Il Tour de France è finito. Tocchino pure ferro gli scaramantici, ma salvo colpi di scena improvvisi Tadej Pogačar ha già chiuso i conti giovedì sui Pirenei. 2’42” su Vingegaard, il suo unico rivale (?) credibile, è un vantaggio abnorme. Allo sloveno sono bastate sei tappe, e una sola vera frazione di montagna, per sgretolare il gruppo e lanciarsi verso la conquista del quinto Tour della carriera.
Pogi è un alieno, e lo sappiamo, ma dietro sembra ci siano dei ragazzini che lui sfida al parco tanto per divertirsi. Alterando la realtà. Perché Vingegaard è un fuoriclasse, Evenepoel uno che ha vinto Mondiali e Olimpiadi, Seixas il nuovo che avanza, Lipowitz e Ayuso corridori di spessore. Il problema è che stiamo e stanno (i corridori) facendo i conti con il più forte della storia. Punto. Tadej viaggia due livelli sopra il resto della compagnia. Quando lui decide di partire, per gli altri è quasi un sollievo perché possono iniziare a pensare alla loro gara.
Non tutti, però, digeriscono questo dominio allo stesso modo. E ci mancherebbe. Vingo è uno orgoglioso e che avrebbe voluto replicare la doppietta Giro-Tour fatta dallo sloveno nel 2024. Remco è uno che continua a cambiare piani, allenatori e squadre pur di avvicinarsi a quei due. Senza grossi frutti, ma con una caparbietà che dobbiamo perlomeno riconoscere.

Nemmeno gli organizzatori del Tour si aspettavano una situazione del genere dopo una settimana. Pogi è salito col conto a 23 vittorie di tappa alla Grande Boucle (di cui 15 arrivi in salita). Non raggiungerà quest’anno le 35 di Cavendish, ma immaginare il sorpasso nei prossimi anni non è esercizio così complesso. C’è un altro dato interessante. In ben 22 tappe, in questi ultimi anni, Pogacar e Vingegaard hanno fatto primo e secondo all’arrivo. Il conto dice 17-5 per Pogi. Pazzesco. E se è vero che il danese ha perlomeno portato a casa i Tour 2022 e 2023, nelle ultime due edizioni e mezzo (visto che siamo a metà di questa) la vera rivalità fra i due non si è nemmeno sfiorata, visto il dominio di Tadej.
Agli altri, insomma, restano le briciole. Viene quasi da sorridere pensando che Remco e Lipowitz, i due capitani in casa RedBull, facciano quasi a spintoni fra di loro per accaparrarsi il ruolo di leader del team per arrivare, ben che vada, terzi a Parigi. Stessa dinamica, seppur meno ruvida, che vivono anche Ayuso e Skjelmose alla Lidl-Trek.
Tutta questa lunga premessa per dire cosa? Per dire che il Tour è il Tour e va visto sempre e comunque. Al di là di un vincitore già quasi annunciato. La seconda settimana ci permetterà di capire un po’ meglio le intenzioni di Pogačar. Quante tappe vorrà vincere? Quanto vantaggio vorrà ancora prendere sugli avversari? Quanto la UAE si concentrerà su Del Toro per cercare di farlo arrivare terzo con allegata la maglia bianca di miglior giovane? E ancora: che ruolo potrà avere Vingegaard adesso? Solo di spettatore e di gestore del secondo posto o col coraggio di chi non ha più nulla da perdere e cercherà per la prima volta in carriera di fare qualche pazzia? Cosa accadrà in casa RedBull? E la corsa alla maglia verde che piega prenderà?
Insomma, tanti interrogativi, che alla fine del prossimo weekend avranno di certo qualche risposta in più. Sabato e domenica le tappe con gli arrivi a Le Markstein e al Plateau de Solaison fungeranno da spartiacque piuttosto rilevanti. Immaginare colpi di scena eclatanti pare piuttosto azzardato, ma i grandi giri riservano sempre delle sorprese. Gustiamocelo.
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Le pagelle del Greg
POGACAR 10
Il Tour è il suo giardino. Fa e disfa a proprio piacimento. ONNIPOTENTE
VINGEGAARD 8
Si impegna, ma può solo confermare la sua superiorità sugli altri umani. Psicologicamente deve incassare una bella botta. CONDANNATO
EVENEPOEL 4
Giudizio severo lo so. Non tanto per la situazione di classifica, ma per le dichiarazioni spavalde della vigilia che poi non trovano riscontro. Ogni volta è convinto di potersi avvicinare a Tadej e Jonas. Ogni volta prende gli schiffi. Avrebbe bisogno di un bagno di umiltà. TESTARDO
MERLIER 10
È il più forte velocista al mondo. Stecca la prima volata a Pau dove fa comunque terzo in rimonta, poi si mette in modalità cecchino. Colpisce a Bordeaux e si ripete a Bergerac con uno sprint di 400 metri. Una roba mai vista. Gli avversari stanno a guardare e applaudono. IMPLACABILE
VAN DER POEL 9
Philipsen buca tre volate su tre e allora ci deve pensare San Matteo a risolvere i problemi della Alpecin. La sua vittoria che chiude la prima settimana è un affresco degno del talento di VdP. Il suo Tour è già a posto così, ma noi speriamo in un colpaccio a Parigi. Quando è in giornata resta sempre di un altro pianeta. MONUMENTALE
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