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La Stazione Termini di Roma avrà un bike hub, forse

La Stazione Termini di Roma avrà un bike hub, forse

Dopo tredici anni di cantieri, la linea C della metropolitana di Roma può finalmente festeggiare l’apertura di due stazioni chiave come Porta Metronia e Colosseo–Fori Imperiali. Due stazioni-museo, pensate per ricucire il rapporto tra centro e periferia e per rendere finalmente efficace l’interscambio con la linea B. Un segnale importante, che dimostra come, anche a Roma, le grandi opere possano arrivare a compimento.

Poi però c’è Termini. E qui l’entusiasmo si ferma.

La principale stazione d’Italia, senza una velostazione

Mentre si celebrano le nuove stazioni della metro C, la principale stazione ferroviaria italiana – 150 milioni di passeggeri l’anno – resta clamorosamente priva di una velostazione degna di questo nome e di spazi sicuri dove poter lasciare la bici. Oggi chi arriva a Termini in bicicletta deve arrangiarsi tra pali, recinzioni e arredi urbani, in una Piazza dei Cinquecento che continua a essere tutto fuorché amica della mobilità ciclabile.

Eppure il progetto di riqualificazione prevedeva tutt’altro. Il concorso internazionale bandito da Ferrovie dello Stato nel 2021 aveva messo al centro l’idea di una grande piazza verde, un vero e proprio bosco urbano capace di mitigare il calore, migliorare la qualità dello spazio pubblico e offrire servizi utili anche a chi si muove in bici. Tra questi, un bike hub: un parcheggio protetto per biciclette private e in sharing, con servizi dedicati e un ruolo chiave nell’intermodalità.

Rendering Stazione Termini bosco urbano e bike hub in Piazza dei Cinquecento

Dal bosco urbano alla piazza di pietra

La realtà del cantiere racconta però un’altra storia. Il bosco urbano è stato progressivamente ridimensionato fino a scomparire quasi del tutto, sostituito da una grande superficie pavimentata in travertino e basaltina, con pochi alberi relegati ai margini. Un risultato molto lontano dai rendering che avevano accompagnato il progetto vincitore, come riporta un articolo di Repubblica.it* di cui riportiamo un estratto:

“Al centro della piazza è poi sparita una bassa struttura circolare ben visibile nei rendering del progetto: si tratta del cosiddetto bike hub, pensato dagli architetti di Its come un grande parcheggio per bici private e in sharing, con servizi per i ciclisti. Un luogo piccolo ma fondamentale per movimentare e rendere viva la piazza. Non si farà. Almeno non adesso”.

Secondo Anas, che realizza i lavori per conto di FS, a pesare sarebbero stati i vincoli tecnici: la presenza dei locali della metropolitana, i ritrovamenti archeologici e la difficoltà di garantire lo sviluppo delle essenze arboree previste inizialmente. Motivazioni comprensibili, almeno in parte, ma che non spiegano fino in fondo perché a saltare sia stato anche il bike hub.

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Il bike hub? Rimandato a data da destinarsi

Nel progetto approvato in Conferenza dei servizi, al centro della piazza non c’è più traccia della struttura circolare destinata alle biciclette. Anas assicura che «gli elementi funzionali della piazza, come il bike hub, saranno realizzati in una fase successiva». Quando, però, al momento non è dato saperlo.

Ed è qui che nasce il problema. Rimandare un’infrastruttura ciclabile fondamentale a una non meglio precisata “seconda fase” significa, nei fatti, accettare che Termini continui ancora per anni a essere un enorme nodo di traffico ferroviario e su gomma, ma totalmente scollegato dalla mobilità ciclabile urbana.

Promesse, rendering e realtà

La storia di Piazza dei Cinquecento è l’ennesimo esempio di come, a Roma, la ciclabilità venga trattata come un optional. Prima inserita nei rendering per rendere il progetto più moderno e sostenibile, poi sacrificata quando si passa alla fase esecutiva. Senza scandalo, senza un vero dibattito pubblico, senza tempi certi per il recupero di ciò che è stato tagliato.

Nel frattempo, le nuove stazioni della linea C dimostrano che investire sulla mobilità è possibile. Ma senza un bike hub a Termini, il principale snodo ferroviario del Paese resta un buco nero per chi si muove in bicicletta.

Il rischio è che, alla fine, il bike hub di Termini segua la stessa sorte del bosco urbano: promesso, ridimensionato e infine dimenticato. E che Roma continui a presentarsi al mondo come una capitale europea dove prendere il treno è relativamente facile, ma trovare lo spazio per chi usa la bici è difficile oltre ogni ragionevole pazienza.

*[Fonte]

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