Allenamento

Perché finiamo per allenarci sempre allo stesso modo?

Perché finiamo per allenarci sempre allo stesso modo? Gira e rigira, anche io mi ritrovo spesso a fare gli stessi allenamenti, le medesime uscite in bicicletta, a rifare ciò che ho sempre fatto. Perché? E soprattutto, quanto questo blocca il nostro potenziale di sviluppo come atleti? In questo articolo voglio investigare il perché finiamo per allenarci sempre allo stesso modo.

Dal Parco Avventura allo stoicismo, passando per il ciclismo

Allenarci sempre allo stesso modo

Io e mio figlio siamo dei grandi appassionati dei parchi avventura. Sono quei parchi allestiti con ostacoli, ponti sospesi, carrucoli, arrampicate e salti tra gli alberi. Nelle montagne sopra Como se ne trovano 5.-6 e noi li abbiamo girati tutti e continuiamo a farlo ogni estate. Settimana scorsa sono stato a un parco avventura e ho assistito a una scena che mi ha letteralmente fatto cadere la catena (e non solo quella). Lungo il percorso per i bambini, c’erano dei genitori che si posizionavano sotto gli ostacoli, tenendoli fermi con le mani, affinchè i figli potessero passarvi sopra più agevolmente.

E così mi è venuto in mente un pensiero, legato a un libro che sto leggendo: “Do Hard Things” (Fai cose difficili) di Steve Magness, un allenatore di atletica statunitense. Nel suo libro Magness mostra come lo sviluppo della resilienza mentale e della capacità di affrontare problemi dipenda dalla costante esposizione volontaria a piccoli e controllabili momenti di stress, progressivamente sempre maggiori.

Che è un po’ quello che 2000 anni fa sostenevano i filosofi stoici come Marco Aurelio, Seneca o Epitteto: se vuoi migliorare devi esporti alle difficoltà.

Cosa c’entra tutto questo con il fatto che tendiamo ad allenarci sempre allo stesso modo? Ora lo vediamo.

Perché finiamo per allenarci sempre allo stesso modo?

Analizzando i diari di allenamento degli atleti che si rivolgono al nostro servizio, ho notato un comune denominatore. Gli atleti si rivolgono a noi e richiedono l’assistenza di un preparatore perché nel tempo hanno strutturato un allenamento che tende a ripetersi, producendo uno stallo. Infatti esiste una legge fisiologica detta “Legge dell’accomodamento dello stimolo”: il corpo risponderà con adattamenti sempre minori a stimoli costanti nel tempo. Fisiologia a parte, la ripetitività dell’allenamento produce monotonia, che è la prima causa di abbandono e di mancanza di entusiasmo verso l’attività fisica.

Leggendo i diari di allenamento di questi atleti ho notato che nel lungo periodo tutti noi (io stesso, lo ammetto) tendiamo ad allenarci sempre allo stesso modo. Le uscite domenicali tendono ad assomigliarsi tutte quante, sia come durata che come dislivello. Gli allenamenti infrasettimanali diventano spesso ripetitivi oppure si tende ad allenare la capacità che ci viene più facile o nella quale siamo più bravi.

Così capita che questi atleti, che hanno magari alle spalle anni di granfondo, si sentano dei neofiti quando li sottoponiamo ad allenamenti dove l’intensità sia maggiore di quella cui sono abituati, semplicemente perché si tratta di uno stimolo nuovo per un corpo che si era ormai assuefatto.

Perché finiamo per allenarci sempre allo stesso modo? Nel suo libro “The practice of groundness”, lo psicologo Brad Stuldberg, afferma che ciò derivi dal fatto che nessuno di noi ama sentirsi un principiante, per cui tendiamo a ripetere sempre le stesse azioni perché sono quelle in cui ci sentiamo bravi, quelle in cui la nostra auto-efficacia (cioè la percezione della nostra competenza) è massima. Inoltre il nostro corpo è programmato per fare tre cose: riprodursi, scappare dal dolore e consumare meno energia.

Nel lungo periodo tenderà naturalmente a stabilizzare gli stimoli affinché non vi siano delle novità che possano metterne in pericolo la sopravvivenza.

Perché finiamo per allenarci sempre allo stesso modo e come evitarlo

In pratica, quasi in maniera inconsapevole, non facciamo altro che diventare come quei genitori che tenevano fermi gli ostacoli del parco avventura: ci esponiamo sempre meno alle difficoltà, ripetendo ciò che sappiamo fare bene.

E questo, purtroppo, non ci permette di raggiungere il nostro potenziale come atleti, poiché subentrano l’adattamento dello stimolo, i plateau di forma fisica stagnante, la monotonia e tutte quelle condizioni che non fanno migliorare le nostre prestazioni.

Ma se volessimo variare il nostro allenamento, come potremmo fare? Ecco alcuni consigli:

  • Cambiare bicicletta: questo non significa comprare una nuova bicicletta in sostituzione della nostra ma provare un’attività ciclistica differente. Per esempio possiamo passare alla MTB, che ci permetterà di sviluppare competenze motorie diverse e variare lo stimolo. Oppure, se siamo stradisti e non vogliamo fare un salto così ampio, possiamo fare qualche uscita in gravel. Questa pratica è molto comune nelle arti marziali, di cui sono un grande appassionato. Il judoka, per ampliare le sue capacità, si allena con chi pratica BJJ oppure lotta libera, sport molto simili ma che hanno richieste motorie differenti e che sottopongono il corpo a stimoli nuovi, migliorando anche la competenza motoria nel proprio sport d’elezione.

ebook

Tutto quello che vuoi sapere sulla scelta, manutenzione e meccanica della bicicletta lo trovi tra gli ebook
scarica ora
  • Provare uno sport diverso: l’iperspecializzazione motoria, soprattutto in uno sport detto “closed skill” come il ciclismo, non sempre è la soluzione migliore. A volte si può provare a praticare un altro sport, in modo da “scompaginare” completamente la risposta adattativa del corpo. Per esempio si può provare a correre o nuotare una volta a settimana. In questo modo staremo comunque praticando un’attività di resistenza aerobica ma che a livello di motricità richiede delle attivazioni muscolari totalmente differenti;

  • Inserire nuove sedute: Se non vogliamo cambiare bici e nemmeno sport ma rimanere fedeli alla nostra pratica, ciò non significa che dobbiamo abbandonare l’idea di variare il nostro allenamento. Un metodo molto semplice per inserire nuove sedute è quello di convertire qualche uscita ad alto volume e bassa intensità con un interval training, magari un 6 x 4 minuti di intervallo x 2 di recupero, che comunque va a lavorare sulla capacità aerobica ma che permette di sottoporre l’organismo a uno stimolo diverso;

  • Allenare la forza: fosse per me, qualunque essere umano su questa terra dovrebbe allenare la forza muscolare, che è una delle capacità più importanti per contrastare l’invecchiamento e mantenersi in salute. Se vogliamo variare lo stimolo allenante ma non vogliamo farlo in bicicletta, possiamo dedicare almeno una seduta a settimana all’allenamento della forza. In questo modo daremo uno stimolo più completo ai nostri muscoli e allo stesso tempo miglioreremo l’esecuzione di movimenti che ci renderanno più efficienti sulla bicicletta, grazie al principio del transfer motorio;

Diventa un Ciclista Più Forte

Percorri più chilometri con meno fatica con solo un’ora di allenamento a settimana.

Scopri di più
  • Rivolgersi a un preparatore: infine, se non vogliamo o non siamo sicuri di riuscire in questo “cambio di rotta” dell’allenamento, possiamo rivolgerci a un preparatore, che si occuperà di organizzare i nostri allenamenti. Noi di Bikeitalia offriamo il servizio “Allenati con Bikeitalia”, dove i nostri preparatori, tutti chinesiologi specializzati nel ciclismo, ti potranno seguire nella strutturazione di un allenamento organizzato, progressivo e soprattutto individualizzato sulle tue esigenze e necessità;

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *