Politiche

I rider, lavoratori sfruttati (ancora) senza diritti

I rider, lavoratori sfruttati (ancora) senza diritti

Nella giornata del Primo Maggio, Festa dei Lavoratori, è opportuno riflettere sulle condizioni lavorative dei rider, i ciclofattorini che svolgono un ruolo sempre più centrale nella consegna di cibo (e tanto altro) in bicicletta. Persone che troppo spesso svolgono questo lavoro senza essere adeguatamente tutelate. Invisibili nel tessuto urbano, rappresentano un esempio tangibile di lavoratori sfruttati nel mercato del lavoro moderno, nella gig economy dove dominano gli algoritmi.

In questo articolo vogliamo fare un focus sui rider analizzando l’impatto della pandemia da Covid-19 sul loro lavoro e mettendo in luce i mancati diritti che continuano a caratterizzare questi lavoratori “insubordinati”, come recita il titolo dell’interessante libro-inchiesta della giornalista Rosita Rijitano.

Sfoglia la gallery

Ciclofattorini: evoluzione normativa in Italia

Negli ultimi anni, l’emergere dei servizi di consegna cibo ha portato alla proliferazione dei rider, spesso impiegati come lavoratori autonomi attraverso piattaforme digitali. Tuttavia, questa modalità di “falso lavoro autonomo” spesso pagato “a cottimo” ha sollevato questioni riguardanti la sicurezza, le condizioni contrattuali e i diritti negati. In risposta a queste preoccupazioni diversi paesi europei hanno intrapreso iniziative legislative per regolamentare il settore.

In Italia, ad esempio, è stata introdotta la Legge n. 128/2019 che ha definito le condizioni di lavoro per i rider e ha istituito una serie di obblighi per le piattaforme digitali che li impiegano. Così come la successiva circolare n. 17 del 19 novembre 2020. Tuttavia, nonostante questi progressi normativi, i rider continuano a operare in un contesto precario, spesso privi di diritti basilari come la copertura assicurativa e la garanzia di un reddito minimo. Salvo rare eccezioni, come l’azienda di ciclologistica So.De. (Social Delivery) di Milano.

L’impatto della pandemia da Covid-19

La pandemia da Covid-19 ha amplificato le disuguaglianze esistenti nel mercato del lavoro, mettendo ulteriormente in luce la fragilità e la precarietà dei rider. Durante il periodo di lockdown, la domanda di consegna a domicilio è aumentata esponenzialmente, ponendo i rider in prima linea sul fronte della catena di approvvigionamento alimentare. Tuttavia, nonostante il loro ruolo essenziale, molti rider hanno continuato a lavorare senza adeguate misure di protezione e senza benefici come ferie retribuite o indennità per malattia.

Rider: lavoratori (ancora) senza diritti

Il Primo Maggio, Festa dei Lavoratori, è un’occasione per riflettere sulle condizioni di lavoro dei rider e sulla necessità di garantire loro diritti fondamentali. È essenziale che le istituzioni e le aziende agiscano per garantire che i ciclofattorini godano di condizioni di lavoro sicure e dignitose, inclusi salari equi, copertura assicurativa e diritti sindacali garantiti. Ecco quali sono le criticità ancora presenti per moltissimi rider che lavorano per le piattaforme.

Retribuzione

  • Molto spesso i rider sono retribuiti in base al numero di consegne effettuate, senza un salario fisso garantito. Questo sistema può portare a una retribuzione incerta e variabile, che rende difficile pianificare il proprio reddito e può comportare una bassa remunerazione oraria, specialmente nei periodi di bassa domanda.

Welfare e previdenza

  • I rider spesso non hanno accesso a misure di welfare né a ferie pagate, malattia retribuita e contributi. Questo li espone a rischi finanziari significativi in caso di malattia o infortunio, senza alcuna forma di sicurezza economica a sostegno. A causa della loro classificazione come lavoratori autonomi o contrattualizzati, i rider spesso non hanno accesso ai benefici della previdenza sociale, come la disoccupazione, la malattia e la pensione. Questo li lascia senza un ammortizzatore sociale in caso di perdita del lavoro o difficoltà finanziarie a lungo termine.

Assicurazione

  • Molti rider non godono di copertura assicurativa adeguata per infortuni sul lavoro o incidenti durante le consegne. Questo significa che sono esposti a rischi finanziari considerevoli in caso di incidenti stradali o altri eventi imprevisti sul lavoro.

Tutela sindacale

  • La natura precaria e frammentata del lavoro dei rider spesso li rende difficili da organizzare sindacalmente. Senza un’adeguata tutela sindacale, i rider possono avere difficoltà nel far valere i propri diritti e negoziare migliori condizioni di lavoro con le piattaforme digitali.

Sicurezza sul lavoro

  • I rider lavorano spesso in condizioni pericolose, esposti al rischio di incidenti stradali e infortuni sul lavoro. Tuttavia, molte piattaforme digitali non forniscono adeguati dispositivi di sicurezza e formazione per proteggere i loro lavoratori. E soprattutto, non mettono a disposizione la bici (o ebike) per svolgere il lavoro di consegna di cibo.

Precarietà contrattuale

  • Molti rider sono classificati come lavoratori autonomi o contrattualizzati tramite piattaforme digitali, il che significa che non godono delle protezioni lavorative previste per i dipendenti tradizionali. Questa precarietà contrattuale li rende vulnerabili all’arbitrarietà delle piattaforme e alla mancanza di diritti lavorativi fondamentali.

La recente direttiva del Parlamento Europeo

Rider lavoratori senza diritti | https://free-vectors.net/transportation/food-delivery-vector CC BY 4.0 DEED Attribution 4.0 International
[CC BY 4.0 DEED Attribution 4.0 International https://free-vectors.net/transportation/food-delivery-vector]

Una nuova direttiva dell’Unione Europea mira a regolare il lavoro delle piattaforme digitali, garantendo una corretta classificazione dei lavoratori e correggendo il cosiddetto “lavoro autonomo fittizio”. Questa norma, approvata con ampio consenso, introduce anche regole sull’uso degli algoritmi sul posto di lavoro, una novità assoluta nell’UE.

La legge impone ai Paesi membri dell’UE di presumere un rapporto di lavoro subordinato in presenza di indicatori di controllo e direzione, correggendo così uno squilibrio di potere tra piattaforma e lavoratore. Inoltre, le nuove regole proibiscono il licenziamento basato su decisioni algoritmiche, garantendo un controllo umano su tali processi.

La direttiva mira anche a proteggere i dati dei lavoratori, vietando alle piattaforme di elaborare determinati tipi di dati personali. Secondo la relatrice, Elisabetta Gualmini, questa direttiva fornirà condizioni di lavoro più eque a oltre 40 milioni di lavoratori delle piattaforme nell’UE, proteggendo la dignità, i diritti e la sicurezza economica dei lavoratori.

La prossima fase prevede l’adozione formale della direttiva anche da parte del Consiglio. Gli Stati membri avranno due anni per integrare le disposizioni della direttiva nella loro legislazione nazionale una volta pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’UE.

Questa legislazione risponde alle crescenti sfide legate alla crescita del settore delle piattaforme digitali nell’UE, che dà lavoro a milioni di persone ma presenta anche rischi di sfruttamento e inquadramento contrattuale errato dei lavoratori. La direttiva riflette l’impegno dell’UE per mercati del lavoro inclusivi e innovazione digitale, in linea con le priorità indicate nella Conferenza sul futuro dell’Europa.

Conclusioni

Mentre l’evoluzione normativa europea rappresenta un passo avanti nella tutela dei rider, è evidente che molto resta da fare per garantire loro condizioni di lavoro dignitose e sicure finché queste nuove regole non saranno adottate da tutti gli Stati membri. Proprio in questo lasso di tempo è essenziale agire tempestivamente per garantire ai rider – lavoratori nella maggior parte dei casi (ancora) senza diritti – il rispetto, la dignità e le doverose tutele che meritano per il lavoro che svolgono.

ebook

Ebook Mobilità Ciclistica
Scopri

Commenti

  1. Pingback: pepp8
I commenti non vanno online in automatico ma vengono prima letti e moderati dalla redazione: la loro pubblicazione di norma avviene nei giorni feriali tra le 9 e le 18.
I commenti che non rispettano queste linee guida potranno non essere pubblicati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *