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Bike leasing: tutti i partiti d’accordo per il nuovo boom della bicicletta

Bike leasing: tutti i partiti d’accordo per il nuovo boom della bicicletta

Ieri presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, si è respirata un’aria nuova. L’evento, organizzato congiuntamente da The European House – Ambrosetti – autorevole think tank e primo gruppo privato italiano di consulenza strategica, presente attraverso il suo Osservatorio Valore Sport – e dall’onorevole Roberto Pella (Forza Italia), vicepresidente vicario di ANCI, ha messo sul tavolo un tema che noi di Bikeitalia seguiamo da tempo con attenzione e che promette di rivoluzionare la mobilità dei lavoratori italiani: il Corporate Bike Leasing.

Bici aziendali: i numeri di un potenziale inespresso

A inquadrare la situazione attuale sulle nostre strade è stato Fulvio Matteoni, membro dell’Advisory Board di Osservatorio Valore Sport e Responsabile Relazioni Istituzionali di Decathlon in Italia, con dati che fanno riflettere: “Ad oggi il 15% della popolazione fa questo tragitto con una modalità e una mobilità attiva, cioè con i mezzi pubblici, a piedi o in bicicletta”. Eppure, la strada da fare per le due ruote è ancora lunghissima: “Di questo 15% solo il 2,9% usa la bici”. Il potenziale di crescita, tuttavia, avrebbe ricadute occupazionali immediate, poiché “mille biciclette prodotte in più rappresentano 27 posti di lavoro”.

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Il modello tedesco e il fatturato record

A confermare l’enorme impatto industriale di questa misura è intervenuto Piero Nigrelli, direttore del settore bici di ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori), portando il caso di successo per eccellenza: “In Germania da 4-5 anni esiste una legge che si chiama JobRad, letteralmente tradotta bicicletta aziendale, che segue lo stesso schema delle auto aziendali”. I risultati di questa politica tedesca sono stati sbalorditivi. Come ha ricordato Nigrelli, “la Germania è passata da 7 miliardi a 17 miliardi di fatturato alla vendita di biciclette in pochi anni grazie anche al fatto che si acquistavano biciclette a pedalata assistita”. Si tratta di un’opportunità che l’Italia non può lasciarsi sfuggire, considerando la forza del nostro comparto produttivo: “L’Italia è uno dei principali esportatori, conta 250 aziende, piccole e medie imprese, conta 19 mila addetti, conta un fatturato industriale di 2,1-2,2 miliardi di euro”.

I vantaggi economici per i dipendenti e la sicurezza delle ebike

A rafforzare il quadro dei vantaggi concreti è intervenuto Roberto Ciambetti, parlando in veste di vicepresidente della Lega Ciclismo Professionistico. Soffermandosi sui risparmi diretti per i lavoratori, ha evidenziato come “l’esperienza tedesca, quella più avanzata, ha già dimostrato con i numeri che si possono fare grandi cose e mettere su strada tante biciclette con modalità di pedalata assistita e con un contributo economico a carico dell’utente molto limitato”. E ha specificato: “Alcune aziende che si occupano di flotta aziendale calcolano i fringe benefit per i singoli lavoratori di circa 1.000 euro di meno rispetto al costo della bicicletta iniziale, e per chi ha figli a carico anche di più”.

Ciambetti ha inoltre posto l’accento sulla qualità e la sicurezza dei mezzi, sottolineando la necessità di puntare su “mezzi con marchiatura CE, cioè certificata, per non avere altre cose che arrivano da paesi molto lontani con meno sicurezza rispetto a quello che fanno le nostre aziende”.

Infine, ha ribadito l’urgenza di intervenire sulle norme per non restare indietro rispetto al resto d’Europa: “Vanno fatte leggere modifiche legislative per mettere anche l’Italia al passo con gli altri paesi europei: penso sia anche il momento giusto per arrivare a permettere anche al Sistema Italia di avere questa possibilità in leasing aziendale”.

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La convergenza governativa e il cambio di paradigma

Il sostegno istituzionale è arrivato dalle parole del Viceministro dell’Ambiente, Vannia Gava, che ha confermato la volontà di fare sistema: “Il Corporate Bike Leasing credo possa rappresentare sicuramente uno strumento utile capace di favorire la diffusione della mobilità ciclistica coinvolgendo direttamente il mondo produttivo e promuovendo anche forme di collaborazione tra istituzioni, imprese e lavoratori”. La visione del Ministero è chiara e punta a “trasformare la mobilità sostenibile da scelta individuale a opportunità concreta e accessibile sempre per un maggior numero di cittadini”.

Nessuna ideologia, solo pragmatismo

Un appoggio solido confermato anche dall’onorevole Carmine Fabio Raimondo (Fratelli d’Italia), che ha sottolineato la necessità di pragmatismo nell’affrontare i temi del Codice della Strada: “Noi dobbiamo farci trovare pronti ad accompagnare queste soluzioni soprattutto quando dimostrano di generare valore sia per cittadini che per imprese, purché ci sia un approccio che sia sì sostenibile ma anche pragmatico, privo di impostazioni ideologiche, che metta al primo posto l’efficienza e la sicurezza”.

Il welfare che diventa investimento per il Paese

Sul fronte economico, il Sottosegretario al MEF Lucia Albano ha avallato la bontà dello strumento come vera e propria risorsa sociale, ben oltre la semplice leva fiscale: “L’economia produce una vera ricchezza solo quando è capace di generare insieme prosperità e benessere sociale e il Corporate Bike Leasing va esattamente in questa direzione”. Inoltre, ha specificato come “quando i benefici sono misurabili, una spesa, un intervento, la possibilità di intervenire sul welfare possono diventare un investimento”.

I risparmi per lo Stato e il nodo infrastrutture

L’onorevole Giuseppe Mangialavori (Forza Italia), Presidente della Commissione Bilancio, ha messo sul piatto i risparmi per lo Stato generati da chi pedala: “L’utilizzo di questi mezzi ridurrebbe, secondo gli ultimi studi, del 30% le patologie cardiovascolari, gli stress e i disturbi muscoloscheletrici e questo naturalmente porterebbe a una riduzione importante di quelle che sono le spese per il nostro sistema sanitario nazionale”. Tuttavia, Mangialavori ha toccato il nervo scoperto delle infrastrutture: “Bisognerebbe mettere in atto una strategia dal punto di vista delle infrastrutture che possa permettere a coloro i quali vogliono utilizzare questi mezzi in sicurezza di poter avere delle piste ciclabili degne di questo nome”.

“Un’opportunità del nostro tempo”

A rappresentare le voci dell’opposizione, l’onorevole Anthony Barbagallo (Partito Democratico) ha accolto positivamente l’iter della proposta: “Io credo che il corporate bike leasing sia un’opportunità del tempo che viviamo e la proposta Pella è una sintesi di alcuni ragionamenti condivisi tra le varie forze parlamentari”.

La mobilità familiare in cargo bike e il paradosso delle infrastrutture

Molto concreta la testimonianza dell’onorevole Giulia Pastorella (Azione), che ha voluto ribadire di utilizzare personalmente la bici cargo per le incombenze quotidiane: “Possono essere usate, come faccio io, per portare non uno ma due bambini dietro di me, con queste bici cargo che sono più grandi dei motorini”. Un utilizzo reale che la porta a lanciare un avvertimento sui controsensi infrastrutturali: “Attenzione a prevedere un aumento del numero di bici su strada e poi però con la mano sinistra aumentare le bici, con la mano destra fare la guerra alle piste ciclabili perché portano via il parcheggio”.

La stoccata del Movimento 5 Stelle al Codice della Strada

Se il clima generale è stato di ampia convergenza, non è mancata una doverosa e puntuale critica da parte dell’onorevole Antonino Iaria (Movimento 5 Stelle), che ha colto l’occasione per sottolineare le contraddizioni dell’attuale esecutivo rispetto alle politiche ciclabili urbane.

“Mi sembra di essere in una conferenza stampa del Movimento 5 Stelle perché anche i colleghi di maggioranza hanno scoperto che la mobilità ciclabile ha una sua funzione e non deve essere demonizzata”, ha esordito Iaria, puntando il dito contro le politiche del governo su questi temi. “Questo lo dico perché effettivamente da quello che si è detto oggi non mi sembra la stessa maggioranza che nel Codice della Strada ha messo in questione le problematiche nel poter fare all’interno della città le Zone 30, le zone dove ridurre la velocità delle auto”. E ha concluso con un giudizio severo sulle scelte recenti: “Questo governo non ha fatto molto, anzi è andato in direzione contraria rispetto a tutte le migliorie che sono state fatte nei governi passati”.

5 euro di ritorno economico per ogni euro speso

A riportare il fulcro sui vantaggi collettivi ci ha pensato Susanna Maggioni, vicepresidente FIAB: “La bicicletta è l’unica forma di trasporto grazie alla quale, se se ne aumenta l’uso, ne beneficia l’intera società”. Maggioni ha poi snocciolato il dato fondamentale che dovrebbe spingere chiunque ad approvare questa misura: “Il ritorno sull’investimento anche a livello governativo è stato appurato essere dell’ordine di 5 euro per ogni euro investito in questo particolare programma in termini di minori costi sanitari, emissioni, creazioni di posti di lavoro”.

I prossimi passi: la legge in 15 giorni

La responsabilità di tirare le fila, in conclusione, è spettata all’onorevole Roberto Pella (Forza Italia), promotore dell’iniziativa bipartisan, che ha chiuso i lavori con una promessa che speriamo si concretizzi a brevissimo, forte dell’appoggio di tutto l’arco parlamentare: “Vorrei insieme a voi, con il concorso di tutte le forze politiche dell’arco costituzionale di questa Repubblica, depositare nell’arco dei prossimi 10-15 giorni una proposta che tiene conto di quanto abbiamo dibattuto”.

Le aziende che sostengono questa iniziativa di legge bipartisan per il Corporate Bike Leasing sono: Amadori, Confartigianato Imprese, Decathlon, Fitactive, Intesa San Paolo, Matrix e TeamSystem.

Riuscirà la bicicletta nell’impresa di mettere d’accordo maggioranza e opposizione, trasformando questi ottimi propositi in una legge dello Stato? Le premesse, a giudicare dall’entusiasmo trasversale registrato in conferenza stampa, ci sono tutte.

Noi di Bikeitalia continueremo a vigilare affinché questa occasione non rimanga chiusa in un cassetto e il welfare aziendale italiano possa, finalmente, mettersi in sella e pedalare verso il futuro.

[Fonte]

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Commenti

  1. Manuel ha detto:

    Al di là della mancanza di infrastrutture, dai costi assicurativi enormi per coprire magagne e furti, dalla mancanza di cultura della bicicletta e di rispetto della categoria ciclisti…
    Questo discorso va tutto solo a vantaggio delle grandi aziende e dei dipendenti, i negozianti perderanno fatturati importanti dato che le società di leasing non andranno a comprarle nei negozi né tantomeno le aziende stesse che vorranno delle flotte. Il sistema è marcio e come sempre ci mangeranno solo i grandi produttori a discapito dei rivenditori. Le riparazioni saranno pilotate in pochi centri che si prostreranno a miseri tempari di manodopera imposti.. Come sempre si pensa solo alle proprie tasche (chi propone certe iniziative) e non a quelle dei negozi fisici al dettaglio che rappresentano l’80% del volume d’affari del settore bici in Italia, questa manovra impatterà pesantemente su questi numeri. Ci ritroveremo tutti in catena di montaggio a testa bassa a montare le bici in leasing.. o a consegnare pacchi per Amazon, avanti si vada!

    1. Manuel Massimo ha detto:

      Salve Manuel,

      perché tutto questo disfattismo? Perché un modello che in Germania, in Olanda e in Belgio funziona molto bene importato da noi non dovrebbe funzionare? Nel suo commento delinea uno scenario catastrofico per i negozi al dettaglio basato su sue elucubrazioni che non trovano riscontro in base alle esperienze degli altri paesi: a mio avviso il Corporate Bike Leasing rappresenta un’occasione imperdibile per mettere in sella – anche grazie alle ebike – centinaia di migliaia di dipendenti che non l’avevano ancora mai considerata come opzione per andare in bici al lavoro, si tratta di un’espansione del mercato anche su un’utenza che fino ad oggi non era stata intercettata.

      Manuel Massimo – Direttore responsabile di Bikeitalia.it

  2. Malvaso bruno ha detto:

    sarà un’impresa lodevole da parte di tutto l’arco politico istituzionale, maggiormente importante per il meridione e principalmente per la Calabria dove il nostro maestoso verde si potrebbe coniugare con un marcato turismo ecologico, religioso e storico….. importante sarà costruire piste ciclabili ovunque…

  3. Luca Pagetto ha detto:

    Mi sembra di leggere una favola, ma, se davvero si riuscirà in questa impresa anche le città potrebbero svoltare e cambiare faccia. Come è già successo in tante realtà europee. Speriamo che l’entusiasmo non si spenga!

  4. Pasquale Aloisi ha detto:

    Se anche in questa occasione, maggioranza di governo e opposizione non si trovano d’accordo, ci dobbiamo arrendere, vuol dire che siamo irrecuperabili.

  5. Andrea ha detto:

    La parte critica rimangono le ciclabili. Se vai nelle città dove si usa la bicicletta per muoverti, si capisce che il progetto è partito dalle corsie x le biciclette. Da noi non si può fare. Abbiamo città vecchie come impostazione e inoltre le persone non sono abituate a convivere con le biciclette ( es uso pedonale delle ciclabili).

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