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Storie di amici e di una tecnologia maledetta

Diari • di 7 Maggio 2014

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Sabato 26 aprile, sveglia alle 6:30.

Oggi si corre la 24 ore MTB di Cremona, un classico nel calendario stagionale del DIE HARD TEAM.
Dopo una buona colazione parto in auto, in poco più di un’ora arrivo a Cremona.
Entro nel Parco del Po e con stupore noto dispiaciuto che quest’anno molti atleti non parteciperanno, sarà la crisi penso, il maltempo infame delle edizioni precedenti, o chissà cosa.

Per fortuna trovo i miei compagni di squadra ad accogliermi in perfetto stile DIE HARD!
La maggior parte di loro sono venuti qui ieri, e raccontano di aver trovato già il tempo di grigliare alla grande e bere fiumi di birra!
Scarico la bici e tutto il resto, sistemo alcune cose, e andiamo a ritirare il pettorale e il pacco gara.
Sistemo accuratamente il numero sulla bicicletta, e dopo aver indossato i vestiti da ciclista, decido di provare il percorso.

Intanto arriva a salutarmi Loris, nuovo amico di Cremona, che si aggiunge a Beppe ed Alby.
C’è aria di primavera, non fa freddo e nemmeno caldo, si respira bene e il parco del Po di Cremona è di una bellezza tale da non stancarti mai.
Come lo scorso anno scelgo di partecipare nella categoria mono-marcia, che dura sei ore.
Entro cauto nel tracciato e in modalità race, scaldiamo bene le gambe studiando le traiettorie buone da tenere in gara.

Il terreno è secco e compatto, in alcuni tratti polveroso in altri umido, ma solido.
Al contrario, nel 2013 si è corso sotto un autentico diluvio, il fango ti obbligava a fermarti per liberare la bici almeno una volta a giro.
Il circuito è quasi lo stesso, meno di sette chilometri tra rettilinei veloci e tratti tecnici da guidare nel bosco o sulle rive del Po.
Negli unici due rettilinei d’asfalto si trova la zona cambio, per chi partecipa in staffetta alla 24 ore, e il traguardo.

E’ quasi mezzogiorno, andiamo al pasta party e consumiamo un piatto di pasta di bassa qualità, un frutto ed un panino, poi torniamo nella nostra zona.
Bevo due mezzi bicchieri di birra senza esagerare, ci scambiamo battute e consigli utili, l’adrenalina sale.
Correrò dalle 14 alle 20. In Singlespeed siamo in 12, ma una gara è una gara, che la disputi in due o in centomila.
Sono quasi le due, preparo gli energetici nelle tasche e sono pronto per la battaglia.
Andiamo in griglia di partenza, splende il sole.

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Qualche minuto e si parte, in grande stile goliardico si corre per trecento metri a piedi e si raggiunge il proprio mezzo. Ognuno per la sua avventura, ognuno con i propri pensieri e gli obbiettivi per una passione che ci porta tutti ad investire sudore ed anima, tempo e………Viaaaa!!!
Su consiglio del pres parto piuttosto forte per passare i solitari o solo chi inizia più lento.
La prima ora di gara scorre veloce, mi sento bene e tengo un buon ritmo senza dover forzare troppo sui pedali.
Ad ogni giro Tommy e Roby sono pronti a passarmi una borraccia piena; a fine gara il loro prezioso supporto si rivelerà fondamentale! Grazie ragazzi!

Due, tre ore senza mai smettere di pedalare, considerando le poche e brevi discese; mi sento ancora bene ma non sono più quello delle due, cerco di tenere un ritmo costante.
Con un colpo d’occhio guardo chi mi passa, o chi sorpasso, per capire se ha il cambio oppure no, come me.
Siamo nel pieno della quarta ora, quando un ragazzo in Singlespeed mi sorpassa, ha una guida brillante e capace, soprattutto nel tecnico, dove riesce a prendermi qualche metro che recupero nei tratti più piatti.
Scambiamo qualche battuta e procediamo assieme, arriva da Roma.

Dopo almeno tre giri mi stacca, il suo ritmo non è regolare ma a strappi, decido di procedere con la mia pedalata costante.
Lo riprendo, mi sorpassa ancora, se ne va, lo riprendo…ancora una volta mi prende e lo perdo all’orizzonte.
Respiro a pieni polmoni l’aria leggera e pulita del parco, a tratti si leva una lieve brezza, suonano le fronde degli alberi giganti.
Passiamo sulle rive del fiume, negli stagni vicini un concerto di rane o rospi accompagna gli atleti nella propria fatica ruvida.

Gioie e dolori, un altro singlespeeder mi supera e va; la fatica ora inizia a sentirsi davvero, ho male alle mani e ai piedi, la forcella rigida mi trasmette ogni minima buca o sasso sulle spalle, mangio regolarmente, bevo quasi una borraccia di sali minerali o acqua ogni due giri.
Il ritmo cala ma non troppo, tengo bene, almeno mi sembra.
Riprendo di nuovo il ragazzo di Roma, procedo al suo passo e facciamo due giri a cannone, i tratti tecnici e il toboga ci proiettano in modalità game! Yuhuuu!

Passiamo diversi atleti; il clima è festoso e ogni tanto scambio rapide battute con gli altri partecipanti, sdrammatizzando la fatica che inizia ad incombere pesante.
Incontro i miei soci, ci supportiamo a vicenda, urliamo come fanno i bambini al parco.
Qualcuno di loro partecipa alla 12 ore, altri alla 24, solitari.
Qualche DIE HARD si ferma, scatta delle foto e mi incita da bordo pista, arrivano anche i miei a sostenermi.
Ad un tratto Lorenzo mi urla che sono secondo a tre minuti dal primo, non mi sembra vero.

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Manca circa un’ora alla fine, il pres mi dice che sono primo, rispondo rapido che è impossibile perché non ho superato il ragazzo di Roma; che vedo nelle curve poco più avanti, ma non riesco ad agganciarlo. Merda.
Arrivo nuovamente in zona e mi confermano tutti che sono primo; hanno controllato le classifiche in tempo reale e sono primo, a fatica mi convinco.
Penso che probabilmente ho passato i due davanti nei primi giri, senza accorgermi che fossero Singlespeeders.
Mi rimangono due giri, sono quasi cotto, stringo i denti, ho come chiodi nelle mani e nei piedi, stilettate nel collo…basta penso…

Arrivo sotto lo striscione d’arrivo e mi resta il tempo per un’altro giro, l’ultimo.
Sono felice e stanco, dolorante mi alzo sui pedali e spingo a tutta, ormai è finita, poco più di quindici minuti ed è finita.

Nell’ultimo giro mi attraversano mille pensieri, alcuni rapidi e confusi, altri semplici e forti, ho i brividi. Mi guardo intorno come per fotografare la natura assieme alle emozioni che mi regala. Sono passate 5 ore 56 minuti, passo sotto al traguardo, non ho più tempo per completare altri giri. Mi fermo, lentamente esco dal tracciato, ho solo la forza di scendere dalla bici e lasciarla cadere a terra, mi tolgo il casco e gli occhiali, i guanti e le scarpe, sono sfinito ma felice.

Arrivano i miei e i miei amici, mi dicono che ho vinto, sorrido a stento.
Qualche minuto e riprendo vita, scalzo torno alle tende.
Mi muovo come un pezzo di legno, mi concedo una doccia tiepida perché l’acqua calda è finita.
E’ ora di recuperare energie, bevo una birra e mangio tutto ciò che è commestibile, una super grigliata di Rocco, verdure, pane, dolci, altra birra…è festa al gazebo siamo una ventina!!!

21:30, premiazioni sei ore MTB con cambio, e SINGLESPEED.

Entro nel mega tendone assieme ai compagni, e controlliamo subito la ‘’Classifica Ufficiale’’, il mio nome è al terzo posto, sento ancora la polvere negli occhi, ricontrollo…terzo.
Per un attimo mi manca il respiro.

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Dopo pochi secondi lo speaker annuncia il mio nome e mi invita a salire sul palco, c’è un’attimo di silenzio mentre mi emoziono, sento forte l’applauso, arranco sui pochi gradini. Mi giro e trovo un pubblico festoso e sorridente guardarmi, scambi di mani e complimenti mentre salgono i primi due, il ragazzo di Roma e il suo compagno di squadra, il biker che mi aveva superato, è lui il vincitore.
Premio in natura, foto di rito, ed ultimo applauso a salutarci.

Torniamo alle tende, e dopo ancora un po di chicchere e birra non mi resta che riposare.
Mi distendo sul materassino poco gonfio, dormo abbastanza bene anche se mi sveglio due o tre volte.
Alle 8 sono in piedi, ho dolori ovunque.

Faccio colazione al bar della bocciofila e il dubbio ora mi attanaglia, vorrei capire cosa è successo ieri. Prendo la bici e vado dai Cronometristi Ufficiali, dove in poco tempo mi spiegano che i chip degli altri due concorrenti erano montati sulla forcella anziché sulla caviglia, quindi i loro passaggi ai rilevatori dislocati sul tracciato, durante la gara non erano ‘’chiari’’…?…aggiungono che volevano fermarli per sistemare il chip, ma non l’hanno fatto! A gara finita i controlli su computer confermano la classifica ufficiale. Maledetta tecnologia.
Lento me ne torno, non discuto, e penso che i primi due non hanno barato, ne sono sicuro, e mi piace anche pensarlo.

Sono le 14 di domenica 27, la gara è finita per tutti, assisto all’arrivo dei campioni e di quelli che alla pari hanno onorato questa festa, felici e impolverati.
Arriva Junior che ha percorso 360 chilometri, eroe, e tutti gli altri compagni di Team che hanno macinato chilometri di terreno divertendosi.

Tutto il DIE HARD TEAM è alle tende, ultima grigliata, finiamo la birra rimasta nel secondo fusto da trenta litri…prepariamo e carichiamo tutto sui furgoni e sulle macchine, inizia a piovere, la festa è finita…

Grazie a tutto il Team presente e non, e grazie a chi ha dedicato anche solo un istante alla nostra avventura!

Ventiquattro ore di Cremona, 26/27 Aprile Duemilaquattordici.

Emanuele.

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Fonte | Emanuele Barbaro







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