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Bikepacking invernale in Puglia: una bella scoperta

Bikepacking invernale in Puglia: una bella scoperta

Pochi di giorni di ferie a Capodanno, la ricerca di temperature un po’ più miti e qualche raggio di sole, una meta raggiungibile in treno, la certezza di buon cibo e buon vino: ecco come abbiamo scelto la Puglia a gennaio!

Una mèta che sicuramente non sarebbe facile da pedalare in estate, per temperature e folla, si è rivelata davvero piacevole, silenziosa e perfetta da scoprire in inverno.

Il percorso: Ciclovia dell’Acquedotto e la Costa Adriatica

Silvia Camon Puglia
Foto di Stefano Colombo – Cyclingshoots.com

Abbiamo studiato una traccia gravel, ad anello, che cercasse di lambire i luoghi suggeriti dai vari conoscenti pugliesi, includendo le mete classiche, con tempi morbidi per goderci le ore di luce.

Un tour 8 giorni: 2 dedicati al viaggio, 5 sui pedali e 1 da turisti a Lecce. Il punto di partenza e di arrivo è stato Gioia del Colle (BA), dove siamo arrivati col treno; abbiamo viaggiato su un Intercity dove le bici alloggiano nel vagone dedicato. Il supplemento per il trasporto è di € 3,50 a bici.

A Gioia del Colle abbiamo pernottato la prima notte e l’ultima nella stessa struttura, chiedendo gentilmente di tenerci una borsa (con un cambio pulito per il viaggio di rientro) che avremmo recuperato l’ultimo giorno.

Silvia Camon Puglia
Foto di Stefano Colombo – Cyclingshoots.com

Abbiamo seguito per buona parte la Ciclovia dell’acquedotto fino a Santa Maira di Leuca, il punto più a sud del tacco d’Italia, per poi risalire lungo la costa adriatica, passando per Punta Palascìa – il punto più a est d’Italia, Otranto, Lecce e Ostuni.

Prima di partire abbiamo prenotato i pernottamenti, è stato davvero facile e conveniente vista la bassa stagione! Tutte le strutture si sono dimostrate disponibili nel garantire un deposito sicuro per le nostre bici quando non era possibile portarle in camera.

Tappa 1: da Gioia del Colle a Grottaglie

Il primo giorno prevede 92 km nell’entroterra lungo la Ciclovia dell’Acquedotto, accuratamente segnalata, su strade secondarie bianche ben battute – o di asfalto – separate dai campi dai tipici muretti a secco di sassi chiari.

Silvia Camon Puglia
Foto di Stefano Colombo – Cyclingshoots.com

Pedalare con un orizzonte libero, su ponti romani, nel verde, pochi alberi e rade masserie, mentre i trulli diventando a mano a mano sempre più frequenti è un inizio perfetto. Un pasticciotto (barchetta di pasta frolla ripiena di crema pasticcera) nelle graziose vie del centro di Noci, poi una sosta ad Alberobello con i suoi trulli patrimonio Unesco dal 1996, e poi ancora qualche chilometro sui pedali per raggiungere Locorotondo. Qui una focaccia indimenticabile con vista sulla Valle d’Itria ci ricarica per proseguire e giù fino a Grottaglie, il paese delle ceramiche!

Una giornata veramente piena di bellezza e di colori! Il verde degli alberi, il bianco delle case e dei trulli dove risaltavano il rosso e oro delle innumerevoli decorazioni natalizie, così apprezzate in luoghi tipici del turismo estivo.

Tappa 2: da Grottaglie a Nardò

Sole e ben 19°C ci scortano su infiniti drittoni verso Sud, tra chilometri di uliveti su entrambi i lati e ahimè talvolta qualche discarica improvvisata. Un caffè a Manduria, famosa per il vino Primitivo, poi il percorso affianca la famosa pista di Nardò (Nardò Technical Center) un anello perfetto della lunghezza di più di 12 chilometri!

Silvia Camon Puglia
Foto di Stefano Colombo – Cyclingshoots.com

Qui optiamo per una breve deviazione dalla traccia per un goloso rustico (una pasta sfoglia ripiena di pomodoro, mozzarella e besciamella) e una frisella (una sorta di pane biscottato a forma di ciambella con verdure fresche) vista mare a Porto Cesareo, sulla Costa Ionica. Tornati sul percorso, ancora pochi colpi di pedale e Nardò ci accoglie – e stupisce! – con la sua splendida piazza Salandra, dominata dall’imponente Guglia dell’Immacolata. La cena in una tipica osteria a base di Ciceri e tria (una tipica pasta e ceci) e fave e cicoria è la perfetta conclusione per questa giornata. 86 km e dislivello trascurabile.

Tappa 3: da Nardò a Santa Maria di Leuca

Una colazione indimenticabile nello storico caffè Parise, una controllata alla traccia e si riparte.

Il Salento si presenta così, con un percorso talmente bello da farci fermare per chiedere a un passante se fossimo dentro un museo diffuso! Pulitissimo, ciclabili in sicurezza, fondo omogeneo, masserie di pietra bianche e tantissime pajare: costruzioni in pietra un tempo utilizzate dai contadini per ripararsi dal cattivo tempo o dall’afa, come rimessa e giaciglio durante la raccolta delle olive.

Silvia Camon Puglia
Foto di Stefano Colombo – Cyclingshoots.com

Dopo 79km (e 650mt dislivello) raggiungiamo Santa Maria di Leuca ove meritano una vista il santuario di Santa Maria di Finibus terrae, il faro e la scalinata di 296 gradini che collega la Basilica al sottostante porto facendo da cornice alla cascata monumentale dell’Acquedotto Pugliese che sfocia in mare. Qui, a Punta Miliso il mare Ionico incontra quello Adriatico e termina la Ciclovia dell’acquedotto.
Una cena con abbondanti orecchiette alle cime di rapa mentre aspettiamo che la lavatrice in hotel ci restituisca i completini puliti, concilia una bella dormita.

Tappa 4: da Santa Maria di Leuca a Lecce

Una sistemata alle sacche e percorrendo la panoramica strada litoranea che in gennaio si è rivelata completamente sgombra dal traffico, ci dirigiamo verso Punta Palascìa, il punto più a est d’Italia, da dove nelle giornate limpide si scorge l’Albania che dista solo 71 chilometri.

Silvia Camon Puglia
Foto di Stefano Colombo – Cyclingshoots.com

Il tempo di una foto e di nuovo in sella verso la Cava di bauxite nei pressi di Otranto: un luogo davvero incredibile di terra rossa e compatta che fa da sfondo ad un lago verde smeraldo. Oltre a pochi cicloturisti, qui abbiamo incontrato un gruppo di turisti a cavallo! Una sosta a Otranto e poi qualche saliscendi lungo la costa ci porta a Torre dell’Orso dove una puccia (tipico panino rotondo leccese) è stata il nostro pranzo. Pedaliamo nell’oasi protetta dei laghi Alimini, e poi fino alla piccola cittadella fortificata di Acaya che ci è piaciuta davvero tantissimo. Al chilometro 100 giungiamo finalmente a Lecce, con un dislivello totale di 650 metri.

Il giorno successivo lo abbiamo dedicato alla visita della città, a piedi, ma anche con un servizio guida… in bici! La sera, caricate le bici sul treno regionale, ci spostiamo ad Ostuni per il pernottamento.

Silvia Camon Puglia
Foto di Stefano Colombo – Cyclingshoots.com

Tappa 5: Da Ostuni a Gioia del Colle

Dopo aver visitato la città bianca, ci dirigiamo sempre più nell’entroterra verso Cisternino, che ci resta nel cuore in particolare per le frasi dipinte sui muri, sui balconi, sulle altalene. Poi Martina Franca con un percorso sempre facile e lontano dal traffico.

In 70 chilometri siamo di rientro a Gioia del Colle, dove il gestore dell’hotel da dove eravamo partiti ci sorprende con una mozzarella da 1 chilogrammo come premio-merenda per la conclusione del nostro viaggio. Che golosa accoglienza!

Un viaggio fuori dagli stereotipi

Si conclude così questa avventura invernale in Puglia, un territorio lunghissimo (è lunga circa 350 chilometri!) pieno di storia, di arte, di taralli e ricca di contrasti che fanno riflettere. Un viaggio nel silenzio delle strade di campagna, nelle luci delle vie dei paesi decorati a festa, nelle innumerevoli proposte della cucina tipica e nei famosi vini locali.

Silvia Camon Puglia
Foto di Stefano Colombo – Cyclingshoots.com

Ma anche un viaggio fuori dagli stereotipi per dimostrare che il turismo in Puglia si può fare sempre, e si può fare in bicicletta, perché anche il nostro paese è sempre più ciclabile e pronto ad accogliere i cicloturisti.

Ho viaggiato dal Cile alla Nuova Zelanda alla Corea, ho messo piede – e spesso due ruote – in tutti i continenti, ma non avevo mai pedalato tra i vigneti e gli uliveti delle masserie in Puglia. Spesso si cercano avventure in bici in paesi lontani, esotici, ma questo viaggio mi ha ricordato quanto sia importante pedalare anche qui, a casa, in luoghi “vicini” che il mondo ci invidia – specie in questo preciso momento storico del bel paese.

Credo che ogni ciclista e cicloturista che percorre anche le strade nazionali dia il suo importante contributo nel supporto a questo settore che necessita di attenzione, di dedizione, di rispetto, ma anche di strutture e di manutenzioni.

Buone pedalate!

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