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In bici lungo la Via Francigena: racconto di un incontro evocativo imprevedibile

In bici lungo la Via Francigena: racconto di un incontro evocativo imprevedibile

In questa tappa del suo diario di viaggio in bicicletta lungo la Via Francigena, Domenico Schiraldi ci racconta un incontro immaginifico, che ci fa sognare.

Sembrerebbe una bici eroica quella che ho davanti, un classico delle colline toscane come i vigneti che si inerpicano verso le cime delle tenute e dei paesi, che costellano le strade bianche che percorro. Oggi mi tocca una lunga tappa che da Monteroni d’Arbia mi porterà a Radicofani e nelle prime due ore di pedalata non ho ancora incrociato anima viva finché non scorgo davanti a me un ciclista che si appresta a imboccare un lunghissimo viale di cipressi, mentre la nebbia che copre le colline al mattino pian piano si dirada.

Via Francigena in Toscana Domenico Schiraldi Diario
In bici lungo la Via Francigena in Toscana, crediti di Domenico Schiraldi

Sarebbe una ghiotta occasione per una bella foto ma la sua andatura è decisa per cui se mi fermassi a fotografarlo si allontanerebbe troppo, mentre di fotografarlo al volo pedalando non se ne parla. Fossi su asfalto azzarderei, ma su sterrato preferisco sempre tenere entrambe la mani sul manubrio. Decido quindi di scambiarci due chiacchiere. Aumento l’andatura e con essa il crepitio dei copertoni sulla ghiaia fino a preannunciarmi facendo schizzare via due sassolini per la pressione delle ruote quando sono alle sue spalle e distinguo meglio i colori della bici. I foderi sono blu e rossi così come la forcella, gialli i tubi circolari. Sono quasi di fianco, vedo la marca, una Wilier; più che una eroica si direbbe una bici da strada di fine anni Novanta.

Wilier Pantani 1997
La Wilier utilizzata da Marco Pantani al Tour del 1997

“Ciao”, gli dico. Mi risponde anche lui con un ciao mentre alzo lo sguardo e trasalisco con il sangue che schizza veloce nelle vene come se, mentre sto per impostare una curva al limite su di una strada stretta, mi si presentasse un auto poco prima di iniziare a inclinare deciso la bici per raggiungere il più possibile il centro strada.

“Marco?!”, gli chiedo meravigliato. E lui, “Sì, Marco, ciao. Tu?” risponde sorridendo.
“Domenico”, rispondo, rimanendo poi muto per diverso tempo.
Saprei bene cosa dire in realtà, ma mi viene difficile esordire nella conversazione con parole scontate, con ciò che avrà sentito dire migliaia di volte, con ciò che ancora chiunque direbbe di lui.

Via Francigena in Toscana Domenico Schiraldi Diario
In bici lungo la Via Francigena in Toscana, crediti Domenico Schiraldi

Pedaliamo affiancati ad andatura lenta, “Potrei indovinare cosa avresti da dire ma vorrei sentirlo dire da te”, dice lui.

E così cerco di allentare un po’ i freni alle parole: “Ecco, lo sai, quando ti si vede la mente corre subito indietro a quando si era ragazzi, a quando si aveva l’età per iniziare a godere della poesia di chi, quando la salita si fa seria, dura, ripida, si alza repentino sui pedali senza voltarsi fino al traguardo”.

Sorride dolcemente, continuando ad annuire mentre parlo, per poi dirmi: “Grazie. Per me, ogni volta, è come ascoltare la canzone che stai attendendo impaziente durante il concerto del tuo gruppo preferito”.
E poi continua: “Cosa ci fai da queste parti?” e io: “vacanza, viaggio sulla Francigena fino a Roma, sono partito da Ivrea, la Via passa sotto casa mia”.

“E come va il viaggio?”, chiede. “Bene”, gli rispondo, “cioè, ogni tanto mi perdo ancora a pensare alla meta, che pare distante ed è da quei pensieri che scorre la paura di non arrivare fino in fondo. A proposito …”, sto per chiedergli un consiglio tecnico, ma mi interrompe sempre sorridendo: “Sì, li sento quei rumori che provengono dalle tue ruote, ma non chiedermi nulla, lasciamo da parte i guai meccanici. Piuttosto dimmi, quando non hai paura che cosa senti, che cosa vedi?”.

Vedo la strada percorsa fino a qui, vedo che cosa si possa costruire giorno per giorno, la mèta non mi importa più. Mi importa delle chiacchiere con la gente con cui condivido la strada, mi perdo nella bellezza dei paesini dove mi fermo per la notte a fine tappa, mi lascio avvolgere dal loro abbraccio caloroso che prende forma nei suoni delle piazze con le rondini che si inseguono in picchiata attorno alle torri orologio che rintoccano le otto di sera e i bambini che giocano rincorrendosi. E sono semplicemente lì, leggero, senza alcun pensiero”. “Bene”, termina lui, “Roma, del resto, non è stata costruita in un giorno”.

In bici nella campagna Toscana Domenico Schiraldi Diario
In bici lungo la Via Francigena in Toscana, crediti Domenico Schiraldi

Ancora incredulo e scosso per la straordinarietà dell’incontro e dello scambio di battute, mentre pedaliamo in piano approssimandoci alla strappo per la cima della collina ora voglio sapere di lui. “Tu piuttosto, cosa ci fai da queste parti? Non l’avrei mai detto, ti avrei visto in giro su un classico passo alpino, uno di quei lussi che non mi sono ancora mai permesso: Mortirolo, Stelvio, Gavia!”.

“Semplice”, risponde, “sono anche io in vacanza e questo è il mio lusso. Niente salite interminabili ma qualche muro che me le ricordi, che mi faccia riassaporare la gioia di quelle fatiche per dissolversi subito nella discesa, per ricominciare con il saliscendi qualche chilometro più avanti. E poi sai che cosa c’è lì, sotto Pienza?”, mi chiede puntando l’indice oltre l’orizzonte.

Bici da viaggio - Domenico Schiraldi Diario
Bici da viaggio – crediti di Domenico Schiraldi

Certo, lo so, ho già passato le vacanze da queste parti lo scorso anno. Lì ci hanno girato alcune scene del film Il Gladiatore. “Vero! I Campi Elisi!”, esclamo illuminato.

Lui mi guarda, mi fa un occhiolino e dice: “Meno trafficati e con aria più pulita di quelli parigini, che dici?”.

Intanto uno dei muri appena citati, si staglia davanti a noi, bianchissimo, lattiginoso, sotto il sole che pian piano si alza e so bene cosa sta per succedere. Marco mi guarda, non dice nulla, saluta scherzosamente accennando una sorta di saluto militare con indice e medio che si staccano dalla fronte. Mi fermo, ora sono in posizione privilegiata, per una foto, magari un video, ma il telefono rimane nelle tasche posteriori della maglia. È il momento della mia canzone preferita, della poesia, voglio solo che si imprima per bene nella mia mente: Marco che si alza sui pedali. Altro che fatica, è leggero, quasi vola via.
Sussurro mentre lo vedo scomparire al di là del muro: “Ciao. Ciao Marco”.

(Domenico Schiraldi) Instagram | Medium

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Commenti

  1. Avatar Giancarlo Romano ha detto:

    Bellissima emozione e ricordi ancora vivi della mia Francigena da Novara a Roma nel 2012. Tanta liberta’ e tanta bellezza che solo un viaggio in bici puo’ regalare.

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