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Come fanno pipì in gara i corridori al Tour de France

Come fanno pipì in gara i corridori al Tour de France

Chi corre il Tour de France viene visto da noi spettatori come una sorta di supereroe capace di percorrere intere tappe a velocità surreali. Ma in fondo sono solo esseri umani che pedalano una bicicletta, sudano tanto e bevono tanto.

E, in quanto tali, fanno anche tanta pipì.

Anche a chi corre in bici scappa la pipì

Perché, innanzitutto, sfatiamo il mito che andare in bicicletta anestetizza prostata e dintorni. Farebbe anche comodo anche a chi è professionista avere un blocco temporaneo delle proprie funzionalità. Ma purtroppo non è così e oltre a dover tenere le ruote del gruppo pedalando a una velocità tale da poter alimentare un piccolo tostapane, si devono preoccupare anche di fare i propri bisogni.

Per fortuna esistono delle tecniche per farlo in modo efficace ed efficiente, tramandate da corridore a corridore e perfezionate in decenni di professionismo.

Nei Grandi Giri, seguire il leader

La cosa più semplice è fermarsi a bordo strada, proprio come un cicloamatore. Il momento della corsa deve essere quello giusto, spesso a inizio tappa, e spesso assieme al leader della classifica generale. Quando si ferma lui, è prassi che rallenti tutto il gruppo ed è un buon momento per approfittarne.

A inizio tappa ci sono momenti di calma piatta in cui è sicuro fermarsi per un pit stop. Bisogna però saper leggere la corsa per capire quando il momento è quello giusto: in quel momento in genere un gregario informa le altre squadre che il proprio capitano si sta fermando per una necessità fisiologica e il resto del gruppo evita azioni di attacco in nome del fair play.

A volte non va come deve andare: è quanto successo ad esempio a Tadej Pogacar. Nel 2025 è stato attaccato e staccato dai suoi avversari ben poche volte, ma ben 2 delle quali mentre era a bordo strada per una pausa pipì: prima al Giro delle Fiandre, poi al Tour de France.

In movimento è meglio

È opinione comune tra i corridori del gruppo che farlo in movimento sia la cosa più sicura: resti a contatto col tuo gruppo e non rischi di spendere inutili energie per recuperare il terreno perso.

Esistono un paio di tecniche per farlo.

Se il corridore può avvalersi dell’aiuto di uno o due compagni, funziona così: il corridore smette di pedalare e lascia scorrere la bicicletta, mantenendo verso il basso la pedivella del lato da cui urina in basso e l’altra in alto. Ad esempio, se la direzione è verso destra, terrà la pedivella destra a ore 6 e quella sinistra a ore 12. Dopodichè, mentre controlla la bici con la mano sinistra, con la destra abbassa leggermente il pantaloncino. Durante tutta l’operazione i compagni lo spingono per non far perdere velocità e facendo attenzione a evitare improvvise sbandate.

In alternativa, il corridore può fare da sé stando nelle retrovie, rallentando e dovendo quindi recuperare qualche metro in seguito, oppure dando una piccola accelerata, uscendo dal gruppo e venendo recuperato mentre compie il gesto.

In ogni circostanza, l’etichetta impone di assicurarsi di non avere nessuno nei paraggi.

Un caso a parte, naturalmente, è quello del ciclismo femminile professionistico che affronteremo in un altro articolo.

I rischi del mestiere

Ok, ogni essere umano fa la pipì, ma di norma esistono i bagni e farlo in una strada è contro la legge praticamente ovunque (“atti osceni in luogo pubblico”). Possibile che i ciclisti professionisti possano farlo in tranquillità, senza incorrere in multe?

Ovviamente no. Il regolamento di qualunque corsa ciclistica vieta ai corridori di fermarsi per soste fisiologiche in tratti di strada frequentati dal pubblico. D’altronde un qualsiasi tifoso non si mette a bordo strada per vedere le parti intime di uno dei propri beniamini.

Nel caso la giuria della corsa ritenga opportuno sanzionare i corridori colti in flagrante, la multa standard è di 200 Franchi Svizzeri. Ci sono stati tuttavia casi in cui la multa è stata più salata, come le 700 sterline comminate a un corridore durante il Tour of Britain che ha avuto la sfortuna di venire immortalato nell’atto ed essere apparso così sui social.

A un rischio, una soluzione: ha provato a trovarla Victor Campenaerts, corridore della Jumbo-Visma e fidato gregario di Jonas Vingegaard. Durante il Giro d’italia ha cominciato a usare le borracce come contenitori per la propria urina: stando alle sue parole, “per evitare di farlo nel giardino di qualcuno o, peggio, sulle persone a bordo strada”.

Nonostante le borracce utilizzate per questo fine, stando a quanto dichiarato dal corridore, venissero poi riconsegnate all’ammiraglia e non lanciate all’incurante pubblico felice di avere in mano una borraccia piena di un integratore di ultima generazione, l’UCI (l’organo che si occupa dei regolamenti delle corse professionistiche) ha prontamente vietato questa pratica in quanto ritenuta imprudente e pericolosa.

Un modello da non imitare

I professionisti sono pagati per correre in bicicletta terminando le corse nel minor tempo possibile e tra i sacrifici necessari per chiudere una corsa nel minor tempo possibile rientra anche quello di dover scendere a compromessi riguardo l’igiene personale.

Molto spesso noi spettatori ammiriamo e invidiamo chi viene pagato per pedalare una bicicletta, ma questo è uno di quei casi in cui vale la pena riconsiderare il proprio lavoro in cui le pause pipì sono sempre garantite.

Alcune cose lasciamole ai professionisti: l’aerodinamica a ogni costo, la dieta, i KOM in discesa e la gestione della pipì.

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