Viaggiare in bici: una scelta alla portata di tutti

“Ma sei matto?” “Sei un eroe!” “Ma come ti va…” “Io non ce la farei mai!”. Queste sono solo alcune delle frasi ricorrenti nelle conversazioni con amici e conoscenti quando mi capita di raccontare delle mie (dis)avventure a pedali. Eppure, in un popolo di eccellenze sportive che affida a pochi eletti e ironman il compito di associare la bicicletta allo sport agonistico, vale la pena scrivere qualche riga per far capire che chiunque può viaggiare in bici.

Lo diceva già Paolo Rumiz nel suo meraviglioso Tre uomini in bici, all’epoca 53enne, che una scelta simile non era preclusa a nessuno che non avesse seri problemi di salute – e certe volte, neanche in quel caso. Quel libro uscito nel 2002, che narrava la strada da Trieste a Istanbul nel contesto dell’immediato dopoguerra in Ex Jugoslavia, fu per me una lampadina che si accende, un’ispirazione destinata a lasciare il segno negli anni a venire.

Viaggiare in bici ti fa vedere (e raccontare!) le cose da un’altra prospettiva. I luoghi che attraversiamo in auto, in bus, in treno o in aereo non hanno lo stesso sapore, anzi non sono gli stessi luoghi. Quel campo di girasoli o quella foresta appenninica non avranno lo stesso valore se non li abbiamo davvero respirati pedalandoci. 

Ma così come per il ciclismo urbano, anche per quello da viaggio esistono molti miti da sfatare, a partire dall’assunto “Non posso farcela” o “Non fa per me”. 

Cicloturismo: ma chi me l’ha fatto fare?

Ma perché mai ci si dovrebbe caricare di borse e attrezzatura e sfidare la Strada con la sola forza delle proprie gambe? In altre parole, chi ce lo fa fare? Questa è una domanda spesso ricorrente quando ci ritroviamo a cercare un rapporto più leggero di quello già inserito, mentre sudiamo su quell’ennesima pendenza inaspettata carichi come muli – e quel rapporto non c’è, semplicemente perché non ce la facciamo più.

Va ricordato che il cicloturismo è una scelta estremamente soggettiva, e che esistono tanti tipi di viaggio quanti sono i viaggiatori: c’è chi viaggia per faticare, chi per rilassarsi, chi per ritrovare sé stesso, chi per perdere sé stesso, e ancora chi ama semplicemente l’idea di sentire il vento fresco in faccia mentre tutto ciò che gli serve lo sta spostando in autonomia dietro di sé. 

A proposito di quello che serve: viaggiare in bici è un ottimo modo per ridare il giusto valore all’utilità delle cose, e personalmente è proprio questo il motivo principale che mi ha spinto a scegliere la bici come mezzo. 

La bici come mezzo, la bici come fine

La bici nasce indubbiamente come mezzo, come uno strumento da utilizzare per fare qualcos’altro. In ambito urbano lo è (e deve assolutamente esserlo, per rendere le nostre città vivibili!), ma non è detto che non possa ricoprire anche la funzione di fine. 

Se scegliamo di utilizzarla per viaggiare, passare ore in sella diventa un’attività fine a sé stessa, e come tantissimi scrittori da T.S. Eliot a Jack Kerouac amano ricordarci, conta il viaggio e non la mèta. E così, un viaggio in bici diventa una linea e non un punto, con la differenza che il bello è ciò che sta in mezzo e non l’arrivo. 

Certo, si tratta di una percezione soggettiva, ma per me viaggiare in bici significa vedere il mondo a venti all’ora, guadagnarsi la mèta con le proprie gambe, andare a scoprire proprio quell’inmezzo entrando in una terra in punta di piedi, pardon, di copertoni. Accanto a questa conoscenza “antropologica” del territorio, che presuppone curiosità, rispetto e umiltà, c’è poi l’appagamento fisico dei polmoni aperti, e il raggiungimento di quella condizione simile al nirvana in cui “ogni pensiero vola”, come recita l’iscrizione su una nota porta nel Parco dei Mostri di Bomarzo.

Cicloturismo for dummies: qualche domanda per iniziare

Innanzitutto, come già anticipato, occorre sfatare alcuni luoghi comuni: se la fatica è la preoccupazione e l’ostacolo più immediato, viaggiare in bici non significa necessariamente fare ciclismo sportivo. La Strada (sì, continuo a onorarla del maiuscolo per una forma di profondo rispetto) è un enorme foglio bianco da riempire con le nostre scelte, non c’è nessuna imposizione: dettiamo noi il nostro passo, decidiamo noi quanti chilometri fare al giorno.

Partiamo da lontano: superati lo scoglio mentale e della volontà, inizia una delle parti più stimolanti, quella dei preparativi. Non è forse l’attesa del viaggio essa stessa il viaggio? 

Per passare il dito sulle carte, immagine e pregustare luoghi mai visti su una mappa, calcolare distanze, dislivelli e soste fa parte già del viaggio in bici. 

Occorre innanzitutto porsi una serie di domande preliminari: 

  • che tipo di viaggio abbiamo in mente? Un tour organizzato, uno in autonomia ma sicuro e su un percorso ciclabile già battuto? Oppure un percorso alla ventura lasciando una parte al caso? Preferiamo aree naturali o spazi urbani? In altre parole, vogliamo fare un viaggio in bici, del cicloturismo o del turismo in bici?
  • dove vogliamo pernottare? In hotel bike-friendly dotati di ogni comfort? In campeggio, in ostello, in b&b? Vogliamo fare un percorso lineare o ad anello? 
  • che tipo di paesaggi cerchiamo? Caldo e mare, fresco e montagna? In quale stagione vogliamo viaggiare? Sarà piovoso, ventoso o assolato? Vogliamo concentrarci su dei luoghi da collegare tra di loro con una linea, o su un itinerario ciclabile già pensato e impostato? Che rapporto abbiamo con le salite e i dislivelli?
  • quanto siamo esperti di meccanica ciclistica? Sappiamo riparare o smontare le bici sulle quali viaggiamo? Quanta assistenza troveremo lungo il tragitto che scegliamo di percorrere?

Ciascuna di queste domande determina l’impostazione del viaggio, dall’attrezzatura al tipo di bici da usare

In linea di massima, sarà bene iniziare con percorsi facili, preferibilmente su ciclabili già esistenti e con pochi dislivelli, magari serviti da trasporti come i treni regionali con trasporto bici o bus con rastrelliere apposite. 

A questo proposito, è importante considerare tre amici fondamentali del cicloturista: i fiumi , le ferrovie e i litorali. Specie le prime due tra queste “linee” seguono per ovvi motivi le pendenze minori del fondovalle, spesso scorrono in parallelo, quasi sempre ospitano una ciclovia già attrezzata e in molti casi delle linee ferroviarie dismesse sono diventate delle ciclovie affascinanti e sicure! 

E se… 

Tempo fa avevamo pubblicato una simpatica Dichiarazione dei diritti e dei doveri del cicloviaggiatore, che appare sempre attuale e pertinente. Oggi appare utile aggiungere un altro decalogo, quello delle risposte semplici a dubbi legittimi

  1. Se la salita è troppo dura, scendi e spingi;
  2. Se i chilometri sono troppi, ti fermi e dormi;
  3. Se piove, ti bagni e poi ti asciughi; 
  4. Se hai portato troppe cose, te ne disferai lungo la strada;
  5. Se hai portato poche cose, vuol dire che non ne avevi davvero bisogno;
  6. Se sei troppo pesante, andrai lento; 
  7. Se hai fretta, probabilmente non dovevi fare cicloturismo; 
  8. Se perdi la strada, chiedi a un anziano: ti dirà dove abita, dove si è sposata sua figlia, userà quella quercia con un ramo storto come riferimento, ma non la strada che ti serviva. Ma alla fine saprai qualcosa in più di prima.
  9. Se i cani ti inseguono, scendi dalla bici, fingi indifferenza e lasciali abbaiare. Io non l’ho mai fatto, ho sempre preferito correre come un disperato, ma dicono che funzioni.
  10. Se temi di non arrivare alla mèta, niente paura: già l’essere partiti è un viaggio!

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