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Come diventare biomeccanico del ciclismo

Bikelife, Biomeccanica, Salute • di

La biomeccanica, la scienza che studia il rapporto tra l’essere umano e la bicicletta è uno degli aspetti più entusiasmanti del ciclismo, che abbraccia discipline diverse come medicina, meccanica e ingegneria. L’interesse verso questi temi e i corsi di formazione ci hanno fatto conoscere moltissime persone mosse dalla volontà di diventare dei biomeccanici professionisti. In questo articolo vedremo quale percorso intraprendere per trasformare i propri sogni in realtà.

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Indice
La figura del biomeccanico
Apertura mentale
Acquisire sensibilità
Tenere traccia di ogni attività
Avviare l’attività
Video: La visita biomeccanica serve davvero?

La figura del biomeccanico


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“Non è importante quanto hai studiato. È importante quanto hai assorbito di ciò che hai studiato” (Bruce Lee).
Il biomeccanico è un professionista, un tecnico che sa mettere in sella qualunque tipo di ciclista e sa comprendere le cause di eventuali problemi e dolori dovuti a un incorretto posizionamento. Per questo il bagaglio di competenze tecniche richieste è davvero elevato, che vanno da una solida base di anatomia e fisiologia umana, alla conoscenza dei prodotti per bici presenti sul mercato, per finire con la capacità di comprendere le misure del telaio e le diverse forme costruttive. La figura del biomeccanico non può certo essere improvvisata, poiché una tale competenza non si acquisisce in poco tempo né esistono formule magiche (o software magici) in grado di risolvere i problemi relativi a un bikefitting complicato.

Le conoscenze basilari sono legate alla conformazione anatomica del ciclista, il funzionamento delle articolazioni, la dinamica di pedalata, l’importanza della finestra biomeccanica, la capacità di effettuare una corretta verifica posturale e la conoscenza delle differenti conformazione dei pedali, dei manubri, delle leve freno e delle selle presenti sul mercato. Tutto ciò richiede uno studio dedicato, che può occupare molto tempo, poiché la professionalità non si compra in farmacia.
Un buon punto di partenza per il tuo percorso di studi può essere il nostro corso di biomeccanica del ciclismo.

Apertura mentale


“Ciò che è flessibile è resistente, ciò che è rigido è debole” (Lao-Tzu).
Oltre al bagaglio di competenze tecniche, al biomeccanico è richiesta una notevole apertura mentale e un’innata propensione all’ascolto. Dato che ogni ciclista è a sé, con delle esigenze, capacità e conformazioni anatomiche uniche, è impossibile pensare che possa usare un approccio standard (o un calcolatore) che vada bene in ogni occasione. La flessibilità mentale del biomeccanico deve portarlo a chiedersi sempre se le aspettative del cliente si sposano con le sue reali capacità e riuscire a trovare la posizione in sella più sostenibile in quel dato momento.

Non vi nego che il 99% dei ciclisti che metterete in sella avranno degli obiettivi e desideri completamente disallineati dalle loro reali capacità. Vi capiteranno ciclisti poco flessibili che arriveranno con la foto del loro campione preferito e chiederanno di copiare esattamente la sua posizione. Persone che fanno mestieri sedentari che influiscono negativamente sulla loro postura che daranno la colpa di eventuali dolori solo alla bici. Avrete a che fare con atleti con dismetrie false, bacini ruotati, piedi vari o valghi, spalle disallineate, problemi di masticazione che comportano dolori alla schiena e molto altro. L’unico modo per poter trovare la posizione più sostenibile (all’interno della famosa finestra biomeccanica) è saper ascoltare e avere un’ottima flessibilità mentale.

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Acquisire sensibilità


“La conoscenza non è sufficiente: dobbiamo applicarla” (Bruce Lee).
Come può un biomeccanico acquisire una sensibilità tale da poter capire e ascoltare i propri clienti? L’unico modo è testare sulla propria persona gli effetti di un errato posizionamento. Questo significa provare a pedalare con le tacchette avanzate e poi arretrate, alzare ed abbassare la sella, allungare lo stem, modificare i parametri e valutare gli effetti che questi hanno sul corpo. Ovviamente bisogna usare la testa per non farsi male davvero ma è importante avvertire sul proprio corpo le sensazioni che i clienti vi racconteranno. Sono sufficienti delle uscite da 20km per ogni posizionamento errato e poi segnare su un quaderno i problemi e le sensazioni avvertite. Così, ogni volta che un cliente vi dirà “ho come gli spilli nel ginocchio“, saprete capire a cosa sono dovuti, perché li avrete avvertiti anche voi.

Tenere traccia di ogni attività


“Chi conosce tutte le risposte… non si è fatto tutte le domande” (Confucio)
Il biomeccanico è una persona metodica, che prepara una scheda per ogni cliente, in cui tiene traccia di ogni parametro: età, flessibilità, postura, esigenze, misure corporee. Ogni volta che effettua una modifica di un parametro (esempio la tacchetta), segna sulla stessa scheda cosa ha fatto e la motivazione che l’ha spinto a farlo. Tenere traccia di ogni modifica e di ogni attività consente di risalire, anche a distanza di molto tempo, a eventuali effetti dovuti appunto alle regolazioni (oppure a smentire eventuali problemi che non sono dovuti a tali modifiche). Inoltre creare il proprio registro storico consente di dare vita a un fascicolo “clinico” di tutti i clienti che sono stati messi in sella, da ripassare e da poter controllare.

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Avviare l’attività


“Il tuo compito è scoprire qual è il tuo compito e dedicartici con tutto il tuo cuore.” (Buddha)
Dare vita al proprio studio di biomeccanica è solo il passo finale di un percorso di approfondimento che deve cominciare con lo studio del rapporto tra ciclista e bici e deve per forza passare attraverso la prova su sé stessi. Il biomeccanico si forma ben prima di cominciare a pensare al proprio laboratorio, a quali macchine acquistare e a che promozione creare per acquisire clienti.

Il vero valore aggiunto di uno studio di biomeccanica non è il software, non sono le macchine o non sono gli investimenti a 5 zeri effettuati. L’unico vero valore aggiunto del vostro laboratorio di bikefitting siete voi, le vostre competenze e la vostra capacità di trovare sempre la posizione più sostenibile in quel dato momento. Il resto è utile ma non indispensabile, poiché l’obiettivo finale deve essere la soddisfazione del cliente, perché un cliente soddisfatto ritorna ma soprattutto paga. E visto che con questa attività vorrete magari pagarci le spese e mantenere la famiglia, non è certo un aspetto di secondo piano.

Video: La visita biomeccanica serve davvero?








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