Alla Fiera del Cicloturismo in corso a Bologna sono stati presentati i dati del IV rapporto ISNART-Legambiente in collaborazione con Bikenomist, una fotografia sul turismo in bicicletta nel nostro paese, su cosa c’è, cosa manca e cosa serve.
Il dato che emerge con maggiore rilievo è il tasso di crescita del turismo a pedali che nel 2023 ha sfondato la soglia dei 5,5 miliardi di euro con un tasso di crescita del 35% sul 2022 e che rappresenta oggi il 6,7% del totale delle presenza turistiche in Italia.
Il 35% di crescita è un dato enorme per qualunque segmento economico e che ha alla base delle spiegazioni razionali.

L’effetto start up
Chiunque abbia mai gestito un’azienda sa bene che i primi anni sono generalmente di crescita esplosiva: passare da un fatturato di 1.000 euro nel primo anno a un fatturato di 10.000 € nel secondo anno di attività significa registrare una crescita del 1.000%. Con il passare del tempo, questa percentuale si riduce progressivamente (fatta eccezione per gli “unicorni”) fino ad arrivare ad avere tassi di crescita a cifra singola nei mercati maturi. L’Italia nel turismo in bicicletta è ancora in una fase di start up da questo punto di vista che, tuttavia, rappresenta già oltre il 6% del totale dell’indotto totale del turismo nazionale. Considerata l’attrattività dell’Italia come destinazione turistica, è lecito aspettarsi che il plateau è ancora lontano.
L’Italia, second comer.
Nella storia dell’economia i second comer sono l’equivalente dei succhiaruote nel ciclismo: sono quelli che sfruttano il lavoro di altri per affermare la propria posizione. Questo è il motivo che ha portato la Germania a primeggiare nella seconda rivoluzione industriale dopo aver perso il treno della prima rivoluzione industriale. Analogamente l’Italia sta sfruttando l’esperienza maturata da altri paesi in materia di infrastrutture e politiche di promozione e sviluppo. Copiando paesi come la Germania e la Francia, l’Italia ha avviato un volàno che sta portando numeri strabilianti.
La legge quadro 2/2018
La politica che più di ogni altra ha portato sviluppo al segmento è stato la legge quadro sulla mobilità in bicicletta che ha istituito la Rete Nazionale delle Ciclovie Turistiche, promulgata grazie al lavoro di Paolo Gandolfi e Graziano Delrio. Il fondo che è stato conseguentemente stanziato ha obbligato i territori a realizzare le infrastrutture e lo stato centrale a curarsene (anche se l’attuale governo sembra essersene dimenticato). Oggi stiamo vedendo gli effetti di quella prima tornata di investimenti che si sta traducendo in un ritorno sul territorio.

Gli effetti degli incentivi
Tra le politiche che hanno fatto maggiormente discutere rientrano sicuramente gli incentivi all’acquisto delle biciclette che nel 2020 hanno drogato il mercato proprio in concomitanza di un eccesso di domanda mondiale. Se è vero che gli incentivi hanno affossato il mercato per gli anni a venire, è anche vero che chi ha comprato una bicicletta ha poi sentito il bisogno di usarla e se le città sono luoghi in cui è difficile pedalare, le nuove ciclovie sono luoghi perfetti per far girare le gambe. Non è quindi da escludere (ma è difficile anche dimostrarne una causalità) che tutte quelle biciclette vendute ne abbiano stimolato per le vacanze.
Il post-covid e il cicloturismo che dà dipendenza
Una delle leggi immutabili del cosmo è che un eccesso di qualcosa porta all’eccesso del suo contrario. Seguendo le stesse logiche, dopo le lunghe settimane passate in cattività durante il lockdown, tutti quanti abbiamo sentito l’esigenza di passare più tempo all’aria aperta per compensare quel periodo di libertà perduta. Alcuni ne hanno approfittato per provare il cicloturismo e tutti gli studi ci dimostrano che chi prova il cicloturismo tende a ripetere l’esperienza con una probabilità che si attesta attorno all’88%.
I cicloturisti tendono quindi naturalmente ad aumentare anche in Italia e non solo all’estero.
I rischi sul futuro
Certo, a posteriori è sempre facile giustificare e razionalizzare qualunque risultato e quindi da oggi saremo pieni di esperti che (senza aver mai investito un euro di tasca propria) diranno che una crescita del segmento del cicloturismo del 35% era più che ovvia e scontata (Se era ovvia e scontata perché non hai fatto degli investimenti in questa direzione? – n.d.r.).
Il futuro resta ancora da scrivere e se il cicloturismo continuerà a crescere o meno dipenderà in larga parte dalle decisioni che faranno a Roma, ovvero se continuare a puntare su uno sviluppo del turismo basandosi sulla presenza di neve (e la neve negli ultimi anni sicuramente non è abbondata), bloccando i finanziamenti allo sviluppo delle ciclovie e continuando a rendere le nostre strade sempre più insicure per chi si muove in bicicletta (rinnoviamo l’invito al Parlamento italiano a bloccare le modifiche al codice della strada che saranno presto discusse al Senato).
Una lezione per i produttori e venditori di biciclette
Arrivati fin qua, non si può non pensare a chi produce e vende le biciclette nel nostro paese che si ritrova a confrontare due dati: il cicloturismo cresce del 35% in un anno e le vendite di biciclette crollano del 23%.
Nel corso della presentazione di quest’ultimo dato, i vertici dell’associazione di categoria dei produttori di biciclette (ANCMA) ci hanno tenuto a rassicurare che il dato è comunque in crescita rispetto al 2019 (cioè prima del covid) e che anche la solidissima Germania ha registrato un calo del 12,5% delle vendite, con la sottile differenza che in Italia le biciclette vendute nel 2023 sono state 1,3 milioni, mentre in Germania ne hanno vendute 4 milioni, cioè 3 volte tanto.


Fatte le dovute proporzioni, in Germania nel 2023 si sono vendute 5 biciclette ogni 100 abitanti, in Italia 2,5 ogni 100 abitanti, cioè la metà.
Tra gli operatori del settore ci saranno quelli che faranno spallucce e diranno che l’Italia è un paese di m… che gli Italiani sono tutti c… e che non c’è nulla da fare. Quelli saranno spazzati via a strettissimo giro.
Poi ci saranno quelli che si interrogheranno su cosa poter cambiare per uscire dal segmento che fa -28% e passare a quello che fa +38%.
Da osservatore e operatore del mercato che dirige un’azienda che va bene, mi permetto di dire che il problema risieda in tre punti chiave:
- allargare il target di vendita
- cambiare il modello di business
- influenzare il contesto esterno
Allargare il target
Chi si occupa di bici in Italia molto spesso sono ex corridori, persone che si sono formati sui pedali o seguendo quelli che pedalano in ambito sportivo e hanno una certa idea di ciclismo in mente: cioè del maschio di mezz’età che sogna di essere Pantani e la domenica mattina si sveglia presto, si veste come una salsiccia e si mette in strada per produrre watt e guadagnare kom con l’obiettivo di mettere le gambe sotto il tavolo all’ora di pranzo.
Però l’Italiano medio non è quello: l’Italiano medio è maschio solo nel 50% dei casi, è mediamente in sovrappeso e sedentario ed è sempre più avanti con l’età. Non esattamente quello che si compra una bici da corsa in carbonio montata Dura Ace, Ultegra o 105. Lo so che a te, commerciante cresciuto guardando le sfide tra Moser e Saronni piacciono le bici sotto i 7 kg, ma il mercato ha bisogno anche e soprattutto di altro. Forse è il caso che smetti di vendere quello che piace a te e inizi a vendere quello che piace ai tuoi clienti.
Cambiare il modello di business
Siamo nell’era della condivisione: ormai quasi nessuno si compra un disco per ascoltare musica. Tutti noi siamo abituati a noleggiare le cose che ci servono, invece che a comprarle. Perché mai con le biciclette dovrebbe essere diversamente? Perché mai uno dovrebbe spendere 7.000 € per una bicicletta che dopo due anni sembra vecchia quando invece potrebbe noleggiarla a 60 € al giorno senza lo sbattimento di portarsela in giro?
Cambiare il modello di business significa esattamente questo: passare dalla logica del “compro e rivendo” alla logica del “compro, noleggio e rivendo” in modo che la bicicletta possa generare reddito anche prima di essere venduta. I contadini lo fanno da millenni: tirano il collo alla gallina per farci il bordo solamente a fine carriera quando ha smesso di fare le uova. E anche la storiella della gallina dalle uova d’oro racconta esattamente la stessa cosa.
Anche i produttori di bici, invece di sbracare i prezzi all’unisono come stanno facendo, potrebbero creare politiche ad hoc per aiutare quelli che vogliono aprire i noleggi, in questo modo svuoterebbero i magazzini a colpi di decine di unità alla volta. Anche perché: come fai a vendere un’ebike a qualcuno che non l’ha mai provata e crede che sia un motorino a pedali?
Influenzare il contesto esterno
Se andare in bicicletta è pericoloso, le persone sceglieranno di non usarla. Se le persone non usano le bici, le bici non si vendono. Facile no?
In Italia andare in giro è più pericoloso che altrove non perché noi Italiani abbiamo una predisposizione genetica alla delinquenza al volante o al manubrio, ma perché il codice della strada è scritto per penalizzare chi si muove in bici (ad esempio, in Italia è vietato girare affiancati in bicicletta, in Spagna è consentito e consigliato per aumentare la visibilità).
I costruttori di biciclette hanno un’associazione di categoria che li rappresenta. Si facciano rappresentare e la smettano di pensare che quello che succede a Roma non sia affar loro.



















Mi sembra che avete centrato il punto del crollo di vendite di bici.
Riporto la mia personalissima esperienza. Sono un cicloamatore da 30 anni e percorro circa 400km a settimana in bici.
Durante le mie uscite l’aspetto che curo maggiormente non è quello di fare nuovi personali o sempre più km ma PORTARE A CASA LA PELLE E LE OSSA INTATTE, a causa dell’ormai guerra aperta tra cicloamatori e automobilisti.
Quest’anno volevo cambiare la bici da corsa ormai datata e, dopo un’estenuante ricerca durata più di un mese nel web e presso alcuni negozi della mia zona, a causa dei prezzi a mio parere fuori ogni logica, ho rinunciato all’acquisto di una bici nuova e ripiegato su un ottimo usato recente di cui sono rimasto pienamente soddisfatto.
Qualcuno sa consigliare un marchio serio in Italia dedicato al noleggio delle e-bike di ogni genere?