Il grande inganno delle accise sulla TAV

18 Febbraio 2019

Dopo tentativi variamente costruiti per screditare il lavoro di analisi costi-benefici sulle ‘Grandi Opere’, tentativi che hanno compreso anche insinuazioni di bassissima cucina sulla professionalità e onestà delle persone che lo hanno prodotto, tra cui chi scrive, pare finalmente sia stato individuato il terreno di battaglia ideale: quello delle accise.

E’ infatti facile sostenere che, a norma di buon senso, non possa essere conteggiato come costo il mancato incasso derivato dal consumo di carburante, dato che le politiche di riequilibrio modale sono pensate proprio per ridurre quei consumi; e che sia un esito paradossale il fatto che, quando il valore delle accise supera quello del danno ambientale, abbandonare l’auto debba comportare maggiori costi sociali.

Così facile da consentire a Massimo Nicolazzi di pubblicare su “Il Foglio” un articolo furbetto dal titolo Elogio dell’accisa. L’analisi costi-benefici sulla TAV dovrebbe convincere Toninelli a vietare le biciclette.

Accise_TAV

Nicolazzi però omette di inserire tutte le voci che compaiono nel bilancio: il costo delle accise in ambito urbano è circa pari a quello delle emissioni inquinanti (0,06 €/km), e tanto basterebbe a pareggiare il conto; se poi si aggiungono i costi di congestione (circa 1,5 €/km), i costi da occupazione dello spazio (0,1 €/km) e i benefici da minore mortalità (0,08 €/km), si vede bene che “vietare le biciclette” non è mai un buon affare (e trascuriamo la perdita di surplus dei ciclisti costretti a non poter utilizzare il mezzo che hanno scelto, la cui misura può essere intuita dalla loro ben immaginabile incazzatura).

Questo esempio si può generalizzare: se un progetto è utile e ben concepito, le accise rappresentano una componente del bilancio destinata a essere ampiamente assorbita dai benefici ottenuti e non compromettono l’esito della valutazione; se un progetto al contrario non serve, le accise ancora una volta non rappresentano un problema dato che ben pochi utenti modificheranno i propri comportamenti, e non saranno le accise a determinarne la bocciatura.

Se invece si pretende, come succede nel caso della Torino Lione, che un progetto di scarsa efficacia sia capace di spostare grandi quantità di utenza, senza cioè che vi sia proporzione tra i miglioramenti concretamente apportati dal progetto e gli spostamenti da gomma a ferro, allora le accise pesano, e fanno male.

Ma non è colpa delle accise: è colpa del cattivo progetto e di chi quel progetto vuole a tutti i costi giustificare.

 

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