Eroici per Caso: la Toscana in bicicletta su strade bianche

L’Eroica è una manifestazione evocativa del ciclismo d’altri tempi che ha saputo conquistare l’attenzione di moltissimi appassionati in tutto il mondo. Si svolge ogni anno ai primi di ottobre, in buona parte su strade bianche nella zona del Chianti Senese e il regolamento prevede che vi si prenda parte in sella ad una bici d’epoca. La popolarità del fenomeno, in continua crescita anno dopo anno non accenna ad affievolirsi ma anzi, ha dato vita a numerose “imitazioni” che in giro per l’Italia richiamano con nostalgia e passione al ciclismo che non c’è più, rinvigorendo uno spirito che pareva affievolito dal professionismo estremo.

L’Eroica però è anche un fantastico percorso cicloturistico permanente che si snoda per le strade intorno a Siena, perfettamente segnalato e percorribile tutto l’anno. I percorsi a disposizione dei turisti sono due: il lungo di 205 chilometri ed il medio, da 135. Partenza ed arrivo a Gaiole in Chianti, piccolo comune tra le colline del Chianti, divenuto famoso nel mondo proprio grazie alla manifestazione cicloturistica.

Mappa (percorso 205 km)

Altimetria

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Mappa (percorso 135 km)

Altimetria

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Traccia Gps Mappa kml

Programma

Decidiamo di affrontare il percorso con la curiosità di chi si reca in avanscoperta e il fare prudente ed un po’ preoccupato di chi vorrebbe tanto comprarsi una bicicletta d’epoca e tentare l'”impresa”, ma guarda con timore alla tabella altimetrica. Quando vivi e pedali a Milano cresci pensando che i cavalcavia della tangenziale siano salite e la “tripla” una giocata sicura al Totocalcio. Poi arrivi in Toscana e sulla strada che ti porta nel Chianti. Parcheggi l’auto, fissi il portapacchi al telaio, carichi le borse. Quindi deglutisci e dentro di te pensi che, comunque vada, avrai visto dei posti stupendi perché la Toscana è come il maiale, non si butta niente.

Percorreremo i 135 chilometri nell’arco di tre giorni, partendo dal centro di Gaiole. E’ previsto il ritiro di un attestato al termine, ma solo per chi dimostra di aver completato il percorso da 205 chilometri con tanto di timbri e logo de l’Eroica. Un po’ mortificati ci rendiamo conto che non è per l’attestato, in fondo, che siamo qui. Siamo qui per fare un bel giro in collina: in sella quindi verso Monteroni d’Arbia, nostra prima destinazione.

Prima tappa

Eroica-toscana-bici

Il primo tratto è costituito da una decina di chilometri che conduce dolcemente verso la prima strada bianca e i primi sospiri da reclusi di città. Poche pedalate sullo sterrato aprono stralci di guida turistica davanti ai nostri occhi. I colori saturi della primavera toscana ti riempiono il cuore, mentre le prime brevi salite lasciano pensare ad un tranquillo weekend nel verde. Si torna sull’asfalto dove una lunghissima discesa ci permette di lanciarci quasi oltre i 50 km/h che, carichi come siamo, è un bell’andare. La spinta raccolta però non è sufficiente a farci compiere l’intera salita che segue. La prima vera salita a nostro parere – che forse ci pare più cattiva in funzione dei 30°C e del fatto di essere (quasi) a stomaco vuoto.

Una breve pausa per pane e marmellata sdraiati nell’erba e siamo di nuovo in sella, stavolta in direzione di Siena – riconosciamo chiaramente la torre del Mangia sulla nostra destra. Ci accompagnerà fino al bivio con la civiltà, un’affollata rotatoria che – dopo un breve errore di percorso – ci immette su un tratto insolitamente ripido. Al culmine della salita, ecco a voi una splendida vista di Siena. Osserviamo lo skyline delle mura da un colle dove è d’obbligo tirar fuori la macchina fotografica. Una nuova velocissima discesa (su cui consiglio di lasciar correre la bici) questa volta su sterrato, ci porta sulla Cassia in direzione di Radi. Ad accoglierci sulla strada bianca per Radi è un agriturismo di quelli dove non mancano cortesia, disponibilità e prodotti locali di qualità. Zuppona proteica a base di ceci, piselli ed ottimi formaggi locali ci consentono di coricarci (molto presto, vista la stanchezza) con la coscienza a posto.

Seconda tappa

eroica


Lasciato l’agriturismo dopo un’abbondante colazione, ci dirigiamo di prima mattina verso le crete senesi, zona – si dice – dal fascino lunare. Il secondo giorno di viaggio si presenta subito per quello che sarà: gioia per gli occhi, molta fatica in sella con salite a “prezzo pieno”. Attraversiamo Radi (dove in occasione dell’Eroica in ottobre è previsto un punto di ristoro Retrò, con ribollita e salumi) e una pesante salita – se volete scendere dalla bici fate pure – ci porta verso Vescovado di Murlo dove un signore incontrato per caso in un bar apre solo per noi una minuscola bottega (giustamente qui la domenica è sacra e i negozi sono chiusi) per affettarci un po’ di pane per il pranzo. Lasciamo Vescovado di Murlo e ci lanciamo in discesa (su asfalto) verso il bivio centrale dell’Eroica, dove i due percorsi da 135 chilometri (indicato sulla segnaletica come “medio”) e 205 si dividono.

Dentro di noi pensiamo che il peggio sia passato, e non prendiamo troppo sul serio le prime goccioline sugli occhiali da sole. Una breve pausa per il pranzo (pane toscano, latte condensato e succo di frutta) e si riparte: siamo alle crete ormai. Sul primo strappo di salita ci commuoviamo osservano una piccola lapide che ritrae una bicicletta: in questo punto, nel corso di una passata edizione dell’Eroica, qualcuno non ce l’ha fatta. Un senso di inquietudine ci pervade, ma proseguiamo in piedi sui pedali come avrebbe voluto l’amico caduto sul campo. La salita non accenna a finire, ci sembra insolitamente lunga – probabilmente è la più lunga da quando siamo partiti. Il fatto di essere su sterrato non ci aiuta, ma diciamo grazie alle nostre ruote grasse e perseveriamo. Un tratto di asfalto sulla strada Lauretana (8 chilometri non bellissimi, stretti e trafficati) ci raccorda con le crete, che di lì a poco si mostrano in tutta la loro durezza: inferno e paradiso si danno il cinque, mostrandoci una bellezza mozzafiato ma chiedendoci tutta la forza che abbiamo nelle gambe (ormai poca) in cambio.

La pioggia intanto inizia a farsi insistente ed è necessario tirar fuori le mantelline: non si mette bene, ragazzi. Il tratto che porta da Asciano a Torre a Castello ci mette a dura prova, la pioggia battente fa il resto. Sentiamo più che altrove il carico delle biciclette, il fondo si fa fangoso e la salita pare infinita. Finalmente si scollina, quando fradici ed allo strenuo delle forze affrontiamo una lunga discesa sperando che sia l’ultima: stavolta non si frena – o quasi. I residui del recente passaggio di un gregge di pecore sullo sterrato conferiscono al fango sulle nostre bici un tocco “pulp” che ancora ci mancava. Troppo facile concludere che tra pioggia, fango e sudore questa sia una giornata..escrementizia. In realtà ci stiamo divertendo come matti – ma ancora non lo sappiamo.

Non è ancora finita: una grande delusione ci aspetta al bed & breakfast dove abbiamo prenotato a Torre a Castello (questa zona è molto cara, sappiatelo): la trattoria più vicina dista oltre 4 chilometri, ed è praticamente irraggiungibile per noi dato che è buio pesto, piove a dirotto e il ritorno sarebbe tutto in salita. Decidiamo quindi di coricarci nella minuscola camera (che ci ricorda tanto un film di Renato Pozzetto – anni ’80 “Il ragazzo di Campagna”) dopo avere dato fondo alle ultime fette di pane toscano e a qualunque cosa commestibile tra barrette e gelatine sia sopravvissuta nei nostri zaini.

Eroica-foto

Terza tappa

L’ultima tappa parte sotto i migliori auspici: un timido sole ci incoraggia a lanciare le nostre biciclette a rotta di collo nella fantastica discesa su asfalto che da Torre a Castello porta verso Castelnuovo Berardenga che termina con il cavalcavia sul raccordo Siena-Bettole. Ci si immette così verso il centro del paese, che dista ormai solo 2-3 chilometri – da affrontare in salita ovviamente. Dopo l’inferno delle crete però non ci spaventa più nulla. Qui siamo su asfalto, fin troppo vicini alla civiltà rispetto al giorno precedente. Dopo un pit stop tra farmacia  e minimarket (panini al formaggio e due mele!) ci rimettiamo in sella. Da ora e fino all’arrivo vedremo solo asfalto, ma su strade a bassissimo traffico. Incrociamo i pullmann dei turisti giapponesi fermi a scattare foto, diversi moto-turisti e tanti, tantissimi ciclisti su leggerissime bici da corsa. Ma non è tempo di pensare alle nostre borse e alle loro bici da sette chili: ci godiamo lo spettacolo e pedaliamo. Al bivio per Gaiole ci sentiamo ormai a casa: prendiamo a destra (nota: la segnaletica indica a sinistra per “L’Eroica” in quanto si riferisce al percorso lungo, che passa da Radda in Chianti e allunga di un poco il percorso per chi volesse fare ancora qualche strada bianca).

Prima della volata verso Gaiole ci attende una salita mozzafiato al Castello di Brolio. Sulla SS 408 prendiamo a destra per Brolio e iniziamo a salire mentre ricomincia a piovere. Sembra che qualcuno ci abbia visti svoltare e deciso che meritiamo un’altra secchiata d’acqua: non sarebbe abbastanza “eroica” altrimenti. La salita a Brolio, quando hai già 2000 metri di dislivello nelle gambe, non è una passeggiata – ma vi risparmio le visioni mistiche. La pioggia si fa incessante e fastidiosa, ma l’enoteca del castello di Brolio si profila ormai davanti a noi, è fatta. La scenografia della discesa che porta verso Gaiole è da urlo. Quasi 6 chilometri. di discesa su fondo viscido ci separano dall’arrivo, scendiamo come due proiettili: a sinistra la montagna, a destra gli alberi, vorremmo non arrivare mai eppure in testa abbiamo solo l’arrivo a Gaiole, appoggiare le bici ad una panchina e scolarsi una borraccia d’acqua. Ci riusciremo in venti minuti. Smetterà di piovere a poche centinaia di metri dalla piazza di Gaiole e noi sappiamo che questo fantastico giro durerà molto più di tre giorni, nella nostra memoria.

Siena sullo sfondo
Siena sullo sfondo

Sito ufficiale | Eroica-ciclismo

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