Come trovare la sella perfetta
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Come trovare la sella perfetta

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Quando si procede all’acquisto della sella, si tende a valutarne la destinazione d’uso (corsa, mtb, trekking) e il colore, senza soffermarsi più di tanto sull’ergonomia né sull’impatto che quest’ultima avrà sulla nostra performance e comodità. In realtà la scelta della sella è un’operazione essenziale, poiché un acquisto errato potrà condurre a sviluppare patologie e problemi. Come deve essere fatta la sella perfetta per noi? Lo vediamo in questo articolo, basandoci sui dati scientifici emersi da una ricerca condotta dall’Università dello Sport di Colonia.

La forma perfetta della sella: cosa dice la scienza

Le patologie a carico della prostata sono tra le cause di morte più diffuse nei paesi industrializzati per gli uomini (seconde solo alle malattie coronariche). La convinzione, dimostratasi errata, che la pratica del ciclismo possa condurre a sviluppare tumori alla prostata, ha fatto sì che negli ultimi decenni venissero messe sul mercato selle con fogge, materiali ed elementi costruttivi differenti, in modo da veicolare la pressione e alleggerire la zona del pavimento pelvico. Nella maggior parte dei casi le selle presentano un’asola nel mezzo, per ridurre lo schiacciamento della zona perineale e quindi evitare che la prostata possa infiammarsi per via dei sobbalzi. Ma qual è la forma di sella migliore in termini di comfort, supporto del ciclista e prestazioni?
Questa domanda se la sono posta i ricercatori dell’Università dello Sport di Colonia (Germania), una delle facoltà più importanti per quello che riguarda gli studi medici applicati al ciclismo, stimolati dall’azienda italiana Selle Royal. Per trovare una risposta, hanno deciso di svolgere uno studio (definito Saddle Shape Study) che avesse come base l’analisi medica e biomeccanica della sella nel suo complesso, quindi forma, dimensione, materiali e la presenza funzionale del buco.

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Dall’analisi poi si è passati a una definizione di direttive essenziali per progettare un modello di sella basato su criteri scientifici.
I ricercatori dell’Università hanno analizzato 27 diverse selle presenti sul mercato (di vari produttori) e hanno applicato su di esse un rilevatore di pressione formato da ben 64 sensori, capaci di mappare la distribuzione della pressione esercitata dalle parti anatomiche in contatto. Le 27 selle sono state testate e misurate in 3 diverse posizioni di guida: athletic (con schiena a 45°), moderate (con schiena a 60°) e relaxed (con schiena eretta a 90°). Le mappe di pressione create con questi numerosi test, sono poi state classificate secondo dei parametri di confronto:

Massima pressione pubica: ovvero la massima spinta esercitata dalle parti anatomiche a contatto con la sella (espressa in mbar). Minore è questo valore, maggiore è il comfort;
Pressione pubica media: indica una media ponderata delle varie pressioni esercitate dalle parti anatomiche a contatto con la sella (espresse in mbar). Anche qui, minori i valori e più elevato è il comfort;
Superficie reale di contatto: indica la superficie reale di contatto tra sella e parti anatomiche (in mm). Minore è il valore di contatto, maggiore il comfort;
Distribuzione della superficie utile: indica la distribuzione della pressione lungo tutta la superficie della sella. Se la pressione è ben distribuita, allora la sella è ben disegnata, poiché non ci sono zone pubiche in sovraccarico. Se invece vi sono zone sollecitate maggiormente di altre, significa che la sella è male progettata;

I ricercatori hanno poi combinato fra loro queste variabili per disegnare una vera e propria mappa delle selle, cercando di capire quali siano i profili di sella migliori per il comfort e quali invece i peggiori.

Da questa mappatura è emerso che:
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Il becco, contrariamente a quanto ritenuto finora, deve essere robusto e non sottile e affusolato. Più aggressiva è la posizione di guida (inferiore ai 45° della posizione athletic), maggiore è la pressione esercitata sul becco. Quest’ultimo deve essere quindi in grado di resistere e di donare comfort al ciclista, per cui è necessario che sia disegnato in modo da essere morbido e arrotondato;

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La parte centrale della sella è la più importante per donare comfort in tutte e tre le posizioni. Ed è qui che i ricercatori dell’Università di Colonia hanno finalmente definito scientificamente se sia necessaria la presenza del buco nella sella. La risposta è stata: dipende. Questo perché un buco che non sia ben progettato sul profilo pubico del ciclista, fa sì che quest’ultimo sposti la pressione dal centro di sella a un altro punto, creando dei sovraccarichi in altre zone. Quindi usare una sella che non è disegnata per la nostra conformazione anatomica non apporta alcun vantaggio, nonostante sia dotata del buco.
I ricercatori hanno scoperto che per alleviare la pressione sul pavimenti pelvico è fondamentale che la sella abbia un canale centrale più basso, una sorta di scarico che dal becco raggiunga il retro della sella. Che poi questo sia un buco o un canale ribassato, l’importante è che sia disegnato in modo da alleviare la massima pressione dalle zone genitali e perianali;

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La parte posteriore della sella deve avere una dimensione più grande (soprattutto se si pedala nella posizione Relaxed con schiena eretta a 90° rispetto
al terreno). Questo perché deve sopportare la pressione esercitata dal peso del ciclista;

Dai dati al prodotto: la nascita delle selle Scientia

Lo studio condotto dall’Università di Colonia ha dunque fissato in termini scientifici inequivocabili i criteri di progettazione e design di una sella. Il nodo cruciale sarà ora vedere come i produttori riusciranno a tradurre questi dati in elementi di design e realizzazione. Chi è riuscito a mettere in pratica i dati scoperti nello Saddle Shape Study è stato il produttore Selle Royal, che ha proposto una linea di selle denominata Scientia.

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I designer della casa veneta hanno infatti “tradotto” i dati scientifici emersi dalla ricerca universitaria in una serie di modelli di sella, diversificati sulla base della distanza delle ossa ischiatiche (le tuberosità del bacino che vanno a contatto con la sella) e la posizione di guida (utilizzando il medesimo schema dell’università di Colonia: Athletic, Moderate e Relaxed). Le selle del gruppo Scientia infatti presentano una curvatura del profilo diversa a seconda dell’angolo assunto dalla schiena durante la guida. Come indicato dai ricercatori, la parte centrale è priva di buco ma dotata di un canale di scarico che parte dalla punta e raggiunge il retro della sella, per alleggerire la pressione della zona genitale e del perineo.

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La parte posteriore della sella è supportata da un sistema di forchette caricate in fibra di vetro, che permette alla forchetta stessa di non essere attaccata direttamente sulla base. In questo mondo non si vanno a creare degli ulteriori punti di pressione che spingono sulla direzione opposta rispetto al peso del ciclista, questo permette di garantire anche flessibilità e di evitare che i contraccolpi presi dalle ruote si scarichino direttamente sulla schiena del ciclista, affaticandola e portando a sviluppare tecnopatie.

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Un altro tentativo di tradurre le nozioni scientifiche in design di sella è stato compiuto da Fizik, anche se in un ambito decisamente più “corsaiolo”. La casa ha effettuato un upgrade delle selle Arione, Antares e Aliante, applicando la tecnologia Versus X. Le selle infatti sono state infatti disegnate prevedendo un canale di scarico centrale più profondo, che allo stesso tempo allevia la pressione ma rimane rigido per non inficiare sul trasferimento di potenza.

Linee guida per trovare la sella giusta

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Come ha confermato lo studio dell’Università tedesca, usare semplicemente una sella dotata di buco potrebbe non apportare benefici, se questa non fosse adatta alla nostra conformazione anatomica. Capire quindi di che sella si ha bisogno è il primo passo per scegliere il prodotto migliore per noi. Per riuscirci, possiamo utilizzare il sistema che la stessa casa produttrice Selle Royal ha creato per le selle del gruppo Scientia. Si tratta infatti di un sistema semplice, che si articola in due step:

Per prima cosa è necessario verificare la distanza delle proprie ossa ischiatiche (le tuberosità inferiori del bacino che effettivamente vanno a contatto con la sella). Per farlo ci si deve sedere su un cuscino di gel, capace di riportare la distanza delle ossa e quindi definirne la conformazione;

Come secondo passaggio bisogna definire il proprio stile di guida: Athletic, Moderate o Relaxed. Come abbiamo visto dallo studio infatti maggiore è l’inclinazione della schiena, più grande è il contributo richiestoal becco della sella mentre se la schiene è ben eretta, il lavoro più importante deve essere svolto dal retro di sella. Per questo è importante capire che la stessa sella non può essere usata in ambiti totalmente diversi, dove la posizione di guida cambiaradicalmente;
Sulla base di questi dati è così possibile definire quale sella fa al caso nostro;

Passando dalla mera teoria alla pratica, ho testato il sistema in prima persona. Dalle rilevazioni è emerso che la distanza tra le mie ossa ischiatiche è di 13cm (maggiore di quella di mia moglie, tanto per darvi un’idea). Questo significa che avrò bisogno di una sella con una parte centrale più larga, per creare un alloggiamento comodo alle ossa ischiatiche, evitando che scivolino all’infuori. Usando la bici in una posizione Athletic, il becco della sella migliore per me dovrà essere robusto, per supportare il peso e la pressione generata dalla mia posizione sbilanciata sul manubrio, mentre la parte posteriore non ha motivo di essere larga, poiché non vi è scarico del mio peso. Ora, con questi dati alla mano, potrò passare alla scelta della sella migliore, basandomi su dati scientifici e reali.

Concludendo

Bikes in traffic

La questione della sella è sempre individuale. L’utilizzo di una sella con il buco e becco affusolato può essere la soluzione solo in alcuni casi ma non può diventare il rimedio universale. Grazie allo studio condotto dall’Università di Colonia e di alcuni produttori (come Selle Royal con il progetto Scientia) che hanno saputo prestare attenzione ai dati emersi, sarà possibile elevare l’ergonomia e la biomeccanica delle selle. La prossima volta che acquistate una sella, lasciate per un attimo perdere fattori secondari come il peso o il colore che si abbina con il telaio e focalizzatevi sul fatto che sia o meno creata e disegnata sulle vostre esigenze, per donare comfort e protezione. Non ci stancheremo mai di dirlo: è la bicicletta (e tutti i suoi componenti) a doversi adattare alle vostre necessità e mai il contrario.

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14 Risposte a Come trovare la sella perfetta

  1. Severino Ferrando ha detto:

    Articolo necessario, la sella è l’elemento variabile che più soggettivo di così si muore.
    Caro Omar forse hai dimenticato di aggiungere che sarebbe bene che tutti i rivenditori di selle mettano in pratica l’uso della -sella di prova-. Perché tutta la teoria, peraltro vera, precedente all’acquisto si scontra con la pratica dell’utilizzo. Una volta dicevano che -la sella bisogna domarla-, oggi con le nuove tecnologie e materiali questo non è più possibile ne necessario ma le mie natiche devono comunque ambientarsi con la sella. Quindi, secondo il sottoscritto, se quando acquistate una sella NON vi fanno fare un periodo di prova…cambiate rivenditore.
    ciao e buona sella a tutti.

  2. Daccordi ha detto:

    Il tumore alla prostata è sviluppato dal doping, non dalle ore in sella

    • Omar Gatti ha detto:

      Ciao,
      beh, non generalizziamo. La bici non fa venire il tumore alla prostata ma rimane comunque il fatto che ogni uomo dopo i 50 anni debba effettuare controlli annuali (ciclisti e non).

      Buone pedalate!

      Omar

  3. Longino Giorda ha detto:

    come sempre, grazie dei chiarimenti….il tumore alla prostata non c’entra un tubo col pedalare1
    Anzi, se NON pedali, e NON sei in buona forma fisica , allora ti ritrovi nei guai.

  4. Alex ha detto:

    Mi vien da dire:
    1) Ma perchè dedicarsi a sviluppare selle così avanzate – e costose di prezzo – se poi queste sono introvabili nei negozi e non possono essere perlomeno valutate nella loro manifattura? Come si fa a trovare la sella ideale comprandola su internet? Assurdo.

    2) La gran parte – per non dire tutti – dei problemi inerenti all’ uso della bici potrebbero essere risolti se gli industriali del settore producessero bici con la sospensione posteriore. E’ una variante al telaio ormai fattibilissima (e lo è sempre stata…); da qualche anno avevano iniziato a essere prodotte e a circolare comunemente bici a doppia sospensione a prezzi popolari…poi tutto è stato bloccato, perchè? Quando faccio provare la mia full-suspendend tutti mi dicono: “Ma che comodità! Abbandonerei l’ uso degli altri mezzi di trasporto con una bici del genere!”. Suggerisco a Bikeitalia di approfondire la questione del perchè le bici a sospensione posteriore non siano così diffuse come sarebbe possibile e come sarebbe utile per realizzare, veramente, il cambiamento della mobilità urbana.

    • Paolo ha detto:

      Da possessore di full mi viene da dire che la sospensione posteriore non nasce (e non ha come scopo) per comodità ma per aumentare l’aderenza della bici ai terreni sconnessi.
      Qualunque sia il tipo di sospensione e qualunque sia il suo settaggio la pressione sulla sella resta la stessa.
      Per quanto riguarda l’articolo, mi sento di dire che servirebbe un sistema più “popolare” per misurare la distanza delle tuberosi ischiatiche. Il problema commerciale resta anche se il rivenditore ha le selle di prova (quelli che conosco le hanno tutti) in quanto ogni rivenditore ha massimo (e forse) due marche, e dalla mia esperienza bisogna provarne parecchie di marche prima di trovare quella veramente ottimale.

  5. Stefano ha detto:

    Ciao – con la mia bici reclinata nessun problema ;-)
    Stef

  6. Alex ha detto:

    Sicuramente le sospensioni hanno, per un qualsiasi veicolo, come fine principale, la “cosiddetta “tenuta di strada”, attraverso una risposta che è in funzione delle asperità del percorso. Come naturale conseguenza si ha anche però un confort di marcia enormemente migliorato. Si provi, per quanto riguarda le bici, a percorrere abitualmente una strada cittadina a largo scorrimento – dunque a una certa velocità – e lastricata in pavè, prima con e poi senza le sospensioni antero-posteriori… Oltre alla sicurezza e al confort di marcia, le sospensioni, soprattutto le posteriori, sono in grado di prevenire molti disturbi correlati alle articolazioni ecc., che molto spesso sono la causa dell’ abbandono della bici come mezzo di trasporto quotidiano.
    Insomma, la bici è o non è un mezzo di trasporto con dignità pari agli altri mezzi ? Vogliamo lasciarla in quello stato di semplice baracchino per compiere solo brevi tragitti?
    Solo in condizioni stradali ottimali? Dove sarebbero poi queste…in Italia?

  7. Alex ha detto:

    Gentile Sig. Pinzuti,
    La ringrazio della domanda, la cui logica porta a concludere che una bici a doppia sospensione sia sconsigliata in ambito medico, o non sia possibile come sbocco produttivo industriale frutto di ricerche nel suddetto campo.
    Le dispiace dunque spiegarmi perchè un mezzo di trasporto, che può normalmente viaggiare (di media) a 20/25 km/h, nel momento in cui risulti essere privo di sospensioni, sia migliore e più adatto da un punto di vista biomeccanico e anatomico?
    La Sua risposta sarà utile a me e ad altri lettori che si trovano o si troveranno nella situazione di dover risolvere i vari problemi posturali e le eventuali patologie correlate all’ uso regolare della bici come mezzo di trasporto, senza così dover scegliere la, probabilmente, erronea soluzione della sospensione antero-posteriore.

    Cordiali saluti.

    • Omar Gatti ha detto:

      Buongiorno Alex,
      sono Omar, il responsabile della sezione tecnica di Bikeitalia. Rispondo io su questa questione:
      le sospensioni sono ottimali quando vi è la necessità, ovvero quando si va ad affrontare un tratto sterrato e si deve mantenere la ruota a terra, per ottimizzare il grip.
      Pedalare su asfalto con una bici con sospensioni è deleterio poiché la compressione ed estensione (tecnicamente viene definito “bobbing”) portano a una dispersione di energia e un rapido affaticamento. Per questo pedalare con una bici biammortizzata su strada è molto più scomodo che farlo con una bici con telaio rigido. Inoltre le sospensioni hanno un costo e una necessità di manutenzione che influiscono molto sulle tasche del ciclista che le possiede.
      Le consiglio di leggere gli appronfondimenti che abbiamo già pubblicato sul tema:
      https://www.bikeitalia.it/2016/10/04/sospensioni-bici-corsa-davvero-futuro-ci-aspetta/
      https://www.bikeitalia.it/bici-da-viaggio-con-o-senza-sospensioni/
      https://www.bikeitalia.it/le-bici-ammortizzate-sono-piu-efficienti/

      Per ottimizzare la comodità in bici non si deve lavorare solo sulla bicicletta in sé, bensì spostare l’attenzione sulla cosa più importante: il proprio corpo. Solo grazie a una regolazione biomeccanica efficiente, che valuti gli angoli di lavoro (ROM – range of movement) delle articolazioni, si potrà davvero trovare una posizione in sella comoda e che permetta di non affaticarsi.

      Usare una bici con sospensioni unita a una posizione sbagliata è, a mio avviso, controproducente sia in termini di resa biomeccanica che di divertimento in sella.

      Buone pedalate!

      Omar

  8. A.D. ha detto:

    Come sempre, nel caso degli articoli di Gatti, una lettura interessante ed istruttiva. a mio parere però meriterebbero un capitolo a parte le selle Brooks. Essendo in sostanza sospese tra le due estremità ( sotto non c’è niente, sono in pratica delle piccole amache di cuoio!) hanno la capcità unica di adattarsi, col tempo, alle forme di chi le usa, diventando una sorta di calco del fondoschiena del loro proprietario. Me ne ha regalata una mia moglie per Natale, finora l’ho usata per circa 600 km, ma già mi sono accorto del cambiamento di forma e della differenza di confort rispetto a quando era nuova. Mi ha convinto a questa scelta il fatto che la Brooks sia la sella della maggioranza di quelli che considero i “veri” ciclisti, i cicloviaggiatori, gente che passa 8-10 ore consecutive in bicicletta.

    • Omar Gatti ha detto:

      Ciao AD,
      grazie per aver apprezzato l’articolo. Sicuramente le Brooks in cuoio (diverso discorso per le Cambium in gomma) sono un universo a parte. Il cuoio si deforma per adattarsi alla conformazione anatomica del ciclista ma va anche nutrito (essendo un materiale organico) e ogni tanto va rimesso in trazione, usando l’apposita vite, per evitare che diventi troppo morbido.
      Diciamo che le Brooks sono una scelta che va più a gusto e sensibilità personale, poiché c’è chi le usa con profitto e chi invece non le trova così comode.

      Buone pedalate!

      Omar

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