“Itineraria”, promozione turistica con le nuove tecnologie

13 Dicembre 2013

Promozione turistica ovvero valorizzazione di percorsi a piedi e in bicicletta e nuove tecnologie ovvero rilievi gps, app e sistemi informativi geografici. Il business di “Itineraria” spiegato dal direttore Alberto Conte.

Itineraria

Ciao Alberto, presenta in breve te e la tua professione.
Alberto Conte, sono il direttore di Itineraria, una società che si occupa di progettazione e valorizzazione di percorsi a piedi e in bicicletta tramite le nuove tecnologie. Siamo quindi specializzati in rilievi gps, sistemi informativi geografici dedicati al settore del turismo slow, app, e anche attività di comunicazione come eventi, ad esempio il Festival della Viandanza, o altri viaggi evento a piedi e in bicicletta.

Quando è nata Itineraria e sulla base di quale intuizione?
Itineraria è nata all’inizio del 2006, anche se l’origine è da far risalire a qualche anno prima. Vengo da una carriera aziendale, lavoravo in una multinazionale americana, non mi piaceva quel lavoro e ho deciso allora di inventarmene un altro. Alla fine degli anni 90 quindi, nel pieno del boom della nuova economia ho deciso di creare un sito web che desse delle informazioni che all’epoca non era facile trovare: in particolare un sito dove si potessero comprare libri e guide escursionistiche e che facesse un po’ da magazine online nel settore del viaggio lento a piedi e in bicicletta. Nacque quindi Adagio.it, un sito che esiste tutt’ora e che ebbe un buon successo in termini di visibilità anche perché all’epoca la concorrenza era veramente poca. Quasi subito iniziò una collaborazione con una testata di riferimento del nostro settore, Trekking, e per alcuni anni abbiamo lavorato con loro occupandoci di tutto quello che non era carta stampata, quindi della parte informatica e turistica. Abbiamo fatto varie attività, dalla creazione di un consorzio alberghiero come il Trek&Bike Hotel a lavori di promozione su comprensori turistici in chiave slow tourism. Dopo un po’ però mi sono reso conto che spesso si cercava di promuovere qualcosa che di fatto ancora non c’era: si promuoveva un territorio, ma in quel territorio magari i sentieri o erano fatti male o non erano accompagnati da informazioni adeguate, e quindi ho deciso di specializzarmi nel settore della creazione del prodotto turistico. All’epoca quasi nessuno lo faceva o comunque con metodi tradizionali senza usare le nuove tecnologie.

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Ti sei ispirato a qualche esperienza analoga già consolidata all’estero?
No, è stato proprio un “buttarsi nell’incognito”. La svolta è arrivata dalla Via Francigena: quando ancora collaboravo con la rivista Trekking ho fatto il primo rilevo ufficiale del percorso per conto dell’Associazione Europea delle Vie Francigene e ho deciso di farlo personalmente, quindi mentre di solito con la rivista si lavorava in squadra, quella volta mi innamorai del progetto e decisi nell’inverno tra il 2005 e il 2006 di percorrere da solo a piedi tutti i 1000 chilometri della Via Francigena, venendo così “fulminato” dal fascino di questo tipo di viaggio. Certo, non lo feci tutto “filato”, ma diviso per tre giorni di rilievo alla volta, ad ogni modo mi piacque moltissimo, e decisi che quella era la mia vita. Lasciai la società che avevo creato all’epoca con l’editore della rivista Trekking per fondarne una mia, e quindi nacque Itineraria.

Che tipo di struttura societaria hai dato a Itineraria? Quali spese hai dovuto sostenere inizialmente?
Itineraria nacque come ditta individuale, a capitale zero: non avevo soldi in tasca all’epoca. Soprattutto all’inizio non fu facile lavorare in questo settore. Il periodo in cui lavorai con Trekking fu sicuramente formativo, ma a malapena riuscivo a portarmi a casa i soldi di un piccolo stipendio. In quegli anni consumai i soldi che avevo messo via negli anni da manager, quelli furono i soldi che mi salvarono. Itineraria era un lavoro di consulenza, non avevo bisogno di una sede o di investimenti, era solo il mio know-how che mettevo in campo, e la cosa funzionò bene da subito. Nel primo anno mi sembra che Itineraria fatturò 50-60mila euro.

Chi sono stati nel passato e chi sono ora i clienti di Itineraria?
Avevo già qualche contatto con alcuni clienti, ma più che altro ne andai a cercare di nuovi, anche per correttezza nei confronti della rivista, non partii dai clienti che già conoscevo. La prima specializzazione fu proprio sulla Via Francigena, da lì cominciò una collaborazione oltre che con l’Associazione delle Vie Francigene anche con il Ministero dei Beni Culturali. Poi vennero vari lavori molto interessanti: ad esempio lavorai con l’azienda turistica locale di Biella. I clienti fino ad oggi sono sempre stati enti pubblici di promozione turistica, in genere grossi enti di rilevanza nazionale o europea. Ad esempio l’associazione culturale Civita di Roma, il Ministero dei Beni Culturali, che è stato uno dei nostri maggiori clienti per molti anni, sempre sulla Via Francigena e la Via Carolingia, che era un altro itinerario riconosciuto dal Consiglio d’Europa. Poi abbiamo lavorato con le regioni: Lombardia, Toscana, Emilia-Romagna…Con la regione Lombardia abbiamo instaurato dal 2007 un rapporto di grandissima soddisfazione, per loro abbiamo rilevato con il gps quella che ad oggi è la più grande rete di itinerari in bicicletta disponibile sul web, la Rete Lombardia in Bicicletta, 3600 km di percorsi. Da lì a cascata sono arrivate commesse dagli altri enti: le pronvice, il sistema turistico del Po di Lombardia, e altri clienti. Il valore aggiunto che abbiamo dato ai nostri clienti – e questa è stata la nostra grande intuizione – è stato creare un sistema di rilievo modulare: a seconda del budget che c’era a disposizione, e del cliente che ci contattava, noi subito proponevamo di mettere il suo nuovo rilievo in rete con i rilievi già fatti. Siamo partiti con, ad esempio, meno di 1000km in Lombardia; poi però è arrivata la Provincia di Pavia che doveva mappare tutta la rete verde – 500 km – che noi abbiamo unito ai 1000 km già rilevati; poi è arrivato il Sistema Turistico del Po di Lombardia con altri 500-600km; la Provincia di Lodi con 250 km…Noi ogni volta non rifacevamo il lavoro, gli offrivamo di usare il budget per fare altri rilievi rispetto a quelli che già avevamo fatto in passato. In questo modo negli anni abbiamo costruito una rete molto importante.

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Quante sono le persone che lavorano per Itineraria e che ruolo hanno?
Itineraria storicamente è stata composta da due persone: me e il mio amico d’infanzia Federico che nel tempo si è specializzato in tutti gli aspetti di gestione tecnica del lavoro, e di cartografia. E’ lui che ha fatto la gran parte dei rilievi e l’inserimento nel web degli itinerari; più recentemente abbiamo cominciato con Federico la produzione di mappe cartacee. Da un paio d’anni abbiamo avuto necessità di una terza persona che si occupasse della gestione quotidiana dei siti. Nessuno di noi può fare una cosa sola, in genere ognuno di noi è specializzato in certe cose: io più sul commerciale e contatti con i clienti, Federico sulla parte tecnica, e ora Chiara, che si occupa dei siti e degli eventi. Più recentemente abbiamo dovuto aggiungere una quarta persona part-time. Poi ci sono periodi, come ad esempio durante il Festival della Viandanza, in cui dobbiamo coinvolgere molte più persone. Quest’anno il Festival della Viandanza ha dato un pochino di lavoro a circa un centinaio di persone tra il gruppo di 10 persone che ha suonato sul palco con Moni Ovadia ai vari relatori che si sono succeduti. E poi ci sono altre commesse per le quali abbiamo bisogno di altri apporti specialistici, per cui abbiamo un tecnico che ci sviluppa il sito, un’azienda che collabora con noi allo sviluppo delle app…quindi c’è un discreto indotto attorno a Itineraria.

Quanto è stato il fatturato negli ultimi anni? Quali sono le prospettive di crescita di Itineraria, nel contesto della generale crescita del cicloturismo di cui si parla?
Il fatturato è cresciuto sempre fino al 2010, arrivando a circa 200.000 euro. La parte della bicicletta è sempre stata predominante. Per noi questo è un momento di passaggio: la situazione degli enti pubblici – i nostri committenti – è sotto gli occhi di tutti. Questo rappresenta una fortissima criticità per la nostra azienda. Da anni siamo in fortissima sofferenza finanziaria, abbiamo avuto alcuni clienti che ci hanno tenuto in sospeso delle cifre per noi enormi – parliamo di metà del nostro fatturato – per anni. L’anno scorso c’è stato un momento in cui siamo stati esposti per circa 200.000 euro, che è una cosa folle per un’azienda come la nostra, non nata da molto. Da quando è nata Itineraria non c’è mai stato un momento in cui avesse dei soldi in tasca, se non per brevissimi periodi. Il flusso finanziario è sempre stato una criticità sempre più forte, perché mentre crescevamo di fatturato gli enti pubblici cominciavano a tardare con i pagamenti, e questo ci ha messo in fortissima crisi finanziaria. Per fortuna, riuscendo a non cedere troppo al credito bancario, e facendo ricorso alla solidarietà familiare, sono riuscito per il rotto della cuffia a salvare l’azienda. Se avessimo dovuto rivolgerci alle banche saremmo sicuramente falliti. Questo momento sta finendo, più che altro perché si stanno esaurendo i grossi appalti dagli enti pubblici. Noi saremo obbligati quest’anno a cambiare completamente pelle, affiancando al nostro settore tradizionale altri nuovi settori. Stiamo investendo molto sull’organizzazione dei viaggi, settore in cui il nostro livello di conoscenza dei territori, e possibilità di creare mappe e infrastrutture logistiche ci possono permettere di fare delle proposte di viaggio interessanti.

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Volete diventare una sorta di tour operator?
Non vogliamo diventare un tour operator, ma possiamo essere un ottimo supporto per loro, quindi stiamo sottoscrivendo degli accordi sia con tour operator italiani che esteri – per i quali vediamo un grande potenziale – per essere una base logistica e tecnica in Italia per chi deve organizzare viaggi in bici, che è il principale settore su cui ci stiamo operando, senza tralasciare i viaggi a piedi. E poi stiamo valutando anche altre strade per fare cose nuove. L’anno che si sta chiudendo è stato il primo in cui non siamo arrivati a un utile. Ci sarà un utile tecnico per rientrare negli studi di settore, ma io personalmente non mi sto dando uno stipendio da mesi, proprio perché stiamo facendo degli enormi investimenti rispetto alla nostra piccola struttura. Da luglio abbiamo dedicato una persona esclusivamente allo studio di nuovi viaggi, quindi non è operativa sulle commesse. Ho fatto un grosso investimento sullo sviluppo di nuove app e software. Siamo in un momento  in cui ci stiamo preparando a un futuro che comunque giudico molto promettente, non sono assolutamente preoccupato. Metto in conto che saranno 2 anni di “sofferenze” per il risultato economico: né nel 2013 né nel 2014 faremo utili, questo è quasi certo, però sono abbastanza fiducioso sul fatto che dal 2015 in poi, se avremo lavorato bene, la nostra organizzazione si ingrandirà. Magari in modo diverso. Quello che stiamo studiando è anche una nuova formula di lavoro in gruppo e di rete. Uno dei principali ostacoli allo sviluppo di una economia della bicicletta in Italia penso sia dovuto al cronico problema italiano, tipico del nostro settore, della tendenza al lavoro individuale, cosa che alla fine non paga. Il prodotto “viaggio in bicicletta in Italia” per questo non riesce ad essere visibile all’estero. Se invece creassimo presupposti per superare una massa critica di visibilità con il lavoro di gruppo sono certo che arriverebbero dei successi molto maggiori per tutti, tutti avremmo da guadagnare.

Itineraria – Bikegnomics

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