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Scoop del Messaggero: ecco il vero problema di Roma

Scoop del Messaggero: ecco il vero problema di Roma
GRAB, il cordolo della ciclabile sull'Appia Antica (ingrandimento da immagine di Eleonora Talli, fonte comunicato stampa)

Nel dibattito pubblico romano sulla mobilità sostenibile, la realizzazione del GRAB (Grande Raccordo Anulare delle Bici) e le politiche di potenziamento della ciclabilità dell’Amministrazione Capitolina sono costantemente al centro dell’attenzione mediatica.

Sulle pagine del quotidiano romano Il Messaggero, le criticità legate ai nuovi tracciati hanno trovato ampio spazio nel racconto cittadino: è avvenuto con il dibattito sui “parcheggi persi” in Via Panama ai Parioli, con le discussioni sui posti auto ridotti davanti al MAXXI in Via Guido Reni e, più recentemente, con un nuovo filone di articoli dedicato alla salvaguardia dell’Appia Antica contro il cordolo della ciclabile posato sui sampietrini.

Leggendo le ultime cronache, tuttavia, ho avuto l’impressione di trovarmi davanti a un curioso cortocircuito di prospettiva. Viene dato enorme risalto al timore che la posa di un cordolo di separazione sui sampietrini possa alterare l’estetica della storica pavimentazione e restringere la carreggiata – titolando addirittura Roma, lo scempio della ciclabile sull’Appia Antica – finendo per alimentare disagi per gli automobilisti che si ritrovano «imbottigliati nel traffico».

Ed è proprio qui che, tra le righe dell’indignazione per un cordolo di protezione, si cela il vero, involontario “scoop” della testata: aver certificato nero su bianco che l’area archeologica più famosa al mondo è, di fatto, ostaggio di un ingorgo stradale perenne. Ma non da adesso, da decenni: cioè da quando la motorizzazione di massa si è impadronita una strada alla volta della nostra città, compresa l’Appia Antica: la Regina Viarum.

È una lettura dei fatti che – da giornalista e da cittadino romano che vive la strada ogni giorno – trovo impossibile non analizzare con spirito critico. Perché, nell’esercizio di un confronto rigoroso sulle scelte urbanistiche della Capitale, emergono una contraddizione di fondo che rischia di distogliere l’attenzione dalla priorità assoluta: la tutela del nostro patrimonio storico.

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Il paradosso del traffico invisibile

Discutere le scelte tecniche, la qualità dei materiali o l’impatto estetico di un’opera pubblica è legittimo e doveroso. Tuttavia, quando la lente di ingrandimento del dibattito si posa con tanto ardore sugli spazi sottratti al traffico motorizzato per fare posto agli utenti vulnerabili, si finisce per alimentare una narrazione profondamente autocentrica della città.

La tesi secondo cui una corsia ciclabile comprometta l’equilibrio della Regina Viarum rischia infatti di far passare in secondo piano una realtà ben più gravosa, che però Il Messaggero sembra non vedere. L’Appia Antica non è una tranquilla passeggiata bucolica d’altri tempi improvvisamente disturbata dalle due ruote: è, da anni e nei fatti, un’arteria di attraversamento motorizzato costantemente messa sotto pressione da chi la usa come scorciatoia per eludere la congestione delle consolari e spostarsi rapidamente tra il centro di Roma e il quadrante Sud della città, verso i Castelli Romani.

Dare voce al malcontento per gli «automobilisti imbottigliati nel traffico» sopra un’area archeologica unica al mondo porta a una conseguenza logica inevitabile: ammettere che quel traffico di attraversamento, lì sopra, rappresenta una criticità incompatibile con la vocazione del luogo.

Chi difende davvero la Regina Viarum?

Diciamocelo con franchezza, senza ipocrisie: se vogliamo davvero difendere l’integrità del parco archeologico, dobbiamo guardare ai dati di fatto oggettivi, alla fisica dei materiali e alla cura reale del territorio.

Il peso e l’usura

A sottoporre a stress meccanico i sampietrini, dissestare le banchine e generare vibrazioni dannose per i monumenti sepolcrali non sono i mezzi leggeri come le biciclette o il passaggio dei pedoni, ma il transito quotidiano e ripetuto di migliaia di autovetture, SUV e furgoni dal peso di diverse tonnellate.

L’impatto paesaggistico e ambientale

Se si intende preservare il decoro visivo, acustico e atmosferico del Parco Regionale dell’Appia Antica, l’elemento di maggiore disturbo non è certo una striscia di separazione per la sicurezza ciclabile, ma l’impatto cumulato di motori a scoppio, gas di scarico e congestione viaria.

In quest’ottica, chiunque abbia realmente a cuore l’integrità della Regina Viarum e intenda ingaggiare una rigorosa battaglia per il decoro non dovrebbe limitarsi a puntare il dito contro i cordoli delle ciclabili. Al contrario, la conseguenza più logica e moderna del voler proteggere l’Appia Antica sarebbe quella di proporre una soluzione radicale ma necessaria: l’immediata e totale pedonalizzazione del tracciato, con la chiusura definitiva al traffico motorizzato di attraversamento.

Altrimenti, il rischio è quello di fare del giornalismo di inchiesta a metà: gridare allo “scempio” per una striscia dedicata alla mobilità in bici, chiudendo entrambi gli occhi di fronte alla vera, sensazionale notizia: le tonnellate di metallo e asfalto che ogni giorno logorano la storia.

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Oltre una visione di retroguardia

Su Bikeitalia lo ripetiamo da tempo: concentrare il dibattito sulla riduzione della carreggiata per le auto a vantaggio dei ciclisti – difendendo di fatto la fluidità di marcia dei veicoli privati a discapito della mobilità leggera – rischia di rivelarsi una battaglia di retroguardia.

Le maggiori capitali europee e internazionali vanno da tempo in una direzione diametralmente opposta: proteggono i propri centri storici e i parchi monumentali disincentivando il transito automobilistico privato, per restituire lo spazio pubblico alla pedonalità, alla ciclabilità e alla fruizione culturale.

Il GRAB non rappresenta un ostacolo alla bellezza di Roma, ma un tentativo infrastrutturale di modernizzare la rete dei trasporti, offrendo un’alternativa sicura e riducendo la dipendenza dall’auto privata. E se per tutelare chi cammina o pedala sull’Appia Antica si rende necessario restringere lo spazio per le auto, la sfida per il futuro di Roma non è chiedere di «togliere la ciclabile per far scorrere il traffico», ma avere il coraggio di dire: «Liberiamo l’Appia Antica dall’attraversamento automobilistico, perché il patrimonio archeologico non può essere un’autostrada urbana».

In conclusione, non posso che ringraziare i colleghi de Il Messaggero per aver portato all’attenzione generale il tema dell’Appia Antica, seppur da un’angolazione del tutto originale. Il vero “scoop”, in fondo, era sotto gli occhi di tutti da decenni: a paralizzare e deturpare Roma non sono le biciclette, ma le troppe auto. Anche – e soprattutto – sull’Appia Antica.

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