Come da copione, a Milano è scattata puntuale la polemica sulla ciclabile del Ponte della Ghisolfa, in questi giorni in via di realizzazione.
Sarebbe solo noioso parlarne se non fosse per uno spettacolare intervento di Romano La Russa (assessore alla Sicurezza e alla Protezione Civile della Regione Lombardia) che, intervistato dal Corriere della Sera, dice: “A cosa servono le piste ciclabili volute dalla giunta di centrosinistra se gli incidenti che coinvolgono ciclisti e monopattinisti continuano ad aumentare?”.
E, non contento, aggiunge: “Non servono altre piste ciclabili se chi va su due ruote non rispetta le norme della strada”.
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La prima affermazione è un impareggiabile esercizio di ribaltamento logico, laddove afferma che siccome un fenomeno cresce, non ha senso porvi rimedio; come a dire che siccome ingrasso non ha senso fare la dieta.
La seconda affermazione, altrettanto pirotecnica, è però assai meno godibile, dato che rivela il mai sopito vizietto d’epoca di individuare un gruppo sociale e di caricarlo di nefandezze raccattate alla grossa, così non possa essere giustificata alcuna azione a suo favore e possa invece essere aperta la strada a successive e mai gradevoli soluzioni.
Siamo alle solite: quello che negli altri paesi civili è un banale oggetto di ordinaria amministrazione, qui diventa sempre terreno di sgangherato scontro politico.
La cosa buona è che oggi tocca alle ciclabili, domani al taglio dell’erba nelle rotatorie e dopodomani al canto dei merli.
Chiniamo la testa e aspettiamo che passi?
Anche no, grazie.












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Da Wikipedia:
“A settembre 2011, ospite della trasmissione radiofonica La Zanzara su Radio 24, La Russa ha dichiarato di ammirare il fascismo.
Il 20 marzo 2012, nuovamente ospite alla trasmissione radiofonica La Zanzara, La Russa ha dichiarato che l’omosessualità è una «malattia, da cui si può uscire ed essere curati»[17]; nella medesima ha ribadito l’esistenza di una lobby gay”.
Si commenta da solo.
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