Italian Cycle Chic: intervista a Luca Violetto

23 Febbraio 2012

luca-violetto-cycle-chic-italianLa rassegna di articoli dedicati alla fashion week milanese si conclude oggi con una intervista a Luca Violetto, fondatore e responsabile di Itaian Cycle Chic, “l’Italia che pedala con stile”.

– Come mai e da quanto tempo sei il responsabile di Italian Cycle Chic?

Come hai avuto modo di leggere, l’idea iniziale era di creare un network di provincia (dove risiedo) ma fin da subito ho capito che era troppo impegnativa, ambiziosa e, forse, irrealizzabile per mancanza di materiale. Dopo una prima analisi dei movimenti italiani (Torino) ho deciso di creare un movimento obliquo, da nord a sud, per testimoniare tutta l’Italia che pedala con stile. Anche perchè allora non c’erano altri blog italiani sulle tematiche Cycle Chic. Mi son preso la briga di provarci, ho avuto l’ok del fondatore di Cycle Chic, Mikael, e quindi eccomi qua.

– Quando è nata Italian Cycle Chic? Qual è la sua “mission” ?

Il blog è nato dell’autunno 2010. L’idea che muove tutto è, ovviamente, quella di avvicinare più gente possibile ad usare la bici, volendo mostrare loro che andare in bicicletta è bello ed è bello (nel valore estetico del termine) vedere gente che va in bicicletta. In questo caso ho mirato a tutta quella gente che esclude in partenza la bici perchè crede sia scomoda e “faticosa” ma punta comunque all’ apparenza, all’ essere alla moda, alla conformazione di gruppo.

– In cosa consiste il tuo lavoro di responsabile di Italian Cycle Chic?

Come amministratore di blog devo coordinare il materiale che arriva dagli utenti e dai collaboratori sparsi in tutta Italia e quindi cercare di creare dei post più efficaci possibili. Una parte di foto le ho fatte io ma la stragrande maggioranza le raccolgo attraverso il nostro gruppo di Flickr. C’è anche una ragazza, Joice, che mi da una mano a scattare e raccogliere materiale fotografico. Pubblica anche lei qualche post.

– Ci sono dei contatti o tra i movimenti Cycle Chic internazionali? Si tengono dei raduni?

Faccio sempre riferimento al blog di Copenhagen, padre di tutto, e in maniera minore,anche agli altri blog. Più che direttive vere e proprie (ogni blog agisce di sua spontanea volontà, autonomamente, seguendo il decalogo ed il manifesto del movimento) cerco di cogliere le tendenze, gli argomenti sensibili e le modalità con cui comunica il blog danese. Riversare il lavoro danese in chiave italiana non è facile, visto come viene considerata la bici utilitaria nel nostro paese. Ma siamo qui per provarci e per migliorare le cose. L’anno scorso, a Giugno, c’è stato il primo raduno globale, a Barcellona.

– E le realtà locali italiane Cycle Chic?

Esistono, sono poche ma ci sono. Magari non riconosciute dal movimento globale o sotto altri appellativi, ma ci sono. Sono realtà che scendono più nei dettagli cittadini. Ad esempio Torino, nato forse prima di Italian Cycle Chic.

cycle-chic-italy– Pensi che le persone si possano avvicinare alla bicicletta perché è “di moda”? Quanto paga puntare sulla comunicazione?

Sono estremamente convinto che la “scusa” della moda possa avvicinare gente a pedalare. Non so se sia un bene o un male, ma solo il fatto che ci sia una bici in più e una macchina in meno, anche solo per un giorno, passa sopra ogni considerazione.
Puntare sulla comunicazione è essenziale. Tanta gente non usa la bici perchè non sa cosa si prova o non si rende conto concretamente quali sono i vantaggi del bike commuting. Cercare di creare eventi in cui ci sia la bici di mezzo è indispensabile.
Ad esempio delle feste il cui unico dress code sia “arrivare in bici”. Abbiamo visto che la gente che usa la bici così per gioco, prima o poi ritorna in sella. Non è forse una mezza conquista questa?
Bisogna poi convogliare sui canali di comunicazione sociale (attraverso foto, video e quant’altro) il tutto, per dire agli altri: “vedete, usiamo la bici, facciamo festa, stiamo bene e siamo felici. Perchè usi ancora l’auto per fare 3 km per uscire la sera?”. Cose così. C’è un grosso lavoro da fare.

– Da qualche anno alcune case di moda, (Gucci e Armani su tutte) hanno lanciato la propria bicicletta, che ne pensi?

Mi collego a quanto detto prima. Se la moda deve essere un compromesso per avvicinare alla bici gente abituata ad usare l’auto, ben venga. Il mondo delle due ruote è talmente obliquo e trasversale che non vi possono essere paletti o restrizioni. Ci sono bici per tutti i gusti, per tutte le esigenze.

– Il movimento Cycle Chic è riuscito nella sua mission?

Difficile percepire se il movimento Cycle Chic sia riuscito o meno nella sua missione. Per il movimento italiano dichiarare “missione compiuta” sarebbe ipocrita. C’è ancora tanta gente che usa l’ auto senza raziocinio, solo perchè abituata a farlo oppure che ti considera pazzo perchè ti muovi in bici anche in inverno. Abbiamo dei modelli di città del nord da seguire. Finché le nostre città non assomiglieranno almeno in parte a quei paesi non potremmo dirci soddisfatti.

– Cycle Chic è un mix di bici, fotografia e stile. Luca Violetto a cosa tiene di più?

Ovviamente alla bici. E’ il perno attorno al quale girano tutte le mie attività, il mio lavoro, i miei hobby, i miei interessi. Sembrerà monotono ma vi posso assicurare che non è così.

italian-cycle-chic– Italian Cycle Chic ha aderito alla campagna #salvaiciclisti: quanto è importante rendere più sicure le nostre città?

La sicurezza è essenziale ed in Italia c’è ancora molto da fare sul piano ciclabile. (ve l’ho già detto che c’è molto da fare?) Bisogna investire sul radicamento di una cultura del movimento sostenibile ma allo stesso tempo permettere a chi vuole sperimentare l’uso della bici in chiave utilitaria di farlo in completa sicurezza. Sarebbe altrimenti un paradosso sviluppare una cosa e non l’altra. Non vorrete far la figura delle auto, che vengono valorizzate perchè fanno da 0 a 100 in tre secondi o che arrivano a 250 km/h ma si ritrovano a girare in città ad una velocità media imbarazzante.

Siti di riferimento:

Italian Cycle Chic
Luca Violetto

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