Salute

Posso assumere la stessa posizione in sella di un Pro?

Posso assumere la stessa posizione in sella di un Pro?

“Posso assumere la stessa posizione in sella di un Pro?”. Questa domanda mi è stata fatta centinaia di volte durante le varie visite biomeccaniche che noi di Bikeitalia svolgiamo dal 2015 nei nostri centri in giro per l’Italia. Molti ciclisti sono convinti che assumere la stessa posizione in sella di un ciclista professionista darà loro un vantaggio in termini di prestazione. Ma è davvero così? In questo articolo andiamo a vedere se assumere la stessa posizione in sella di un Pro abbia davvero senso oppure no.

visita biomeccanica

basta dolori in sella

Prenota ora

Il concetto di posizione in sella

La posizione in sella non è altro che il rapporto tra il nostro corpo e il mezzo meccanico, che si crea attraverso 6 punti di contatto e un vincolo obbligato:

  • I due piedi sui pedali;
  • le due tuberosità ischiatiche sulla sella;
  • Le due mani sul manubrio;
  • La testa che deve guardare avanti (orizzonte visivo, che è un vincolo);

Il nostro corpo prende rapporto con la bici attraverso questi punti di contatto e deve ricercare un proprio equilibrio neuromuscolare. Il nostro organismo è “programmato” per fare tre cose: riprodursi, consumare meno energia possibile e scappare dal dolore. Se i punti di contatto non sono adeguati al nostro corpo, quest’ultimo cercherà di scappare da essi, poiché li trova potenzialmente dannosi. Per farlo attuerà delle strategie inconsce che ci porteranno a muoverci sulla sella, incassarci nelle spalle, portare le ginocchia all’esterno, ruotare il bacino all’indietro e così’ via. Tutte correzioni posturali che producono una dispersione di energia ma che allo stesso tempo possono produrre sovraccarico funzionale e quindi dolore.

Posso assumere la stessa posizione in sella di un Pro?

Posso assumere la stessa posizione di un Pro

Capiamo quindi che se il rapporto tra il nostro organismo e i 6 punti di contatto non è ottimale, il nostro corpo scapperà da esso, producendo una riduzione della prestazione e una maggior esposizione a potenziali infortuni. Quindi la risposta alla domanda “Posso assumere la stessa posizione in sella di un Pro?” è: solo se è ottimale per il nostro corpo. E spesso ciò non avviene.

Si dice che il corpo si struttura per la funzione che gli facciamo fare. Dato che un ciclista professionista passa l’80% del proprio tempo da sveglio in sella, avrà strutturato il proprio corpo per stare in quella posizione. Il ciclista amatore più incallito, se ha comunque un lavoro e una famiglia, passerà circa il 20% del proprio tempo da sveglio in sella, quindi difficilmente potrà strutturare il proprio corpo per restare nella stessa posizione di un ciclista professionista.

Da “Posso assumere la stessa posizione in sella di un pro?” a “Come mi posiziono in modo sostenibile?”

L’idea che assumere la stessa posizione in sella di un pro dia dei vantaggi in termini di performance è un concetto da software che ti mette in sella in base a parametri statici e uguali per tutti, senza andare a valutare caso per caso. Se Franco, 55 anni, 3000km all’anno e 2 ernie lombari, si mettesse nella stessa posizione di Tadej Pogacar, avrebbe dei vantaggi in termini di prestazione o rischierebbe di farsi male? Letta così la risposta sembra scontata ma è un leit motiv molto comune nel mondo del ciclismo amatoriale, sia tra i ciclisti stessi che tra i posizionatori che usano software di messa in sella.

Dobbiamo evolvere dall’idea di messa in sella come “più performante” a quella di una posizione “sostenibile”. La posizione sostenibile è quella posizione in cui il nostro corpo può restare per ore senza scappare da essa, senza dispersione di energia e riducendo quindi la possibilità di infortuni.

E la posizione sostenibile è quella individuale, univoca per il nostro corpo e può essere trovata solo andando a valutare le reali capacità dei nostri muscoli e articolazioni in termini di mobilità, flessibilità e forza.

Assumere la stessa posizione in sella di un pro probabilmente non ci farà andare più forte, se questa non è sostenibile per noi. Meglio una posizione più comoda ma adatta alle nostre capacità.

Una posizione dalla quale il nostro corpo non vorrà scappare, incrementando così prestazione, salute e divertimento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *