Mi chiamo Matteo Lovato, ho 23 anni, sono di Saonara, in provincia di Padova. Il 17 aprile 2026 sono partito da casa in bicicletta con destinazione Nordkapp, Norvegia — circa 5.000 chilometri da percorrere in solitaria, senza team di supporto, senza furgone al seguito, senza niente. Solo io, la bici con un peso di 55 kg.
La preparazione e la partenza
Prima di questo viaggio, la mia esperienza in solitaria si limitava a qualche weekend fuori con la bici. Niente di più. Eppure a un certo punto ho deciso che il passo successivo doveva essere grande — non un tour di tre giorni, non una settimana. Nordkapp o niente.
Ho caricato la bici fino a renderla quasi irriconoscibile. Tenda, sacco a pelo, materassino, fornello, cibo, attrezzatura da pioggia, ricambi meccanici, pannello solare, power bank. L’autonomia è di circa sette-dieci giorni senza dover fare rifornimenti: né di cibo, né di elettricità. Questo significa che posso sparire nelle foreste scandinave per una settimana senza dipendere da nessuno. Significa libertà totale, ma anche responsabilità totale.
La mattina della partenza, il 17 aprile, era una mattina qualunque a Saonara. I miei mi hanno salutato, ho girato l’angolo di casa, e ho cominciato a pedalare verso nord.


In viaggio: da Padova alla Polonia
Mentre scrivo questo, sono in Polonia. Ho percorso circa 1.700 chilometri — più o meno un terzo del totale. Alle spalle ho l’Italia, l’Austria, Germania e Repubblica Ceca. Davanti ho ancora la Lituania, lettonia, Estonia, Finlandia e poi la Norvegia fino all’estremo nord.
Il viaggio finora è stato un alternarsi continuo di fatica e meraviglia. Ci sono giorni in cui le gambe girano bene, il vento è a favore, il paesaggio cambia ogni ora e ti sembra di essere dentro un film. E poi ci sono giorni in cui piove da quando esci dalla tenda a quando ci rientri, la strada è brutta, e l’unica cosa che riesci a fare è contare i chilometri uno a uno.
Ho dormito in laghi, in boschi, in prati. Ho mangiato in piccoli bar di paese dove nessuno parlava inglese e ci siamo capiti a gesti. Ho incontrato altri cicloturisti, qualcuno con cui ho condiviso qualche ora di strada, qualcuno con cui mi sono fermato a parlare per ore.
Una delle cose che non mi aspettavo era la quantità di persone disposte ad aiutarti. Mi è capitato di chiedere acqua e ritrovarmi seduto a tavola con una famiglia che non avevo mai visto prima. Mi è capitato di fermarmi a riparare un guasto sotto la pioggia e di avere, nel giro di dieci minuti, qualcuno che si fermava a chiedermi se andava tutto bene. Il mondo, visto dalla sella di una bici carica, è molto più accogliente di quanto sembri dal divano.
Documentare tutto, ogni giorno
Dal primo giorno di pedalata sto pubblicando un reel su Instagram ogni sera (@mattelovato) — in inglese, per raggiungere un pubblico più ampio. È diventato un appuntamento fisso: finita la tappa, monto la tenda, mangio, e poi mi siedo a montare il video del giorno. Trenta, sessanta secondi di immagini per raccontare cosa è successo nelle ultime dodici ore.
Non è sempre facile. Ci sono sere in cui sei distrutto e l’ultima cosa che vuoi fare è stare davanti a uno schermo. Ma è diventato parte del viaggio — un modo per elaborare quello che vivo, per tenerlo, per condividerlo con chi segue da casa.


Cosa c’è dopo Nordkapp
Questo viaggio non finisce quando arrivo al cartello di Nordkapp. Ho in mente di fermarmi in Norvegia per qualche mese, cercare un lavoro stagionale, conoscere il paese dall’interno — non da turista di passaggio, ma come qualcuno che ci vive, anche solo per un po’. È quello che ho sempre fatto: in passato ho lavorato e vissuto all’estero, e ogni volta ho capito qualcosa che non avrei potuto capire altrimenti.
Perché farlo?
Me lo chiedono spesso. Perché partire da solo, perché così lontano, perché in bici.
Non ho una risposta unica. Ho 23 anni, ho voglia di muovermi, di vedere, di capire fino a dove riesco ad arrivare — fisicamente e dentro di me. La bicicletta mi obbliga a stare nel presente: non puoi pensare a dopodomani quando stai affrontando una salita con 55 chili sotto. Esisti lì, in quel momento, in quella fatica.
E poi c’è qualcosa di profondamente onesto in questo tipo di viaggio. Non stai comprando un’esperienza. La stai costruendo chilometro per chilometro, giorno per giorno, con le tue gambe e la tua testa.
Nordkapp è ancora lontana. Ma ogni mattina, quando esco dalla tenda, so esattamente dove sto andando.
[Matteo Lovato]














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