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Giappone: viaggio in bici a Shikoku lungo il Cammino degli 88 templi

Shikoku è una delle grandi isole nel sud del Giappone, ben collegata alle altre con immensi ponti autostradali e ferroviari. È una grande area rurale estesa quanto la Sardegna con ampie zone boscose che la fanno una delle aree meno antropizzate del Giappone. Ma la sua notorietà più particolare e arcaica è dovuta al pellegrinaggio degli 88 templi riuniti in itinerario circolare che connette antichi luoghi di culto.

La lunghezza è di 1.200 chilometri, principalmente non lontano dalla costa, ma alcuni sentieri si inerpicano nell’interno e perfino in montagna.

©Hendrik Morkel Il Cammino degli 88 templi Giappone in bici
©Hendrik Morkel: Il Cammino degli 88 templi

Il pellegrinaggio in bici sulle tracce del buddhismo

Il percorso è strettamente legato alla storia religiosa giapponese e alla divulgazione del buddhismo. Nell’VIII secolo il venerabile maestro Kōbō Daishi, nativo dell’isola, percorse l’itinerario e fondò alcuni dei templi dove visse da asceta.

Da allora e fino ad oggi il pellegrinaggio è una modalità mistica praticata non solo dai giapponesi, ma anche da buddhisti provenienti da tutto il mondo. Noi abbiamo pedalato su alcuni tratti e l’esperienza è stata molto appagante, soprattutto per scoprire e apprezzare il Giappone autentico, lontano dai luoghi turistici noti, grazie alla benevolenza dei locali, da sempre molto accoglienti, soprattutto verso i pellegrini che cercano di aiutare in ogni maniera, compreso donare cibo o addirittura denaro perché la leggenda racconta che fra i pellegrini può esserci ancora il venerabile maestro.

La premessa doverosa è che il buddismo non ha regole ferree e dogmi, ma tanta tolleranza e conseguente elasticità. Specularmente tutte le regole del vivere comune (scritte e consuetudini) sono strettamente osservate da tutti col risultato che ogni attività quotidiana ha gradi di efficienza altissimi.
Il pellegrinaggio è considerata un’esperienza interiore molto personale che ognuno può interpretare a proprio modo; perciò, non è necessario percorrerlo come all’origine, ma si può fare anche in auto e con ogni mezzo.

©Hendrik Morkel in bici in Giappone
©Hendrik Morkel: in bici in Giappone

Non c’è una regola che impone di raggiungere un numero minimo di templi o di percorrerlo in un’unica soluzione. Ci si può tornare varie volte e riprendere il percorso con lo stesso libro delle credenziali, dove ogni pagina accoglie elaborati sinogrammi dipinti con il pennello a china nei chiostri dedicati.

I templi e la città di Tukushima

Ogni tempio ha un nome, ma sono numerati progressivamente per comodità; si può iniziare da dove si preferisce, così pure il senso di marcia. Il “cancello d’entrata” naturale è la città di Tokushima, a circa un’ora d’aereo da Tokyo. Nei suoi paraggi ci sono il tempio 1 e l’88, l’ultimo.

Shikoku Giappone Cammino degli 88 Templi

La città è moderna e offre ogni soluzione di ospitalità. A noi è piaciuto molto l’ambiente rilassato, ma molto stimolante dell’ostello PAQ, dove si incontrano pellegrini di ritorno e in partenza e dove si può lasciare in deposito qualsiasi oggetto ingombrante, compreso l’imballaggio della bicicletta.

Il rispetto e le emozioni del viaggio

Sia in città che fuori, strade trafficate comprese, il rispetto per i ciclisti è massimo. Ci sono ciclabili, ma non frequenti. Se si evitano le strade di maggior scorrimento, tutte le altre sono piacevolmente percorribili con la bicicletta. L’accesso ai treni è vietato alle bici perché non ci sono spazi dedicati. Però c’è l’espediente, introducendo la bici, senza ruota anteriore, in un sottile involucro che la trasforma in una quasi-valigia: nessun controllore ha avuto da dire. Il più efficace che abbiamo visto usare da alcuni ciclisti è il Tranzbag che, ripiegato, sta nel portaborraccia.

Anche se non si è buddisti o particolarmente inclini alla religiosità, l’esperienza è coinvolgente. Viene naturale ripetere i gesti cerimoniosi ad ogni tempio, insieme agli altri pellegrini: all’entrata con la purificazione delle mani e delle labbra alla fonte, l’accensione dei bastoncini di incenso, una piccola offerta facoltativa e una meditazione a propria misura.

Nel luogo immerso nella natura, contornato da costruzioni arcaiche perfettamente conservate, statue, aiuole curatissime e tanti alberi, si apprezza il silenzio. Nonostante ciò, non si sente il peso di alcuna costrizione, ma liberi di fruire a proprio piacimento il luogo capace di suscitare emozioni.

Ogni tempio è molto diverso e anche l’aspetto estetico invoglia a visitare i successivi per farsi meravigliare da qualche originalità che ciascuno offre. È stato piacevole pedalare nelle vie che slalomeggiano fra tante villette, in maggioranza con architettura orientale, alternate a grandi orti e anche tempietti votivi. I continui stimoli visivi non invogliano a pedalare rapidi e anche le macchine ci sono complici fermandosi per lasciare il passo ai ciclisti.

Il tempio 6 e l’ospitalità giapponese

La prima giornata è terminata al tempio 6 perché qui si trova anche l’ospitalità per la notte e il cibo. È una esperienza imperdibile per molti motivi. Il servizio alberghiero è impeccabile, anche senza alcun lusso. La camera è come nei ryokan, gli antichi alberghi tradizionali che ancora oggi sono orgogliosamente mantenuti in tutto il paese.

L’entrata nella stanza completamente spoglia sbalordisce: sul classico tatami come pavimento c’è solo un basso tavolino. Il letto, cioè uno spesso materasso, si estrae dall’armadio quasi mimetizzato grazie alle porte scorrevoli, caratteristiche della architettura tradizionale. Ci sono i lenzuoli, il piumino e il pigiama.

Scagliarini Shikoku Giappone Onsen

In pigiama si accede all’onsen o al sento, a seconda della tipologia dell’acqua che può essere di origine termale o normale. Negli antichi alberghi le camere non avevano bagni privati e la maniacale pulizia del corpo, rito quotidiano e immancabile, si svolgeva in una sorta di spa. Ogni tipo di indumento va lasciato in anticamera e si inizia con una doccia che in Giappone tutti fanno seduti su un basso sgabello. Dopo un accurato lavaggio, con i saponi liquidi che ogni onsen dispensa abbondantemente, si accede rigorosamente senza alcun indumento alla grande vasca con acqua caldissima dove il piacere del relax assume toni mai provati.

Le donne hanno un altro onsen riservato. Molti di essi, ma non tutti, vietano l’entrata a chi è tatuato come azione di rifiuto alla Yakuza, la mafia giapponese, anche se i tatuaggi non sono troppo vistosi.

Il tempio 6, così come un’altra decina di templi sul percorso, offre a chi soggiorna un’esperienza unica di approfondimento della cultura mistica, guidati in diversi momenti da un sacerdote che spiega e decodifica tanti aspetti che inevitabilmente sfuggono ai profani. Si prova a usare il pennello a china, l’unico strumento col quale ottenere i bellissimi sinogrammi, gli stessi che esperti calligrafi pongono sul libro delle credenziali. E anche una meditazione all’interno del coreografico tempio diventa naturale e piacevole per iniziare la giornata successiva.

Libro del pellegrino, Giappone in bici
Libro del pellegrino

L’entroterra di Shikoku

La nostra pedalata è proseguita senza seguire l’itinerario del percorso dei templi, ma ci siamo addentrati nell’area montagnosa interna che offre percorsi su strade senza traffico che attraversano colline terrazzate per la coltivazione del riso. Nonostante fossero non coltivate a causa della stagione invernale, la loro visione è spettacolare per come le terrazze dipingono con le loro forme sinuose le colline sulle quali si avviluppano come fossero immobili serpenti.

Giappone in bici

Siamo nell’area di Kamikatsu, un paese nel quale si sperimenta un progetto ecologico nato spontaneamente dagli abitanti. Il centro di raccolta differenziata meriterebbe un servizio giornalistico su una rivista di architettura per la bellezza e l’originalità. Ancora più interessante è notare come la raccolta differenziata viene applicata, con la puntigliosità che solo i giapponesi sono capaci di realizzare.

Tè e aranci

L’area è anche nota per il tè raccolto da piante spontanee: i locali lo degustano centellinandolo con la stessa concentrazione che si vede nei nostrani sommelier. Anche questa è un’esperienza molto autentica che solo qua può essere colta.

Mentre si pedala si è accompagnati con grande frequenza dagli aranci, tanti di crescita spontanea che appaiono in tutta l’isola di Shikoku. Quelli sulla strada si possono raccogliere o comprare su banchetti incustoditi dove i contadini confezionano sacchetti da due chili da prendere e pagare con pochi yen da infilare nella cassetta per il denaro. Questa fiducia verso il prossimo è totale e anche le biciclette sono quasi sempre parcheggiate senza lucchetto e col casco appeso.

Puntualità, efficienza e armonia

Un’altra nota fondamentale per chi viaggia in Giappone, insieme alla pulizia, è la puntualità estrema applicata in ogni servizio che li rende super efficienti, ma al contrario fa sentire l’ospite obbligato a restituire tanta precisione. Succede quando nelle strutture alberghiere non internazionali dove si hanno colazione e cena, viene richiesta l’ora del pasto: un minuto prima un vassoio con tutte le portate è posto sul tavolo riservato e dopo pochi minuti di ritardo qualcuno bussa alla porta della camera.

Il cibo meriterebbe un particolare approfondimento. Colpisce la cura estetica con la quale viene composto il vassoio di portata o il grande piatto guarnito con verdure, salsine su piattini disposti con cura geometrica.

Anche i colori dei cibi sono curati per rendere anche alla vista l’armoniosità del cibo e la sua attrazione. Chi non ha dimestichezza con i bastoncini può chiedere le posate, spesso disponibili, ma non sempre. I suggerimenti per come usare le salse o mescolare gli ingredienti sono indispensabili per evitare miscugli improbabili.

I consigli per un viaggio in bici in Giappone

Noi ci siamo affidati al tour operator locale Kochi Amigo, molto esperto nell’approfondimento di tutte le tradizioni dell’isola, che ci ha aperto delle visioni molto intime che difficilmente da soli saremmo riusciti a cogliere.

Giappone in bici

Prima di partire è utilissimo documentarsi per evitare contrattempi e spiacevoli equivoci di relazioni. La lettura del libro di Luigi Gatti “Il Cammino del Giappone, Shikoku e gli 88 templi” è stata illuminante per la descrizione di tanti aspetti che inevitabilmente si incontrano e che sono stati risolti con i saggi consigli appresi dalla lettura.

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