuasori di velocità (come Via Ormea ma solo per un tratto e senza dossi).
    Si potrebbe spendere molto meno ottenendo più sicurezza e consensi dai potenziali Bikers

  2. Avatar Carlo Alberto Dondona ha detto:

    Più che la gratuità, che di fatto praticamene esiste – sempre fatto il biglietto bici e mai trovato un controllore – quello che serve è proprio la possibilità fisica di trasportare le bici sul treno. Al momento, da Torino, fattibile solo sulle tratte verso la val di Susa, o verso Mondovì-Savona e Milano, ma non su quelle della cintura come per Pinerolo o il nuovo collegamento per Ciriè. Quest’ultimo poi, connette il centro di Torino a Venaria e la Mandria in 10 minuti ma niente posto bici

  3. Avatar Sorin ha detto:

    Un bel passo in avanti per questo obiettivo sarebbe la gratuità del trasporto bici sui treni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *