In bici sul Delta del Po: itinerario e informazioni
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In bici sul Delta del Po: itinerario e informazioni

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La Romagna viene spesso ricordata come “terra solatia, dolce paese” ma è anche terra di bici e di ciclismo.
La bicicletta ed il ciclismo sono stati e restano un grande fenomeno della Romagna, un fenomeno culturale prima che sportivo, un mezzo di lavoro degli artigiani, un mezzo di trasporto per famiglie e lavoratori delle cooperative agricole dei braccianti.
La bici è stata anche una fonte d’ispirazione per due grandi scrittori di questa terra; Olindo Guerrini (alias Lorenzo Stecchetti) ed Alfredo Oriani, come non ricordare i versi di “Dante Ciclista” in una delle prose de “In bicicletta” del 1901.
E con questo amore per le due ruote e per la natura che proponiamo un itinerario cicloturistico, per il piacere di assaporare il vento nei capelli mentre ripercorriamo gli argini che furono testimoni della fuga di Giuseppe Garibaldi, braccato dalle truppe Austriache e Papaline.

Itinerario S.Alberto – Passo Primaro – Valle della Canna – S.Alberto

Punto di partenza e di arrivo: S.Alberto
Lunghezza totale: 32 km
Dislivello: inesistente
Difficoltà: facile

Mappa

Altimetria

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Traccia gps Bici-e-delta | Mappa kml mappa

Si tratta di un’ottima occasione per pedalare in tranquillità, bastano una mountain bike, una borraccia per ristorarsi e la voglia di pedalare alla scoperta della natura e della storia.
Tour particolarmente indicato per chi, armato di binocolo e macchina fotografica, desidera ammirare la natura, osservare ed immortalare l’avifauna particolarmente ricca in questa zona
L’itinerario suggerito prevede la partenza dalla località di S.Alberto, in provincia di Ravenna, presso il traghetto sul fiume Reno e si sviluppa lungo l’argine della Valle del Po di Primaro per circa 11 chilometri, fino ad arrivare alla vecchia foce del Po.

Da questo punto si costeggia per un tratto la “Via dei Romei” percorrendo la strada denominata “della corriera antica” fino ad arrivare al Cippo innalzato a memoria di Anita Garibaldi e quindi si prosegue l’itinerario fino alla “fattoria Guiccioli”, luogo che è stato testimone della morte della compagna del nostro eroe risorgimentale.
Una piccola deviazione per la Valle della Canna, lungo il canale destra Reno per una sosta dedicata al Birdwatching e si riprende il canale destra per rientrare a S.Alberto.

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Riepilogo e suggerimenti

Il tour non ha difficoltà particolari, non presenta né salite né pendenze ed è quindi adatto a tutti, basta essere muniti di una MTB o altra bici idonea allo sterrato, saper ammirare ed avere il piacere di pedalare. Inoltre si presta a diverse varianti e può essere allungato a piacimento per raggiungere il litorale e la pineta.
L’itinerario è, in prevalenza, sconnesso e sterrato e quindi non si può considerare adatto ad ogni tipo di bici, meglio una MTB con cambio a 18 oppure a 21 rapporti, se disponete di una bici ammortizzata ancora meglio.

Non mancano le possibilità per progettare escursioni anche più brevi, ad esempio percorrere il solo argine della valle fino alla vecchia foce e rientrare sullo stesso percorso può sempre considerarsi una bella gita anche per chi ha “poca gamba”.
Il percorso non è adatto ad essere praticato tutto l’anno, alcuni problemi possono verificarsi nella stagione estiva per l’elevata presenza di insetti e la calura accentuata.
Ottimo il periodo primaverile ed autunnale quando le condizioni climatiche sono più gradevoli, gli insetti meno numerosi e la presenza dei fenicotteri è sempre una lieta vista.
Consigliabile comunque prevedere sempre di portare con sé una copertura impermeabile per bagagli e ciclista.

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Un pizzico di Storia e di informazioni

Le valli
Costituiscono uno dei più vasti complessi di zone umido-salmastre della regione.
Questi specchi d’acqua si sono formati con lo spontaneo abbassamento del delta del Po etrusco-romano, soprattutto con l’estinguersi dell’antico tratto del fiume Eridano, nel Medioevo ha preso il sopravvento l’ambiente palustre. Dal X secolo, con il declino e la chiusura della bocca del Po di Primaro, si è formato quel complesso di valli salmastre che oggi conosciamo.
Dopo la recente bonifica del Mezzano le valli si sono ridotte a poco più di 11.000 ettari. Sono comprese tra il centro storico di Comacchio, i territori delle Valli, il fiume Reno, la bonifica del Mezzano e la Strada Romea.
Le valli sono salmastre con forte aumento della salinità durante il periodo estivo causa l’evaporazione ed il livello delle acque è mediamente inferiore ad un metro, questo habitat costituisce un fortissimo richiamo per gli uccelli (quasi 300 specie di uccelli stanziali e migratori).

Anita e Garibaldi
L’incontro con Garibaldi; era il 1839 ed un giovane italiano, Giuseppe Garibaldi, combattente nella rivoluzione riograndense (Guerra dos Farrapos), approda con le navi a Laguna, dove conobbe Anita. La ragazza, attratta dall’animo del combattente, se ne innamorò: abile cavallerizza, fu maestra dell’inesperto marinaio che, dal canto suo, la iniziò alla tecnica militare. Cominciò così la loro vita insieme nella lotta alle forze imperialiste.
Il racconto della fuga di Giuseppe Garibaldi, attraverso la Romagna, nell’agosto del 1849, ha coinvolto molti luoghi.
Indichiamo in queste poche righe alcune notizie. Il 9 febbraio 1849 presenziò con il marito alla proclamazione della Repubblica Romana, ma l’invasione franco-austriaca di Roma, dopo la sconfitta al Gianicolo, li costrinse a lasciare la città.
Anita, sofferente ed in avanzato stato di gravidanza, cercò di non far sentire il proprio peso al marito, ma le condizioni peggiorarono quando raggiunsero la Repubblica di San Marino.
Venerdì,3 agosto 1849, mentre calava il sole, presso il podere Zanetto, nelle valli di Comacchio, il Generale con Anita, molto malata ed assai sofferente, stava valutando le diverse possibilità per uscire dalla difficile situazione in cui si era venuto a trovare.
Anita già era in condizioni critiche, e con Leggero, saliva su una “scorritora” (una barca tipica delle valli, dal fondo piatto) lo scopo era quello di arrivare alla fattoria Guiccioli, nei pressi di Mandriole.
Alla fattoria Guiccioli, sul far della sera, si viveva uno dei momenti più difficili di tutta questa storia: Mentre Garibaldi si recava alla volta di Sant’ Alberto in cerca di un medico (paese presidiato da ben duecento soldati austriaci) Anita moriva e bisognava provvedere subito alla sepoltura.
Gli Austriaci, in gran numero, battevano la zona alla caccia dei fuggiaschi, era il 4 agosto 1849.
Nei dieci anni di esilio di Garibaldi i resti di Anita vennero riesumati per ben 7 volte dai vari contendenti.
Per volontà del marito le sue spoglie nel 1859 vennero trasferite a Nizza; nel 1932 furono deposte sotto il monumento erettole sul Gianicolo, a Roma.

Gastronomia

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La cucina romagnola è una celebrità mondiale, non vi farà dimagrire ma è una delizia per l’anima ed il palato, a meno di non essere Buddisti, si vive una sola volta.

I primi
Che meraviglia di minestre, dal momento che la minestra, che un proverbio romagnolo definisce “la biada dell’uomo”, costituisce il cardine del sistema alimentare Romagnolo.
Nel 1913 viene proposto un primo censimento della pietanze della“cucina del popolo”, che conserva ancora buona parte delle vecchie usanze e che riproponiamo come irrinunciabili.

Si compone di sole cinque voci cardine:

  • I cappelletti (diversi dai tortellini emiliani sia come forma sia come ripieno, che in Romagna chiamasi “compenso“); sono riquadri di sfoglia ripieni, piegati in due a triangolo e congiunti alle estremità intorno a un dito della mano;
  • I passatelli, sono una delle più classiche minestre romagnole, composti da pane grattugiato, formaggio parmigiano, uova, un pizzico di pepe e aromi (noce moscata e scorza di limone); da tale composto, con l’apposito stampo, si ricavano dei “bigoli” che vengono poi cotti nel brodo;
  • Le pappardelle asciutte, condite poi in perfetta regola con vari tipi di sugo;
  • Il pollo arrosto;
  • La piadina (o piada): si tratta di una sfoglia di farina di frumento, strutto (o olio di oliva), sale e acqua, che viene cotta, tradizionalmente, su un piatto di terracotta, detto teglia (teggia in dialetto. Citando Giovanni Pascoli, è il pane dei Romagnoli.

Attingendo all’ampia cultura popolare romagnola, è possibile gustare altri piatti tradizionali.
Tra i primi piatti la “tardura” (una minestra di uova, formaggio e pan grattato).
I “manfrigoli”, nella tradizione popolare si consumava nella cena funebre, al ritorno dalle esequie; ed ancora gli gnocchi, le lasagne.

Tra i salumi; la salsiccia, il salame, il prosciutto e la coppa.
Per i dolci il “bracciatello”, tonda ciambella col buco, i “sabadoni”, tortelli ripieni di castagne cotte e marmellate di mele e pere cotogne o fichi, e la tradizionale “saba”, sciroppo prodotto con la riduzione a fuoco lento del mosto d’uva bianca o rossa, ideale per inzupparvi i sabadoni.

Vini
Pur senza dover alzare il gomito, lasciatevi tentare da:

  • Sangiovese di Romagna, vino DOC, vitigno Principe che deriverebbe, secondo una tradizione locale, da “Sanctum Zeus”, il dio Giove caro ai Romani.
  • L’Albana di Romagna, primo vino DOCG bianco in Italia oltre al Trebbiano, al Pinot sono i vini della tradizione Romagnola.

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Info turistiche

Per il nolo di bici ed il museo naturalistico
Palazzone di Sant’Alberto
Via Rivaletto 25
48020 Sant’Alberto (RA)
Tel 0544/529260
email
sito web

Ufficio Turismo del Comune di Ravenna
Via Salara 8 (Ra)
Tel 0544/35755 – 35404
Fax 0544/35094
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Libri

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