Sono anni che pratico quotidianamente bike to work e, nel mio percorso di circa 18 km tra andata e ritorno, percorro tratti sia in asfalto che in sterrato con una breve ma intensa salita. E’ su questo tragitto che negli ultimi due mesi ho messo alla prova la Velo de Ville STRYVA 026 GEM. Durante il test mi sono concentrato sull’essenziale: cosa deve fare una ebike da commuting? Essere piacevole, frenare con sicurezza, cambiare senza incertezze e semplificare la routine delle faccende quotidiane. Ed è proprio quello che ho sperimentato mentre la usavo. Ma se ti interessano i dettagli del test, prosegui la lettura.

La Stryva nella colorazione Melon Yellow opaco e con il pacchetto Commuter
Design e integrazione: l’eleganza del sistema Mahle
Appena mi è stata consegnata la bici, per prima cosa ne ho apprezzato la pulizia delle linee. Il telaio in alluminio con colorazione “Melon Yellow opaco” non passa certamente inosservato, tanto che in breve è stata soprannominata “il taxi giallo”. La bici monta un classico Shimano GRX 400 con deragliatore anteriore e posteriore per un totale di 20 rapporti. I freni a disco idraulici Shimano Grx garantiscono ottima potenza frenante, e mi hanno fatto subito sentire a mio agio; avendo lo stesso gruppo sulla mia gravel personale, il feeling è stato immediato. La mia Stryva aveva poi in dotazione il pacchetto Commuter, che completa il setup con parafanghi specifici “VDV Gravel”, un portapacchi solido e un impianto luci a led (Busch&Müller IQ-XS da 80 Lux anteriore e Axa Juno posteriore) rendendo la bici pronta per l’uso urbano fin dal primo giorno, senza bisogno di ulteriori aggiunte. Infatti, ho subito preso una delle borse pannier che avevo a casa e l’ho agganciata alla bici senza alcun problema.

Piccola mancanza alla dotazione di base è il campanello, del quale ormai sento immediatamente l’assenza da quando mi sono abituato ad averlo su ogni mia bicicletta. Di serie monta invece un robusto cavalletto, fondamentale per parcheggiarla in comodità ovunque ci si fermi.
Il pezzo forte di Stryva è il sistema Mahle X30, motore nel mozzo posteriore della ruota e la batteria Mahle iX2 da 237 Wh integrata nel tubo obliquo.

Una scelta a favore della pulizia delle linee della bici, a discapito di uno svantaggio, di cui però parleremo più avanti. L’accensione, lo spegnimento e la selezione delle modalità di funzionamento sono tutte concentrate in un unico pulsante sul tubo orizzontale, scelta che ho apprezzato per immediatezza e semplicità d’uso. Il livello della batteria e il tipo di assistenza sono affidati una piccola luce a led che si illumina di colore diverso a seconda della modalità selezionata.

Guida confortevole, ma attenzione alle vibrazioni
Appena salito in sella, la geometria si rivela per quella che è: naturale e comoda. Il feeling è immediato. Considerando che l’unica cosa che ho fatto è stata regolare l’altezza di sella, significa che le geometrie sono ben studiate, sicuramente più per la ricerca della comodità rispetto alla prestazione. La STRYVA si guida con naturalezza, molto bene sull’asfalto, meno sullo sterrato. La versione in prova è montata con forcella in alluminio. Per un ciclista come me, abituato ad una bici con telaio in titanio e forcella in carbonio, la differenza è netta: su strade sconnesse, le vibrazioni si avvertono nettamente sul manubrio, un contrasto ancora più evidente quando sono tornato in sella alla mia gravel abituale. D’altronde, sarebbe strano il contrario. La STRYVA non è quindi una bici nata per il gravel molto sconnesso o il pavé cittadino più accidentato. In quel caso meglio optare per la forcella in carbonio, selezionabile sul sito in fase di configurazione del mezzo.

Il motore, nel mozzo posteriore della ruota, lavora in modo eccellente. La spinta è gestita con grande fluidità e con una silenziosità sorprendente, che rende la bici quasi indistinguibile da una muscolare. In fase di ripartenza, basta davvero spingere appena sul pedale per azionare il motore; fattore importante quando è necessario scattare rapidamente per muoversi nel traffico cittadino.
Nei miei spostamenti quotidiani, caratterizzati da 5 semafori, 8 incroci con precedenza e una rampa di 250 metri con pendenza all’8%, la STRYVA ha mostrato tutta la sua potenzialità. La ripartenza, come dicevo, è scattante e sicura, tanto che devo ammettere di aver sviluppato una sorta di “dipendenza” da questa facilità di ripresa. L’autonomia è il dato che più mi ha stupito: superare mediamente i 90/100 km di autonomia, usando non solo la modalità ECO, è ideale per chi non vuole l’ansia da ricarica quotidiana. L’assistenza alla pedalata ovviamente è garantita fino ai 25 km/h e superata quella soglia il motore smette di funzionare.
Ho provato a confrontare i tempi di percorrenza e la frequenza cardiaca media sul tragitto del bike to work, usando la bici con motore spento e nelle 4 modalità disponibili. Ho anche aggiunto il tempo e la frequenza cardiaca medi, registrati con la mia bicicletta tradizionale. Per ogni modalità ho raccolto il dato in 2 giornate distinte. Qui i risultati:
| Tempo [min:sec] | Frequenza cardiaca [bpm] | |
| Modalità OFF Velo de Ville | 20:52 ± 38 sec | 125 ± 6 |
| Modalità Custom Velo de Ville | 20:14 ± 40 sec | 112 ± 7 |
| Modalità Eco | 20:01 ± 45 sec | 110 ± 4 |
| Modalità Sport | 19:36 ± 26 sec | 107 ± 8 |
| Modalità Turbo | 19:07 ± 50 sec | 108 ± 4 |
| Gravel personale | 19:49 ± 80 sec | 120 ± 9 |
Si nota bene come il contributo del motore permetta di ridurre i tempi di percorrenza (anche se non in modo drastico), riducendo allo stesso tempo la frequenza cardiaca (e quindi le pezze di sudore sulla maglia arrivati a destinazione). Pur essendo un percorso abbastanza scorrevole, e quindi con relativamente pochi “stop and go”, si possono notare delle differenze man mano che si alza il contributo del motore. Come già detto, il grosso del vantaggio lo si ottiene alle partenze da fermo e nei tratti in salita o falsopiano.
Il motore e tutta la gestione elettronica della bicicletta sono facilmente controllabili tramite app MySmartbike, disponibile sia per Android che iOS. Sebbene la personalizzazione possibile sia ampia, ho trovato che, una volta impostati i parametri di assistenza e le luci (che tengo sempre attive per sicurezza e comodità), il ricorso allo smartphone sia superfluo. L’app comunque è semplice da usare e permette anche di registrare percorsi e sincronizzarsi con app social, come per esempio Strava. Durante il test ho ricevuto un aggiornamento dell’app, segno che la sua usabilità è in continua evoluzione e miglioramento.
La STRYVA presenta anche alcuni difetti che, a seconda dell’utilizzatore, possono pesare in modo molto diverso.
Distribuzione dei pesi e ricarica della batteria
La STRYVA ha un peso complessivo ridotto per essere una e-bike (circa 15 kg con il pacchetto Commuter completo). Purtroppo però la sua distribuzione è tutta spostata sul posteriore e, con magari anche il carico delle borse piene, sollevarla lungo una rampa di scale o per superare un dislivello, può non essere così semplice. Anche la sensazione al sollevamento è strana: avendo le fattezze di una bici normalissima, la percezione del peso stesso, appena si prova a staccarla da terra, è molto particolare. Per certi versi c’è da dire che, allo stesso tempo, il baricentro basso dato dal motore e dalla batteria, può diventare un beneficio enorme in termini di stabilità: la bici è piantata a terra, sicura anche in curva o sull’asfalto bagnato.
Il secondo problema riguarda la batteria. Essendo stata progettata come integrata nel telaio e non rimovibile, questa impone un vincolo logistico non indifferente: il parcheggio della bici deve coincidere necessariamente con un punto di allaccio alla rete elettrica. Senza una presa di corrente a portata di cavo, l’operazione diventa impossibile. E visto che sollevarla per portarla in casa o in ufficio non è uno scherzo, ecco che questo aspetto è da tenere in grandissima considerazione.


Il connettore per la ricarica è facilmente raggiungibile
Attenzione anche alle roventi temperature estive o rigide invernali. Entrambe sono nemiche delle batterie e potrebbero ridurre la vita utile della stessa. Per questo poterla rimuovere e custodirla in casa, sarebbe consigliato in queste circostanze. E’ pur vero che esiste un rovescio della medaglia, che è quello di una batteria che non può essere rubata da nessuno; quindi si è molto più rilassati quando si parcheggia il mezzo in un luogo incustodito.
Il terzo problema è infine forse trascurabile ma che riporto forse per pignoleria e riguarda l’assenza di un comando fisico per le luci: dover ricorrere allo smartphone e alla connessione Bluetooth per accenderle è una complicazione superflua in un contesto urbano. Ho risolto tenendo le luci sempre accese, ma resta un piccolo rammarico. Può essere che nella versione con il display avanzato, che si può scegliere in fase di configurazione sul sito, questo problema venga risolto. Ma nella versione da me provata, mi sono rassegnato ad avere le luci sempre accese.


I fari a led anteriore e posteriore, garantiscono ottima visibilità anche nei percorsi meno illuminati
Verdetto finale
La Velo de Ville STRYVA 026 GEM è una scelta per chi desidera una bicicletta sportiva in stile gravel che nasconde alla perfezione il suo cuore elettrico. La si può usare non solo in città, dove garantisce comode ripartenze e rilanci ad ogni semaforo ed incrocio, ma anche per uscite fuoriporta, grazie alla sua grande autonomia e geometria rilassata. Sicuramente è una bici per chi è abituato a questo tipo di assetto e ad usare le leve del cambio come su una normale bici da corsa o da gravel. I venti rapporti a disposizione potrebbero confondere chi è alle prime armi. Considerando la trasmissione con catena tradizionale e la tipologia di cambio, c’è da mettere in conto un minimo di manutenzione ordinaria per mantenere il mezzo sempre in ordine. Se si prevede un utilizzo anche off-road, meglio optare per la forcella in carbonio e magari ridurre leggermente la pressione delle gomme, o passare a pneumatici tubeless, per guadagnare in confort. Il costo della bicicletta, nella stessa identica configurazione in uso, è di 3747,00 €. E’ tanto? Forse no, se la bici poi viene usata ogni giorno e permette di sostituire l’uso dell’automobile in città. Considerando i costi vivi di utilizzo di una vettura, il rientro dalla spesa è abbastanza rapido.
In conclusione
PRO: Estetica pulita, erogazione del motore fluidissima, ottima autonomia reale, kit Commuter molto efficiente, componentistica di livello (Shimano GRX).
CONTRO: Peso spostato sul posteriore, batteria integrata non estraibile per la ricarica, assenza di comando fisico rapido per le luci.
Scheda tecnica
- PESO 14,3 KG (senza pacchetto Commuter)
- SISTEMA MOTORE Mahle X30
- DERAGLIATORI 20 rapporti Shimano GRX400
- COLORE Melon Yellow opaco
- DÉCOR VDV nero
- PROPULSIONE Catena
- PACCHETTI DI ALLESTIMENTO Commuter
- LUCE ANTERIORE Busch&Müller IQ-XS (80 Lux)
- PNEUMATICI Schwalbe G-One Bite 45-584 (27,5″)
- LUCE POSTERIORE Axa Juno
- PORTAPACCHI VDV Gravel
- CAVALLETTO Hebie, posteriore, regolabile
- FORCELLA Aluminium nel colore del telaio
- DISPLAY Mahle iWoc
- ATTACCO MANUBRIO Ergotec Hake, 60mm
- MANUBRIO Ergotec Randonneur (440 mm)
- FRENI Shimano GRX RX400
- TUBO REGGISELLA Ergotec Viper 27,2×400
- SELLA VDV Sport
- BATTERIA Mahle iX2 237 Wh
[Contenuto realizzato in collaborazione con Velo de ville]



















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