Ciclismo e problemi alla prostata: come affrontarli al meglio

Uno dei temi più scottanti del ciclismo a qualunque livello è l’impatto dell’attività in sella sugli organi genitali, la funzionalità erettile e la fertilità maschile. Il ciclismo può portare a sviluppare problemi alla prostata come il tanto temuto tumore (malattia tumorale più comune nell’intero genere maschile)? In questo articolo cercheremo di capire se esiste davvero una connessione tra la pratica del ciclismo e i problemi prostatici.

Prostata: anatomia

anatomia prostata

Cos’è la prostata? Il comico Giobbe Covatta l’aveva descritta più o meno così: “La prostata è un organo che non si sa che funzione abbia. Se vai in giro e dici – C’ho la prostata – significa che stai male ma se dici – Non c’ho la prostata -, stai peggio”.
Scherzi a parte, la prostata è un organo molto importante nell’uomo. Si tratta di una ghiandola (detta appunto “ghiandola prostatica”) che ha il compito di produrre ed emettere il liquido seminale. Si trova in posizione avanzata rispetto all’ano di cinque centimetri e subito sotto la vescica. Due sono le patologie più comuni che interessano la prostata:

Iperplasia: è l’ingrossamento del volume della prostata dovuto all’aumento del suo numero di cellule. E’ la classica patologia che spesso viene chiamata “avere la prostata”. La ghiandola aumenta il suo volume e finisce per spingere sulla vescica, dando la sensazione a volte continua di dover urinare, senza che vi sia in realtà una necessità. Questa patologia non è dovuta a fattori ambientali ma alla produzione di un particolare estrogeno. E’ una malattia molto comune, che in alcune aree del pianeta arriva a colpire un uomo ogni due dopo i 60 anni;
Tumore: il cancro della prostata è una delle patologie più diffuse, seconda solo al tumore dei polmoni (sempre più in aumento per colpa dell’inquinamento atmosferico). In realtà il cancro della prostata è molto diffuso nei paesi industrializzati, per cui la medicina è convinta che il suo sviluppo dipenda anche dal tipo di vita condotto in quei paesi;

Queste sono le due patologie più comuni a carico della prostata, così diffuse che tutti gli uomini sopra i cinquant’anni possono soffrirne, sia che pratichino il ciclismo o che non sappiamo nemmeno cosa sia una bicicletta. Ma esiste una correlazione tra il ciclismo e l’insorgenza di queste patologie?

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Ciclismo e problemi alla prostata: esiste un collegamento?

Un ciclista con la prostata

Questa domanda se la sono posta in molti, tra cui i ricercatori dell’Università di Medicina di Londra, che nel 2014 hanno effettuato uno studio, prendendo in esame un gruppo di uomini che praticava ciclismo e un gruppo che non faceva attività sportiva. Dopo mesi di osservazione è stato scoperto che non esiste nessuna correlazione scientifica tra l’uso della bici e lo sviluppo di problemi relativi alla prostata.
Il campione di praticanti però aveva una percentuale di scoperta di problemi prostatici maggiore di quella dei sedentari. Com’era possibile? La risposta è semplice: i ciclisti si curano di più, si sottopongono più spesso a controlli medici e quindi sono maggiori le probabilità di scoprire patologie prostatiche.

In poche parole non è il ciclismo a far nascere problemi prostatici ma se si è ciclisti sono maggiori le probabilità che queste patologie vengano scoperte in tempo. Infatti la pratica del ciclismo dopo i cinquant’anni può avere un impatto sulle funzioni genitali, magari con l’apparizione di sangue nelle urine per eventuali colpi presi sulla sella. Grazie a questi episodi (che di solito si risolvono senza alcuna cura medica) è più facile che il ciclista si rechi dal medico, che preschive delle visite di routine che consentono di scoprire che è in atto un’alterazione a livello della prostata.

Lo studio inglese ha dunque compreso che la sospetta diffusione di patologie prostatiche nei ciclisti non è dovuta a un rapporto tra la sella e la prostata, bensì solo al fatto che i ciclisti sono più propensi a farsi visitare e quindi a farsi diagnosticare tali patologie. Riassumendo: il ciclismo non ha influenze negative sulla prostata ma usare la bici dopo i 50 anni potrebbe dare modo di scoprire prima se esistono delle patologie, ampliando notevolmente le speranze di guarigione.
Per cui, l’eventuale correlazione tra bicicletta e “prostata” è una leggenda non supportata dalla medicina. A conclusione dello studio pubblicato, i ricercatori inglesi hanno scritto: “Non possiamo dire, sulla base dei nostri risultati che il cancro alla prostata sia causato dal ciclismo. Per questo non è possibile consigliare di ridurre il volume di ore sulla bicicletta dopo una certa età, per paura di sviluppare tale patologia. Il ciclismo ha moltissimi effetti positivi sul fisico e sulla psiche che sovrastano qualunque rischio possa essere mai connesso con la pratica stessa”.

Ciclismo e problemi alla prostata: come comportarsi?

ciclista che va in sella con la prostata

Diverso è il discorso per chi ha già dei problemi prostatici e voglia iniziare o continuare a usare la bicicletta. Come deve regolarsi? Ecco alcune linee guida da seguire:

Non abbandonare la pratica: come abbiamo visto non è vi è correlazione tra ciclismo e problemi prostatici, per cui l’abbandono della bici è doppiamente dannoso, poiché da una parte non risolve il problema e dall’altro riduce drasticamente gli effetti positivi sul benessere generale;
Rivolgersi a uno specialista: invece di seguire strane procedure prese da internet o di abbandonare la pratica perché l’ha detto l’amico “che ha conosciuto un tizio cui è esplosa la prostata mentre andava in bici”, bisogna sempre rivolgersi a uno specialista in queste patologie, che saprà consigliare al meglio;
Tenere sotto controllo la minzione: se compaiono episodi di sanguinamento mentre si urina, è bene non sottovalutare la cosa e rivolgersi al medico per accertamenti;
Effettuare una messa in sella biomeccanica: una corretta messa in sella eliminerà eventuali tecnopatie dovute all’errato posizionamento, consentendo quindi di ridurre anche gli impatti a livello del pavimento pelvico e degli organi genitali;
Ridurre la pressione perineale: uno studio condotto dall’istituto di Urologia inglese nel 2007 ha dimostrato che l’uso di selle che consentano di ridurre la pressione a carico del perineo ha migliorato la situazione a livello prostatico dei pazienti affetti da patologie. Lo stesso studio ha anche dimostrato che questo tipo di selle non ha alcun effetto preventivo per i ciclisti che non hanno patologie, per cui usarle anche se non si hanno problemi non evita che questi possano comunque presentarsi (dato che non sono correlati con la pratica);
Ascoltare il proprio corpo: se dopo un’uscita in bici si avvertono dolori perineali, disturbi della minzione o bruciore mentre si urina, è conveniente rivedere il proprio piano di uscite oppure controllare la sella e la bici. Infatti il problema può essere dovuto a un sovraccarico per il troppo sforzo o le troppe ore in sella. Strafare non fa bene a nessuno, sia che soffra di prostatite sia a quelli sani come pesci;

Ciclismo e problemi alla prostata: concludendo

Non esiste alcun collegamento tra la pratica del ciclismo e l’insorgenza della prostatite o del cancro alla prostata e vi sono numerosi studi a supporto di questa realtà. Per cui il consiglio è questo: dopo i 40 anni è bene effettuare un controllo saltuario della prostata, controllo che deve diventare periodico dopo i 50 anni di età. E questo vale sia che siate ciclisti, calciatori o giocatori di bocce.

Vi ricordo che per trovare al meglio la propria posizione ci si deve rivolgere a un biomeccanico professionista (laureato in scienze motorie o fisioterapia), che abbia soprattutto competenze anatomiche e che conosca come si muova il corpo sulla bici. Un errore è dare troppo peso alla nomea del biomeccanico o al software che utilizza, senza andare a valutare invece le reali competenze tecniche.

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Articolo aggiornato a Marzo 2020

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