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Bici e formicolio alle mani

Bikelife, Dolori, Salute • di

fonte: lovelybicycle.blogspot.com

Andiamo a sviscerare il problema dell’intorpidimento delle mani durante l’utilizzo della bici, che può presentarsi come un semplice formicolìo, con infiammazioni più o meno gravi dei nervi o con l’affaticamento dei muscoli. Cercheremo poi di trovare soluzioni per risolvere il problema, agendo su più fronti.

Indice
Anatomia della mano
Tecnopatie della mano nel ciclismo
Problemi posturali
Stili di guida errati
Scelta dei componenti
Concludendo

Anatomia della mano

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Scientificamente la mano è un organo prensile, la cui capacità di afferrare oggetti viene sviluppata dal feto ancora all’interno del ventre materno e deriva da un fattore ancestrale, ovvero da quando eravamo dei primati appesi agli alberi: nascere con mani forti significava riuscire a restare aggrappati alla pelliccia della madre e quindi sopravvivere.

È formata da 27 ossa, tra cui distinguiamo il carpo, il metacarpo e le falangi (che unite tra loro costituiscono le dita). Il carpo si posiziona a livello del polso ed è formato da una serie di otto ossa disposte in due file. Posizionate come a formare un semicerchio, le ossa del carpo delimitano il canale carpale, un vero e proprio tunnel al quale interno passano i nervi (ulnare, radiale e mediano) che sono i responsabili dell’innervamento dei muscoli della mano e che quindi ne governano la contrazione. I tre nervi si “dividono” i compiti in questo modo: la parte dorsale della mano è divisa a metà tra nervo ulnare e radiale, mentre il palmo e la punta delle dita è “competenza” quasi esclusiva del nervo mediano.

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Le mani, nel ciclismo, sono incaricate del controllo del manubrio, che consente quindi di dare direzionalità al mezzo ma anche di vincere la forza di gravità: muovendo lo sterzo infatti si riequilibrano le masse e si vince la gravità che ha la tendenza a trascinarsi a sé. Le mani, soprattutto l’articolazione del polso, ha il compito di sostenere l’avambraccio, sul quale si scarica il peso di collo e busto che deve essere mantenuto quindi in posizione per evitare sovraccarichi. Essendo posizionate sul manubrio, le mani solo il terminale ultimo delle vibrazioni che dal terreno si trasmettono alla ruota anteriore e percorrono i raggi, il mozzo, la forcella e si scaricano sui muscoli.

Tecnopatie della mano nel ciclismo

Con il termine tecnopatia si identifica una serie di problemi fisici legati a uno scorretto posizionamento in bicicletta, a un uso poco attento dei muscoli durante l’esercizio fisico o alla scelta errata dei componenti che pregiudicano il confort.

I problemi alle mani solitamente si manifestano con:

Formicolii

Spesso localizzati nella parte centrale della mano o a livello del polso, sono l’indicazione di un’eccessiva compressione dei nervi all’interno del tunnel carpale.

Pizzicore

Può essere accompagnato da una sensazione di leggero bruciore e sono lo specchio di un’infiammazione in corso.

Perdita di sensibilità

Il ciclista può arrivare a “non sentire più le mani”. Nella stagione invernale questo può essere sintomo di un utilizzo di guanti poco protettivi ma il problema può dipendere dalla compressione dei nervi e da un’eccessiva contrazione muscolare, prolungata nel tempo (per esempio una frenata troppo lunga).

Scarica elettrica

Si ha come l’impressione che una scarica elettrica si diparta dal polso e si propaghi per tutta la mano, impedendo addirittura di mantenere la mano salda sul manubrio. E’ sintomo di una compressione dei nervi.

Per risolvere questi problemi solitamente basta staccare le mani dal manubrio, scioglierle facendole roteare per qualche secondo e rilassando muscoli e nervi. Raramente questi problemi persistono anche dopo l’uscita in bici. In ogni caso l’unica soluzione non è concentrasi esclusivamente sulla cura dei sintomi bensì la prevenzione degli stessi, agendo su tre campi: la postura in sella, lo stile di guida e la scelta dei componenti. Vediamo insieme come agire per eliminare questo problema.

Problemi posturali

fonte: veloshine.tumblr.com

La postura sulla bicicletta è molto importante non solo in termini di efficienza meccanica, di potenza sprigionata e di performance ma anche (e lasciatemi dire soprattutto) di confort e salvaguardia di articolazioni e muscoli, alla ricerca di un’elevata efficienza fisiologica. Il binomio uomo-bicicletta deve essere un equilibrio volto alla salvaguardia del sistema muscolo-scheletrico e se quindi si presentano dei problemi a livello fisico è giusto partire dalla valutazione del nostro assetto.

Essendo un equilibrio dove i muscoli lavorano all’unisono per garantire l’efficienza, è sorprendente vedere come gruppi muscolari e componenti “lontani” dal problema stesso possono invece esserne le cause dirette. Infatti, quando si effettua la valutazione della postura per la ricerca delle cause di una tecnopatia, un errore da evitare è di concentrarsi solo sulla zona problematica, senza considerare il corpo (e la bici) nel suo insieme.

Gli errori di messa in sella che possono sviluppare tecnopatie alle mani sono:

Inclinazione errata delle leve freno nella mtb

La posizione ideale delle mani in mountain bike è quella in cui il braccio e la mano proseguono in linea retta, con il polso dritto. In questo modo le vibrazioni e lo sforzo della frenata si scaricano sui muscoli dell’avambraccio e non su quelli più piccoli della mano. Inoltre i nervi della mano sono distesi e non compressi. Per capire se l’inclinazione delle leve è giusta, bisogna salire in sella e allungare le mani sulle manopole, portando le dita sulla leva. Se il braccio crea una perfetta linea retta che prosegue fino alle mani, allora la posizione è corretta. Se invece il polso è piegato e tra avambraccio e mano si crea un angolo, l’inclinazione è troppo elevata o troppo bassa.

Errata posizione del manubrio

Aspetto molto rilevante nelle bici da corsa. Se ci portiamo in “presa alta”, cioè con le mani sulla parte orizzontale della piega e il nostro polso si piega (tecnicamente si dice che va in iperestensione) significa che il manubrio non è nella posizione corretta. Gli errori possono essere dovuti a: scarto sella-manubrio troppo piccolo, attacco manubrio corto, inclinazione dell’attacco manubrio errata. A volte basta montare l’attacco manubrio in negativo per risolvere il problema.

Leve freno non parallele alla piega da corsa

E’ praticamente lo stesso caso delle leve freno da mtb ma applicate alla piega da corsa e quindi viste sul piano verticale. Quando ci pieghiamo sul tubo orizzontale per raggiungere le leve, il braccio deve rimanere in linea con la mano. Se il polso si piega verso l’interno o all’esterno, significa che queste non sono parallele.

Arretramento di sella insufficiente

In un mezzo equilibrato, il peso del nostro corpo deve scaricarsi per il 40% sulla ruota anteriore e per il 60% sulla ruota posteriore. Se riduciamo l’arretramento della sella rispetto al valore richiesto (ad esempio se vogliamo privilegiare un’impostazione molto aggressiva e aerodinamica), l’equilibrio dei pesi si sbilancia e le forze che si scaricano sui polsi aumentano, provocando una compressione eccessiva dei nervi.

Telaio troppo lungo

Se il tubo orizzontale del nostro telaio è più lungo di quello che ci serve, finiremo per pedalare sempre “in punta di sella”, spostando il nostro baricentro in avanti e quindi scaricando sul manubrio un eccesso di peso. Inoltre rischieremmo di rendere meno guidabile la bici in discesa.

Distanza sella-manubrio troppo elevata

Se il problema della pedalata in punta di sella persiste anche se il tubo orizzontale è di dimensione adeguata, allora significa che la distanza tra il centro anatomico di sella e il manubrio è troppo elevata e andrà risolta rivedendo l’arretramento di sella (se possibile, sulla base degli obiettivi personali) o adottando un attacco manubrio più corto.

Stili di guida errati

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Non è solo il nostro modo di stare in sella a influenzarci ma anche come usiamo la bici durante la pedalata: come teniamo le mani, dove poggiamo sulla sella, come spingiamo sui pedali e così via.

Gli errori nello stile di guida che possono provocare problemi alle mani sono:

Tenere le leve freno premute troppo a lungo

Oltre a un problema di efficienza di frenata (soprattutto con i freni a disco idraulici, che possono generare un fluid fade), tenere le leve premute per troppo tempo affatica i muscoli e può provocare infiammazioni tendinee. Meglio effettuare brevi frenate intervallate tra loro.

Spostare in avanti il baricentro

In discesa è facile alzarsi in piedi e spostare, per colpa della forza di gravità, il barocentro verso il manubrio. In questo modo si aumenta il carico sui polsi e quindi è meglio distendersi arretrando sulla sella (cosa che sanno bene i biker, soprattutto gli enduristi).

Non assorbire i colpi

La posizione perfetta in mtb sarebbe con i glutei leggermente staccato da sella e braccia e gambe piegate. In questo modo si assorbono le vibrazioni, che si scaricano su muscoli di grande estensione come il quadricipite femorale e non sul polso.

Stringere troppo il manubrio

Inavvertitamente a volte abbiamo l’abitudine di serrare il palmo sul manubrio. Questa contrazione innecessaria affatica in primis i muscoli e in secondo luogo li rende più rigidi e quindi meno propensi ad assorbire le vibrazioni.

Scelta dei componenti

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Anche l’allestimento della nostra bicicletta ha un’influenza sui problemi d’intorpidimento e infiammazione delle mani. Vi sono infatti alcuni aspetti da curare:

Cerchi ad alto profilo

I cerchi profilati sono più alti e rendono la ruota più rigida, facendole trasmettere più vibrazioni al manubrio.

Ruote in carbonio

Le ruote in fibra di carbonio, soprattutto alcuni modelli, sono estremamente rigide e possono trasmettere le vibrazioni in modo più accentuato.

Leve del freno “spugnose”

Le leve del freno troppo dure o spugnose (quindi con ritorno elastico) affaticano i muscoli. Meglio controllarne tensione del cavo e la sua scorrevolezza all’interno della guaina e, nei freni a disco idraulici, effettuare lo spurgo.

Nastro manubrio poco spesso

Un nastro manubrio di scarsa qualità non avrà alcun effetto ammortizzante, abbattendo il confort delle mani sul manubrio. In caso di percorsi molto accidentati (come per esempio la Parigi-Roubaix) i pro cyclist usano mettere due nastri, uno sopra l’altro, per aumentare l’assorbimento delle asperità.

Forcella troppo rigida

Una forcella ammortizzata con un sag troppo basso e una pressione di gonfiaggio elevata (o una molla troppo rigida), assorbe meno le vibrazioni e trasmette gli impatti al manubrio.

Pressioni di gonfiaggio elevate

Uno pneumatico con all’interno una camera d’aria gonfiata a una pressione troppo elevata risulterà rigido e trasmetterà gli impatti con il terreno in modo amplificato.

Copertoni stretti

Succede soprattutto nelle bici da corsa, poiché un copertoncino da 19mm di larghezza ha le pareti più verticali rispetto a un 25mm o a un 28mm e per questo trasmette direttamente le vibrazioni al cerchio, senza assorbirle attraverso la sua deformazione. Inoltre il vantaggio in termini attrito è minimo.

Concludendo

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Abbiamo dunque visto quali sono i tre approcci da applicare per risolvere il problema dell’intorpidimento delle mani. Se comunque i sintomi continuassero a ripresentarsi, l’unica soluzione è quella di effettuare una completa visita biomeccanica per una messa in sella ottimale, oltre a rivolgersi al medico di famiglia per valutare che non vi siano problemi fisici a monte, come deformazioni della volta delle ossa, tunnel carpale schiacciato o infiammato, traumi che hanno lasciato strascichi nell’elasticità dei tendini o nevralgie in corso.





9 Risposte a Bici e formicolio alle mani

  1. Rocco ha detto:

    Il formicolio può dipendere anche dall’uso degli zainetti di idratazione, ad esempio tipo camelback, ed il consiglio è quello di staccare dal manubrio una mano per volta per scioglierla un po ed agevolare la ripresa della circolazione sanguigna appena ciò è possibile.

  2. Andrea ha detto:

    …per esperienza personale aggiunegerei “errata posizione delle tacchette”.
    Avevo continuamente formicolio a mani e braccia. Dopo un incontro con un biomeccanico di fama internazionale, il problema è stato risolto variando la posizione delle tacchette. La posizione che avevo, in rapporto al mio effettivo asse del piede, non permetteva una adeguata flessione della caviglia con blocco della circolazione periferica che si rifletteva anche sulle braccia.
    Ora passo anche sei ore in sella senza alcun problema mentre prima dopo un’ora e mezza dovevo continuamente staccare le mani dal manubrio.
    Ciao

  3. Davide ha detto:

    Che signor articolo! Grazie Omar, sei un grande! : )

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