All’Università di Milano-Bicocca la bici non è più soltanto un mezzo per arrivare in aula, ma parte integrante della vita di campus. Da metà ottobre è attiva la nuova bike station d’ateneo, una struttura coperta che può ospitare 180 biciclette e 24 monopattini, dotata di spogliatoi e docce per chi sceglie di pedalare fino all’università. Un servizio semplice ma utilissimo, pensato per rendere la bici un’opzione quotidiana anche per chi deve affrontare qualche chilometro in più o arrivare in ordine a lezione.
L’iniziativa rientra nel piano di sostenibilità della Bicocca, che prevede l’apertura di altre quattro velostazioni entro il 2027, per un totale di circa 500 posti bici. Un segnale chiaro: l’ateneo vuole favorire una mobilità attiva e sicura, trasformando il campus in uno spazio davvero “bike friendly”.
Solo poche settimane prima, a settembre, Milano aveva inaugurato sei nuove velostazioni cittadine in punti strategici come Centrale, Cadorna e Porta Romana, con parcheggi sorvegliati e aree per la ricarica delle ebike. La Bicocca si inserisce in questo percorso, ma con un passo ulteriore: qui la bici non è solo parcheggiata, è accolta.

Quando la doccia fa la differenza
Può sembrare un dettaglio marginale, ma avere spogliatoi e docce a disposizione cambia completamente l’esperienza di chi si muove in bici. Non si tratta solo di comfort, ma di rendere possibile un comportamento quotidiano. Chi pedala anche per 5-10 chilometri, magari con uno zaino o sotto il sole estivo, sa bene quanto sia importante potersi cambiare e arrivare in aula o in ufficio in ordine.
Le infrastrutture che integrano questi servizi rendono la bici una scelta realmente competitiva rispetto all’auto o al trasporto pubblico. Riducono l’“attrito psicologico” dell’andare in bici, e fanno percepire la bicicletta come parte di una routine, anziché non come un atto eroico o scomodo. È ciò che in molti Paesi del Nord Europa è ormai la norma: l’idea che chi arriva in bici ha gli stessi diritti di chi arriva in auto, anche in termini di comfort e praticità.
In più, la possibilità di cambiarsi e fare una doccia incentiva anche chi vive più lontano, allargando il raggio del commuting ciclabile. È un piccolo passo avanti, che però può trasformare radicalmente le abitudini di chi ne fa uso.
Dall’università al mondo del lavoro: un assaggio di bike to work
Questa iniziativa ha anche un valore educativo: la formazione delle aspettative. Gli studenti che oggi frequentano la Bicocca e usano la bike station saranno domani lavoratori che si aspetteranno di trovare, e si adopereranno per ottenere, analoghi servizi nei luoghi di lavoro.
La presenza di docce, armadietti e spazi per le bici in università comunica che la mobilità sostenibile non è solo un discorso accademico, ma una pratica concreta. Ed è un invito alle aziende, agli enti pubblici e agli altri atenei a seguire l’esempio.
In un momento in cui sempre più imprese italiane parlano di “bike to work”, ma poche offrono davvero le infrastrutture necessarie, la Bicocca mostra la strada: chi vuole cambiare le abitudini di mobilità deve investire in strutture che rendano la scelta della bici semplice e confortevole.

E all’estero?
Non sorprenderà sapere che, nei Paesi Bassi, quasi il 95% degli ambienti di lavoro (università comprese) dispone di docce o spogliatoi per chi raggiunge la sede in bicicletta. Alla Vrije Universiteit di Amsterdam, ad esempio, studenti e personale possono contare su parcheggi coperti, stazioni di ricarica per ebike, armadietti e aree dedicate al cambio d’abito, integrate nei sotterranei del campus.
Un altro esempio virtuoso è il Regno Unito, con la University of Nottingham che offre oltre 5.000 posti bici e numerosi spogliatoi con docce distribuiti nei diversi edifici universitari; mentre alla Ulster University sono attivi veri e propri cycle hubs con docce, spazi di manutenzione e armadietti accessibili gratuitamente a studenti e staff.
Questi esempi mostrano come in molte università europee la bici non sia vista come un mezzo “alternativo”, ma come parte integrante della vita accademica.
L’Italia, in confronto, è ancora all’inizio del percorso. Milano sta iniziando a muoversi timidamente nella giusta direzione con le sue velostazioni e con progetti come quello della Bicocca, ma serve continuità. Troppe città mancano di una rete di parcheggi sicuri, e ancora meno offrono servizi complementari come spogliatoi o docce.

Un cambiamento culturale
La sfida non è solo costruire strutture nuove, ma cambiare mentalità: smettere di considerare la bici un’opzione alternativa e riconoscerla come mezzo ordinario di spostamento urbano.
La nuova bike station della Bicocca non è solo una bella notizia per chi pedala a Milano. È un segnale politico e culturale: un passo verso una città che riconosce il valore della mobilità attiva e la sostiene concretamente.
Tuttavia, per far sì che questo esempio non resti isolato, serve continuità. Milano sta investendo con decisione su nuove velostazioni e sulla mobilità attiva, ma la rete ciclabile cittadina resta ancora disomogenea, frammentata e spesso penalizzata da incroci pericolosi e parcheggi selvaggi. Mancano connessioni sicure tra i poli universitari, i quartieri e le stazioni, e non sempre le imprese o le scuole offrono strutture che permettano di arrivare in bici in modo confortevole.
In questo quadro, progetti come quello della Bicocca possono diventare un modello, se inseriti in una strategia più ampia che metta al centro la mobilità quotidiana e non solo la visibilità dell’evento inaugurale. Perché la vera sfida, a Milano come in tante altre città italiane, non è costruire una velostazione: è rendere la bici un’abitudine possibile, sicura e rispettata, tutti i giorni dell’anno.



















In Italia, forse nel 2050, se tutto va bene, ci saranno ciclabili decenti….