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Bike to work, l’abbigliamento

Bike to work, Bikelife, Urban • di

Svolte
Chissà come arriverai sudato! è una delle prime esclamazioni che mi viene rivolta quando racconto del mio andare al lavoro in bici (di solito la prima è “Beato te!” o “Te sei pazzo”). In questo articolo cercheremo di capire cos’è la sudorazione e come comportarci e quali vestiti scegliere per i nostri spostamenti quotidiani, al fine di limitare al massimo situazioni sgradevoli ed essere sempre confortevoli, freschi e presentabili.

Capire la sudorazione

Prima di analizzare nel dettaglio le scelte di abbigliamento possibili, vediamo di fare chiarezza una volta per tutte sulla sudorazione, lo spauracchio di tutti i ciclisti urbani. Pensiamo al nostro organismo come a una macchina (probabilmente la migliore mai progettata e realizzabile): quando ci muoviamo compiamo quello che in termini meccanici si dice lavoro. Affinché si compia un lavoro è necessaria la presenza di combustibile dal quale attingere energia e le trasformazioni che s’innescano generano movimento, calore e sostanze di risulta dette “di scarto”. Trasportiamo ora questa idea sul piano fisiologico: quando pedaliamo attiviamo i nostri muscoli, il sistema cardiocircolatorio e quello respiratorio, che attingono energia dai nutrienti immagazzinati (glicogeno in primis e successivamente grassi adiposi) per creare l’energia necessaria alla pedalata. Il risultato di questo lavoro è l’innalzamento della temperatura corporea, che viene regolata attraverso la sudorazione. Quando la nostra temperatura corporea raggiunge un livello di allarme, il cervello attiva milioni di ghiandole sudoripare disposte sotto la cute, che espellono un liquido ipotonico detto sudore. L’espulsione del sudore permette la regolazione dei livelli di temperatura del nostro corpo, poiché avviene uno scambio termico che permette all’acqua di evaporare. Inoltre con il sudore espelliamo molte delle sostanze “di scarto” prodotte durante il movimento (colesterolo, grassi e acido lattico). Essendo il nostro corpo progettato per sopravvivere, la sudorazione è un aspetto sì fastidioso ma essenziale, poiché se ciò non avvenisse la nostra temperatura corporea aumenterebbe a dismisura, portandoci a situazioni pericolose per la nostra stessa vita (quando la febbre è troppo alta, per esempio, si possono subire danni al cervello). Un essere umano maschio adulto espelle quotidianamente dagli 0,5 ai 10 litri di sudore.

Ora però dobbiamo suddividere quest’aspetto in due categorie ben distinte:
Sudorazione effettiva: ovvero ciò che noi realmente espelliamo sotto forma di sudore;
Sudorazione percepita: cioè una percezione soggettiva dell’intensità della nostra e dell’altrui sudorazione. Questa sensibilità fa sì che spesso la portata reale del sudore venga ingigantita da convenzioni sociali, elevata sensibilità, utilizzo di capi non idonei, particolari situazioni di stress. Spesso quella contro cui “dobbiamo combattere” non è la nostra sudorazione reale, bensì quella che noi (e gli altri intorno a noi) percepiscono come tale.

Ciclismo urbano e sudorazione

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La pratica del ciclismo urbano, da considerarsi a tutti gli effetti un’attività di tipo sportivo, innesca facilmente il fenomeno della sudorazione. Il problema è unico nel suo genere perché di solito chi fa ciclismo termina il suo giro con una bella doccia rinfrescante, mentre noi ciclisti da città dobbiamo affrontare le otto ore di lavoro oppure effettuare delle commissioni, per cui dobbiamo essere presentabili e decorosi. Bisogna però effettuare alcune considerazioni, poiché non esiste una legge universale del sudore, bensì questi è influenzato da una serie di aspetti:

Lunghezza del tragitto: poiché s’inneschi la sudorazione è necessario che l’attività fisica si protragga per un tempo sufficiente ad elevare la temperatura corporea. Diversi studi scientifici e test personali (quindi molto meno scientifici) attestano che la soglia “di sicurezza” entro la quale la sudorazione non s’innesca è di 5km. Non pensiate che si tratti un argomento di poco conto poiché numerosi test biomeccanici sono stati effettuati al fine di dimostrare quale correlazione esista tra sudorazione e prestazione atletica, soprattutto nel ciclismo professionistico. E’ infatti stato appurato che forzando l’innesco della sudorazione e anticipandolo anche quando la temperatura corporea non è sufficiente il corpo dell’atleta reagisce in maniera ottimale. Per questo si esegue un riscaldamento mirato oppure sono nati veri e propri capi tecnici in grado di “ingannare” il cervello e di anticipare l’attivazione delle ghiandole sudoripare. Se quindi il nostro tragitto è inferiore ai 5km, possiamo tranquillamente (se le nostre esigenze ce lo permettono) pedalare con gli abiti che indosseremo al lavoro;
Intensità di pedalata: percorrere 10km con una pedalata rilassata è ovviamente diverso in termini di risposta fisica al farlo pedalando “alla morte”. L’intensità di pedalata, la frequenza (ovvero il numero di rotazioni del pedale al minuto), la selezione del rapporto e lo sviluppo metrico associato influenza in maniera determinante l’aumento del calore corporeo e quindi la sudorazione;
Temperatura ambiente: va da sé che quando la temperatura ambientale è più bassa, come in inverno, è necessario un tempo più lungo affinché il nostro organismo raggiunga una temperatura tale da attivare le ghiandole sudoripare;
Vestiario: ciò che indossiamo e come lo facciamo può diminuire l’incidenza della sudorazione ed è ciò su cui ci concentreremo nel prossimo paragrafo.

Vestirsi per il bike to work

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La stragrande maggioranza dell’abbigliamento dedicato al ciclismo è pensato per le competizioni o comunque per il lato sportivo dell’utilizzo della bici, per cui si tratta di capi altamente tecnici, con fibre sintetiche di vario genere (poliestere, poliammide, nylon) che consentono un’ottimale evacuazione del sudore. Infatti l’importante non è asciugare il sudore o impedire la sudorazione, bensì agevolare l’evaporazione dell’acqua poiché è grazie a questo fenomeno che la temperatura corporea si abbassa. E grazie all’evaporazione del sudore che diminuisce la temperatura dell’epidermide e per conduzione anche quella dei vasi sanguigni sottocutanei. Purtroppo i capi tecnici hanno due grossi problemi: tendono ad assorbire l’odore della persona per effetto dell’elevata traspirazione, con effetti poco piacevoli e sono ridicoli da usare in ambito urbano (provate ad andare in coda alle poste vestiti come Nibali al Tour de France e non lamentatevi se le altre persone vi indicano). Per questo si può optare per capi di vestiario più consoni ma che comunque offrono una buona traspirazione. Per questo conviene indossare un intimo (all’inglese “base layer”) che a contatto con la pelle sia in grado di offrire freschezza e abbassare la temperatura e quindi via libera a cotone, lino, canapa e comunque a fibre naturali, che tendono sì ad assorbire maggiori quantità di sudore e a bagnarsi più facilmente ma che permettono comunque di “tenere sotto controllo” il processo. In inverno è da preferire la lana merinos, soprattutto nei capi di abbigliamento intimi come calze e magliette, ma anche per i maglioni. Questo tipo di lana infatti dona molto calore ma è leggera (il pelo delle pecore merino è più sottile di quello delle pecore comuni), traspirante e ha un’elevata resistenza all’usura. Inoltre offre un’ottima ventilazione, che evita che il tessuto s’impregni dell’odore caratteristico del sudore. I capi in lana merino sono ottimi anche nelle mezze stagioni, soprattutto nella declinazione del “fresco-lana”, ovvero quel particolare tessuto in grado di offrire calore o freschezza a seconda delle condizioni atmosferiche. Non è un caso che molte case produttrici di capi d’abbigliamento per il ciclismo professionistico propongano soluzioni con basi in lana merino. Da evitare il pile poiché pur offrendo un’elevatissima protezione dal freddo ha la brutta tendenza a sprigionare cattivi odori.

Per non rischiare poi di sudare in maniera eccessiva è sempre meglio vestirsi a seconda delle esigenze, senza mai esagerare per paura del freddo o dell’aria. Infatti un abbigliamento troppo coprente offrirà protezione nei primi chilometri di pedalata, quando il corpo non avrà ancora raggiunto una temperatura sufficiente per far scattare la sudorazione ma successivamente si rivelerà controproducente, poiché peggiorerà lo scambio termico e quindi costringerà il nostro organismo a sudare di più. Meglio indossare una maglietta intima in lana merinos e dotarsi di una giacca antivento e antipioggia in softshell, che protegge dal freddo in modo ottimale ma che possiede al contempo una buona traspirazione. Per evitare di sudare sulla schiena sarebbe meglio preferire l’uso delle borse da bicicletta a quello dello zaino, che premendo sui muscoli ostacola la circolazione dell’aria, creando una zona più calda dove la sudorazione aumenta. Anche per testa e collo è bene investire qualche euro nell’acquisto di una fascia invernale da ciclismo da indossare al posto dei classici berretti di lana, poiché questi ultimi tendono a far sudare eccessivamente, così come le sciarpe, che andrebbero sostituite da fasce in pile che sono calde ma limitano i problemi.
Inoltre è sempre meglio evitare cibi piccanti, alcolici o di difficile digestione o l’assunzione di cibi e formaggi, che possono influire sull’acidità della sudorazione e quindi sull’odore sprigionato dal nostro corpo. Infine, ma non ci addentriamo nello specifico poiché si tratta di un aspetto soggettivo, vi ricordo che non c’è miglior rimedio di una corretta e adeguata igiene intima.

Concludendo

BICI
Ovviamente evitare di sudare è impossibile (anzi, in quel caso si sarebbe affetti da una grave patologia), per cui è impossibile risolvere il problema “eliminando” il sudore con un colpo di spugna. Quello che possiamo fare è vestirci in base alla reale temperatura esterna (e non alla percezione che abbiamo di essa), indossare capi che donino comunque freschezza alla cute ed evitare cibi e bevande che facilitino l’innesco della sudorazione e che le donino un odore acido e sgradevole. Come sempre vi ricordo che non c’è nulla di più valido delle vostre sensazioni per cui dovete sempre provare sulla vostra pelle le diverse opzioni e adattarle alle vostre necessità e alla risposta del vostro organismo, poiché in bici ci sarete voi e dovrete stare comodi e confortevoli.
Va da sé che comunque dovremo fare i conti con la realtà della sudorazione durante il bike to work, per cui nel prossimo articolo vedremo come organizzarsi per lavarsi e cambiarsi con calma una volta giunti sul luogo di lavoro. Sudati, forse, ma soddisfatti di sicuro.

Photo Credits Alberica Di Carpegna | Milano Cycle Chic





5 Risposte a Bike to work, l’abbigliamento

  1. niko ha detto:

    Mi piacerebbe provare ad andare a lavorare in bicicletta, ma i 14 km di distanza, di cui circa 4 su strada statale totalmente buia da percorrere alle 22:30 di sera mi scoraggiano alquanto… per il vestiario non avrei problemi, perché trattandosi di lavoro in fabbrica, potrei fare la doccia e cambiarmi una volta arrivata.

  2. Lorenzo ha detto:

    Ciao Niko! Prova a vedere se magari nel percorso casa-lavoro sono presenti altri mezzi di trasporto da poter sfruttare facendo intermodalità, con un utilizzo combinato di vari mezzi di trasporto è possibile che il tuo percorso diventi molto meno impegnativo in bici ;)

    • niko ha detto:

      Grazie della risposta! Purtroppo no, non ci sono mezzi. La fabbrica in cui lavoro si trova fuori dal centro urbano e l’unico mezzo pubblico che ci arriva è l’autobus. Come ho accennato sopra, comunque, non è tanto la distanza che mi scoraggia, quanto quel pezzo di strada in piena campagna totalmente al buio. L’ho fatto una volta e con la luce del fanalino della bici non vedevo proprio niente! :)

  3. Beppe ha detto:

    Io faccio 13 km per andare al lavoro tutto Ok fino ad un anno fa quando ho preso una bella sella con taglio centrale, comoda ma …. purtroppo da allora consumo il fondo dei pantaloni, di lana, velluto o jeans. Sarei curioso di sapere se anche altri hanno avuto questo problema e come lo hanno risolto senza ovviamente usa pantaloni da bici.

  4. luca ha detto:

    anche io ho un problema simile, nel senso che i pantaloni non durano più come prima e tendono ad allargarsi molto sul sedere o a sformarsi. sto provando con dei jeans un po’ più elastici, ma non ho ancora avuto tempo di vedere gli effetti.

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