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Roglič e la multidisciplina: perché pedalare tanto non basta

Roglič e la multidisciplina: perché pedalare tanto non basta

Roglič e la multidisciplina, perché non dobbiamo limitarci solo a pedalare. Primož Roglič è il fresco vincitore del Giro D’Italia 2023. Ma il ciclista sloveno, prima di approdare al ciclismo professionistico è stato un atleta di salto con gli sci, arrivando al ciclismo nel 2011, all’età di 22 anni. Roglič è l’emblema della multidisciplina, cioè della capacità di eccellere in più sport. La multidisciplina è anche uno dei modi migliori per gestire una preparazione atletica o per restare in forma e in salute. In questo articolo voglio appunto parlarti di questo.

Roglič e la multidisciplina: fisiologia base dell’allenamento

Roglič e la multidisciplina

Senza entrare nel dettaglio, cercherò di fornire alcuni elementi di fisiologia “prêt-à-porter”, che ci permettano poi di comprendere perché la multidisciplina può essere la base per diventare ciclisti più forti e migliori.

Quando noi sottoponiamo il nostro organismo a un allenamento, lo stiamo sottoponendo a uno stress che ne altera l’omeostasi, ovvero l’equilibrio dei sistemi energetici. Per far fronte alla richiesta immediata il corpo attiva degli aggiustamenti: alza i battiti del cuore, aumenta la traspirazione, spegne alcuni sistemi energetici, rilascia ormoni nel circolo sanguigno. Una volta terminato l’allenamento il corpo, nella successiva fase di riposo, creerà degli adattamenti cronici che gli permetteranno di affrontare tale stressor.

Il corpo però non risponde “a casaccio” agli stressor ma attraverso un principio ben preciso: il SAID. L’acronimo sta per “Specific adaptation to imposed demands”, cioè il corpo crea adattamenti specifici in base alla richiesta imposta. Se pedalo, il mio corpo si struttura per pedalare meglio. Se alzo pesi, il mio corpo si struttura per alzarne sempre di più. Se nuoto, il mio corpo si struttura per nuotare più a lungo o più velocemente.

Grazie alla teoria del SAID allora possiamo capire come la specificità dell’allenamento sia importante: se non compio ripetutamente quell’attività, non otterrò adattamenti opportuni.

Multidisciplina vs. specificità

Sulla base di questa teoria, il mondo del ciclismo (soprattutto italiano) ha costruito preparazioni atletiche che fossero iperspecifiche. Ricordo che un preparatore, sui social, una volta mi disse che nulla ha senso, per un ciclista, che non sia correlato al modello di prestazione, cioè a cosa si troverà ad affrontare in gara.

Una volta un ragazzo di 17 anni, ciclista juniores, si è rivolto a noi per una visita biomeccanica perché soffriva continuamente di dolori al ginocchio. Una volta messo in sella siamo riusciti a limitare i danni, che però riapparivano costantemente a un certo punto della stagione. Così siamo andati a vedere se il suo allenamento potesse avere un’influenza sul problema. Io, leggendo il suo diario, sono rimasto scioccato:

  • Lunedì 100 km di scarico;
  • Martedì: 200 km in bici
  • Mercoledì: 200 km in bici
  • Giovedì: 200 km in bici
  • Venerdì: 200 km in bici
  • Sabato: riposo;
  • Domenica: gara

visita biomeccanica

basta dolori in sella

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In sostanza si stava sottoponendo a volumi di allenamento di 1.000 km settimanali più una gara a settimana. Oltre a essere l’emblema dell’iperspecificità, a livello fisico presentava notevoli problemi legati appunto a questo approccio del pedalare tanto.

Questa teoria è valida ma ci sono due aspetti che non possiamo dimenticare:

  • La “LAS”, ovvero la “Law accomodation stimuli” (legge dell’accomodamento dello stimolo). A lungo andare il corpo risponde con adattamenti sempre minori a stimoli uguali nel tempo. Ciò significa che se continuo a sottoporre il mio organismo a stimoli sempre uguali, nel lungo periodo arriverò a una fase di stallo, dalla quale sarà difficile uscire;
  • È la funzione che determina la struttura. Il corpo si adatta e si struttura per la funzione cui lo sottoponiamo, che non è altro che una parafrasi del principio del SAID. Ma qual è il problema? Il tutto sta nel fatto che strutturare il corpo per una singola funzione aumenta gli squilibri muscolare, le disfunzioni muscolo scheletriche, impoverisce la motricità e alla lunga espone a infortuni.

Una soluzione per evitare tutto questo? Esporre il corpo a stimoli che siano i più vari possibile, attraverso la multidisciplina.

Roglič e la multidisciplina: altri casi famosi

Roglič e la multidisciplina

Roglič non è il solo caso di atleta che si è formato in uno sport e poi è passato a un altro, dove ha ottenuto grandi vittorie. Ecco altri esempi:

  • Remco Evenepoel. Il ciclista belga ha giocato a calcio fino a 16 anni, arrivando anche alla nazionale U-16. Dopo un infortunio è passato al ciclismo, diventando professionista nel 2019;
  • Mathieu van der Poel. Ha iniziato la sua carriera nel ciclocross, per poi passare su strada (dove ha vinto l’oro ai mondiali) e finire anche nella mtb;
  • Pauline Ferrand-Prévot. L’atleta francese è riuscita a vincere il titolo mondiale di ciclismo su strada, di ciclocross e di cross-country in mtb;
  • Kilian Jornet. L’atleta catalano è tra i più forti al mondo nel trail running ed è stato 7 volte campione del mondo di scialpinismo;
  • Clara Hughes. L’atleta canadese è riuscita a vincere due medaglie d’oro in due discipline completamente differenti, come il ciclismo e il pattinaggio su ghiaccio.

Ovviamente ci sono anche dei casi di campioni che hanno invece basato la propria carriera sull’iperspecificità, come nel caso di Tadej Pogacar o di Eliud Kipchoge, il più forte maratoneta della storia.

I benefici della multidisciplina

Il nostro corpo non è stupido e usa ogni opportunità che ha per migliorarsi. La multidisciplina ha diversi vantaggi:

  • Permette di variare lo stimolo, evitando la stagnazione;
  • Migliora la struttura corporea e favorisce uno sviluppo fisico più omogeneo;
  • Stimola in maniera differente il sistema nervoso, permettendo così di costruire nuove sinapsi;
  • Aumenta le capacità cognitive;
  • Grazie al principio del transfer motorio è possibile migliorare un gesto specifico anche eseguendone un altro simile (è per questo che chi fa squat in palestra poi migliora anche nella pedalata);
  • Riduce la monotonia, che è la principale causa di burn-out dell’atleta;

Come applicare la multidisciplina nel nostro allenamento

Io sono un grande amante della multidisciplina, soprattutto nel mio allenamento. Ciò deriva dal fatto che forse sono uno che si annoia facilmente e ho sempre bisogno di stimoli nuovi e differenti. Ma se volessimo applicare la multidisciplina nella nostra preparazione, come potremmo fare?

Ecco alcuni spunti:

  • Passare dalla bici da strada alla gravel o alla mtb per un periodo di tempo, creando nuovi adattamenti. Inoltre la guida fuoristrada apporta dei grandi vantaggi nella guida su strada;
  • Scegliere uno sport aerobico come la corsa o il nuoto, da praticare almeno una volta a settimana, per variare lo stimolo ma comunque facilitare adattamenti similari;
  • Alzare i pesi e allenare la forza, in modo da praticare movimenti nuovi e diventare più forti, lubrificando i circuiti neurali deputati al gesto della pedalata;

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Roglič e la multidisciplina: perché pedalare tanto non basta

Non siamo più nel 1912, il mondo della fisiologia dell’esercizio ha fatto passi da gigante e ha compreso che la variazione dello stimolo è alla base della salute e della competenza motoria dell’atleta. Ma il mondo del ciclismo sembra non essersene reso conto. Tabelle di allenamento come quelle del ragazzo juniores sono ancora all’ordine del giorno anche tra i ciclisti che si rivolgono a noi per il nostro servizio di allenamento “Allenati con Bikeitalia”. Tabelle tutte uguali con chilometraggi pazzeschi, senza la minima variazione dello stimolo, al contrario di quanto riportato in questo articolo, partendo dall’esperienza di Roglič e la multidisciplina.

Ma il nostro corpo ha bisogno della varietà motoria. Roglič e la multidisciplina ci hanno insegnato una cosa: chi non ha paura di osare, può ottenere grandissimi risultati.

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