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UCI Cycling for all: 5 punti chiave per il futuro del ciclismo

UCI Cycling for all: 5 punti chiave per il futuro del ciclismo

Ho partecipato al convegno UCI Cycling for all, che si è tenuto il 25 e 26 Ottobre 2023 a Bruges, in Belgio. Durante il convegno sono stati trattati molti temi legati all’impatto che il ciclismo ha su salute, ambiente, sostenibilità e stili di vita.

Ecco i 5 punti chiave sul futuro del ciclismo che porto a casa dall’UCI Cycling for all 2023.

UCI Cycling for all cover

#1: Il ciclismo è un affare serio

Durante il convegno, sono stati snocciolati alcuni dati dello stato di salute dell’industria del ciclismo in Europa. Nel 2022 sono state vendute 20 milioni di bici in tutta Europa. Di queste 5,5 milioni erano ebike, che da sole sono il segmento più venduto, seguito dalle gravel bike. In generale il fatturato dell’industry è stato di 2.2 miliardi di euro per la vendita di bici e di ben 4.5 miliardi di euro per gli accessori. Si stima che nel futuro il segmento bici possa dare vita a 13 milioni di posti di lavoro, più quelli legati all’indotto del cicloturismo. La bicicletta e il ciclismo sono affari seri, sono un segmento in crescita che offre prospettive economiche importanti e non può più essere trattato solo come uno sport o un “giocattolo per adulti”

#2: Più gente in bici per il clima

Viviamo nell’emergenza climatica, ormai è ufficiale. E la bicicletta è tra le chiavi per abbattere le emissioni. Da sole le emissioni di CO2 del trasporto privato cubano per il 70% di tutte le emissioni legati al modo in cui ci muoviamo. Significa che dobbiamo ridurre l’uso dell’auto privata in favore di altre tipologie di mobilità, che siano a impatto ridotto. L’impatto di CO2 di una bicicletta è del 3%, per cui ampliare l’utilizzo dell’uso di questo mezzo al posto dei mezzi motorizzati ci consentirà di abbattere realmente le emissioni.

UCI Cycling for all

#3: Fai le infrastrutture e i ciclisti arriveranno

È nato prima l’uovo o la gallina? Le amministrazioni devono costruire le infrastrutture ciclistiche anche se non vi è richiesta o attendere che la popolazione le richieda a gran voce? Secondo quello che porto a casa dall’UCI cycling for all 2023, la risposta è: prima si fanno le infrastrutture e poi la gente inizierà a usarle. Pechino in 2 anni ha aumentato di 90 volte il numero di ciclisti creando 3200 km di ciclabili in tutta la città. Allo stesso modo è importante ricordare che le infrastrutture devono essere costruite con metodo. La qualità delle piste ciclabili diminuisce i rischi, perché il 65% degli infortuni dei ciclisti dipende da ciclabili progettate male (che, a conti fatti, creano più infortuni delle auto).

#4: Il ciclismo deve tornare popolare tra i bambini

Tom Van Damme, presidente della Federazione Belga di Ciclismo, ha dichiarato che “il nostro obiettivo è rendere il ciclismo uno sport sempre più popolare tra i bambini, perché così avremo più ciclisti, più sportivi e più campioni belgi“. A livello internazionale ogni anno almeno 1 milione di bambini sotto i 15 anni smette di usare la bicicletta per muoversi. È un lento stillicidio. Questo significa che fra trent’anni forse smetteremo di vedere il ciclismo in tv, perché non ci saranno più ciclisti professionisti. Ma allo stesso tempo è un segnale preoccupante, poiché la salute dei bambini è strettamente legata ai livelli di attività fisica. Le cause di questo declino? Il costo delle bici, il traffico stradale e la tendenza dei genitori a essere più apprensivi rispetto al passato e a non permettere ai figli di pedalare in autonomia.

#5: Il futuro del ciclismo è donna

Il ciclismo professionistico e quello amatoriale si tingeranno di rosa. Sempre più donne vengono coinvolte nel ciclismo e l’attività della Cycling Flanders è quella di dare pari dignità (attraverso compensi e coperture mediatiche simili) alle classiche belga femminili e a quelle maschili. Oltre a questo cresce la richiesta di gruppi sportivi per donne. Il motivo? Le donne hanno il timore di pedalare con gli uomini perché sentono di essere “troppo lente per loro” e non vogliono sentirsi delle zavorre. E questa cosa non accade in paesi remoti ma in Belgio, un paese dove il ciclismo è sport nazionale. La creazione di gruppi sportivi e di eventi dedicati al ciclismo femminile, come la Fancy Woman Bike Ride, saranno sempre più importanti nel futuro.

UCI Cycling for all: concludendo

Torno a casa dall’incantevole Bruges e dall’UCI Cycling for all con un’idea ben precisa: la bicicletta è la chiave per un futuro più sano, più pulito e più felice. Mi spiace solo che al convegno fossero presenti delegati di quasi tutte le federazioni ciclistiche europee: Germania, Portogallo, Spagna, Danimarca, persino il Lussemburgo, ma mancasse un delegato della FCI.

Una bicicletta alla volta salveremo il mondo, sempre se saremo in grado di lavorare tutti nella stessa direzione.

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Commenti

  1. Avatar Bernard ha detto:

    Le piste ciclabili sono la sconfitta del ciclismo come mezzo di trasporto e andrebbero eliminate. Ci sono molte ragioni per la loro abolizione ma una è proprio questa. Dire che le strade sono pericolose e i ciclisti andrebbero messi al confino vuol dire cedere al terrorismo delle auto.
    Perché devo fare strade tortuose che pago peraltro per non essere minacciato di morte?
    La strada giusta è quella di non cedere a ogni voglia dei motorizzati piuttosto che fare strutture e asfalto in più.

  2. Avatar Ernesto ha detto:

    Davvero molto interessante, grazie per averlo condiviso con noi.
    Mi ha colpito molto l’affermazione che «il 65% degli infortuni dei ciclisti dipende da ciclabili progettate male»: da anni sostengo che le ciclabili della mia piccola città sono progettate molto male (invece di farle “comode, veloci e sicure” come dovrebbe essere, riescono sempre a farle “scomode, lente e terribilmente pericolose”), ma mi piacerebbe, se possibile, conoscere lo studio o comunque la fonte del dato.
    Grazie

  3. Avatar Enzo ha detto:

    infrastrutture e pensare alla bicicletta come ‘mezzo di trasporto’ e non solo ad un mezzo per svago

  4. Avatar Rita Lodesani ha detto:

    Ciao Omar, grazie per il tuo articolo che condivido appieno.
    In particolare sogno e spero che le amministrazioni pubbliche capiscano e investano in piste ciclabili, ma soprattutto fatte bene. A Modena, anche nei nuovi quartieri, progettati da zero, in effetti le piste ciclabili non mancano, peccato però che non siano ancora piste ciclabili utilizzabili in sicurezza. Sono tutt’ora promiscue con i pedoni e danno la precedenza alle auto ad ogni incrocio di via…

    C’è tanto da fare, ma sono convinta che quella è la via.
    In famiglia utilizziamo principalmente la bicicletta come mezzo di trasporto e nostro figlio di 5 anni si sposta in bici come noi da quando ha 2 anni e mezzo (con la balance bike), anche se piove siamo attrezzati e pure il piccolo non fa storie perchè è abituato.

    Ci vorrebbe anche secondo me educazione stradale ai pedoni, perchè non c’è cultura a lasciare libera la ciclabile quando sono promiscue. Penso che molta gente non sia informata o consapevole che deve camminare sul marciapiede e non in mezzo la ciclabile quando appunto è promiscua.
    Grazie ancora.
    Avanti tutta.
    Rita

  5. Avatar Sergio ha detto:

    Che dire: sembri Don Chisciotte. Ma non mollare!
    Ho aperto un negozio in una città che avrebbe tanto bisogno di bici e non fa nulla. Solo auto. E infatti fatico a stare a galla….

  6. Avatar Toni ha detto:

    Ciao Omar bellisimo articolo condivido tutti i punti da te elencati
    Cari saluti da Zurigo
    Toni

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