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Calabria in bici sulle strade del Pollino

Calabria, Italia, Itinerari • di

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Un itinerario di 50 chilometri lungo strade poco trafficate, che parte dalle Gole del Raganello di Civita, comunità albanese ai piedi del Massiccio del Pollino, paradiso per escursionisti e arrampicatori in tutte le stagioni, e arriva ad Acquaformosa, in Calabria. Un percorso all’interno del Parco Nazionale del Pollino, dal 2016 riconosciuto patrimonio UNESCO.
Il nome del massiccio, le cui cime raggiungono gli oltre 2.200 metri di altitudine, secondo alcuni studiosi deriva dal latino Mons Apollineus, ovvero monte di Apollo, dio del Sole e della Salute, che, si narra, in epoca magno-greca ne fece una delle sue dimore.

La bici sarà il pretesto per entrare in empatia con le comunità albanesi, abitanti del luogo e stanziali in Calabria dal XV secolo, che sono parte integrante di questo itinerario italo-albanese. Più di seicento anni fa infatti, dopo la morte di Scanderbeg, alla progressiva conquista dell’Albania e, in generale, di tutti i territori dell’Impero Bizantino da parte dei turchi-ottomani, gli albanesi fuggirono dalla madrepatria e si rifugiarono nel meridione d’Italia. La loro cultura è ancora oggi gelosamente conservata attraverso la lingua, il rito greco-bizantino, i costumi, nelle tradizioni, negli usi e nella gastronomia.

Segnaletica italiano / albanese

Segnaletica italiano / albanese

Civita (Çiftit nell’albanese antico) è una sorta di fortezza naturale. Panorami mozzafiato e persone accoglienti hanno trovato ai piedi di questa montagna il luogo ideale dove mettere radici. E’ uno dei posti più belli e suggestivi della Calabria, che sembra rimasto fermo nel tempo. I tetti hanno comignoli diversi l’uno dall’altro, il borgo è animato dalle simboliche case Kodra, case antropomorfe (dal volto umano) che animano e colorano i rioni; in questo posto da fiaba le donne chiacchierano ancora nella gjitonia, la più arcaica forma di vicinato, luogo fisico e sociale sede di funzioni domestiche e di scambi.

Case Kodra

Case Kodra

Case Kodra

Case Kodra

Mappa

Altimetria

pollino-altimetria

Traccia gps | Mappa kml

Salgo in sella e mi lascio alle spalle i 600 metri di parete rocciosa della Pietra del Demonio (o Timpa del Demanio), dalla cui erosione scorrono le Gole del Raganello, famoso canyon che durante i mesi estivi, quando esprime al meglio la sua bellezza, richiama turisti da tutto il mondo e la cui discesa si conclude al Ponte del Diavolo, ai piedi dell’abitato di Civita.

Centro storico di Civita

Centro storico di Civita

Arrivo all’incrocio con la SP 263 e la imbocco in direzione Frascineto – Castrovillari. Qui la maestosità del Pollino si fa ammirare con la falesia di Eianina, una parete rocciosa da arrampicata tra le più importanti nel meridione d’Italia.

Supero Frascineto (altro paese arberëshë con un centro storico piccolo, ma ben curato) e lo svincolo autostradale della A3. Passo davanti un cementificio oramai in disuso e dopo un tornante arrivo sul rettilineo che mi porta nel centro abitato di Castrovillari. Il bar / tabacchi / alimentari alla fine del rettilineo può darvi informazioni utili su come raggiungere un piccolo laghetto artificiale alle spalle delle case che costeggiano la SP 263.
Il paesino non attira molto l’attenzione, a parte la via principale con la Chiesa ed alcuni edifici nobiliari, ma l’imponenza delle montagne, guardando verso nord, è spettacolare. Su queste cime e nel vicino Orsomarso ha trovato da secoli il suo habitat naturale il Pino Loricato, un “relitto” preistorico che vive fino a 900 anni. L’albero deve il nome alla sua corteccia che somiglia alla corazza dell’esercito Romano (la lorica), al secolo Caput Mundi.

Dopo un breve giro di Castrovillari, dove il Castello è circondato da orribili abitazioni degli anni ’70 ed il Protoconvento è abbandonato, riprendo la SP 263, imboccando Via Sibari. Da qui ha inizio una salita di circa 10 chilometri che, con un dislivello di più di 400 metri e brevi pendenze superiori al 15%, si conclude a Saracena. Durante questo tratto si passa da San Basile, altra piccola comunità di origine greco-albanese, nota ai media nazionali di qualche anno fa per la particolare iniziativa dell’allora sindaco, che mise in vendita abitazioni private dei cittadini, per riempire le case vuote del paese. L’idea continua negli anni con buoni risultati. Il paese è molto dignitoso e pulito, anche se non si vedono tanti giovani, ma gli anziani che si incontrano sono molto accoglienti e vogliosi di raccontare i vari aneddoti della loro piccola comunità. Li saluto mentre al tavolo del bar, in piazza centrale, non smettono di giocare a tressette e risalgo sulla mia bici.

tressette-san-basile

Pedalo in lieve salita per qualche chilometro, con i Monti dell’Orsomarso di fronte, e arrivo a Saracena, unica qasba araba della Calabria, situata su una collina rocciosa, il cui antico nucleo del centro urbano è caratterizzato da un intricato dedalo di viuzze di concezione islamica. Se vi piacciano i vini liquorosi chiedete a qualsiasi bar o ristorante un bicchiere di Moscato di Saracena, un vino passito da meditazione dal caratteristico profumo ottenuto dai vitigni Malvasia, Guarnaccia e Odoacra. La notte del 19 febbraio, in occasione della festa di San Leone, santo patrono del paese, il sacro ed il profano si mescolano, inebriati da musiche tradizionali e fiumi di vino.

Saracena, Qasba

Saracena, Qasba

Dopo gli ultimi sforzi in salita, per circa 10 chilometri si scende dagli oltre 600 metri di Saracena, ai circa 200 del fondo Valle dell’Esaro, dove la strada incrocia la SP 271. Da questo punto in poi la SP 263 è quasi tutta in salita fino agli oltre 700 metri di Acquaformosa. Superato Firmo, altro paese albanese, dove ancora oggi le donne lavorano i centrini all’uncinetto davanti le porte di casa, si arriva a Lungro, anch’esso borgo arbëreshë e capitale del mate.

Firmo

Firmo

La bevanda consumata principalmente nel Sud America, qui è stranamente presente in tutte le case ed i negozi. Non si può lasciare il paese senza bere un sorso di mate dalla bonbija (la tipica cannuccia). A Lungro è sinonimo di accoglienza ed ospitalità, un buon pretesto per concedersi una sosta e rubare qualche storia da questa piccola comunità.

Centro accoglienza rifugiati, Acquaformosa

Centro accoglienza rifugiati, Acquaformosa

Gli ultimi 150 metri di dislivello in salita fino a Acquaformosa mi consentono di pensare ancora per qualche minuto a questa suggestiva pedalata a mezzacosta tra l’Italia e l’Albania, ai paesaggi visti, spettacolari e differenti tra loro, alle imponenti pareti del Pollino, alternate a colline di uliveti, vigneti e distese di campi di grano, alle meravigliose comunità arberëshë.
Al termine del mio itinerario saluto Anna, che lasciando Lungro mi ha suggerito di visitare la chiesa mosaico di rito greco-bizantino di Acquaformosa, con un ben pronunciato ri mirë, il saluto in albanese antico.

Chiesa Bizantina, Acquaformosa

Chiesa Bizantina, Acquaformosa





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