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Perché la bici è una terapia: la mia storia con l’ADHD

Bikelife, News, Salute • di

La bici è una terapia?
Questa volta, anziché snocciolare una quantità enorme di dati (tutti disponibili sulle pubblicazioni scientifiche), voglio raccontare del perché dovremmo iniziare a trattare la bici come un vero e proprio strumento terapeutico raccontandovi della mia storia.

Due anni fa, nel 2017, mi è stato diagnosticato un disturbo cognitivo: l’ADHD. L’acronimo inglese sta per “Attention deficit and hypertivity disorder”, che tradotto fa più o meno “deficit dell’attenzione e sindrome dell’iperattività”. Tale disturbo si palesa attraverso numerosi sintomi: incapacità di mantenimento del focus, ridotta capacità attentiva, tendenza alle risposte e ai comportamenti impulsivi, facilità a interrompere gli altri mentre parlano, facile distraibilità, incapacità di memorizzare date e appuntamenti, facilità nel dimenticare ciò che si è appena ascoltato, nervosismo e incapacità a stare fermi in una posizione. Ovviamente questa diagnosi non è venuta fuori per caso bensì è servita semplicemente a dare un nome ad aspetti del mio comportamento che mi trascino da sempre. Ricordo che ai tempi delle scuole elementari mia madre veniva chiamata a colloquio ogni giorno dalle maestre, io ero quello “bravo ma che non si applica”, quello che “disturba in classe e non sta fermo”, quello che “potrebbe dare di più se si impegnasse maggiormente a stare attento”. Ricordo che un giorno mia mamma, esasperata, disse alla maestre: “Legatelo alla sedia”. Questa cosa si è protratta poi nel mondo del lavoro (chiedete ai miei colleghi), portandomi a volte a fare delle gaffe. Così, interessato a migliorare, mi sono sottoposto a un consulto psicologico e ho ricevuto la diagnosi. Il test era composto da 36 domande, alle quali è sufficiente rispondere positivamente a 17 per ottenere la diagnosi. Io ho risposto di sì a 32 su 36.


La soluzione proposta dalla psicologa fu l’assunzione di psicofarmaci, alla quale dissi di no. A quel tempo stavo studiando per laurearmi in scienze motorie e l’idea che l’attività fisica in bici potesse essere usata come strumento terapeutico mi bussava in testa, così approfittai dell’occasione. Se volevo una palestra dove allenare la mia idea, ce l’avevo sotto mano: la palestra ero io.

Così ho iniziato a studiare e ricercare su quali siano le cause genetiche dell’ADHD. Solitamente il disturbo è ereditario e genetico, per cui si può tenere sotto controllo ma non se ne può guarire. Gli studi più autorevoli sostengono che derivi da una “imperfezione” genetica del cervello. Quest’ultimo infatti non riesce a usare correttamente il glucosio presente nel sangue (il cervello utilizza il glucosio come principale fonte energetica). Non a caso uno dei sintomi dell’ADHD è il continuo desiderio di carboidrati e soprattutto di cibi ricchi di zuccheri. Il cervello dunque, attraverso l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, stimola continuamente la secrezione di ormoni come l’adrenalina, che ha l’effetto di colpire le cellule adipose stoccate come fonte energetica, al fine di staccarle e mandarle in circolo nel sangue. Infatti insieme alle cellule del tessuto adiposo vengono stoccate anche molecole di glucosio, che vengono usate a fini energetici. Il cervello quindi aumenta continuamente le strategie per innalzare la glicemia sanguigna. Il problema è che la secrezione eccessiva di adrenalina produce tutti quei sintomi sopracitati, che causano non pochi problemi a chi soffre di ADHD. Partendo da questo presupposto, ho scelto la bici come terapia per la mia ADHD per tre grandi caratteristiche:

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  • Essendo uno sport di resistenza, permette di affaticare notevolmente il sistema nervoso, con un effetto calmante sulla continua richiesta di adrenalina. Infatti, come è noto, la fatica del sistema nervoso avviene molto prima di quella muscolare, per prevenire infortuni. Con uscite lunghe e faticose io posso affaticare il sistema nervoso che quindi riduce la sua intensità di lavoro e questo provoca una generale sensazione di rilassamento. La sensazione perdura in base alla lunghezza e alla difficoltà dell’uscita ma di solito mi permette di vivere l’intera giornata in uno stato molto più calmo e tranquillo;
  • L’attività fisica in bici permette di aumentare la glicemia sanguigna. Dato che i muscoli hanno bisogno di energia per contrarsi, tale energia viene sintetizzata a partire dai carboidrati e grassi, che sono le fonti energetiche più favorevoli. All’aumentare della richiesta energetica, il cervello favorisce il distacco degli adipociti e la degradazione del glicogeno muscolare per aumentare la glicemia. Inoltre lo stesso lattato, prodotto dalla contrazione muscolare, viene inviato al fegato dove viene trasformato in glucosio e quindi reimmesso nel torrente ematico. Questo fa sì che la richiesta di glucosio da parte del cervello si riduca, anche perché l’aumento del battito cardiaco aumenta il flusso sanguigno al cervello, con maggior afflusso anche di glucosio.
  • Essendo modulabile come intensità, quando ho poco tempo la bici mi permette di lavorare ad elevata intensità, svuotando le riserve energetiche e quindi riducendo notevolmente la tensione nervosa e muscolare dell’ADHD. Ho cercato di applicare questo concetto dell’HIIT al mio bike to work, che ho reso una breve terapia dove far fuori le tensioni e il nervosismo che la mattina sono molto alti, per via dell’accumulato riposo notturno. In questo modo, anche se il sistema nervoso è in piena funzione, la mia energia muscolare è ridotta e avverto un miglior focus e una capacità di concentrazione più elevate.

Cosa ci insegna la mia storia? Che la bici può essere considerata un vero e proprio strumento terapeutico e non solo un mezzo per spingere alle granfondo. Come ogni farmaco, anche la bici avrà bisogno di una relazione dose-risposta, basata soprattutto sulla conoscenza del problema da trattare. Non si potrà certo lavorare con diabetici, ipertesi, depressi o stressati in modo univoco ma bisognerà adattare l’attività in bici alla persona e alla sua patologia.

La bici è una terapia e lo sarà sempre di più , se solo lo vorremo davvero. 


aida





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