Anno 2011: Non ricordo come è nato il desiderio di visitare il Canada, sta di fatto che quell’estate mi trovo zaino in spalla a visitare l’ovest di questo immenso paese, viaggiando tra bus, autostop e la spontanea cordialità canadese. “Un giorno ci tornerò per attraversarlo in bici” mi dico un po’ per gioco dopo essermene innamorato “chissà, un giorno magari lo farò davvero…”.
Anno 2025: tanta acqua sotto i ponti di questi 14 anni…tra scalate, sciate, viaggi, alpinismo e una pandemia mondiale, è arrivato il momento anche per la bici: qualche breve avventura solitaria, un paio di vacanze a indirizzo ciclistico e i quarant’anni all’orizzonte mi danno lo slancio decisivo per chiedere e ottenere l’aspettativa lavorativa.
Due soli punti fermi per il progetto: partenza da Halifax, arrivo a Vancouver. Direzione dettata sia dalla morfologia del territorio (e non trovarmi subito in salita sulle Rookies), sia per concludere dove tutto è iniziato nel 2011. In mezzo tutto da decidere: da una bozza di tracciato che ho stilato con komoot i km sono tanti, il percorso e le mete intermedie sono da modellare lungo la strada in base alla piega che prenderà questa avventura; non sono mai stato così tanto lontano da casa, da solo, non so come mi sentirò… lasciamo che sia tutto naturale e spontaneo.

Maggio. Dopo un doppio volo Milano-Parigi + Parigi-Halifax, sono in terra Canadese; Colette (la mia bici) è carica e pronta a tutto, io quasi, ma convinto. Partenza a Maggio sperando che il meteo sia mite come da Lonely planet..nulla di più differente, qua in Nuova Scotia in questo periodo si dice che la mattina sia inverno e il pomeriggio estate, o l’opposto, a seconda di come girano venti e cicloni vari.
I primi 10 giorni lungo la costa occidentale della regione sono subito pioggia, vento, freddo, ma offrono anche tanto altro, soprattutto un assaggio delle tanto desiderate strade deserte, verdi, immense, solitarie. A Truro devo decidere se proseguire lungo la più breve costa ovest o attraversare il selvaggio sud-est con l’intento di raggiungere e percorrere il Cabot Trail, una costiera panoramica ricca di viste mozzafiato lungo tutti i saliscendi che la caratterizzano; i 900 km e 9000 m D+ da aggiungere al viaggio e una descrizione comunque interessante della soluzione a ovest mi fanno propendere per questa opzione, rimandando il Cabot Trail a un viaggio futuro che preveda la visita anche di New Foundland.
Lascio la Nuova Scotia per il New Brunswick, ma a causa dei forti venti devo cambiare itinerario e saltare alcune tappe che mi avrebbero permesso di vederlo meglio. Costeggio da sud a nord il fiume St John, non resto molto in questa regione anche se mi offre tantissimo, tra cui una fantastica avventura casuale presso la Sabian, produttrice mondiale di piatti per batteria (nota ai batteristi quale io sono) comprensiva anche di grigliata con i proprietari.

Attraverso il confine ed entro in Québec, qua subito quattro novità: nuovo fuso, tantissime zanzare, belle ciclabili e cambio lingua: già 2km oltre il confine l’inglese non basta e serve sfoderare il poco di francese dei tempi delle medie. Questa regione sarà caratterizzata dalle bellissime ciclabili della Route Verte: la bellissima RV8 che costeggia il lago Temiscouata fino a Riviere du Loup, la RV1 che costeggia il San Lorenzo fino a Quebec City, RV5/Chamin du roy che porta a Montreal, la RV2/Petit Train du Nord che porta a nord verso Val d’or, passando per la selvaggia riserva naturale La Vérendrye.
Tra le poche città visitate, Quebec city merita sicuramente una visita per l’importanza storica -è il più antico insediamento europeo in Canada, 1608, e fu teatro dell’ultima battaglia che sancì la fine del conflitto franco-inglese-, mentre Montreal spicca per eterogeneità, clima culturale, modernità -lo stadio e gli edifici dell’olimpiade 1976 meritano una visita-. Unico suggerimento, se avete modo di pianificare in anticipo la visita di Montreal, assicuratevi che le date non coincidano con quelle del gran premio di F1..ci sono finito dentro e anche se non ero sul circuito, il caos era totale (Colette non si è qualificata).

Entro in Ontario dalla Hwy 101, strade solitarie e rilassanti ma anche tanti temporali violenti e insetti, in mezzo la città di Timmins che mi ricorda il disagio ciclistico delle città, tra traffico e manto stradale. Mi congiungo al Lago Superior, lo costeggio tra vento gelido e nebbia da sud, ma è anche tempo di festeggiare: è il 1 Luglio, è il Canada Day… festeggio anche io forando tre volte in un giorno, copertoni al limite, ma sono fortunatamente vicino a Thunderbay e non in mezzo al nulla, cambio copertone e manutenzione in un super bike-shop e pure il tempo di partecipare ad un party di fidanzamento di un nuovo amico ciclista. Ahimè, il meteo mi è avverso, in arrivo forti forti temporali, o parto subito o mi devo fermare 3-4gg, opto per la partenza perdendomi la visita al monumento dedicato a Terry Fox.
Lascio l’Ontario e i suoi 250000 laghi (non sto scherzando) per le pianure infinite di Manitoba e Saskatchewan, dove regnano campi coltivati, mucche al pascolo, balle di fieno, treni senza fine, vento ostinatamente contrario. Cerco di stare più lontano possibile dalla strada principale (Hwy 1) ma troppo a Nord non posso andare causa incendi e relativi fumi che mi regalano anche insolite giornate nella nebbia rossastra…raggiungo così Drumheller (Alberta) percorrendo più strade possibili: Hwy 16, 24, 1 (sigh), 42, 19, 15, 44, 9 e 56…numeri che danno alla testa e che non ho mai pensato di mettere al lotto.

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A Drumheller visita ad un sito archeologico pazzesco, poi via verso Calgary dove mi aspetta un volo verso Nord…perchè tra una pedalata e l’altra è nata e poi si è concretizzata l’idea di volare in Yukon per aggiungere alla mia avventura la Alaska Highway… opzione del volo per non fare in bici A/R lungo gli stessi 2300 km.
Con il senno di poi di quello che sarà il viaggio, avrei potuto pedalare anche la Alaska Highway, infatti a Whitehorse una nuova amica ciclista mi suggerisce di optare per la più selvaggia e panoramica Hwy 37; scelta azzeccata, le montagne le foreste le distanze i silenzi sono continui, qualche intoppo meccanico e giornate avverse, ma tutto fila liscio. Mi ricongiungo a strade più battute lungo la Hwy 16 che da Kitwanga, attraverso Prince George, arriva fino a Jasper; lì, lungo la strada più famosa, turistica ma anche affascinante dell’ovest Canadese, la Icefield Hwy, giù fino a Banff attraversando queste valli sorvegliate da immensi montagne e ghiacciai.
British Columbia infine, un pezzo di Hwy 1 attraversando i parchi di Glacier e Yoho fino a Revelstoke, poi giù a sud lungo la tranquilla Hwy 6 fino a Castlegar; da qui si passa allo sterrato della Kettle Valley Rail, un ex ferrovia di 600 km reinventata a ciclabile, che scopro a mie spese non essere propriamente indicata per bici gravel cariche di bagagli, molto meglio per MTB leggere ammortizzate e con ruote che non affondano. Cerco di stare il più possibile sul percorso anche se a volte pezzi di asfalto alternativi danno un po’ di pace a gambe e natiche.

La meta finale è in vista, prima giusto un pezzo di Hwy 7 e 99 per una breve visita a Squamish, Mecca dell’arrampicata, e anche una visitina a Vancouver island per non farsi mancare nulla ed eccoci infine a Vancouver.
Alla fine sono stati quasi 10000 km (9669 per fare i precisini) in 4 mesi, scivolati via dopo i primi duri giorni di acclimatamento, in un paese favoloso che ha regalato spazi silenzi ma anche persone che non dimenticherò mai, passati con la mia tendina marcia, una moka, un pannello solare rotto, un e-reader come unica distrazione, una sedia per godersi appieno i momenti di riposo, tante tante tante persone che senza avere nulla in cambio mi hanno aiutato, chi con un caffè, chi con del cibo, chi con un letto.
Unici rammarichi del viaggio? Non aver fatto da Calgary a Whitehorse in bici lungo la Alaska Hwy (temevo il freddo estremo con l’avvicinarsi di Settembre andando a Nord, ma con il senno di poi avrei potuto farlo) e non aver fatto prima le carte per attraversare il confine USA (l’essere andato in Iran in passato complica non poco la possibilità di ingresso nella terra delle libertà)

Le tracce le affinavo giorno per giorno usando Komoot per vedere i km e il dislivello, e guardando il meteo. La Lonely Planet, ai fini ciclistici, praticamente è stata inutile. Ho provato a replicare il percorso per uso di altri ciclisti interessati:
Per il controllo del meteo ho usato le App Wheater Network e Windy e il sito del governo Canadese per la situazione incendi.
Per pernotto se ce n’era l’occasione ho usato WarmShower
Ho viaggiato con WestJet, sia da e per l’Europa, sia per il volo interno
Per ogni informazione, scrivete a dariolazappa[at]gmail.com
[Dario Bertoletti]
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