Salute

Andare in bici al lavoro è un antidoto contro le malattie mentali

Andare in bici al lavoro può essere uno strumento per incrementare la salute di chi pedala ogni giorno. Ma se gli aspetti legati al benessere cardiovascolare o alla riduzione delle malattie croniche non trasmissibili sono stati ben indagati, gli effetti sulla salute mentale sono ancora poco chiari. Uno studio accademico è andato proprio a investigare questo rapporto. In questo articolo vediamo l’effetto sulla salute mentale dell’andare in bici al lavoro.

Il concetto di salute mentale

Cosa s’intende per salute mentale? Prendendo spunto da ciò che dice l’OMS: “La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplice assenza di malattia o di infermità”. La salute mentale è una situazione in cui il soggetto vive una vita “normale”; cioè dove non vi siano alterazioni a livello neuro-psicologico che influenzano in modo negativo la vita stessa.

Parliamo di condizioni come lo stress cronico, l’ansia di tratto, la depressione e altre condizioni come la schizofrenia o il disturbo bipolare.

Andare in bici al lavoro

I disturbi mentali rappresentano la principale causa di disabilità e la terza causa principale di malattia a livello globale, seguendo le malattie cardiovascolari e i tumori. Nel 2015, la prevalenza stimata dei disturbi mentali nella regione europea dell’OMS era del 12% della popolazione, corrispondente a 110 milioni di persone. Tuttavia, considerando anche i disturbi da uso di sostanze, questa prevalenza aumenta del 27%, arrivando al 15%. E può addirittura raggiungere i 300 milioni (50%) includendo i disturbi neurologici.

Nell’ambito dell’infanzia e dell’adolescenza, oltre 1 adolescente su 7 tra i 10 e i 19 anni vive con un disturbo mentale diagnosticato a livello mondiale. In Europa, ansia e depressione rappresentano oltre la metà dei casi, mentre il suicidio è la seconda causa di morte tra gli adolescenti dai 15 ai 19 anni, con una frequenza di 4 casi su 100.000, seconda solo agli incidenti stradali (5 casi su 100.000).

I costi economici associati alle malattie mentali nei paesi dell’OCSE, comprendenti gli investimenti nel sistema di salute mentale e le perdite legate a minor occupazione e produttività, corrispondono a oltre il 4% del PIL.

Vivere con un disturbo mentale rende più difficile la permanenza a scuola o nel mondo del lavoro, influenzando negativamente lo studio, il lavoro efficace e la salute fisica complessiva.

Andare in bici al lavoro migliora la salute mentale?

Andare in bici al lavoro

Nel 2024 è stato pubblicato questo studio: “Does cycle commuting reduce the risk of mental ill-health? An instrumental variable analysis using distance to nearest cycle path” (International Journal of Epidemiology, 2024). Studi precedenti già collegavano il ciclismo a un miglioramento del benessere mentale, ma spesso utilizzavano dati di sondaggi trasversali con campioni ridotti e misure autoriportate della salute. Questo studio del 2024 adotta invece un approccio basato su una variabile strumentale e una misura oggettiva della scarsa salute mentale, utilizzando dati amministrativi collegati, per rispondere alla domanda: “Andare in bici al lavoro riduce il rischio di scarsa salute mentale?”

Metodi dello studio sull’andare in bici al lavoro

Lo studio collega i dati sul commuting a Edimburgo e Glasgow dal censimento della popolazione scozzese con le prescrizioni di salute mentale provenienti dai registri del National Health Service Prescribing Information System. La distanza stradale da casa alla pista ciclabile più vicina è utilizzata usata come variabile strumentale per andare in bici al lavoro.

Risultati

Complessivamente, 378.253 persone di età compresa tra 16 e 74 anni, residenti e lavoranti nei council areas di Edimburgo e Glasgow al censimento del 2011, sono stati inclusi nello studio; l’1,85% dei pendolari a Glasgow e il 4,8% a Edimburgo si recava al lavoro in bicicletta. Tra i ciclisti, il 9% aveva una prescrizione per la salute mentale, rispetto al 14% dei non ciclisti.

Conclusioni

Questo studio suggerisce che andare in bici al lavoro è correlato a un miglioramento della salute mentale. Fornisce inoltre ulteriori prove a favore della promozione dei viaggi attivi per incoraggiare i pendolari a percorrere distanze più brevi e optare per il commuting.

Inoltre, i risultati indicano che la percentuale di ciclisti con prescrizioni per la salute mentale è inferiore rispetto ai non ciclisti, suggerendo un possibile ruolo preventivo dell’andare in bici al lavoro. La riduzione media delle prescrizioni di antidepressivi e/o ansiolitici negli anni successivi al censimento evidenzia l’importanza di considerare le abitudini di spostamento nella progettazione di politiche pubbliche volte al miglioramento della salute mentale.

Andare in bici al lavoro migliora la nostra salute mentale: è scienza

Andare in bici al lavoro

Questo studio (anche se focalizzato su Edimburgo e Glasgow) potrebbe essere un modello replicabile per altre città, incoraggiando l’implementazione di infrastrutture ciclabili e promuovendo la consapevolezza sui benefici dell’andare in bici al lavoro.

L’investimento nelle infrastrutture ciclabili potrebbe non solo portare a un miglioramento della salute mentale, ma anche a vantaggi ambientali e economici, sottolineando l’importanza di considerare la salute mentale nelle strategie di pianificazione urbana e nei progetti di mobilità sostenibile.

Ogni volta che il nostro governo incentiva l’uso dell’auto e ostacola quello dei mezzi non motorizzati e fisicamente attivi non sta facendo un favore alla popolazione, sta mettendo in campo azioni che porteranno a un peggioramento della salute e del benessere di noi italiani.

Quando inizieremo a richiedere a gran voce che la nostra salute (fisica e mentale) venga messa al primo posto nelle decisioni governative?

Commenti

  1. Avatar 7ra ha detto:

    Permettetemi lo sfogo, come dice @Alberto Morello, la salute mentale andrebbe risanata nell’automobilista medio, leggasi mamma, papà, nonno, corrieri, camionisti, muratori, imbianchini, etc. Insomma chiunque che, con i cavalli sotto al sedere, spegne, per un tempo più o meno lungo, i cavalli nella testa. D’altronde le pubblicità sulle auto sono sempre in strade sgombre con il messaggio che trapela che in auto tutto è più bello. Direi che il bombardamento mediatico-sociale è incalzante…
    In più, spesso si usano i mezzi a motore come “sfogo nervoso” con il rombare del motore ad alte velocità o con il litigare con gli altri autisti… Cellulari alla mano e occhi su di esso… Vogliamo davvero rendere le strade sicure o fare in modo che il classico idraulico che gira nelle città a 30 km/h si metta a messaggiare al telefonino, tanto “sto andando piano” ?
    Grazie.

  2. Avatar Samuele ha detto:

    leggo molto sul argomento, che effettivamente mi interessa parecchio, essendo un lavoratore che usa la bici prevalentemente per recarmi a lavoro.
    Tuttavia vedo che è difficilissimo spiegare e convincere di tutto ciò chi non usa la bici.
    Sicuramente servirebbe più divulgazione

  3. Avatar Alberto Morello ha detto:

    sicuramente i vantaggi psicofisici ci sono, ma vengono azzerati ogni giorno dal comportamento degli automobilisti e dalla noncuranza delle amministrazioni.

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