La bici da viaggio, allestimento e attrezzatura
MENU

La bici da viaggio, allestimento e attrezzatura

Bikelife, Cicloturismo, Viaggiare • di

Continuiamo a parlare di come prepararsi al meglio per un viaggio itinerante lungo i percorsi ciclabili europei analizzando uno degli aspetti fondamentali: la bicicletta.
Quale bici usare per un viaggio? Una bici da corsa? Una Mtb? Una trekking bike? Una gravel?
Vi sono cicloviaggiatori che affrontano viaggi in bicicletta con qualsiasi mezzo, dalle pieghevoli, alle scatto fisso alle recumbent. Ad oggi praticamente qualsiasi bicicletta è adattabile a “tourer” con le moderne bags da bikepacking (con tutti i limiti di volumi del caso). Vero è che esistono bici più adatte di altre ad affrontare un viaggio, e sul mercato le alternative certo non mancano.
Una bici da viaggio deve però rispondere a 3 requisiti fondamentali: comfort, robustezza e versatilità. In viaggio infatti dovremo stare in sella molte ore, la bici dovrà sopportare carichi anche di 10-15 kg e dovrà affrontare tratti asfaltati e sterrati (a volte anche impegnativi).

Se possediamo una bicicletta che risponda a queste caratteristiche possiamo lavorare su quello che abbiamo. Occorre sapere che possiamo allestire una bicicletta da viaggio senza spendere un patrimonio. Il cicloviaggiatore non è alla ricerca della performance: occorre privilegiare la solidità dei componenti rispetto al peso dei materiali e alle mode. Ogni cicloturista ha una sua concezione di bici ideale per viaggiare e non esistono due biciclette da viaggio identiche. Ciò detto, vi presento la bici che mi ha accompagnato in questi anni sperando di dare al lettore interessanti spunti di riflessione. La bici è stata infatti assemblata pezzo per pezzo nella logica di costruire un mezzo da viaggio che fosse affidabile, comodo, che potesse affrontare fondi stradali di qualsiasi tipo, con una grande capacità di carico e sulla quale fosse possibile effettuare interventi di manutenzione su praticamente ogni componente.

Il Telaio: Telaio mtb in acciaio 26. L’acciaio è il materiale più adatto al cicloviaggiatore. Coniuga robustezza e comfort e in caso di rotture/cedimenti può essere riparato da un fabbro con una normale saldatura. Ho scelto lo standard 26 pollici per due ragioni principali: in primo luogo con la bici a pieno carico i raggi più corti sono teoricamente meno soggetti a rotture rispetto allo standard 29 o 27,5; in seconda battuta in caso di necessità pezzi di ricambio di fortuna per una 26 sono certamente più facili da reperire (ed economici) rispetto agli altri standard.

Le ruote: Come detto si tratta di ruote da 26’’. Cuscinetti classici a sferette, un robusto cerchio in alluminio (con pista frenante) abbinati a raggi e i nippli resistenti (il fattore peso passa in secondo piano).

Le gomme: Ho scelto dei Vittoria Randonneur da 26 x 1,5 e non mi hanno mai tradito. Confortevoli su asfalto e sopportano bene anche lo sterrato (hanno solo scanalature per drenare l’acqua, non tasselli per l’off-road). Queste gomme hanno anche una banda catarifrangente sui lati che rende la bicicletta molto visibile anche in situazioni di scarsa illuminazione.

La forcella: Rigida e in acciaio, munita di attacco per il freno v-brake. Lo standard di fissaggio per lo stem è il classico 1” e 1/8 e per la ruota ovviamente il quick release. Ho scelto di non utilizzare una forcella ammortizzata in quanto ho preferito sacrificare un po’ di comfort sui tratti sconnessi a tutto vantaggio della scorrevolezza su asfalto e soprattutto eliminando un componente possibilmente soggetto a malfunzionamenti. Esistono comunque numerose soluzioni per alloggiare un portapacchi anche su forcelle ammortizzate pertanto, per un maggiore comfort e una migliore guidabilità nei tratti sconnessi, si può adottare questo tipo di montaggio.

I freni: Come detto all’anteriore ho un classico (e immortale!) Shimano Deore v-brake mentre al posteriore un U-brake (insolito ma nel telaio l’attacco del freno è posto sotto ai foderi bassi, vicino al movimento centrale). Nulla di idraulico, tutto comandato meccanicamente dai cari vecchi fili. Questa scelta consente di registrare il freno o effettuare riparazioni in totale autonomia con i soliti strumenti di base. Il disco garantisce prestazioni migliori ma, dovendo anche smontare e trasportare la bici, non garantisce la solidità dei v-brake (non sarebbe piacevole affrontare un viaggio con le pastiglie che strisciano sul disco perché i pistoncini si sono mossi o perché il disco è storto).

La guarnitura: pedivelle da mtb e 3 corone 22-32-42. Privilegiate l’agilità. Rapportature da mtb sono senza dubbio preferibili a quelle classiche da strada. Non dovremmo mai trovarci nella situazione di spingere la nostra bicicletta, anche sulle pendenze più difficili, pertanto teniamolo in considerazione durante la scelta di corone e pacco pignoni.

Pacco pignoni: Avendo adottato optato per una corona da 22 nella guarnitura al posteriore ho un classico 8v 13-27. Ho preferito questa scelta “vintage” in quanto i rischi di rotture e di usure anomale dei pignoni sono inferiori e la cambiata è più fluida e meno “forzata” e l’eventuale sostituzione di un pacco pignoni in situazioni di emergenza risulterà sicuramente più facile ed economica.

I comandi del cambio: Ho preferito adottare una soluzione “retrò” anche per i comandi del cambio. Ho infatti montato dei classicissimi manettini a frizione. Ho scelto di sacrificare un po’ l’ergonomia della cambiata e adottare questo tipo di meccanismo per 3 ragioni fondamentali: 1) si eliminano i problemi legati alle regolazioni intermedie ed eventuali “rumorini” possono essere eliminati con un piccolo aggiustamento dal comando al manubrio (non possibile con i classici scatti); 2) in caso di danni/rotture del deragliatore anteriore o posteriore sarà possibile sostituirlo praticamente con qualsiasi altro deragliatore (che ovviamente deve comunque essere compatibile con il pacco pignoni). 3) Essendo un meccanismo estremamente semplice è anche meno soggetto a rotture rispetto agli altri.

Il manubrio: Utilizzo da molti anni i classici manubri multiposition che si vedono montati su tante bici nel nord-Europa. Abbinato alla comodissima copertura integrale in spugna offre un comfort senza pari. E’ una scelta molto personale, c’è chi adopera i classici manubri flat da mtb con le appendici, chi preferisce manubri da crosa/gravel e chi soluzioni ibride (come i manubri boomerang), tutto dipende dalle nostre sensazioni in sella.

Sella: Buona parte dei cicloturisti utilizza selle Brooks in pelle. In questi anni ho sempre utilizzato una sella SMP che non mi ha mai dato problemi di sorta e perciò sono restio al cambiamento. Ma del resto la sella, ancor più del manubrio, è un elemento talmente personale che ognuno valuterà in modo differente.

Pedali: Ho scelto gli Shimano m530, che oltre all’attacco SPD possono anche essere utilizzati come flat pedals in caso di problemi alle tacchette.

Parafanghi: Meglio averli su una bici da turismo. Ho scelto quelli in plastica della SKS, accorciando quello posteriore in modo che non sporgesse dalla sagoma dei portapacchi in modo da evitare che si rovinasse durante le fasi di trasporto (a ruota posteriore rimossa).

Portapacchi: Posteriore: Topeak con 25 kg di capacità di carico che sono sufficienti per una vacanza di un paio di settimane senza l’attrezzatura da campeggio. Il top di gamma è il tubus che arriva a oltre 40 kg. Sul portapacchi ho inoltre installato un catarifrangente posteriore con luce a led. All’anteriore il portapacchi si ancora all’attacco dei v-brake e ad altri due punti sugli steli tramite apposite fascette metalliche.

Passiamo ora in rassegna l’allestimento della bici per il viaggio e l’attrezzatura meccanica di base necessaria. Suggerisco sempre di sfruttare al massimo la capacità di carico della bicicletta evitando di indossare zaini (che alla lunga potrebbero essere causa di dolori e indolenzimenti) e senza utilizzare carrelli appendice che rendono difficoltosi gli eventuali spostamenti su mezzi e influiscono sulla guidabilità della bici (oltre ad essere anch’essi soggetti a noie meccaniche).

Borse laterali: l’80% dei cicloturisti che si incontrano in un viaggio in bicicletta usano le inconfondibili borse della Ortlieb. Questa è stata anche la mia scelta e non l’ho mai rimpianta, anzi… La facilità di aggancio/sgancio, la stabilità, la capacità di carico, l’impermeabilità assoluta, l’affidabilità nel tempo, la semplicità di utilizzo e la loro robustezza ne fanno di questo prodotto il migliore su piazza. Particolarmente apprezzabile è la semplice chiusura “a strozzo” che le rende stagne (e quindi non necessitano di eventuali coperture impermeabili esterne). Vi sono le versioni per il portapacchi posteriore e anteriore.

Borsa da manubrio: Anche per la borsa da manubrio ho scelto Orlieb, impermeabile e con l’apposito alloggiamento per la cartina. Si sgancia velocemente e con una tracolla può essere utilizzata come pratico borsello.

Sacche impermeabili: Per elementi voluminosi come il sacco a pelo o le scarpe di ricambio si possono utilizzare apposite sacche stagne che, tramite elastici, ragni o cinghie, possono essere agganciate al portapacchi. Costano pochi euro e ce ne sono di qualsiasi tipo e misura. Sono molto pratiche grazie alla classica chiusura a strozzo e sono stagne a tal punto che in fase di chiusura si deve fare particolare attenzione a far uscire l’aria in eccesso presente all’interno.

Portatelefono: Irrinunciabile è il porta-smartphone. Io utilizzo un apposito borsello che si fissa sullo stem: molto pratico e resistente (è possibile inoltre sistemarvi lo smartphone anche quando esso è riposto nella sua busta trasparente impermeabile). Il mercato offre infinite opzioni quindi non resta che trovare quella che valutare attentamente quello che più si adatta alle nostre esigenze.
Altre borse: Oltre alle borse sopra citate utilizzo anche borse di piccole-medie dimensioni per riporvi l’attrezzatura meccanica di base.

Saddle bad: nella borsa sottosella (Norco da 1,5 litri) ripongo l’attrezzatura per la visibilità in condizioni di scarsa luce: giubbotto catarifrangente, faro anteriore + batteria e faretto posteriore, il tutto dentro ai sacchetti CUKI da congelatore per proteggerli dall’acqua/umidità.
Frame bag: in cui riesco a mettere 3 camere d’aria, 3 cacciagomme, una ventina di fascette di plastica (utilissime per eventuali riparazioni di fortuna), un paio di guanti di lattice, un filo di ricambio del freno e uno del cambio.
Un piccolo borsello da telaio per gli attrezzi di base da tenere sempre a portata di mano: multitool ( https://www.bikeitalia.it/il-multitool-utile-alleato-del-ciclista/), kit di riparazione camere (toppe+colla+carta abrasiva), rotololino di scotch americano, smagliacatena, falsamaglia (io per sicurezza ne tengo 2), una chiave inglese da 8 (che a me serve, unitamente al multitool, per serrare le viti del portapacchi e dei parafanghi), tiraraggi e consiglio anche di mettere una chiave a brugola per stringere il perno quadro del movimento centrale (solitamente misura non presente nei multitool in commercio).
2 borselli sottosella posto sotto al portapacchi posteriore (tra portapacchi e parafango, dove si trova posto!) con un’altra camera d’aria e una boccetta di olio lubrificante per la catena a caduta.

Borracce: Consiglio almeno di avere con sé 1,5 o 2 litri d’acqua. Sono preferibili le borracce al camelback per una questione di praticità: avremo le spalle libere, potremo sempre riempire una borraccia con integratori o altre bevande e, riponendole nei porta-borraccia da telaio, la distribuzione dei pesi sarà sempre ottimale.

Pompa: La classica mini-pompetta con attacco al portaborraccia è perfetta, occorre solo avere l’accortezza di verificare se la pressione in bar che può sviluppare sia pari a quella indicata sui copertoni che decidiamo di montare.

Raggi di ricambio: I raggi sono un componente potenzialmente soggetto a rotture quando la bici è a pieno carico. Suggerisco di dotarsi di un paio di raggi di scorta (completi di nippli) e di nastrarli al telaio con lo scotch americano, in questo modo si è certi che non si rovinino.

Una volta settato il mezzo e preparata l’attrezzatura andrà curato il posizionamento in sella. Una ottima biomeccanica (e tante ore passate in sella) ci consentiranno di ottimizzare lo sforzo e soprattutto di evitare l’insorgere di dolori articolari che potrebbero compromettere il nostro viaggio. Nel caso in cui in uno spostamento (bus/treno/aereo) fossimo costretti ad abbassare la sella o a smontare il manubrio è opportuno portare con noi anche un metro (di carta) per verificare sempre il corretto riposizionamento dei componenti.

In bici dall'Alaska all'Argentina!

Le migliori destinazioni per cicloturismo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *