A Palazzo Marino è andata in scena la presentazione di Möves, il nuovo e ambizioso piano del Comune di Milano dedicato allo sviluppo della mobilità pedonale e ciclistica. Sul palco, a illustrare questa visione di una città finalmente accessibile e a misura di persona, c’erano il sindaco Beppe Sala e una nutrita rappresentanza della sua giunta: gli assessori Arianna Censi (Mobilità), Marco Granelli (Opere pubbliche), Marco Mazzei (Spazio pubblico) e Gaia Romani (Quartieri e Partecipazione).
Möves: la nuova visione per la mobilità attiva a Milano
Le premesse del documento, va detto, sono ineccepibili e ricalcano ciò che chi si occupa di mobilità attiva sostiene da decenni. Möves non vuole essere un semplice elenco di piste ciclabili, ma una visione sistemica. Parte da un assioma fondamentale, messo finalmente nero su bianco da un’amministrazione italiana: ridurre il traffico veicolare significa migliorare la sicurezza stradale, abbassare l’inquinamento e alzare la qualità della vita.
565 km di rete ciclabile
I numeri del piano sono imponenti e derivano da un lungo percorso partecipativo che ha raccolto oltre 1.175 contributi. Si parla di una rete ciclabile portante di 565 km (210 km di rete principale e 355 km di rete secondaria). Di questa rete principale, il Comune dichiara che circa il 46% risulta già realizzato “in varia modalità” (una formula che, sappiamo bene, a Milano racchiude di tutto: dalle ciclabili in sede propria alle corsie ciclabili disegnate sull’asfalto).

Ci sono assi strategici già a buon punto, come la Buenos Aires-Monza o la Gioia-Martesana, e cantieri importanti in corso, dal Ponte della Ghisolfa (dopo anni di richieste da parte dei comitati di quartiere e un lunghissimo iter, ndr) fino a piazzale Zavattari, passando per il progetto Beats tra Porta Romana e i Navigli, fino alla risoluzione dell’attraversamento di piazzale Dateo.
Focus ➡️ Leggi tutti gli articoli in merito al progetto della ciclabile sul Ponte della Ghisolfa
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Spazio ai pedoni, strade scolastiche e sicurezza stradale
Anche sul fronte pedonale, Möves traccia una rotta chiara: 194 spazi pubblici da ripensare, 109 ambiti scolastici da riqualificare per mettere in sicurezza i bambini, e 404 km di itinerari pedonali. Si prevede l’espansione dei cuscini berlinesi (il prossimo in via Asiago) e l’aumento dei paletti parigini per difendere i marciapiedi dalla sosta selvaggia, con l’obiettivo di arrivare a 200 per municipio. Il documento elogia persino i benefici della Città 30, ricordando come a 30 km/h la probabilità di sopravvivenza di un pedone sfiori il 100%, e snocciola dati incontrovertibili sui benefici per la salute (20 minuti di bici al giorno riducono del 10% il rischio di mortalità) e sull’efficienza negli spostamenti urbani.
L’elefante nella stanza: un piano (tardivo) dopo 10 anni di governo
Tutto bellissimo. Un manuale di mobilità urbana da standard nordeuropeo. C’è però un elefante nella stanza, ed è il calendario.
Siamo ad aprile 2026. Il sindaco Sala guida la città di Milano da quasi dieci anni. Durante questo lungo periodo, la città ha visto innegabili passi avanti, ma ha proceduto quasi sempre per strappi, spesso rincorrendo le emergenze. Abbiamo visto le “ciclabili pop-up” nate sull’onda dell’urgenza pandemica per non far collassare il trasporto pubblico.
Abbiamo visto come l’urgenza di mettere in sicurezza gli incroci più pericolosi abbia trovato una spinta decisiva e un’accelerazione nell’agenda politica soprattutto in risposta alle mobilitazioni cittadine, nate a seguito delle tragiche morti in strada che hanno profondamente scosso l’opinione pubblica.
Insomma, abbiamo assistito alle ben note dinamiche dell’amministrazione pubblica: tempistiche dilatate, mediazioni politiche estenuanti e interventi che spesso sono arrivati a posteriori rispetto all’emergere dei bisogni.
L’eredità di Sala: i compiti a casa per il prossimo sindaco
Oggi, a ridosso della fine del suo secondo e ultimo mandato, il sindaco presenta finalmente la visione strutturata e a lungo termine che la città meritava di avere anni fa. Un piano partecipato e lungimirante, che però necessiterà di anni, fondi e volontà politica ferrea per essere realizzato. Una volontà che non potrà essere quella di Beppe Sala.
Möves è, a tutti gli effetti, un eccellente “compito a casa” lasciato sulla scrivania di chi vincerà le prossime elezioni. Il sindaco uscente consegna alla città una mappa perfetta di come dovrebbe essere la Milano del futuro. Tuttavia, per ragioni anagrafiche di mandato, la complessa fase attuativa – fatta di gestione dei cantieri, revisione della sosta e fisiologiche resistenze al cambiamento che ogni transizione urbana porta con sé – ricadrà inevitabilmente sulle spalle della prossima amministrazione.
Ben venga Möves, ben vengano i 565 km di ciclabili e le piazze pedonali. L’auspicio è che il prossimo inquilino di Palazzo Marino non chiuda questo prezioso documento in un cassetto, ma abbia il coraggio di trasformare il “piano del sindaco Sala” in realtà. Perché i cittadini che pedalano e camminano, le ore perse nel traffico e l’aria che respiriamo non possono più aspettare i tempi della burocrazia e i calcoli delle campagne elettorali.
[Fonte]












Articolo splendido e gran ben redatto. Complimenti e….dita incrociate affinchè “il tutto” si realizzi il prima possibile.
bella come eredità, ma se è eredità il grazie non lo sentirà il sindaco uscente ma quello entrante.
invece di lasciare eredità non era meglio Möves prima e sentire il GRAZIE dei cittadini milanesi?