Mobilità

La manifestazione contro le ciclabili a Roma è stata un successo incredibile

La manifestazione contro le ciclabili a Roma è stata un successo incredibile

Definisca “successo”, direbbe qualcuno.

Il punto è che il corteo di automobili che avrebbe dovuto tenersi ieri a Roma come forma di protesta contro ciclabili inutili, Ztl e Zone 30 non si è tenuto per volontà stessa da parte degli organizzatori.

Il presidente della delegazione romana di FdI, il deputato Marco Perissa, ha detto che «mettere in corteo 300 macchine significherebbe paralizzare l’intera città, non era questo l’obiettivo».

La manifestazione si è svolta pertanto senza auto, cioè a piedi, per evitare di creare traffico (in forma statica, restando nel parcheggio del Palalottomatica all’Eur, ndr).

Ora, 300 automobili (cioè 300 persone) non è un numero particolarmente degno di nota per una manifestazione e, infatti, non è stato questo che mi sento di definire “successo”. La manifestazione non ha avuto particolari risultati e pertanto neanche questo è definibile un successo.

Il successo della manifestazione è stato nell’aver dimostrato in modo assolutamente incontrovertibile che a creare traffico non sono le ciclabili, non sono le ZTL e neppure le Zone 30, ma sono le automobili stesse.

La delegazione romana di Fratelli d’Italia ha dimostrato che se bastano 300 automobili per paralizzare la città, allora è assolutamente prioritario investire in politiche per fare in modo che quelle 300 automobili non vengano immesse nel traffico. Questo è stato il successo.

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Il problema grosso è che a Roma di automobili ne circolano 1,86 milioni, cioè 6.200 volte di più di quelle che secondo l’On. Perissa potrebbero “paralizzare l’intera città”.

Se fossimo in un mondo perfetto, adesso il partito di opposizione a Roma, resosi conto della realtà delle cose, si unirebbe alla maggioranza di governo della città per risolvere insieme il problema della circolazione e della mobilità, per il bene di tutti. Per ridurre le automobili in circolazione.

E potrebbe essere la volta buona in cui ci si rende conto che essere contro le ciclabili non ha molto senso perché è come essere contro le fognature o contro i ponti o contro i marciapiedi. Potrebbe essere la volta buona in cui si passa dall’essere contro all’essere a favore.

Questo sarebbe un buon modo di fare politica di cui abbiamo tanto bisogno in Italia.

E questo sarebbe il successo più grande che potremmo mai immaginare.

[Fonte]

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Commenti

  1. aleandro ha detto:

    Purtroppo molto di quelli che hanno scritto non vivono l’eur e non si rendono conto di quello che sta effettivamente succedendo alla viabilità della zona.

    Le piste ciclabili sono state calate nel tessuto urbano senza una logica.
    sono state disegnate a tavolino senza fare un analisi dei flussi.
    pensate che un giorno dovrà insistere sulle stesse strade anche il flusso del nuovo ponte dei congressi con strade ad una corsia.

    ok le piste ciclabili ma fatte bene che consentano a tutti di vivere…

    cmq in due mesi ho visto solo 8 tragici e persone chr correvano

  2. Francesco Felarte ha detto:

    @PK: Esatto. Molti ciclisti, fra cui diverse persone anziane, dove risiedo io (prov. TV) passano, lentamente, in bici, sul marciapiede largo per NON essere costretti a rischiare la vita in carreggiata su via Marconi, il famigerato “Terraglio”, anche perchè manca un’autentica, lunga, COMPLETA e sicura ciclabile in sede distaccata. Ed è così in tantissimi altri posti, dove le ciclabili (o anche solo le ciclopedonali) NON esistono e lo spazio in strada è nullo.

    E’ anche per questo che in zone simile di bici e ciclisti se ne vedono pochi. Mancano le infrastrutture per circolare e farlo per strada, ai margini della carreggiata, è un pericolo costante e conclamato. Per come guidano molti automobilisti (e camionisti) e per lo stato ammalorato delle strade stesse, soprattutto ai margini di carreggiata.

    Anche per ragioni di salute e vivibilità delle città, non solo di sicurezza, va ripensata la visione della città e il suo sistema viario che NON può essere più autocentrico, altrimenti alla fine ci sono danni multipli a catena per tutti.

    Lo si dovrebbe aver notato già nei centri più congestionati, come a Roma o a Milano e nelle altre grandi città italiane.

    E io continuo a vedere spot demenziali di Suv da millemila cavalli che circolano, nelle pubblicità, in onirici astratti Spazi Vuoti, in strade pressoché deserte (neanche fossimo in Texas,Colorado o in certe aree del Canada) mentre poi nella realtà sono per la quasi totalità del tempo ferme nel traffico, circolando a 20-40km/h, accelerando a vuoto fra un semaforo e l’altro e girando il doppio di altri veicoli per trovare parcheggio arrivati a destinazione. Un assurdo.

  3. PK ha detto:

    Leggo alcuni commenti a questo articolo e mi chiedo: ma in certe strade, specialmente a scorrimento veloce, nasce prima il ciclista che le percorre o la pista ciclabile che consente di farlo in sicurezza? Mi spiego: alcune persone nei commenti dicono “eh ma in questa strada/pista ciclabile non ci passa mai nessuno”… come pretendiamo che qualcuno inizi a passarci in bicicletta, in quelle strade, senza che sia presente una rassicurante pista ciclabile? Sarebbe come guardare una zona di fronte a una scuola piena di auto in sosta e movimento e dire: “eh ma qui i bambini non ci sono, inutile pedonalizzarla…”.
    Ho letto anche di viale Monza a Milano, città dove vivo e che pedalo regolarmente in tutte le condizioni possibili, su ciclabile dedicata o strada “mista”…. lo vedo anche come un segno politico importante l’aver provato a riservare ANCHE in viale Monza uno spazio specificamente dedicato al traffico ciclistico; sia pur minimo, poco sicuro/protetto/funzionale all’utilizzo generale della carreggiata… ma almeno è stato dato un segnale. E quella ciclabile viene utilizzata eccome.
    Anche in corso Buenos Aires prima di avere la ciclabile (che tanto fa discutere, ma almeno c’è) esistevano i ciclisti ma chiunque guardi oggi i dati vedrà che il nostro numero è aumentato a dismisura. Magari è un risparmio non visibile a occhio nudo in termini di inquinamento acustico e atmosferico, ma c’è. Si poteva fare meglio? Forse, come del resto moltissime altre cose in una città “complessa”.
    Ma non torniamo indietro, non smontiamo: costruiamo su quanto è stato già fatto!

  4. PedaloFelice ha detto:

    a quando una manifestazione contro le auto in doppia fila (quando va bene) davanti a scuole (perché i bambini/ragazzi vanno accompagnati in auto fino in aula), davanti alle poste (tanto le attese sono rapide..), davanti al bar (eh neanche il tempo di un caffè!?) davanti ai tabacchini (giusto il tempo di comprare le sigarette?)

  5. Francesco Felarte ha detto:

    Ora, io vivo nel nord-est e non sono di Milano, ma è documentato che la pianura padana per emissioni inquinanti è diventata da tempo l’area più inquinata d’europa. Tutti i dati lo confermano.

    Tutte le considerazioni relative all’inserimento di ciclabili in un contesto “ripensato” e riprogettato in relazione al contesto urbano in cui devono inserirsi sono ovviamente sensate e condivisibili, ma si sta perdendo il Focus del problema fondamentale: il sistema viario italiano NON deve essere più AUTOCENTRICO, come accade da decenni.

    Va rovesciata la piramide: al centro dev’essere la persona, che è anche l’utente più debole della strada : il pedone.

    In subordine i ciclisti: sono loro gli utenti che riducono al massimo il consumo di suolo e minimizzano le emissioni.

    Le strade e i parcheggi nelle città strapiene di auto, circolanti e NON, hanno reso invivibili i centri abitati e le aree limitrofe. NON hanno tolto spazio solo a ciclabili e marciapiedi ma a TUTTO, a parchi, a verde, a spazi pedonali, piazze, e altro. L’inquinamento atmosferico e acustico è alle stelle, e anche il relativo stress di chi ci vive.
    Abbiamo ancora oggi una densità demografica ALTISSIMA nelle grandi città e centri urbani medi, un sistema viario congestionato e scarso rispetto di tutti, in particolare degli automobilisti, per il CdS. Da qui viene anche il problema sicurezza ancora esistente e grave per gli utenti più deboli, pedoni travolti sulle strisce, ciclisti investiti da dietro.
    (quando devo attraversare sulle strisce pedonali, dove vivo io, 4-5 auto su 10, NON si ferma nè rallenta in prossimità dell’attraversamento pedonale, pur avendo visto in anticipo le persone in attesa, persino in prossimità delle scuole).

    E servono, lo ripeto, più mezzi pubblici a emissioni zero come alternativa al mezzo privato per andare al lavoro.

    Le auto insieme ai vecchi bus e agli impianti di riscaldamento obsoleti causano ogni anno nuove centinaia di migliaia di malati di patologie respiratorie, dalle allergie anche serie alle più gravi malattie oncologiche.

    Va cambiata la mentalità, l’ideazione della città, e proposte agevolazioni, incentivi e ALTERNATIVE ai privati per abbandonare l’uso dell’ automobile ogniqualvolta possibile. In modo da renderla complessivamente inutile.

  6. Leonardo ha detto:

    @Anna Marini mi sembra una riflessione interessante quella sui pedoni. Di fatto spostarsi a piedi e la cosa più semplice e immediata e andrebbe assolutamente incoraggiata tramite il rifacimento dei marciapiedi, il loro allargamento, l’illuminazione, il fondo sempre distrutto dalle radici, la pulizia e non ultimo l’educazione stradale degli automobilisti, che rispettino sempre il pedone che attraversa sulle strisce.

  7. AnNa ha detto:

    Qui Milano. Voler imporre e costruire ciclabili in luoghi improbabili costituisce un pericolo per chi le usa e per chi ci deve convivere suo malgrado. L’ipocrisia delle città 30, 15′ cities ecc… si nasconde male dietro a pessimi risultati, necessità reali e all’evidente reale motivazione di certi scempi: i finanziamenti, europei o statali che siano . Mai mi sognerei di percorrere la ciclabile in vle Monza o in Buenos Aires. Intanto però è stata compromessa la viabilità di due arterie principali della città. I sogni son belli, ma se l’obiettivo è quello di AIUTARE la popolazione e incentivare l’utilizzo di un certo tipo di mobilità, bisognerebbe trovare soluzioni che si accordino con le realtà dei luoghi. Pitturare di rosso per terra e piantare una selva di segnalazioni a casaccio serve rendere ancora più infernale la città. Voler eliminare le auto senza prevedere infrastrutture palliative e una diversa organizzazione sociale e commerciale di città e hinterland è follia (non utopia, purtroppo). È propaganda spinta, che ci manderà dritti in fallimento (ma in bicicletta, certamente).
    Utilizzare i fondi dove invece avrebbe senso, per potenziare le ciclostrade di collegamento, le vie cicloturistiche, gli stalli protetti, quello andrebbe fatto.

    1. Paolo Pinzuti Paolo Pinzuti ha detto:

      Ciao Anna, grazie del commento. Da Milanese a Milanese, quali sarebbero le “ciclostrade di collegamento”? Grazie

  8. Federico 77 ha detto:

    Anna buongiorno.
    Io ho iniziato ad ottobre ad affrontare un bike to work di esattamente 30+30Km. Ora lavoro principalmente da casa, e quando devo e posso, famiglia permettendo, ora vado in bici.
    Per ora con bici muscolare… ma sto pensando di acquistare una ebike (ovviamente usata).
    Mi muovo dalla provincia di Cuneo al centro di Torino, i primi 20 Km in strade extraurbane secondarie, poi 5 km di ciclabili in parco, e gli ultimi 5 in ciclabile.
    Ovviamente, ho la fortuna di potermi fare una doccia in azienda.
    E’ vero che è stancante, e farlo tutti i giorni, quasi da atleti, ma arrivare senza stare fermi nel traffico, pedalando per buona parte del tempo in mezzo alla natura… non è da sottovalutare.
    proprio una ebike, riuscirebbe a togliere quella necessità di essere atleti… permettendo a quasi chiunque di muoversi a quasi impatto 0…

  9. Enzo ha detto:

    Ci sono passato a Luglio scorso in via Oceano Atlantico ed in effetti così com’è la ciclabile è più dannosa che altro, costantemente invasa da macchine che hanno comunque bisogno di spazio in caso il veicolo opposto ad es. sia un furgone.
    Da ciclista devo dire che le ciclabili si fanno dove c’è posto e senso o meglio che sia facciano altrove, in un’altra direttrice.

  10. Francesco Felarte ha detto:

    Meravigliosa dimostrazione per assurdo del contrario. Quanto avvenuto nella manifestazione e descritto nell’articolo, aspetto di cui si sono resi conto tardivamente gli stessi organizzatori, assurge quasi al rango di dimostrazione elenchica: l’idea propangadata era che le ciclabili “inutili” sono più problematiche e che tutti dovrebbero poter circolare sempre e solo in auto: come invece specificato, ancora una volta, dalla realtà fattuale, se solo 300 automobilisti alla fine hanno rinunciato a “sfilare” consapevoli loro stessi dell’ulteriore e ingestibile congestione di traffico che avrebbero causato, si evince che nella prassi la manifestazione ha contraddetto gli intenti dichiarati e lo spirito con cui era stata promossa. In linguistica e filosofia del linguaggio si definirebbe questa una (auto)contraddizione performativa, nell’atto di realizzazione si è contraddetto l’intento e significato dell’azione originariamente intenzionata e promossa.
    Condivido completamente, avendo girato in più di un’occasione quasi tutta Europa, che siamo in fortissima controtendenza rispetto alle normative di altri paesi e ancora di più alla loro mentalità: gli utenti della strada in territorio straniero rispettano la mobilità dolce (pedoni, ciclisti, PEV), le auto viaggiano più lente, si fermano sistematicamente in tempo prima degli attraversamenti pedonali e rallentano in automatico quando e dove circolano in carreggiata anche le bici. E’ poi, come ribadisco sempre, molto diversa la percentuale di autovetture complessive in proporzione alla superficie a disposizione nel relativo sistema viario nazionale (parco veicoli circolanti e non, perchè pure le auto ferme, quasi costantemente parcheggiate, distruggono la vivibilità delle città per abnorme consumo di suolo). Noi abbiamo TROPPE automobili in un territorio e in un sistema di circolazione viaria più ristretto, con superficie totale inferiore rispetto ad altri paesi del centro-europa. (va ricordata anche la diversa orografia italiana che non ha uno spazio pianeggiante così vasto come presente ad esempio in Germania)
    E’ urgente e prioritario aumentare il parco veicoli pubblici a emissioni zero DENTRO le città e per trasporto intercomunale fra città e paesi vicini, anche per abbattere i dati di inquinamento da Pm10 e Pm 2,5.
    Le ciclabili da realizzare devono essere certo sensate e intelligenti in relazione al contesto urbano in cui vengono realizzate, ma sono NECESSARIE per la sicurezza della viabilità e per farle in certe zone si deve obbligatoriamente ridurre lo spazio per le auto. Ed è giusto e sacrosanto che sia così. E’ ancora pieno di italiani che adoperano l’auto quando potrebbero tranquillamente farne a meno e NO, NON esiste e non deve esistere MAI in un un paese civile la “libertà di inquinare” e ridurre la vivibilità agli altri potendolo evitare, dovrebbe anzi già essere considerato reato.
    Come si è fatto, in grave ritardo, ad esempio con il fumo: accertato scientificamente il danno causato anche dal fumo passivo è stato normalmente vietato nei mezzi pubblici o nei locali. E oggi nessuno si sogna di poter intossicare gli altri fumando in treno o in aereo, o in zone pubbliche attaccato agli altri (non fumatori).

    Le auto da noi poi circolano spesso e volentieri con il solo guidatore nell’abitacolo, un inutile consumo di suolo che alla fine come nel caso della manifestazione in oggetto, si ritorce contro le stesse autovetture, a un certo punto la congestione raggiunge prima o poi la saturazione e si rimane tutti in coda per km per percorrere un tragitto che in bici si completerebbe in minor tempo, con minori anzi pressoché nulle emissioni inquinanti, liberando spazio vivibile per tutti e aumentando la sicurezza di tutti gli utenti della strada, degli stessi ciclisti e dei pedoni.

    Ma le bici NECESSITANO quasi ovunque di ciclabili in sede distaccata, ampia, protetta, chi cammina dei marciapiedi.

    Superficie pedonale e ciclabile da noi deve aumentare, strade e auto, invece, diminuire progressivamente.
    Solo così sarà possibile migliorare la vivibilità delle città stesse, abbattendo il consumo di suolo, l’inquinamento atmosferico e acustico e incrementando la salubrità e la sicurezza di tutti negli spazi comuni.

  11. Anna Marini ha detto:

    Cerco di rispondere al signor Pinzuti. Sono una normale cittadina, non un ingegnere o architetto o esperto di urbanistica, quindi la “proposta concreta” non può essere un progetto, ma solo un suggerimento. La viabilità credo sia una materia complessa, da affrontare facendo una analisi del tessuto urbano, un progetto dettagliato che valuti l’impatto su tutti gli utenti e sui flussi veicolari e pedonali, una realizzazione in periodi di traffico meno intenso. Dai risultati in zona Eur Torrino Mostacciano questo non si vede proprio. I pedoni sono sempre e da sempre i più penalizzati, con marciapiedi ostacolati dai pali della luce (fondamentali) e dagli alberi (stra-fondamentali), oltre che con il fondo impraticabile per le buche, i dossier, le foglie. Eppure nel quartiere ci sono molti più pedoni che ciclisti.
    Allora la mia proposta concreta è rendere decente quello che esiste anziché aggiungere strutture che complicano la vita quotidiana di tutti, per la gloria di avere le piste ciclabili come in Olanda, dove è tutto piatto, le distanze da percorrere sono risibili rispetto a quanto accade a Roma. A Ferrara vanno tutti in bicicletta, chissà come mai, da prima che diventasse di moda.

  12. Francesco Saverio Rinaldi ha detto:

    Secondo me le piste ciclabili in astratto sono una cosa bellissima, ma volerle fare a tutti costi e senza criterio e’ controproducente.
    Spesso le piste ciclabili continuano ad attraversare continuamente la carreggiata, sulle strisce ciclabili certo, ma e’ comunque un pericolo.
    Poi ci sono ciclabili che attraversano la carreggiata subito a lato di una rotatoria, dove spesso chi viene in auto ti vede all’ultimo istante.
    Ciclabili che scorrono a raso con uscite private, etc etc.
    In teoria se fai l’incidente hai ragione tu, nella realta’ intanto rischi di morire.
    Non parliamo delle bike lane, che sono una emerita fesseria, almeno alcune per come le ho viste realizzate.
    Alcune scorrono a raso di parcheggi, dove se il tizio apre la portiera sei finito, altre sono poste in strade dove oggettivamente un auto e una bici non ci passano, se non sfiorandosi. A che servono ? Sono quasi controproducenti perche il ciclista e’ obbligato a stare in quello spazio, e magari quello con l’auto tenta il sorpasso sentendosi in diritto e ti tampona.
    Io all’estero piste ciclabili cosi non ne ho mai viste.

  13. Maria Cristina Ferrari ha detto:

    Ancora un autogol da parte di chi si sente padrone della strada!

  14. Leonardo ha detto:

    Zona Torrino, le piste ciclabili non sono molto frequentate se non nei weekend come forma di divertimento. Purtroppo la cultura decennale dell’utilizzo dell’automobile è radicata nella popolazione, vista anche l’età media dei residenti della zona che credo non sia proprio bassa. Comunque, le piste sono realizzate in un quadrante prevalentemente pianeggiante, esculse le salite di Via Cina e di Viale della Grande Muraglia ci sono lunghi tratti che consentono tragitti in sicurezza e in pianura, come lungo Via Fiume Bianco, Via Sabatini e Via dell’Oceano Indiano fino all’EUR. Piccoli spostamenti, piccole commesse, piccole spese possono essere fatte usando la bicicletta, lungi da me obbligare o persuadere qualcuno a farlo ma dico solo che è possibile, forse non dagli abitanti attuali che sono troppo abituati all’uso dell’auto, forse dalle generazioni a venire. Per le obiezioni alla sicurezza, ai cordoli alti, alla pericolosità dico solo che nel quartiere quasi tutte le strade hanno il limite di 30 Km/h e mantenendolo si hanno le condizioni migliori per evitare e mitigare gli incidenti, come tempi di reazione e danni in caso di impatto. Ma anche qui le velocità che vengono raggiunte nei grandi viali sfiorano punte di 80 Km/h. Agghiungo anche che la conseutudine di guida dell’automobilista romano, abituato da sempre a confrontarsi solo con altre auto mette in pericolo qualsiasi altra forma di mobilità che non sia un’auto perchè viaggia ad una velocità inferiore e non ha la stessa visibilità. Io ieri ho rischiato di essere travolto mentre percorrevo la pista ciclabile su Via Fiume Bianco da un signore che improvvisamente ha sterzato e si è immesso nel parcheggio di fronte al bar Il Mandarino, non mi aveva proprio visto e solo all’ultimo ha inchiodato.

  15. luciano ha detto:

    Fiab Italia e altre associazioni ciclistiche potrebbero organizzare, forse meglio in primavera, la stessa manifestazione con scopi contrari e opponendo gli stessi slogan: Più sicurezza, Più piste ciclabili, Più ZTL, Più città 30. Anche se si cotituisse un assembramento di biciclette, sarebbe molto più agile, fluido.scorrevole, gestibile, si adatterebbe al traffico presente senza bloccarlo, e attirerebbe l’attenzione dell’opinione pubblica, sia essa favorevole o contraria.

  16. Felice Pedalo ha detto:

    tralascio ogni personale commento politico; mi preme sottolineare la scelta della giornata per questa importantissima manifestazione: Giornata mondiale in memoria delle vittime della strada

    Complimenti

  17. Lucia ha detto:

    buongiorno, io vivo su viale dell oceano atlantico e sto vivendo il disagio della ciclabile in prima persona. È un progetto studiato male e realizzato peggio. Nessuno dice che non vogliamo la ciclabile, ma solo che è stata malissimo. la ciclabile poteva essere realizzando sfruttando un marciapiedi largo oltre 4 metri che nessuno usa. oppure ancora poteva essere realizzata all’interno del parco che costeggia viale oceano. La soppressione della carreggiata su viale Dell’Oceano Atlantico mette in serio pericolo chi parcheggia su quella via, perché su quella strada non vanno a 30km orari ma superano gli 80! Quindi prima di dire che le piste ciclabili devo essere fatte a tutti i costi (anche a costo della vita di chi abita là) venga per cortesia a fare un giro sul posto e provi lei stesso a parcheggiare la sua auto e a scendere da essa, rirovandosi in mezzo ad una corsia stradale che viene scambiata per il circuito di Indianapolis. Poi riparliamo ne.

    1. Paolo Pinzuti Paolo Pinzuti ha detto:

      Buongiorno Lucia, non ho capito: esattamente che disagio le provoca la ciclabile?

  18. Lucia ha detto:

    buongiorno, io vivo su viale dell oceano atlantico e sto vivendo il disagio della ciclabile in prima persona. È un progetto studiato male e realizzato peggio. Nessuno dice che non vogliamo la ciclabile, ma solo che è stata malissimo. la ciclabile poteva essere realizzando sfruttando un marciapiedi largo oltre 4 metri che nessuno usa. oppure ancora poteva essere realizzata all’interno del parco che costeggia viale oceano. La soppressione della carreggiata su viale Dell’Oceano Atlantico mette in serio pericolo chi parcheggia su quella via, perché su quella strada non vanno a 30km orari ma superano gli 80! Quindi prima di dire che le piste ciclabili devo essere fatte a tutti i costi (anche a costo della vita di chi abita là) venga per cortesia a fare un giro sul posto e provi lei stesso a parcheggiare la sua auto e a scendere da essa, rirovandosi in mezzo ad una corsia stradale che viene scambiata per il circuito di Indianapolis. Poi riparliamo ne.

  19. Alberto Vanzetto ha detto:

    A mio giudizio, all’interno del GRA va diminuito sensibilmente il numero delle auto e aumentato il numero delle due ruote, parallelamente all’aumento del numero di bus, scuolabus, tram e alla costruzione di parcheggi di scambio in prossimità dell’anello.
    Chi può dovrebbe usare moto, scooter e bici, ovviamente anche quelle elettriche con le quali si possono affrontare anche salite ripide senza fatica. Fa bene alla salute e si risparmia sul carburante.
    Oltretutto la nostra città ha un clima che ne consente l’utilizzo per buona parte dell’anno…
    Provate a pensare che lo spazio di quattro mezzi a due ruote occupa lo spazio di un auto di dimensioni medie….

  20. Marco Mrx ha detto:

    in realtà sarebbe onesto dire che Roma non è ad, oggi, città per ciclisti ed i dati lo dimostrano visto il continuo deserto delle piste ciclabili.
    inoltre questa mentalità a tratti pretestuosa nel voler necessariamente imporre le bici ha già fatto troppi danni (si suggerisce di andare a vedere le consolari invase dalle piste purtroppo costruite obbligatoriamente).
    Roma è l’unica città in Italia per dimensioni e chi crede nelle bici come mezzo alternativo alla macchina non si rende conto dell’ inutilità, almeno in questo contesto di tale sistema di mobilità

    1. Paolo Pinzuti Paolo Pinzuti ha detto:

      Marco, grazie del commento.
      C’è una cosa che non ho capito: hai una proposta concreta? O è semplicemente un “la bici non serve a niente?”

  21. Roberto ha detto:

    Buonasera :in Italia si fa sempre alla rovescia in Olanda dal 2019 ad oggi sono stati eliminati 13500 posti auto per far posto a parcheggi bici e ciclabili , credo che abbiamo ancora una mentalità troppo arretrata ma prima o poi capiremo ,forse

  22. Alberto ha detto:

    Francamente non riuscivo a capire le motivazioni di questa manifestazione e la finalità. Ho fatto molto fatica per comprenderne gli obiettivi razionali trasportistici e ambientali in termini di politiche.

  23. Martina ha detto:

    [Grazie per la segnalazione – Bikeitalia.it]

  24. Davide ha detto:

    posso parlare delle ciclabili o sedicenti tali della zona eur, torrino mostacciano. sono chiaramente uno spreco di denaro pubblico dato che sono costantemente deserte, essendo un evento epocale che qualche ciclista le usi. quindi alla fine si risolvono in un restringimento delle strade di cui data la loro insufficienza attuale e la quasi assenza di servizi pubblici di trasporto noi poveri abitanti della zona sud di roma non avremmo avuto bisogno. oltretutto nelle rotonde sono pure pericolose perche’ il restringimento delle sede stradale crea un ostacolo improvviso.

  25. MARIO ha detto:

    in realtà oltre al numero, le automobili sono aumentate in lunghezza e larghezza. Questo ha comportato la riduzione dei piccoli canali di scorrimento usati da moto e biciclette (ricordiamoci che il flusso veicolare è più o meno un flusso idraulico). Due macchine larghe 2 mt più la macchina parcheggiata lateralamente “rubano” almeno 60 cm al flusso delle due ruote. porre un limite all’inutile e pericoloso eccesso di volume delle attuali macchine è urgente e forse consentirebbe un traffico più snello e sicuro anche alle due ruote.

  26. Giuliano Annucci ha detto:

    Buongiorno, tempo fa proponevo che tutti i ciclisti, scooteristi, motociclisti, insomma tutti quelli a 2 ruote stanchi di rischiare la vita inutilmente nel traffico incivile, prendessero le loro auto al posto delle 2 ruote per girare in città tutti insieme e fare capire a tutti, una volta per tutte, che il problema traffico sono le auto e non le 2 ruote. Io non sono nessuno e non ho seguito quindi, non sono riuscito ad organizzare nulla. Meno male che qualche “ultras dell’automobile” “intelligente” esiste e ha fatto quello che io pensavo potesse succedere. Il bello é che, per dimostrare che le troppe auto creano caos, non si sono neppure dovute muovere…. Applausi…….

  27. Anna Marini ha detto:

    Buonasera, quello che esprimo è ovviamente un punto di vista molto personale, che non ha l’obiettivo di risolvere una questione molto controversa. Farei una statistica della popolazione per fasce di età e per le persone in età lavorativa, per distanza casa-lavoro. Le persone oltre i 65/70 anni si muovono non in orari di punta, hanno bisogno di marciapiedi percorribili senza bisogno di attrezzature per l’arrampicata, come anche le persone con bambini molto piccoli e con problemi motori.
    Le persone che lavorano e vivono fuori dalla città hanno bisogno di mezzi pubblici progettati per essere funzionali, oppure di strade abbastanza ampie per non restare bloccate nel traffico: non so quanto 30 km siano percorribili in bici ogni giorno 2 volte al giorno, con piste ciclabili solo nel centro urbano.
    Quello che vedo nel mio quartiere Eur Mostacciano Torrino sono strade ristrette al limite della percorribilità, parcheggi eliminati anche in prossimità delle scuole e certamente marciapiedi disastrati.
    Non c’è mai nessuno in bicicletta, tranne 4-5 persone nel fine settimana.
    Le piste ciclabili sono importanti, ma inserite nel giusto contesto urbanistico.
    Grazie per l’attenzione.

  28. Stefania ha detto:

    In realtà erano circa 80. Un gruppo di cicliste e ciclisti è andato sul posto…

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