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Fiido Nomads, la trekking ebike per i pendolari: il nostro test

Fiido Nomads, la trekking ebike per i pendolari: il nostro test
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Due mesi in sella alla Fiido Nomads, una trekking ebike che funziona altrettanto bene nel pendolarismo quotidiano. Costruzione curata, dotazioni intelligenti e un’autonomia espandibile che la rende un oggetto un po’ anomalo nel suo segmento ma comunque interessante.

Ci sono ebike costruite per stupire al primo sguardo e altre che si fanno apprezzare con i chilometri. 

La Fiido Nomads appartiene alla seconda categoria. L’ho usata per un paio di mesi alternando l’utilizzo urbano a qualche uscita su sterrato leggero, e la sintesi è arrivata presto: è una bici onesta, ben fatta, pensata per chi cerca una bici un po’ tuttofare a un prezzo accessibile.

Fiido la posiziona come touring ebike, una trekking elettrica a vocazione cicloturistica. Ma la sua doppia anima emerge subito: tanto a suo agio su strade bianche quanto, forse ancora di più, nella routine di tutti i giorni come urban bike per andare al lavoro, fare la spesa, muoversi in città.

Chi è Fiido

Prima di entrare nel merito, due parole sull’azienda. Fiido è un marchio cinese di ebike fondato nel 2017 a Shenzhen, che ha costruito la propria identità su un modello di vendita diretta al consumatore (direct-to-consumer) e su un posizionamento di prezzo accessibile abbinato a una forte cura del design.

Il brand si è fatto conoscere a livello internazionale soprattutto con le bici pieghevoli leggere, la Fiido X è stata il primo progetto e-bike a superare il milione di dollari su Indiegogo, e nel tempo ha collezionato riconoscimenti di design come il Red Dot e l’iF Design Award. 

La gamma si è poi allargata fino a coprire commuter urbane, modelli carbon ultraleggeri (la Air, sotto i 14 kg) e cargo a lungo raggio come la Titan, da cui la Nomads eredita la struttura modulare a tre batterie.

Un dettaglio rilevante per il mercato europeo: dal 2024 Fiido ha aperto un sito di assemblaggio finale in Francia, affiancato alla produzione cinese, con l’obiettivo dichiarato di accorciare i tempi di consegna e ridurre l’impronta di carbonio per i rider del Vecchio Continente. Resta, insomma, un marchio di fascia accessibile, ma con un percorso di crescita e di radicamento europeo che si sta consolidando.

La prima impressione: dall’imballo al primo giro di pedali

Il giudizio su una bici acquistata online inizia dal cartone, e qui Fiido parte con il piede giusto. 

Imballaggio impeccabile, protezioni ben studiate, nulla lasciato al caso. Il montaggio è alla portata di chiunque grazie a un kit di attrezzi molto completo e a un video tutorial fatto davvero bene: chiaro, ben ritmato, senza i soliti passaggi dati per scontati (https://www.youtube.com/watch?v=QNnqH9-fn6E).

Ottimo video tutorial anche per utilizzare al meglio la loro app:

In mezz’ora si è in sella.

La qualità costruttiva generale è il primo elemento che colpisce. Telaio in alluminio rifinito con cura, cablaggi ordinati, assemblaggio solido. La finitura e il colore del telaio mi sono piaciuti molto: c’è un’attenzione estetica che non ti aspetti in questa fascia e che dà alla bici una personalità tutta sua, lontana dall’anonimato di tanta concorrenza e che la rende all’occhio di qualità superiore. 

Discorso diverso per la componentistica, che si attesta su una fascia medio-bassa. Nulla che comprometta l’esperienza d’uso quotidiana, ma è qui che si avverte il compromesso necessario a tenere il prezzo accessibile.

Le frecce integrate: un dettaglio che dice molto

Il particolare che racconta meglio la filosofia di questa bici sono le frecce direzionali posteriori integrate nel telaio, incorporate nel gruppo ottico posteriore. Non un accessorio applicato, ma un elemento di design pensato a monte.

È il genere di accorgimento che cambia la vita nell’uso urbano quotidiano: segnalare una svolta senza togliere le mani dal manubrio, farsi vedere in mezzo al traffico, guadagnare quel margine di sicurezza che può fare la differenza. 

Insieme all’impianto luci integrato (faro anteriore e posteriore), la Nomads costruisce un sistema di visibilità completo che molte concorrenti lasciano agli optional. I comandi sul blocchetto sinistro illuminato gestiscono frecce, clacson, livelli di assistenza e walk assist in modo immediato.

Motore e assistenza: il tocco del sensore di coppia

Il cuore è un motore al mozzo posteriore da 250W (36V) con 45 Nm di coppia, abbinato al sensore di coppia Mivice S200. Sulla carta i numeri non gridano allo spettacolo, ma è proprio qui che la Nomads gioca la sua carta migliore.

Il sensore di coppia, anziché il più economico sensore di cadenza, restituisce un’erogazione naturale e progressiva: la spinta arriva in funzione di quanta forza metti sui pedali, senza strappi né ritardi. Il risultato è una pedalata che assomiglia a quella di una bici muscolare, solo più facile.

L’assistenza è limitata ai 25 km/h previsti dalla normativa europea sulle ebike, con tre livelli di default (espandibili a cinque tramite app). Su salite e fondo misto i 45 Nm fanno il loro lavoro onestamente: non è una bici da strappi violenti, ma per il trekking e l’uso quotidiano la spinta è più che sufficiente.

Batteria e autonomia: il sistema modulare a tre batterie

Qui la Nomads gioca la sua carta più originale. La batteria di serie è una 417,6 Wh (36V, 11,6 Ah) estraibile, alloggiata nel tubo obliquo e chiudibile a chiave. Fin qui niente di rivoluzionario.

La differenza la fa la struttura modulare a tre batterie: è possibile aggiungere due batterie supplementari sul portapacchi posteriore, portando l’autonomia da circa 80 km con la singola batteria fino a oltre 230 km nella configurazione completa. Un dato che la candida tra le ebike a più lunga percorrenza del suo segmento e che ha perfettamente senso nell’ottica del cicloturismo multi-giornata.

Va detto onestamente: con tutte e tre le batterie il retrotreno appesantisce sensibilmente la bici (si aggiungono circa 7,7 kg ai 24,7 kg di partenza), e le due batterie aggiuntive sul rack non hanno la chiusura a chiave della principale. Per l’uso quotidiano la singola batteria è più che sufficiente; il sistema modulare è un asso nella manica per chi parte davvero in viaggio. 

La ricarica completa richiede circa 7 ore.

Durante il test ho percorso 90 km prima di effettuare la prima ricarica, utilizzando la bici principalmente in pianura e su qualche salita breve, alternando quasi sempre i livelli di assistenza più potenti e quasi mai la modalità eco.

Una precisazione: il modello che abbiamo avuto in prova montava la sola batteria standard, senza le due unità supplementari. Le considerazioni sulla configurazione a tre batterie e sull’autonomia estesa fanno quindi riferimento ai dati dichiarati dal produttore, non a un riscontro diretto su strada.

Su strada e su sterrato: la doppia anima

La geometria di ispirazione XC e le ruote da 29″ con coperture CST 29×2.1″ regalano una guida stabile, scorrevole sull’asfalto e sicuro sui fondi sconnessi. La forcella ammortizzata da 120 mm assorbe bene le asperità: nulla di estremo, ma quanto basta per affrontare con disinvoltura sterrati leggeri, strade bianche e pavé urbano.

È in questo che la Nomads centra il bersaglio: adatta a un uso off road leggero e al trekking, ma davvero ottima come urban bike per l’uso quotidiano. I freni a disco idraulici Tektro garantiscono una frenata modulabile e affidabile, in città come sul misto.

Così come viene consegnata, con le coperture CST tassellate da 29×2.1″, la Nomads è ideale per l’uso trekking e sul fondo misto. Chi invece la destina prevalentemente alla città può valutare di sostituire le gomme con un battistrada più liscio e scorrevole, guadagnando in silenziosità e rendimento sull’asfalto: è la strada che conto di percorrere io stesso nei prossimi mesi, per calibrare ancora meglio la bici sul mio uso quotidiano.

La posizione in sella è comoda e rilassata, con attacco manubrio regolabile per adattare l’assetto. Unico limite ergonomico segnalato: il display è solidale all’attacco manubrio, quindi l’angolo di lettura dipende da come si imposta lo sterzo.

Proprio il cambio Shimano a 9 velocità è il componente che ha mostrato il limite della scelta su una fascia medio-bassa. La rapportatura è adeguata a quasi ogni scenario, ma la registrazione si è rivelata poco stabile: ho dovuto regolarlo diverse volte e, soprattutto, ho notato che dopo 60/70 km di utilizzo perde di efficienza e richiede una nuova messa a punto.

Un comportamento gestibile per chi ha dimestichezza con la registrazione del deragliatore, meno ideale per chi cerca il “sali e pedala” senza pensieri.

Dotazioni e tecnologia

  • Display LCD a colori da 1,47″, luminoso e leggibile anche in pieno sole
  • App Fiido via Bluetooth: dati di viaggio, aggiornamenti firmware over-the-air, sblocco dei livelli di assistenza aggiuntivi
  • Walk assist a 6 km/h per le rampe più impegnative a bici scarica
  • Certificazione IP54 contro polvere e schizzi d’acqua
  • Portapacchi posteriore integrato, predisposto per borse e carico
  • Due taglie disponibili: M (170–190 cm) e L (190–205 cm)

Scheda tecnica

VoceDato
MotoreMozzo posteriore 250W, 36V
Coppia45 Nm
SensoreSensore di coppia Mivice S200
Batteria417,6 Wh (36V, 11,6 Ah) estraibile — sistema modulare fino a 3 batterie
Autonomia~79 km (singola) / oltre 230 km (tripla)
Ricarica~7 ore
Velocità assistita25 km/h (limite UE)
CambioShimano 9 velocità
FreniDisco idraulici Tektro
ForcellaAmmortizzata 120 mm
Ruote / Coperture29″ / CST 29×2.1″
DisplayLCD a colori 1,47″
LuciImpianto integrato + frecce posteriori nel telaio
ProtezioneIP54
Peso24,7 kg (configurazione standard)
TaglieM (170–190 cm) / L (190–205 cm)
Prezzoeuro 1.399 (kit batterie extra escluso)

In conclusione

Dopo due mesi, la Fiido Nomads si è rivelata esattamente per quello che dichiara di essere: una compagna affidabile, con un telaio ben costruito e curato anche nell’estetica, capace di passare senza forzature dal tragitto casa-lavoro alle uscite del weekend. Il compromesso si avverte sulla componentistica, il cambio in particolare chiede attenzione e registrazioni periodiche, ma è il prezzo, comprensibile, di una bici che resta accessibile senza rinunciare a dotazioni di sicurezza e versatilità che molte concorrenti relegano agli optional.

È la bici giusta per chi cerca un mezzo elettrico onesto per l’uso urbano quotidiano, con la possibilità, grazie al sistema modulare di batterie, di trasformarsi all’occorrenza in una vera compagna di viaggio. 

Un’ultima avvertenza pratica, da non sottovalutare: con i suoi quasi 25 kg la Nomads è una bici abbastanza pesante. È un dettaglio di cui tenere conto se si devono fare le scale o sollevarla di peso: portarla in casa o in ufficio di braccia è davvero impegnativo. Chi non dispone di un garage, di un box o di uno spazio comodo dove lasciarla a livello strada farebbe bene a valutare attentamente questo aspetto prima dell’acquisto.

[Contenuto realizzato in collaborazione con Fiido]

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