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Guida ai pedali per mtb: SPD vs Flat

Bikelife, Mountain bike, Mtb • di

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Oggi parliamo di un componente spesso ritenuto di secondo piano, quasi futile, ma che andrebbe invece considerato tra i più importanti. Infatti forma, insieme a manubrio e sella, i cinque punti di contatto tra il ciclista e la sua bicicletta. Stiamo parlando dei pedali. Nel mondo della mtb si assiste a una sorta di lotta tra gli amanti dei pedali SPD e quelli Flat, tra quelli che “io agganciato alla bicicletta nemmeno se mi pagano” e chi invece “con il piede libero vado a prenderci il pane” Con questo articolo cercheremo di capire quali sono le tecnologie disponibili, il loro funzionamento, i vantaggi e gli svantaggi e di fare una comparazione tra le proposte. Alla fine di questo articolo, speriamo di riuscire a rispondere all’annoso quesito: SPD o Flat?

Anatomia di un pedale

Anatomia di un pedale Flat. Shimano courtesy

Anatomia di un pedale Flat. Shimano courtesy

Il pedale è costituito da un perno con un’estremità filettata, che va ad avvitarsi sulla pedivella. Sul perno (altresì denominato assale), è inserito il corpo pedale, ovvero il blocco sul quale poggiamo la pianta del piede. Grazie a un gioco di cuscinetti (o di sfere di diametro molto piccolo), il corpo pedale può ruotare liberamente sul perno, permettendo così di mantenere il parallelismo con il terreno in ogni punto descritto dalla circonferenza di pedalata.

Anatomia di un pedale SPD. Shimano courtesy

Anatomia di un pedale SPD. Shimano courtesy

L’assale solitamente è in acciaio, anche se esistono versioni più leggere in alluminio, oppure in titanio per i prodotti top di gamma. Il corpo invece può essere costituito di plastica (nei modelli più a buon mercato), oppure in acciaio verniciato o laminato in resina verniciata. Alcuni corpi pedale, i più evoluti, possono essere in fibra di carbonio o in ergal, materiali votati alla leggerezza assoluta.

fonte: www.singletracks.com

fonte: www.singletracks.com

I pedali per una bicicletta sono apparentemente identici ma si differenziano per la filettatura. Il pedale destro (che si monta sul lato guarnitura ed è identificato con la lettera R) ha una filettatura destrorsa, ovvero si avvita facendola ruotare in senso orario mentre il pedale sinistro (indicato con la lettera R) è sinistrorso, ovvero si avvita facendolo ruotare in senso antiorario. Questo affinché non si allentino durante il funzionamento ma, anzi, vengano mantenuti serrati dall’utilizzo stesso.
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Solitamente i pedali si montano con una chiave apposita, denominata chiave per pedali (in inglese pedal wrench), agendo su un particolare intaglio presente all’estremità della filettatura. Alcuni pedali invece presentano un esagono incassato sulla testa del perno, sul quale agirà una vite a brugola (solitamente da 5mm), per permettere l’avvitamento sulla pedivella.

Pedali FLAT

fonte: www.ebay.com

fonte: www.ebay.com

I pedali Flat, che in inglese significa letteralmente “piatto”, sono la tecnologia più conosciuta. Si tratta di un perno sul quale è montato un corpo piatto, senza alcuna possibilità di aggancio, che lascia il piede libero di muoversi e di sollevarsi a piacimento. I pedali Flat si differenziano per l’uso: i più semplici sono di plastica, di solito nera con inserti catarifrangenti sulle spalle, che troviamo sulle bici di bassa gamma. Esistono poi pedali Flat di acciaio rivestito e verniciato, con un’ampia superficie di appoggio e dei pin che servono per offrire grip alla calzatura. Questa tipologia è destinata all’uso freestyle (Bmx e simili) oppure nelle discipline più gravity, come il Freeride, L’Enduro o la DH.
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I vantaggi dei pedali Flat sono:
Possibilità di utilizzo con qualsiasi calzatura: non avendo alcun tipo di aggancio, possono essere utilizzati con qualunque scarpa, senza dover montare le tacchette;
Libertà di sollevare i piedi dai pedali: essendo privi di agganci, il piede può essere sollevato in libertà. Questo aspetto è molto importante nelle discipline acrobatiche che prevedono salti e figure aeree, come nel Freeride ma è anche molto comodo per spostare continuamente il piede per trovare il baricentro migliore, come nella DH;
Maggior superficie di appoggio: i pedali flat offrono superfici ampie di appoggio, che permettono di far scorrere liberamente il piede;
Minor sofferenza nelle situazioni critiche: non avendo agganci, il piede può poggiare sul pedale anche in situazioni critiche come quelle con molto fango, che è un aspetto che può invece mettere in crisi gli SPD;
Facilità di manutenzione: non avendo le forchette e le molle tipiche degli SPD, richiedono una manutenzione minore, che a volte si riduce soltanto al mero lavaggio;

Ovviamente c’è sempre un rovescio della medaglia:
Foto “Pedali_9” fonte: forums.mtbr.com
Minor contatto in condizioni difficili: essendo privi di agganci, è molto facile perdere il contatto tra piede e pedale in caso di fango scivoloso oppure su tratti sconnessi che comportino vibrazioni, come discese su fondi rocciosi o molto sconnessi;
Impossibilità di fissare la posizione del piede: pocihé non vi è nessuna regolazione né aggancio, il piede è libero di posizionarsi in libertà sulla superficie del corpo pedale. Questo non consente di fissare il piede in una posizione univoca, comportando i classici fenomeni di pedalata di punta o di tallone che possono provocare infiammazioni e perdita di potenza trasmessa, come abbiamo visto nell’approfondimento dedicato;
Rotazione del pedale: i pedali flat sono portati a ruotare attorno al perno. Questo a volte non permette di trovarlo parallelo al terreno nel momento in cui si debba poggiare il piede, costringendoci a posizionarlo con la punta del piede prima di posizionare la pianta;

Pedali SPD

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Gli SPD, sinonimo di Shimano Pedaling Dynamic, sono stati progettati dalla casa giapponese Shimano, che li ha lanciati sul mercato nel 1990. La particolarità di questi pedali infatti è che, attraverso l’uso di calzature apposite sulle quali viene montata una tacchetta, si possa agganciare il piede, mantenendolo stabilmente ancorato al pedale. Infatti il corpo pedale è formato da due forchette, tenute in posizione da delle molle fissate sul perno stesso. Il compito di queste molle è mantenere in posizione le forchette e far sì che rimangano agganciate sulla tacchetta fissata alla suola della scarpa. Quando posizioniamo la tacchetta sul pedale, le molle permettono alle forchette di aprirsi, lasciando passare la tacchetta, per poi ritornare in posizione e agganciare la parte superiore della tacchetta stessa. Ruotando poi il tallone all’infuori, la particolare conformazione della tacchetta permette di spostare le forchette, rendendo possibile lo sgancio. Infatti molto spesso, al posto di SPD, sentirete parlare di questo tipo di pedale come “automatico” o “a sgancio rapido”.
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Dopo 25 anni dal loro lancio, gli SPD sono ormai una tecnologia consolidata, che è entrata a far parte dello standard sulle mtb (e non solo) di un certo livello. L’innovazione portata avanti da Shimano ha fatto sì che i professionisti utilizzino tutti gli SPD (a parte eccezioni come il downhill e il freeride, dove i piedi devono essere liberi), poiché offrono un feeling unico con la bicicletta. Sul mercato si trovano molte proposte, da quelle più semplici ed economiche, a quelle più evolute, dove si utilizzano materiali all’avanguardia alla ricerca dell’estrema leggerezza e della performance.
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I vantaggi derivati dall’uso degli SPD sono:
Miglior feeling con la bicicletta: il fatto di essere agganciati alla bici conferisce un confort e una sensazione di simbiosi con il mezzo stesso che non si possono ottenere utilizzando altri sistemi di aggancio, neppure con le cinghiette;
Miglioramento della pedalata: essendo agganciati al pedali durante l’intera circonferenza descritta durante la pedalata, permette di esprimere la forza anche nei punti più difficili, denominati in biomeccanica “punti morti”;
Regolazione della posizione del piede sul pedale: come abbiamo visto nell’articolo dedicato, esiste una posizione “perfetta” del piede sul pedale, che permette di esprimere maggiore potenza, di limitare l’affaticamento muscolare e le infiammazioni. Grazie agli SPD, una volta regolate le tacchette, la posizione del piede non cambia mai;
Pedale sempre pronto all’aggancio: gli SPD ruotano molto meno sul loro perno rispetto ai flat. Questo permette di avere sempre pronto il corpo pedale per l’aggancio, senza doverlo posizionare con la punta del piede;
Miglior trasmissione della potenza: abbiamo già raccontato di come nelle discipline “pedalate” come l’XC e XC Marathon, le biciclette sia progettate per garantire la massima trasmissione muscolare possibile, limitando le dispersioni. Ecco perché in queste due discipline i pedali automatici sono divenuti lo standard, poiché permettono di imprimere meglio la potenza, con dissipazione minima di energia.
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Per godere al meglio di questa tecnologia, bisogna innanzitutto dotarsi di calzature dedicate e superare l’idea di “pericolo” che si può percepire sulle prime. Infatti, quando si passa da pedali flat a pedali SPD, si può avvertire un senso d’insicurezza derivante dalla consapevolezza di non poter sollevare i piedi dai pedali. In realtà una volta appresa la tecnica (rotazione del tallone verso l’esterno), lo sgancio diventa facile, veloce e automatico. Inoltre i pedali SPD sono progettati per lavorare solo con un certo angolo di aggancio, quando questo varia (per una caduta, per uno spostamento laterale), i pedali sganciano in automatico. Quella di ginoccha distrutte da cadute con gli SPD sono spesso e volentieri leggende metropolitane.
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E’ vero altresì che, dovendo usare calzature dedicate e avendo gli SPD una forma progettata per lavorare con le tacchette, sono difficili da usare con altre calzature e questo può essere un problema per chi volesse usare la mtb con gli SPD anche al di fuori del solo girare sui sentieri. Inoltre il fango accumulato tra le forchette può creare volume che impedisca lo sgancio o l’aggancio delle tacchette. Infatti può capitare, nelle uscite con molto fango, di doversi fermare e sbattere la suola sul terreno, per liberarla dal troppo fango che ha inglobato la tacchetta, rendendo impossibile l’accoppiamento con il pedale.

Pedali ibridi SPD + Flat

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Una soluzione interessante può essere quella di dotare la propria mtb con dei pedali ibridi. Questo tipo di componente presenta un assale sul quale è installato un corpo pedale in acciaio, con le facce non speculari. Infatti una faccia presenta le classiche forchette a molle degli SPD, mentre l’altra è piana, come un qualunque pedale flat. Solitamente questi pedali ibridi sono proposti per cicloturismo, poiché danno estrema libertà di scelta, ma sono adatti per essere utilizzati anche con le ruote grasse. Infatti la faccia piana ha il corpo pedale svuotato nella parte interna, per cui si possono usare le scarpe con le tacchette SPD anche sul lato Flat.
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I pedali ibridi coniugano i vantaggi delle tecnologie SPD con la libertà dei Flat e sono ottimi per cominciare ad approcciare l’aggancio, potendo sempre utilizzare la parte piana fino a che non ci si senta davvero sicuri e si possa girare agganciati.

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Tre soluzioni a confronto Flat vs SPD vs ibridi

fonte: www.vitalmtb.com

fonte: www.vitalmtb.com

Confrontiamo le tre tecnologie, cercando di valutare i pro e i contro e di indicare per ciascuna l’utilizzo più consono.

Costo d’acquisto

www.retrobike.co.uk

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In questo caso entrano in gioco molteplici fattori, come i materiali utilizzati, i modelli, il marchio. Vale dunque lo stesso discorso che abbiamo fatto per i gruppi trasmissione: bisogna valutare quali siano effettivamente le proprie necessità, esigenze e il budget a disposizione. Non bisogna nemmeno generalizzare o pensare che un pedale Flat sia sicuramente più economico: per esempio un pedale Shimano Saint, pensato per i professionisti della DH, costerà di più di un SPD Deore, che è dedicato agli amatori che stanno iniziando a uscire in mtb.

Manutenzione

fonte: www.moredirt.com

fonte: www.moredirt.com

Gli SPD soffrono l’acqua, la polvere e il fango. Lo sporco infatti s’infila all’interno del corpo, usurando le molle e bloccando le forchette. Quando si procede al lavaggio della bici si dovrà pulire l’interno, spazzolando le molle e spruzzando del lubrificante per migliorarne il funzionamento. La manutenzione è spesso più complicata. I pedali flat richiedono meno manutenzione però a volte possono perdere i pin in acciaio.

Praticità

fonte: mountainbike.bicilive.it

fonte: mountainbike.bicilive.it

Come già detto, gli SPD sono performanti, ma possono risultare scomodi se li si utilizza con scarpe differenti, magari perché usiamo la mtb anche per andare a lavoro. I pedali Flat non hanno questo problema ma solitamente sono più pesanti e ingombranti degli SPD. Inoltre non so se vi sia mai capitato di perdere l’equilibrio e che il pedale Flat vi sbattesse sulla tibia: una sensazione davvero poco piacevole. A mio parere i pedali ibridi sono quelli più funzionali, che si adattano bene a essere usati sui sentieri ma anche al di fuori di essi, coniugando le elevate prestazioni degli SPD ma anche la facilità di utilizzo dei Flat.

A ciascuno il suo pedale

Vediamo ora, in base alla disciplina praticata, quale sia il pedale più indicato.

Mountain bike

fonte: www.lettera43.it

fonte: www.lettera43.it

Cross-Country: gli SPD sono praticamente l’unica soluzione possibile;
XC Marathon: gli SPD sono comodi e pratici, poiché nelle marathon bisogna spingere molto e per tanti chilometri e le minime dispersioni di energia garantite da questa tecnologia alla lunga pagano. I pedali ibridi però possono essere una buona alternativa;

fonte: www.toptobottom.it

fonte:www.26in.fr

All Mountain: è la disciplina dove più di tutti si assiste alla lota tra “SPDini” e “Flattisti”. Il compromesso giusto sono i pedali Ibridi;

fonte: bikemagic.com

fonte: bikemagic.com

Enduro: essendo “l’ultima” disciplina davvero pedalata, gli SPD possono sembrare la soluzione migliore ma c’è da considerare il fatto che le PS si svolgono quasi tutte in discesa e ad alta velocità, per cui avere il piede libero permette di gestire meglio l’equilibrio;
Freeride e DH: qui i flat sono la tecnologia dominante, perché il piede deve essere libero per effettuare salti, drop, manual e altre figure tipiche delle discipline;

Ciclismo su strada, cicloturismo e urban

Per completare il discorso, diamo un’occhiata anche al resto del mondo delle due ruote a pedali, vedendo di capire quali siano i pedali giusti per ogni occasione. Sono dell’idea che una volta acquisita dimestichezza con gli SPD non si possa più tornare indietro, poiché la sensazione di feeling che si ottiene è impareggiabile. Ovviamente questa è la mia idea, che può essere confutata. Se dovessimo consigliare i pedali giusti per ciascun tipo di ciclista, potremmo fare il seguente distinguo:

fonte: totalwomenscycling.com

fonte: totalwomenscycling.com

Ciclista urbano: di primo acchito si dovrebbero usare i pedali Flat, poiché quando ci si gira in città ci si trova a dover rallentare e fermarsi di continuo, soprattutto se si attraversano strade dense di auto incolonnate. In realtà sapendo utilizzare gli SPD, sganciando con velocità, usare questa tecnologia non influenza minimamente la guida;
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Cicloturismo: visto che durante un viaggio in bici ci troveremo ad affrontare tracciati differenti (asfalto, strada bianca, sterrato, ecc..) la soluzione con pedali ibridi SPD + Flat è la migliore, poiché permette di utilizzare entrambe le tecnologie, passando da una all’altra a seconda delle esigenze;

fonte: au.eurosport.com

fonte: au.eurosport.com

Ciclismo su strada: in questo caso i pedali di tipo automatico di tipo Look (non trattati nell’articolo) sono lo standard e non c’è “stradino” che non li utilizzi;

fonte: blog.ilgiornale.it

fonte: blog.ilgiornale.it

Gravel bike e ciclocross: se il vostro obiettivo è partecipare a gare, gli SPD sono la scelta obbligata ma se il vostro utilizzo è puramente ricreativo, potete liberamente scegliere tra SPD puri, Ibridi o Flat.

13. Come montare i pedali





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