Femminismo, lesbismo, e biciclette del secolo scorso

10 Aprile 2012

Tempo fa un blogger inglese ha pubblicato una foto di fine ‘800 che ritrae un gruppo di ciclisti, accorgendosi che uno di loro aveva dei lineamenti piuttosto femminili.

bici femminismo

Un gruppo di ciclisti dell’epoca…e la ciclista?

Convinto che si trattasse di un tentativo di travestimento, ha investigato su cosa spingesse una donna della fine del XIX secolo a farsi fotografare con un paio di baffi finti in mezzo ad altri ciclisti, e se vi fossero casi analoghi.
Quindi ha reperito una seconda foto, datata 1890, che ritrae un’altra donna con baffi finti ed indumenti maschili accanto ad una bicicletta dell’epoca. Si tratta di Frances Benjamin Johnston, una fotografa di Washington.
Il piede sinistro proteso in avanti, probabilmente per azionare la macchina fotografica, lascia pensare che si tratti di un autoscatto.

bici-lesbismo

La Johnston ha scattato numerose fotografie a presidenti (per un periodo è stata fotografo ufficiale della Casa Bianca) e di personaggi famosi, tra cui Susan B Anthony, avvocato che si batteva per i diritti delle donne.
Nel 1896, proprio la sig.ra Anthony ha rilasciato questa dichiarazione al New York World:
Lasciate che vi dica cosa penso dell’andare in bicicletta. Penso che la bici abbia fatto per l’emancipazione delle donne di più di ogni altra cosa al mondo. Dà alle donne la sensazione di libertà e di completa autonomia. Gioisco ogni volta che vedo in giro una donna pedalare… immagine senza ostacoli della libera femminilità.

Le donne grazie alla bicicletta hanno ampliato i loro orizzonti al di là dei quartieri in cui erano nate e vissute. In particolare lo storico Jim McGurn ha affermato che, in epoca Edoardiana, l’introduzione della bicicletta ha aumentato la possibilità di muoversi delle persone rendendo più facile raggiungere luoghi relativamente distanti. Questo ha facilitato la formazione di coppie e nuclei familiari i cui componenti provenivano da località lontane tra loro.

Le relazioni omosessuali hanno una lunga storia e la bicicletta ha avuto un ruolo attivo nella loro diffusione. La Johnston era lesbica e viveva apertamente con la sua partner Mattie Edwards Hewitt, anche lei fotografa e membro chiave del movimento femminista New Woman.
Proprio New Woman ha abbracciato la bicicletta come mezzo di emancipazione. In sella ad una bicicletta infatti si sosteneva che la donna fosse davvero uguale all’uomo. Grazie alle due ruote le donne scoprirono la libertà di movimento, aiutate anche in parte dal nuovo e meno restrittivo capo d’abbigliamento reso celebre dal movimento New Woman: i pantaloncini.

Vestendosi come un uomo nel suo autoritratto del 1890, la Johnston voleva essere provocatoria. Ne è la riprova la scelta per la foto di una bicicletta Ordinary, ovvero quella “con la ruota grande” anteriore, difficile da guidare anche per gli uomini, e quella in particolare di una misura troppo grande per la Johnson.

bici-storiaIl poster a sinistra era appeso nel suo studio ed è opera di Charles Dana Gibson. Venne pubblicato nel giugno 1895 dalla rivista Scribner e mostra una donna del movimento New Woman mentre pedala, indossando una camicetta con ampissime spalle a sbuffo infilata nei pantaloncini.
Sebbene non tutte le donne che usavano la bicicletta nel 1890 fossero delle femministe, né tanto meno tutte lesbiche, il femminismo, il lesbismo e la bicicletta sono stati spesso collegati. Una chiave di lettura può essere trovata tra alcune righe di “Bicycling for ladies” di Maria Ward, manuale sull’uso della bicicletta molto popolare tra le donne dell’epoca.
Nella prefazione del suo libro 1896, la Ward scrive:
Ho scoperto che nell’uso della bicicletta, come in altri sport, le donne devono sopportare diverse forme di censura legate non tanto all’azione in sé che le donne compiono, ma al modo in cui la compiono“.
All’interno del manuale sono presenti diverse fotografie in cui la ginnasta Daisy Elliott mostrava diverse tecniche per montare, smontare e per trasportare in modo semplice la bicicletta. Le foto sono state scattate da Alice Austen, amica della Ward e figura chiave nella storia del lesbismo. Molti scatti della Ward ed alcune amiche mentre pedalano in bicicletta vestite con indumenti maschili. Maria Ward ha sempre vissuto una vita poco “convenzionale” e non si è mai sposata.
Comunque, che sia stata la Austen a riprendere l’idea del travestimento dalla Johnston o viceversa, non importa; quello che conta è che la bicicletta è stato un elemento rivoluzionario in grado di cambiare in meglio molti aspetti della società del XIX secolo, su tutti l’emancipazione femminile.

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